giovedì 2 ottobre 2008

L'inutile piano Paulson

Il Senato Usa ha approvato oggi il cosiddetto piano di salvataggio messo a punto dal Ministro del Tesoro Paulson, mentre venerdi' tocchera' di nuovo alla Camera votare il piano, dopo averlo bocciato lunedi' scorso.

Ma anche se questa volta passera' alla Camera, si trattera' dell'ennesimo inutile provvedimento tampone che non risolve assolutamente nulla ma anzi aggrava ancor piu' il peso che i contribuenti americani dovranno sopportare sulle proprie spalle, ridotte gia' allo stremo.

Non hanno ancora capito - o meglio, fingono di non aver capito - che il gioco e' finito.

Wall Street al tappeto
di Tito Pulsinelli - 2 Ottobre 2008 - Carmilla on line

Wall Street ha infilato una china inarrestabile: dopo svariati "lunedì neri" siamo ormai passati al settembre più "nero" del 2008, e questo sarà l'anno più nero del secolo. Quello che segnerà la fine dell'egemonismo degli Stati Uniti e del capitalismo finanziario, ovvero del gioco d'azzardo globalizzato nelle Borse. Nonostante le ingenti trasfusioni operate nel corso di quest'anno dalla Banca centrale europea e dal Giappone, il sistema della gang finanziaria anglosassone non dà segni di vita, boccheggia. E' ormai assuefatto alle numerose "iniezioni", con elevato contenuto di ricchezza reale, prelevato dagli erari pubblici del resto del mondo. Dopo il KO del dollaro, ora sono inservibili anche le fiches di Wall Street e di Londra.

Il galoppante trionfalismo li aveva spinti a coniare motu proprio una quantità di valori cartacei insostenibile, equivalente a venti volte la produzione mondiale. L'arroganza totalitaria aveva istaurato una utopia feudale: per far soldi non è più necessaro sporcarsi le mani e passare attraverso la merce. Secondo costoro, la vecchia formula "denaro-merce-denaro" era un feticcio obsoleto, inventato da un ebreo pazzo e comunista. Ora è finito il sogno di potersi arricchire all’infinito e dominare il genere umano maneggiando la pietra filosofale del "denaro che crea denaro".

Bisogna tornare con i piedi per terra, cioè ad una economia che poggia sulla materialità della merci e dei servizi necessari al vivere degli umani. Questa era diventata un semplice "derivato", cioè meno di una variabile, succube della libera fabbrica di valori cartecei. "I sogni della cartiera" sono finiti. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno reagito con una tardiva statizzazione del sistema bancario, cioè disponendo liberamente dei beni pubblici per andare in soccorso dell'iniziativa ultra-privata e ultra-minoritaria dei banchieri. Che fine ha fatto la salvifica mano del mercato?A loro non importa contraddirsi o gettare nella spazzatura il credo ideologico liberista: i tempi sono gravissimi, fanno quadrato, ed espropriano le riserve monetarie dei loro Paesi. Mors tua vita mea. Privatizzare i guadagni, socializzare le perdite: possibilmente in democrazia, altrimenti con regimi autoritari.

Adesso Bush tenta l'ultimo colpaccio: espropriare 700 miliardi di dollari dall'erario per una terapia d'urgenza ai suoi accoliti e affini. Non ai 400 mila che hanno perso la casa o ai disoccupati. Quelli che oggi invocano la teoria del male minore, sono gli stessi apologeti che fino a qualche giorno fa ribadivano il dogma dello Stato che non deve mai intromettersi nell’economia.Bush assalta direttamente i depositi dove sono custoditi i beni per salute, istruzione, pensione e la sicurezza di 300 milioni di persone. E’ una mazzata di cui si sentiranno gli effetti per una generazione, perchè il debito nazionale complessivo aumenta di un terzo. C’è da dubitare che la Cina continui ancora a comperare i titoli e i buoni governativi di Washington.Perché Bush non interrompe almeno una delle due guerre che sta perdendo? No, d'un sol colpo, intima di consegnare il mega-malloppo di 700 miliardi al suo uomo della Riserva Federale. Poi si laverà le mani e uscirà di scena come il più grande nazionalizzatore di tutti i tempi. Ma un tribunale di Norimberga andrebbe stretto al criminale texano.

Finalmente dal Congresso si oppongono e dicono di no. Era ora. Comincia a venire a galla la prima linea di resistenza o divisione dentro l'élite nordamericana. Dalla tribuna dell'ONU, i capi di Stato del resto del mondo avevano criticato apertamente, accusato, preso le distanza o profferito invettive contro il capitalismo modello-USA.

Tra gli europei, solo la Francia ha detto in modo chiaro che ci vogliono regole, etica, controllo e che la banca non può pretendere nessun welfare, men che mai senza condizioni. Tutti gli altri, invece, sembrano come quegli italici che si accorsero della caduta dell'impero romano solo di fronte ai saccheggi e agli incendi della... decima invasione barbarica. E’ l’inizio del fine partita, un punto di svolta che manda in pensione Bretton Woods, la finzione del dollaro sganciato dall’oro, ma anche dalle materie prime e dagli idrocarburi. Dietro il dollaro e i “prodotti finanziari” di Wall Street non c’è nemmeno una economia reale in espansione: solo potenza bellica e mediatica.

Tramonta un modello, travolto da una realtà in cui la Cina e l’India sono ormai le fabbriche del mondo, l’America Latina esporta minerali, idrocarburi e cibo, mentre la partecipazione degli Stati Uniti è basata sull’esportazione finanziaria. E sul consumo. Non si torna agli Stati-nazione, si va verso quattro-cinque grandi blocchi regionali in cui gli scambi saranno prioritariamente quelli interni. Anche su questo terreno, gli Stati Uniti hanno fatto fiasco nel creare un unico blocco continentale. Devono accontentarsi del trattato con il Messico e il Canada, più un settore del Centroamerica.


Grosso guaio a Banktopia: il sistema finanziario sta esplodendo
di Mike Whitney – Global Research – 28 Settembre 2008
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da JJULES

Il sistema finanziario sta esplodendo. Non date ascolto agli esperti, guardate solamente le cifre. Secondo la Reuters, la scorsa settimana “le banche americane hanno preso a prestito una quantità record di denaro dalla Federal Reserve per quasi 188 miliardi di dollari al giorno di media, rivelando che la banca centrale è ricorsa a rimedi estremi per mantenere a galla il sistema bancario nel bel mezzo della più grande crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione.” La Fed ha aperto le varie “auction facilities”1 per dare l’apparenza che le banche insolventi se la passassero bene ma le cose non stanno così. Sono morte, le loro passività superano i loro beni.

Ora la Fed è disperata perché le centinaia di miliardi di dollari di securities garantite da mutui che si trovano nei caveaux delle banche hanno fatto fallire l’intero sistema e il bilancio della Fed sta aumentando ogni giorno che passa. Il mercato delle securities garantite da mutui non si riprenderà in un immediato futuro e le banche non sono in grado di rinviare il pagamento dei loro debiti a breve termine. Il gioco è finito. La Federal Reserve stessa è in pericolo. Quindi, si è passati al piano B, vale a dire scaricare tutto il liquame tossico sul contribuente prima che questi si renda conto che l’intero sistema si sta distruggendo e che la sua vita cambierà per sempre. Viene chiamato “Piano Paulson”, un’impresa irrealizzabile da 700 miliardi di dollari che è già stata screditata da tutti gli economisti di un certo prestigio del paese.

Dalla Reuters: “I prestiti dagli operatori principali tramite la Primary Dealer Credit Facility e tramite un’altra facility creata domenica per Goldman Sachs, Morgan Stanley e Merrill Lynch, e le loro filiali londinesi, sono ammontati a 105,66 miliardi di dollari a partire mercoledì, ha comunicato la Fed.”Capite quello che intendo dire? Sono tutti in bolletta. I prestiti a rotazione della Fed sono solamente un modo per perpetuare il mito che tutte le banche non si trovino già distese su un tavolo a mani giunte. Bernanke ha annodato un pezzo di spago alle varie parti del corpo e ogni tanto le strattona per farle sembrare ancora vive.

Ma il modello di Wall Street è fallito e il salvataggio è inutile. La scorsa settimana c’è stata una corsa digitale alle banche della quale la maggior parte della gente non ha saputo nulla; un crollo “in tempo reale”. Un articolo di Michael Gray sul New York Post ha fornito una descrizione minuto per minuto di come si sono svolti gli eventi. Ecco un estratto dal “Quasi Armageddon” di Gray:“Giovedì il mercato si trovava ad un passo dall’Armageddon... se quella mattina il Tesoro e la Fed non si fossero gettati nella mischia iniettando rapidamente 105 miliardi di dollari di liquidità, il Dow sarebbe precipitato a 8.300 punti – un crollo del 22 per cento! – mentre risuonava ancora il tintinnio metallico della campanella di apertura nella cavernosa sala delle contrattazioni.

Secondo gli operatori, che hanno voluto rimanere anonimi, i fondi del mercato monetario sono stati inondati con 500 miliardi di dollari in ordini di vendita poco prima dell’apertura. Quella mattina la capitalizzazione complessiva del mercato monetario è stata di circa 4.000 miliardi di dollari.

Le vendite in panico erano legate direttamente al congelamento dei mercati del credito – compresa una contrazione di 52 miliardi di carta commerciale – e le voci secondo le quali ulteriori finanziamenti sui mercati monetari “avrebbero spaccato il dollaro”2, scendendo sotto il valore netto di un dollaro.”La drammatica iniezione di liquidità operata giovedì (pre-mercato) dalla Fed è stata sufficiente per permettere agli accordi di brokeraggio di portare avanti gli ordini di vendita ed iniziare un assalto al denaro contante che avrebbe arrestato ampie distese dell’economia americana.” (New York Post)La carta commerciale è il lubrificante che consente il funzionamento dei mercati finanziari. Quando svanisce la fiducia (perché gli amministratori del sistema a Washington sono dei pagliacci), gli investitori ritirano i propri soldi, le normali operazioni d’affari diventano impossibili e i mercati crollano. Fine della storia.

Quindi, piuttosto che recuperare la fiducia dell’opinione pubblica con una leadership forte e un comportamento consono per tranquillizzare gli investitori, il Presidente Bush ha deciso di tenere un discorso in prima serata dichiarando che se il pacchetto di salvataggio di Paulson non fosse stato approvato immediatamente, l’economia del paese sarebbe evaporata. Pensate un po’!La scorsa settimana, il mercato della carta commerciale (la maggior parte del quale è sostenuto da securities garantite da mutui) si è ridotto di ben 61 miliardi di dollari fino a raggiungere 1.702.000 miliardi di dollari, il livello più basso dall’inizio del 2006. Quindi, il salvataggio di Paulson svaluterà in effetti la carta commerciale come pure l’accozzaglia di derivati garantiti dai mutui per i quali, al momento, non c’è mercato.

Il contribuente americano non solo è coinvolto nel crollo del mercato immobiliare, ma sta anche sostenendo l’intero sistema finanziario comprese le securities insolventi sui prestiti per le auto, le securities in ribasso sui prestiti agli studenti, le securities flagellate sui prestiti equity e le securities vacillanti sulle carte di credito. La pila colossale di debito-sterco è pronta per essere accatastata alle spalle dell’esausto contribuente e del biglietto verde perennemente raggrinzito. Paulson ci assicura che si tratta di “un buon accordo”. Buuu!

L’IMPRESA IRREALIZZABILE DI PAULSON

Come ha fatto il Segretario al Tesoro Paulson a capire che la ricapitalizzazione del sistema bancario sarebbe costata 700 miliardi di dollari? Oppure ha solamente stimato la quantità di denaro che potrebbe essere caricata sul retro del camion del Tesoro quando inonda di biglietti verdi freschi di stampa i suoi amiconi alla Goldman Sachs? Il punto è che i calcoli di Paulson non sono stati coadiuvati da nessun economista, e non ci possiamo fidare. Sono cifre puramente arbitrarie, calcolate “a spanne”.

Secondo Bloomberg, l’investitore svizzero Marc Faber, conosciuto per un lungo ruolino di marcia di buone call option, crede che il danno potrebbe arrivare a 5.000 miliardi: “Marc Faber, amministratore delegato della Marc Faber Ltd. ad Hong Kong ha detto che il pacchetto di salvataggio del governo americano per il sistema finanziario potrebbe richiedere fino a 5.000 miliardi di dollari, sette volte la somma richiesta dal Segretario al Tesoro Henry Paulson. “I 700 miliardi di dollari non sono assolutamente nulla”, ha dichiarato Faber in un’intervista televisiva. "Il Tesoro sta diffondendo questa cifra quando il totale potrebbe essere di 5.000 miliardi." (Bloomberg News)

La maggior parte delle persone che seguono queste vicende si fiderebbero molto di più di quanto detto da Faber piuttosto che da Paulson. Nel suo ultimo commento sul suo blog, l’economista Nouriel Roubini ha detto che “nessun economista di professione è stato consultato dal Congresso oppure è stato invitato per esprimere la propria opinione durante le sedute del Congresso in merito al piano di salvataggio del Tesoro”. Roubini ha aggiunto: “Il piano del Tesoro è una vergogna: un salvataggio di banchieri spericolati, prestatori di denaro e investitori che dà pochissimo sollievo diretto ai mutuatari e ai proprietari di casa finanziariamente in difficoltà e che verrà pagato a caro prezzo dal contribuente americano. Il piano non fa nulla per risolvere la grave tensione presente nei mercati monetari e nei mercati interbancari che sono ora vicini ad un crollo sistemico.”

Roubini ha ragione su tutti i fronti. Finora, oltre 190 importanti economisti hanno esortato il Congresso a non approvare il disegno di legge sul salvataggio da 700 miliardi di dollari. C’è un consenso crescente che il cosiddetto “pacchetto di salvataggio” non si rivolga alle questioni economiche principali e che abbia il potenziale per far peggiorare ancor di più la situazione.

COLPO DI STATO DEI BANCHIERI?

Il rappresentate dell’industria finanziaria Paulson è il capobanda del colpo di stato dei banchieri i cui risultati decideranno il futuro economico e politico degli Stati Uniti negli anni a venire. I golpisti hanno prosciugato decine di miliardi di dollari di liquidità dal sistema bancario già indebolito per provocare un congelamento dei prestiti interbancari e accelerare un crollo del mercato azionario. Questo, secondo loro, obbligherà il Congresso ad approvare senza alcun resistenza il pacchetto di salvataggio di Paulson da 700 miliardi di dollari. Si tratta di un ricatto.

Finora nessuno sa se i fautori del colpo di stato avranno successo e se consolideranno ulteriormente il loro potere politico attraverso una forte scossa economica sul sistema, ma il loro piano continua ad evolversi in modo disinvolto mentre l’economia scivola inesorabilmente verso il disastro.

Il salvataggio ha galvanizzato i movimenti di base che hanno inondato il Congresso di fax e intasato le linee telefoniche. Chi chiama è fortemente contrario a qualunque salvataggio per le banche che stanno soccombendo sotto il peso dei propri beni tossici garantiti da mutui. Un analista ha detto che le chiamate al Congresso sono al 50 per cento per il “No!” e per un 50 per cento “Cavolo, no!”. Non c’è praticamente alcun sostegno popolare al disegno di legge. Da Bloomberg News: “Erik Brynjolfsson, della Sloan School del Massachusetts Institute of Technology, ha detto che l’obiezione principale è “è la stupefacente discrezionalità incontrollata che viene concessa al Segretario al Tesoro. Non ha precedenti nella democrazia moderna.”“Sospetto che una parte di quello che stiamo vedendo nel congelamento dei mercati dei prestiti sia un comporamento strategico da parte dei grossi giocatori della finanza che attendono di trarre profitto dal salvataggio”, ha detto David K. Levine, un economista presso la Washington University di St. Louis, che studia restrizioni di liquidità e teoria dei giochi.” (L’analisi della tendenza economica globale di Mish http://globaleconomicanalysis.blogspot.com/2008/09/take-back-america.html)

I sospetti di Brynjolfsson sono fondati. Karl Denninger nel suo “Market Ticker” conferma che la Fed sta prosciugando di liquidità il sistema bancario per ricattare il Congresso sull’approvazione della nuova legge. Ecco cosa scrive Denninger: “Il tasso reale dei fondi federali è stato contrattato ad oltre 50 punti base sotto l’obiettivo del 2% per cinque giorni consecutivi e, negli ultimi due giorni, è stato contrattato 75 punti base sotto. L’IRX3 sta richiedendo un immediato taglio dei tassi.

La liquidità è stata prosciugata di proposito di oltre 125 miliardi di dollari nell’ultima settimana e l’abbassamento dell’acqua della palude ha messo alla luce un cadavere – la Washington Mutual – che è stata immediatamente presa d’assalto, senza preavviso, da JP Morgan. Neppure l’amministratore delegato di Washington Mutual era a conoscenza della scalata finché questa non è stata portata a termine. La Fed sostiene di essere “una banca centrale indipendente”. Ma non è affatto così e ora si stanno comportando come dei piromani. La Fed e il Tesoro hanno dichiarato che questa è una “crisi di liquidità” ma in realtà non lo è. Si tratta di una crisi di insolvenza che la Fed, il Tesoro e gli altri organi regolatori del nostro governo hanno intenzionalmente lasciato che scoppiasse.”

Tombola. Questo è un colpo di stato bancario architettato e agevolato da individui che operano furtivamene dietro le quinte della politica. L’unico momento in cui emergono dalla loro fogna è quando sono spazzati via da un crisi che minaccia la loro continua predominanza. La resistenza di base, capeggiata dai blogger di Internet (come Mish, Roubini e Denninger) sta dimostrando come si possano mobilitare decine di migliaia di “contadini con i forconi” ed essere un elemento importante nelle decisioni politiche. Aiuta anche avere dei dirigenti eletti al Congresso, come il Senatore Richard Shelby, che rimangono saldi sui loro princìpi e non perdono i sensi alle prime raffiche di mitraglietta (come i loro indecisi omologhi Democratici).

Shelby si è accollato il peso delle pressioni dirigenziali che è piombato su di lui come una frana degli Appalachi. Come risultato, c’è ancora un tenue possibilità che il disegno di legge possa essere accantonato e che i rappresentati dell’industria debbano ricominciare da zero. Market Ticker ha fornito della tabelle della Federal Reserve che dimostrano come Bernanke abbia ritirato dal sistema bancario 125 miliardi di dollari solamente negli ultimi quattro giorni per creare una situazione di crisi per spingere alla confusione nel mercato del credito e per aumentare le possibilità che il disegno di legge venga approvato.
Questa è corcizione della peggior specie. http://market-ticker.denninger.net/archives/2008/09/24.html

La brutta situazione economica del paese si sta gradualmente deteriorando. Gli ordinativi per i beni durevoli dell’industria manifatturiera sono scesi del 4,5 per cento il mese scorso mentre le giacenze di magazzino hanno continuato ad aumentare. La disoccupazione sta salendo alle stelle e il crollo del mercato immobiliare continua ad accelerare. Credit Suisse si aspetta un totale di 10,3 milioni di pignoramenti nei prossimi anni. Cifre del genere non sono casuali, ma fanno parte di un programma più ampio per utilizzare la politica monetaria come mezzo per trasferire la ricchezza da una classe sociale all’altra, mentre si diminuisce il benessere economico complessivo della nazione.

La cosa più allarmante è che ora i creditori più importanti del paese stanno preparando una rivolta che probabilmente ridurrà il flusso di capitali verso i mercati americani facendo precipitare il dollaro e innescando un crollo deflazionistico del credito. Questo è quanto scrive la Reuters:“I regolatori cinesi hanno chiesto alle banche nazionali di cessare i prestiti di denaro alle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti nei mercati monetari interbancari per impedire possibili perdite durante la crisi finanziaria, ha riferito giovedì il South Chine Morning Post. La messa al bando di tutto il prestito interbancario da parte della Commissione cinese sui regolamenti bancari si applica solamente alle banche americane e non ai prestatori di altri paesi, ha aggiunto il rapporto.”Bloomberg News riporta che il Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas Richard Fisher ha rotto la tradizione e ha stroncato la proposta di salvataggio affermando che "affosserebbe ancor di più il governo degli Stati Uniti."

Da Bloomberg: “Il piano del Segretario al Tesoro Henry Paulson di acquistare i beni in difficoltà delle istituzioni finanziarie sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso di un governo già così spaventosamente indebitato”, ha detto oggi Fisher in un discorso tenuto a New York. “Siamo immersi in un profondo abisso fiscale... Le crisi e gli sconvolgimenti che abbiamo subito nei mercati equity e del debito sono stati la conseguenza di un’orgia prolungata di eccessi e comportamenti sconsiderati, non di una rigida politica monetaria”, ha detto Fisher al New York University Money Marketeers Club." (Bloomberg)

Di certo, la cura per l’iperbolico “eccesso di credito e il comportamento sconsiderato” non può essere della stessa natura. In effetti, il salvataggio di Paulson non affronta minimamente i problemi principali che sono stati oscurati da demagogia e minacce. I beni senza valore devono essere liquidati, le banche insolventi devono essere lasciate fallire e gli imbroglioni e i delinquenti che hanno architettato questo blitz finanziario sulle riserve nazionali devono essere chiamati a rispondere.

Il massacro dei bassi tassi di interesse di Greenspan, l’abbuffata di “denaro facile”, è ora visibile ovunque. I valori gonfiati delle case e delle azioni stanno crollando mentre la benzina continua a sfuggire all’enorme bolla delle equity. La FDIC5 dovrà essere ricapitalizzata – forse di 500 miliardi di dollari – per giustificare la perdita anticipata di depositi dalle banche fallite che si sono trovati nei reticoli della deflazione dei beni e della graduale contrazione del credito. La recessione sta arrivando ma il crollo economico può ancora essere evitato se il maldestro piano di Paulson viene abbandonato e viene intrapresa un’azione correttiva per collocare il paese su una solida base finanziaria.
Market Ticker delinea un quadro per una soluzione attuabile, ma si deve agire rapidamente per far ritornare la fiducia sul fatto che siano in corso dei cambiamenti nel sistema.

1- Obbligare tutti i “beni” fuori bilancio ad essere in bilancio, ed obbligare a spostare tutti i modelli di valutazione ed identificazione dei beni individuali dal Livello 3 ai moduli 10-Q e 10-K5 (in altre parole, niente più contabilità senza senso stile-Enron e più nessuna concessione alle banche che autocertificano il “valore” dei propri beni sospetti).

2- Obbligare tutti i derivati OTC in uno scambio regolamentato simile a quello utilizzato per le opzioni elencate nei mercati equity. Tutto questo disinnesca in modo permanente la bomba a tempo dei derivati. Concedete 90 giorni ai partecipanti al mercato; alla scadenza chi non è presente nell’elenco viene dichiarato fuori dai giochi; permettete ai partecipanti di denunciarsi l’un l’altro se non possono dimostrare un’adeguatezza di capitale (se le contrattazioni di contratti derivati può danneggiare il sistema “regolamentato”, allora quelle contrattazioni devono avvenire sotto rigide regole governative).

3- Obbligare la leva di tutte le istituzioni a non superare il rapporto di 12:1. La SEC ha abbassato di proposito i limiti di leva broker/dealer nel 2004; prima di quella data il limite era un rapporto di 12:1. Ogni azienda che era fallita aveva una leva che era il doppio o anche più rispetto a quel precedente limite di 12:1. Approvare questa misura con un limite temporale di sei mesi e richiedere un sesto delle eccedenze tirato giù ogni mese (il crollo del modello della “finanza strutturata” è in buona parte dovuto alla troppa leva. Ad esempio, Fannie Mae e Freddie Mac avevano un debito di 80 dollari per ogni dollaro di riserve di capitale quando sono entrate in amministrazione controllata).

Se ci deve essere un salvataggio, che sia fatto bene. Il disegno di legge di Paulson da 700 miliardi di dollari non fa nulla per risolvere i profondi problemi strutturali dei mercati finanziari; rimanda ulteriormente la resa dei conti mentre si sposta sul contribuente l’onere del pagamento di questi beni tossici. E’ un buco nell’acqua. L’intero sistema ha bisogno di una trasformazione in modo che le attività di Wall Street si adattino agli obiettivi più ampi della società di cui, si suppone, sia al servizio. Il modello di business di Paulson si è sfasciato; non serve a nessuno tentare di ripararlo.


NOTE DEL TRADUTTORE

1 La “Term Auction Facility” è uno strumento di politica monetaria introdotto dalla Federal Reserve per aumentare la liquidità nei mercati finanziari americani. Con i TAF, la Federal Reserve mette all’asta dei quantitativi definiti di prestiti a breve termine garantiti da collaterali alle istituzioni di deposito che si ritiene siano in buone condizioni finanziarie
2 Letteralmente “break the buck”, l’espressione si riferisce alla situazione (estremamente rara e spiacevole) in cui un fondo monetario scende sotto il valore netto di un dollaro per azione
3 L’IRX è l’indicatore del costo dei prestiti a 13 settimane tra banche commerciali e governo americano
4 La FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) è un ente governativo americano che garantisce l’integrità e la salvaguardia dei conti correnti delle banche membre
5 Il modulo 10-Q è una relazione dei risultati aziendali che deve essere presentata obbligatoriamente ogni tre mesi da tutte le società pubbliche. Il modulo 10-K viene invece presentato ogni anno

martedì 30 settembre 2008

Wall Street: Il toro preso per le corna

La crisi finanziaria mondiale si e’ aggravata dopo che il Congresso Usa ha bocciato il piano di Bush di salvataggio delle istituzioni finanziarie americane.
Immediata la reazione di Wall Street che e’ affondata, con gli indici che hanno chiuso la seduta segnando il maggior calo giornaliero dal 1987 (meno 8,8% con oltre 1000 miliardi di dollari bruciati).
Idem dicasi per tutte le altre Borse nel mondo, contraddistinte da pesanti cali.

Il ministro del Tesoro Henry Paulson ha pero’ affermato che userà tutti i mezzi a sua disposizione per proteggere i mercati finanziari dal voto della Camera. In una nota del Tesoro si legge “Il ministro Paulson si incontrerà col presidente George W. Bush, col presidente della Federal Reserve Ben Bernanke e con i leader del Congresso per seguire gli sviluppi. Nel frattempo siamo tutti pronti a lavorare con i regolatori e utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione per proteggere i nostri mercati finanziari e la nostra economia.”
Paulson ha infine aggiunto che “Le famiglie e le imprese avvertono la stretta del credito [...] è un piano che funziona e ne abbiamo bisogno il più presto possibile”.

Ma ormai e’ gia’ troppo tardi.

Wall Street: le Borse del mondo si preparino all’onda d’urto
di Ilvio Pannullo – Altrenotizie – 30 Settembre 2008

Per pochi voti, il Congresso Usa non ha approvato il piano di salvataggio proposto da Bush. E' l'ultima grande sconfitta politica per l'amministrazione e le sue ricette economiche. Del resto, oltre ai cadaveri politici, la crisi dei mutui sub-prime continua a lasciarsi alle spalle cadaveri finanziari svuotati oramai di ogni valore. La prima a cadere fu la Nothern Rock, nel dicembre del 2007 in Inghilterra, cui seguì il salvataggio pilotato della banca d’investimenti Bearn Stearns da parte di JP Morgan. Era il marzo di quest’anno. C’é stato poi il fallimento della Lehman Brothers e della nazionalizzazione da 200 miliardi di dollari dei due colossi dei mutui, Fannie Mae e Freddie Mac, la più imponente da quando gli USA sono una nazione.

La crisi ha poi travolto, dando così al mondo intero il segno lampante della sua natura strutturale, anche il settore assicurativo, come mostrato dal salvataggio del colosso AIG, costato al governo USA 85 miliardi di dollari, e dalle ingenti perdite registrate dalla Swiss Re, la prima società al mondo, per capitalizzazione, nel settore riassicurativo. E’ notizia di questi giorni, infine, che lo stato del Lussemburgo è pronto ad assumere una partecipazione nel capitale della banca belga-olandese Fortis per farla uscire dalla crisi che sta attraversando; questo nonostante tutti i politici europei (i nostri in questo si uniscono al coro) facciano a gara nel ribadire che il sistema europeo è stabile e sicuro.

Ma le cose, ovviamente, non stanno come vorrebbero farci credere. E’ bastata, infatti, qualche indiscrezione sul piano di salvataggio varato dall’ex numero uno della Goldman Sach, ora ministro del Tesoro USA, Henry Paulson, per far volare le borse in cielo nei giorni immediatamente successivi al fallimento della Lehamn Brothers. Così come è bastato qualche stop and go nella sua approvazione per farle riprecipitare nel baratro da cui i più ingenui pensavano si fossero salvate, per bruciare l’ennesima montagna di dollari ed aggiungere un’altra lapide – l’ultima porta su scritto “Washington Mutual” – nel cimitero di quella che un tempo era la capitale della finanza: Wall Street.

Tutto questo non è casuale. Tutto questo ha un nome: panico. Sono nel panico le banche che non si prestano più i soldi tra loro, indice palese dell’insicurezza in cui versano; sono nel panico gli operatori finanziari e i brokers assicurativi che vedono i loro colleghi, scatoloni in mano, in mezzo ad una strada senza più un lavoro; sono nel panico, in definitiva, tutti coloro che sono a conoscenza della natura strutturale ed endemica delle cause di questa crisi, motivo per cui nessuno deve pronunciare quella parola sul mainstream ufficiale.

Se la gente, il popolo, quei piccoli e piccolissimi risparmiatori, che sono il cibo preferito dai grandi predatori della finanza, sapessero quali sono i termini e i numeri di questa crisi, nulla si potrebbe più inventare davanti al conseguente, nonché inevitabile, collasso del sistema". Qualcosa di grosso sta arrivando. Gli eventi – afferma Jim Willie CB, redattore della HAT TRICK LETTER, giornale online specializzato nel settore economico – convergeranno sulla nemesi principale dell’oro: le obbligazioni del Tesoro degli Stati Uniti.

L’interferenza del mercato è troppo spropositata per le obbligazioni, per le azioni bancarie, per l’intero settore finanziario. Inoltre, le strutture del sistema bancario sono a pezzi. I pilastri dell’economia americana si trovano in guai seri, con profondi disavanzi e insolvenze all’ordine del giorno. Guardate il disavanzo federale del governo degli Stati Uniti (che aumenta rapidamente), il disavanzo commerciale (cronicamente ampio), l’ammortamento negativo nel mercato immobiliare (che sta progressivamente peggiorando) e le banche insolventi (che peggiorano ogni trimestre, nonostante le smentite).

Sta arrivando una fortissima onda d’urto.”Sono infatti i dati macroeconomici del Tesoro americano a dare l’idea della inevitabilità di un redde rationem per la finanza targata a stelle e strisce. Gli Stati Uniti, infatti, sono il paese con il più alto debito pubblico del mondo e continuano ad indebitarsi sempre di più per mantenere uno stile di vita assolutamente al sopra delle loro reali possibilità economiche. Mentre la recessione economica degli Stati Uniti ha preso piede, le entrate dalle tasse sui capital gains e sui salari sono, infatti, in netto calo.

Le prospettive per il futuro, poi, se possibile, sono ancora più nere. Persino le esportazioni s’incepperanno nel rallentamento globale. Il disavanzo nel budget federale del governo degli Stati Uniti sarà enorme, anche senza le richieste di nazionalizzazione. A dare un quadro delle richieste che di qui a poco saranno presentate alla Casa Bianca è sempre lo stesso Jim Willie: “Il gruppo dei settori in cerca di un salvataggio imminente sul filo conduttore della nazionalizzazione comprendono - dopo quelle già concluse di Fannie Mae & Freddie Mac, General Motors, Ford, le banche di Wall Street e alcune compagnie aeree”.

Aggiungete a questa altre stupefacenti richieste di finanziamento per la “Federal Deposit Insurance Corporation” (per coprire i depositi bancari in fallimento) e per il “Pension Guarantee Fund” (per coprire i fondi pensione andati in bancarotta) ed otterrete un quadro decisamente poco edificante: un vero e proprio assalto alla diligenza. Ma di proporzioni, almeno fino ad oggi, difficili da valutare nella loro drammaticità.

Davanti ad uno scenario tanto oscuro la risposta dell’amministrazione Bush non si è fatta attendere: le casse dello stato si accolleranno tutti i titoli spazzatura per salvare l’economia e, ovviamente, per il bene dell’America. Oro in cambio di carta straccia. Il tutto, almeno nella prima bozza del piano Paulson, senza alcuna contropartita da parte di quegli istituti finanziari che si vedranno piovere dal cielo vagonate di dollari e senza, ovviamente, apportare alcuna modifica nel settore dell’autorità di garanzia del mercato e della borsa.

Come se ci fosse una logica nell’affidarsi a quegli stessi soggetti che ci hanno portato, passo dopo passo, sull’orlo del burrone. Se quel piano, o una sua versione simile, dovesse trovare l’appoggio del Congresso – come tutto sembra indicare - sarà come lanciarsi nel vuoto.Rimane poi da considerare il fatto, per nulla secondario, che nel corso degli ultimi due decenni, gli stranieri hanno accumulato quantità gigantesche di obbligazioni del Tesoro americano; con l’esito che, ad oggi, troppi “nemici” degli USA detengono enormi quantità dei loro titoli del debito pubblico federale.

Gli Stati Uniti, in definitiva, non controllano più il loro destino. Abbiamo così il dollaro americano che sta recuperando mentre la sua situazione finanziaria sta implodendo e il declino del mercato immobiliare che inesorabilmente fungerà da forza trainante (verso l’abisso) per la già menomata situazione economica degli States. “La storia della forza relativa degli USA – conclude lo stesso Willie – all’apparenza è assurda, eppure costituisce un capitolo importante nel saggio della Mitologia Economica. Una simile contraddizione invita ad una reazione”.

Eppure nulla pare indicare quel cambiamento vertiginoso che le istituzioni pubbliche dovrebbero imprimere per risollevare la credibilità della loro economia. Lo spettacolo, dopotutto, deve continuare. Sembra quasi di assistere ad una scena grottesca: il popolo americano che, mentre la sua casa sta bruciando dalle fondamenta, decide, con un secchio d’acqua in mano, di farsi una doccia. Peccato che la casa più vicina al rogo sia quella della borsa di Londra. Praticamente dietro casa nostra.


La nostra sorte dipende da quella dei “mascalzoni” di Wall Street
di Carlo Gambescia – carlogambesciametapolitics – 30 Settembre 2008

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha bocciato il pacchetto da 700 miliardi di dollari approntato dal Tesoro per salvare il sistema finanziario americano. E' mancato il quorum per un pugno di voti. I contrari sono stati 228, i favoreli 205. Per far passare il provvedimento erano necessari 218 voti favorevoli. La notizia ha fatto sprofondare Wall Street: il Dow Jones ha chiuso in calo del 5,8% a quota 10.486,43 mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 9,14% a 1.983,73 punti e lo S&P500 è arretrato del 7,34% a 1.123,94 (…). La debolezza di Bush. Il clamoroso 'no' della Camera è stato innescato da un ripensamento in extremis di una dozzina di deputati repubblicani e dalla incapacità del leader democratico Nancy Pelosi di controllare il voto dei suoi deputati.

Ma si è trasformato in uno schiaffo anche per il capo della Casa Bianca, confermando la perdita quasi totale da parte di Bush del potere di influenzare gli eventi (…). Ma il fatto che la maggiore opposizione al piano è venuta dai deputati repubblicani, cioè dal partito del presidente, è un'altra fonte di frustrazione per Bush. I deputati repubblicani sono preoccupati dal voto imminente di novembre: tutti i membri della Camera devono sottoporsi al giudizio degli elettori e sono quindi molto sensibili agli umori dei loro collegi elettorali, umori che sono chiaramente contrari al piano.

Gran parte degli elettori sono convinti che il piano, che costerà 700 miliardi di dollari ai contribuenti, miri infatti a salvare le grandi compagnie di Wall Street ma faccia ben poco per i piccoli risparmiatori e per chi non è più in grado di pagare i mutui delle case. Subito dopo la bocciatura del piano, un Bush "molto contrariato", ha convocato il suo staff nello Studio Ovale. E il segretario al Tesoro Henry Paulson, che ha incontrato il presidente della Fed Ben Bernanke, si è immediatamente detto pronto "a usare tutti gli strumenti a disposizione per proteggere i mercati e l'economia".

I candidati alla presidenza. Il candidato democratico Barak Obama ha chiesto ai mercati "fiducia" e "calma". Il piano da 700 miliardi appena bocciato dalla Camera "non è morto" e adesso "è importante che tutti, gli americani e i mercati finanziari, abbiano nervi saldi". Ma il suo avversario ha attaccato a testa bassa lo stesso Obama e i democratici. McCain ha affidato al proprio consigliere economico, Douglas Holtz-Eakin, il compito di diffondere una dichiarazione al veleno, affermando che il fallimento è legato al fatto che "Barack Obama e i democratici hanno messo la politica di fronte agli interessi del paese" (…). Cosi facendo, secondo McCain, i democratici "hanno messo a rischio le case, le condizioni di vita e i risparmi di milioni di famiglie americane"(…).

Nuovo voto non prima di giovedì. Dopo la picchiata dei mercati la Camera si è riconvocata per giovedì. Oggi i deputati dovevano votare e andare a casa fino alla fine dell'anno per la pausa elettorale: i sostenitori in entrambi i partiti del piano da 700 miliardi - la speaker della camera Nancy Pelosi e (a malincuore) il capo della minoranza repubblicana John Boehner - si sono ripromessi invece di riportare in riga le truppe smarrite e rimettere ai voti il piano. Domani il Congresso osserva la festa ebraica di Rosh Hashanah e i lavori parlamentari erano in ogni caso sospesi (…). (29 settembre 2008) http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/crisi-mutui-6/camer-usa-bocca/camer-usa-bocca.html

Siamo davanti a un errore per ora grave, ma che potrebbe diventare fatale qualora il piano di salvataggio ideato da Bush venisse respinto definitivamente dal Congresso. Del resto c’era da aspettarselo. Negli Stati Uniti non esiste tuttora alcuna cultura sociale diffusa dell’intervento pubblico. Qualsiasi aiuto statale, anche indiretto e non solo alle banche, viene subito interpretato, anche dal cittadino medio, come un attentato "comunista" alla libertà economica. Esemplare, sul piano politico, la reazione, e il voto contrario, dei repubblicani conservatori, da sempre legati a rigidi principi liberisti. Ma anche quella, tutto sommato ambigua, dei democratici, fermi alla troppo generica promessa di fare comunque qualcosa, soprattutto considerata la gravità del momento.

Non abbiamo mai condiviso la politica di Bush in tutti i campi, ma riteniamo che il piano debba essere approvato, pena l’ espandersi della crisi finanziaria, e in misura gravissima, anche all’Europa e al mondo intero.Il problema del momento, se si vuole evitare una crisi economica internazionale lacrime e sangue, è intervenire rifinanziando le banche per impedire che il loro crollo si porti dietro l’economia mondiale. In Europa si dovrebbe subito cominciare a studiare un piano simile a quello di Bush.

Le polemiche, spesso moralistiche, sul fatto che dietro la speculazione vi sono, tuttora, dei "mascalzoni", sono assolutamente inutili. Se ci si passa la movie-espressione, è il capitalismo bellezza: da Francis Drake in poi il destino dei "mascalzoni" è sempre stato legato, e a filo doppio, a quello di miliardi di onesti cittadini-investitori. Magari solo desiderosi di guadagnare in fretta... Quasi, ma non proprio, come i "mascalzoni"...Come è del tutto inutile qualsiasi atto di fede nel mercato, legato al ragionamento che il ciclo economico debba fare il suo corso. Se si “lascia fare” al ciclo economico, corriamo il rischio di ritrovarci, tutti, con centinaia di milioni di disoccupati.

Ovviamente ogni intervento, sulla falsariga di quello proposto da Bush, implica una crescita del tasso d’inflazione. Ma fra inflazione e recessione è preferibile la prima. Anche perché alla politica di intervento creditizio andrebbe affiancata una politica di opere pubbliche e di promozione dell’occupazione. Allo scopo di favorire il rilancio dei consumi privati e pubblici. E dunque la crescita dei salari e l' avvio di un nuovo ciclo economico, questa volta virtuoso. Il che ovviamente, per andare a regime, potrebbe richiedere almeno cinque, se non dieci anni. E si spera nessuna nuova guerra.

E’ perciò l’ora di attuare una “globalizzazione” non più del mercato, ma dell’intervento pubblico. Dal momento che non esistono alternative, se non quella di una crisi, dalla quale uscirebbero rafforzati solo quei gruppi sociali che detengono il potere militare. Il capitalismo, e in particolare quello Usa, allo stato attuale non ha oppositori capaci di coalizzarsi “globalmente” e trasformare la crisi economica in crisi rivoluzionaria. Certo, resta la possibilità, di una "compartimentalizzazione" della crisi mondiale per grande aree geopolitiche. Ma anche qui mancano le classi politiche, soprattutto in Europa, capaci di sganciarsi e muoversi autonomamente rispetto alle classi economiche.

L’Europa finirebbe ( o resterebbe) perciò nell’orbita di altre grandi potenze. Almeno per ora.In conclusione, ripetiamo, è giunta l’ora di “globalizzare” l’ intervento pubblico, comune e concordato tra tutti i paesi. E questo, sul piano dei principi, non per salvare il capitalismo - non lo meriterebbe - ma per salvare il futuro dei nostri figli e nipoti. Purtroppo legato, almeno per ora, alla sorte dei "mascalzoni" di Wall Street.


Il modello Wall Street: una creazione poco intelligente
di Pam Martens – Counterpunch – 21 Settembre 2008

Wall Street sta collassando non per i prestiti ipotecari spazzatura o per la mancanza di capitale, e meno ancora per l'eccessiva valutazione: questi sono solo sintomi. Wall Street sta collassando perché è necessario che ciò avvenga: deve crollare per consentire agli Stati Uniti di sopravvivere. L'economista Joseph Schumpeter l'ha definita distruzione creativa: una situazione in cui modelli superati spariscono per lasciare il posto a modelli innovativi. In realtà, nell'ultimo decennio Wall Street non ha mai avuto principi finanziari di riferimento al di là credo affaristico: essere avidi è bene, essere ancora più avidi è meglio. Che Wall Street stia collassando è una realtà. Come abbia potuto sopravvivere così a lungo nonostante la sua perversa struttura è un problema che la prossima generazione dibatterà nei libri di storia.

Pensate, ad esempio, a un modello d'affari che fissa la remunerazione degl'intermediari in base alla quantità di denaro raccolta per conto dei propri datori di lavoro di Wall Street e non in base ai risultati del portafogli clienti. La remunerazione di un intermediario di Wall Street va dal 30 e il 50% della commissione lorda calcolata sul valore delle commissioni globali, senza tenere in alcuna considerazione l'andamento dei conti dei clienti. In nessuna delle grandi società di Wall Street esiste un meccanismo interno per valutare il successo globale del portafogli che gl'intermediari gestiscono. Il settore è stato irrimediabilmente spinto verso la corruzione, così come gl'intermediari sono stati spinti al silenzio.

Il motivo per cui in queste settimane stiamo assistendo a una fuga precipitosa verso i buoni del tesoro americano è che in effetti buona parte dei soldi veniva proprio da lì, e non dai prodotti esotici per i prestiti ipotecari, dalle azioni spazzatura, dai fondi azionari o dalle rendite garantite dall'AIG. Gli intermediari piazzano "il patrimonio sicuro" dei clienti in quest'investimenti spazzatura perché gli affaristi di Wall Street offrono incentivi finanziari estremamente seducenti.

Su 100.000 dollari investiti in buoni del Tesoro a lunga scadenza, un intermediario guadagna meno di 1.000$ in commissioni lorde (cioè, prima della ritenuta del 50 o 70% effettuato dalla società). La stessa somma investita in azioni spazzatura o in obbligazioni ipotecarie può far guadagnare anche più di 3.000$. In altre parole, gl'incentivi finanziari hanno creato una domanda artificiale.
E, com'era inevitabile, la realtà di questa domanda sta venendo alla luce solo adesso, a causa dell'eccesso dell'offerta.

Perché le società di Wall Street pagano commissioni più elevate per alcuni prodotti piuttosto che per altri? Perché, oltre a incassare una percentuale sulle commissioni degl'intermediari, sui prodotti d'investimento più esotici caricano anche ingenti spese di emissione e di sindacazione. Le società hanno quindi sostituito i poco redditizi buoni del Tesoro con investimenti Freddie Mac e Fannie Mae sui mercati ipotecari presentati come "Fondo del governo degli Stati Uniti". (Questa pratica scorretta e il fatto che miliardi di dollari dei soldi pubblici siano finiti in fondi dal nome ingannevole hanno di sicuro svolto un ruolo importante nella decisione del governo di nazionalizzare Freddie Mac e Fannie Mae).

Esiste dunque un modello perverso che immette sul mercato sempre nuovi affari bidone. Se guardiamo chi c'è alla guida della Wall Street che sta oggi crollando vedremo che, pur avendo cambiato poltrona di comando, ci sono le stesse controverse persone che hanno provocato in America lo scoppio della bolla NASDAQ, a causa della quale dal marzo 2000 sono evaporati 7 trilioni della ricchezza americana. Wall Street non ha nessun interesse a proporre al grande pubblico le aziende che hanno superato la prova del tempo e che hanno creato nuovi posti di lavoro e nuovi mercati per rendere gli USA più forti e competitivi a livello mondiale.
Il suo unico interesse è raccogliere i fondi dei sottoscrittori e monetizzarli velocemente in pacchetti azionari privati.

E poi c'è un altro modello perverso, che consiste nell'ospitare all'interno della stessa azienda una sala operativa della società che si suppone conduca ricerche indipendenti per il pubblico. Immaginiamo, ad esempio, che XYZ Brokerage compri un pacchetto azionario della ABC Company nella sua sala operativa (il comparto che si occupa dei profitti dell'azienda) il mercoledì pomeriggio. Il venerdì pomeriggio può già assicurarsi ampi profitti pubblicando un rapporto di ricerca che fa aumentare il valore dello stock.

Naturalmente può anche, all'inverso, ridurre lo stock il mercoledì ed emettere un parere negativo per far scendere il prezzo il venerdì, garantendosi comunque un profitto. A parte una qualche fantascientifica muraglia cinese, non c'è assolutamente niente da fare per bloccare questo tipo di escamotage pubblico.

E adesso chiedetevi un poco perché, con la gran varietà di mezzi per far soldi a disposizione di Wall Street, si consente a queste società di avere una propria sala operativa e al tempo stesso di pubblicare ricerche conflittuali. Dopo gli scandali NASDAQ, in cui si è visto che Wall Street preparava ricerche truccate per profitto personale, perché non è stato tolto a queste aziende il diritto ad avere sale operative e di effettuare al tempo stesso ricerche per il pubblico? Ci sono un sacco di società di ricerca pronte a riempire i vuoti.

L'unica conclusione possibile è quella che l'Europa definisce “regulatory capture” (cattura normativa) qui negli USA. È una definizione simile a quella che il 17 settembre Nancy Pelosi aveva definito “capitalismo complice”, prima di decidere di raggiungere via etere i capitalisti complici il giorno seguente e promettere una gestione bipartisan sulla causa prima di tutti i bailout [Il termine definisce una situazione in cui un organismo in bancarotta o quasi riceve liquidità supplementari per far fronte ai pagamenti a corto termine. NdT] di Wall Street.

Questo stupido modello affaristico sarebbe scoppiato e imploso già da parecchio tempo se non avesse avuto la fortuna di essere accompagnato da un altrettanto stupido modello giudiziario chiamato "arbitraggio obbligatorio", che una volta Gloria Steinem ha definito “McJustice.” E in effetti non è dissimile dal metodo Burger King; Wall Street lo può preparare come vuole. In un sistema messo a punto dai giuristi di Wall Street, gl'intermediari non sono obbligati a rispettare la legge o la giurisprudenza consolidata, a mettere per esteso una decisione ragionata, o scegliere la giuria in un'ampia equa base, come si fa per scegliere una giuria popolare. Se ne occupano in maniera rutinaria sempre gli stessi addetti interni al settore.

Se ci fosse stato un processo in un'aula di tribunale aperta al pubblico, il fenomeno dei titoli sopravvalutati e senza valore e il corrotto modello affaristico sarebbero venuti alla luce prima di portare gli USA alla bancarotta finanziaria.Wall Street e i suoi accoliti a Washington sono ancora legati alla "regulatory capture" e la stupidità del modello è perfettamente messa in luce dalla recente fusione della Merrill Lynch, la società d'investimenti/intermediazione, con la Bank of America, la banca commerciale, e le discussioni in corso in vista della fusione della Morgan Stanley, la società d'investimenti/intermediazione, con una banca commerciale (nota per i Nemici dei contribuenti a Wall Street/Washington: si tratta di una copia del fallito modello messo a punto da Citigroup. Perché odiate gli Stati Uniti?)

E non fatevi illusioni: qualunque sia la somma che la prossima settimana verrà stanziata per comprare i debiti marci dalle banche e dalle società di Wall Street, sarà insufficiente. Si tratta solo di una benda su un tumore maligno.

Il tumore maligno è il CDS (Credit Default Swaps) con oltre 60 trilioni di dollari attualmente detenuti con contratti segreti su un mercato non regolamentato che è stato creato, finanziato e posseduto dagl'ideatori del modello stupido, le aziende di Wall Street (cfr. “How Wall Street Blew Itself Up,” CounterPunch, 21 gennaio 2008.)

L'attuale amministrazione non ha un piano onesto per aiutare gli Stati Uniti e i suoi cittadini. Ha solo un piano per rallentare il collasso finanziario fino a dopo le elezioni di novembre, che consiste nel fornire al sistema liquidità in quantità politicamente accettabile, continuando a imputargli l'incendio della casa. Se i cittadini americani permetteranno che ciò accada, si dimostreranno sostenitori di questo modello progettuale stupido. Prima che anche un solo penny delle nostre tasse venga speso in questo imbroglio, dobbiamo esigere un posto al tavolo dei negoziati (e penso che dovrebbe essere occupato da Ralph Nader) per discutere la rottura di Wall Street, la polverizzazione di questo modello, e la nascita di un nuovo modello al servizio dei singoli investitori e del mondo degli affari, che consenta ai nostri figli un futuro migliore di quello offertoci da questa repubblica delle banane.

Pam Martens ha lavorato a Wall Street per 21 anni; non ha securities position, a breve o lungo termine, in nessuna delle società citate nell'articolo. Scrive su temi d'interesse pubblico dalla sua casa nel New Hampshire e può essere raggiunta all'indirizzo pamk741@aol.com

lunedì 29 settembre 2008

Ecuador: referendum sulla nuova Costituzione, vince il si'

Schiacciante vittoria del si' nel referendum in Ecuador per la nuova Costituzione rivoluzionaria voluta dal presidente Rafael Correa per introdurre nel Paese andino il "socialismo del XXI secolo". Gli exit poll danno percentuali che oscillano tra il 66,4% e il 70%. Sconfitto il fronte del no guidato dal partito conservatore di Jaime Nebot e dalla Chiesa cattolica.

Questo risultato inoltre rendera' sicuramente molto inquieti gli investitori stranieri.
La nuova Costituzione intende infatti modificare in termini sostanziali l'assetto di potere in vigore finora, molto ingiusto nei confronti dei nativi e della popolazione più povera e prevede cinque diversi tipi di proprietà: pubblica, privata, mista, popolare e solidale.

Interessante è anche il divieto assoluto di installare basi militari straniere nel paese, e quindi in base a cio' potrebbe decadere l’accordo che dal 1999 consente agli Stati Uniti l’utilizzo di una struttura ecuadoriana, ufficialmente concessa per operazioni aeree antidroga.

Tra le altre novità, le riforme previste da Correa comprendono una radicale riforma agraria con espropriazione e ridistribuzione delle terre, il controllo statale rigido su settori strategici come il petrolio, l'estrazione mineraria e le telecomunicazioni, l'assistenza sanitaria gratuita per tutti gli anziani, l'unione civile dei gay, pene ridotte e tolleranza per l'uso individuale di stupefacenti, il controllo diretto del Presidente eletto sulla politica monetaria in sostituzione della banca centrale, e il potere del Presidente di sciogliere le Camere durante il mandato di quattro anni rinnovabili.
E per la prima volta la "natura" diventa soggetto di diritto.

L'Ecuador si allinea cosi' alle svolte bolivariste di Bolivia e Venezuela.
Ma naturalmente gli USA cercheranno presto di porvi rimedio in qualche modo...


La destabilizzazione della Bolivia e l'”opzione Kosovo”
di Michel Chossudovsky – Global Research – 21 Settembre 2008
Tradotto dall'inglese da Beatriz Morales Bastos. Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

La secessione delle province orientali della Bolivia fanno parte di un'operazione coperta direttamente dagli USA, coordinata dal dipartimento di Stato statunitense in coordinamento con le sue agenzie di intelligence. Secondo le rivelazioni, “l'USAID - Ufficio per Iniziative di Transizione” ha una sede che opera in Bolivia e manovra milioni di dollari per addestrare e appoggiare i governi regionali e i movimenti d'opposizione di destra [1].

Gli squadroni della morte responsabili dell'uccisione dei sostenitori di Evo Morales de “El Porvenir”, sono appoggiati dagli Stati Uniti, che sostengono anche vari gruppi di opposizione attraverso il Dipartimento Nazionale per la Democrazia [National Endowment for Democracy]. Philip S. Goldberg, l'ambasciatore statunitense espulso, lavora agli ordini del vicesegretario di Stato John Negroponte, che supervisiona direttamente le varie “attività” delle ambasciate statunitensi in tutto il mondo.

A questo riguardo, Negroponte svolge un ruolo molto più importante della segretaria di Stato Condoleeza Rice. E' noto come uno dei principali artefici dei cambi di regime e dell'appoggio coperto agli squadroni della morte paramilitari in America Centrale e in Iraq. Le direttive di Philip S. Goldberg come ambasciatore in Bolivia furono di provocare la secessione nel paese. Prima della sua nomina ad ambasciatore - inizio 2007 - è stato capo della commissione statunitense a Pristina, in Kosovo (2004-2006), ed era in permanente contato con i dirigenti del paramilitare Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) che dopo l'occupazione da parte della Nato, nel 1999, era stato integrato da politici civili.

Appoggiato dalla CIA, il KLA, i cui dirigenti sono ora al governo kosovaro, è noto per i suoi legami con il crimine organizzato e il narcotraffico. In Kosovo, Goldberg fu implicato nella creazione delle condizioni per la secessione del Kosovo dalla Serbia, portandolo alla creazione di un governo kosovaro “indipendente”. Negli anni 90' Goldberg aveva già svolto un ruolo di primo piano nella disintegrazione della Yugoslavia. Dal 1994 al 1996 è stato responsabile dell'ufficio di Bosnia del dipartimento di Stato; ha anche lavorato con l'inviato speciale di Washington, Richard Holbrooke, ed ha svolto un ruolo chiave come capo della squadra di negoziazione statunitense a Dayton, dove si stabilirono gli Accordi di Dayton del 1995. Quegli accordi condussero alla divisione della Bosnia-Erzegovina, scatenando la destabilizzazione e la distruzione della Yugoslavia come nazione. Nel 1996 Goldberg ha lavorato come assistente speciale del vice segretario di Stato, Strobe Talbott (1994-2000), che insieme alla segretaria di Stato, Madeleine Albright, ha avuto un ruolo determinante nello scoppio della guerra di Yugoslavia nel 1999.

Il ruolo centrale di John Negroponte

Il vice-segretario di Stato, John Negroponte, svolge un ruolo centrale nella direzione d'operazioni coperte. E' stato ambasciatore statunitense in Honduras dal 1981 al 1985. A Tegucigalpa, da ambasciatore, ha diretto i mercenari nicaraguensi - i “contras” - che avevano la base in Honduras. Gli attacchi al Nicaragua attraverso la frontiera honduregna costarono la vita a circa 5.000 civili. Nello stesso periodo, Negroponte ha pure svolto lo steso ruolo nella creazione degli squadroni della morte militari honduregni, che “operando con l'appoggio di Washington assassinarono centinaia di oppositori del regime sostenuto dagli Stati Uniti” (Si veda “Bush Nominee linked to Latin American Terrorism”, Bill Vann,): “Sotto il comando del generale Gustavo Álvarez Martínez, il governo militare dell'Honduras fu un fedele alleato dell'amministrazione Reagan e fece “sparire” decine di oppositori politici nella classica maniera degli squadroni della morte”. (Si veda:“Face-off: Bush's Foreign Policy Warriors”, Peter Roff y James Chapin, http://www.globalresearch.ca/articles/ROF111A.html)
Questo passato, non ha certo impedito la sua nomina a Rappresentante Permanente degli USA alle Nazioni Unite, durante l'amministrazione Clinton.

L'opzione “El Salvador”

Nel 2004 Negroponte è stato nominato ambasciatore in Iraq, dove ha curato le “condizioni di sicurezza” per l'occupazione statunitense, ispirata al modello degli squadroni della morte centroamericani. Vari scrittori hanno chiamato questo progetto la “Opzione El Salvador”. Durante la sua permanenza a Baghdad, Negroponte ha nominato assistente in questioni di sicurezza l'ex capo delle operazioni speciali in El Salvador.

Negli anni '80 entrambi furono stretti collaboratori in America Centrale. Mentre Negroponte si occupava di mettere in moto gli squadroni della morte in Honduras, il colonnello Steele era incaricato del Gruppo di Assistenza Militare statunitense in El Salvador (1984-86) “dove era responsabile dello sviluppo di forze operative speciali a livello di brigata in pieno conflitto. Queste forze, composte dai soldati più brutali di cui si disponeva, erano una copia del tipo di quelle piccole unità con cui aveva già famigliarità Steele, dopo aver servito in Vietnam. Il compito di quelle, più che di cercare di guadagnare terreno, era di colpire i dirigenti delle forze ribelli, chi li appoggiava, le fonti di approvvigionamento e gli accampamenti base” (Max Fuller, “Fro Iraq, "The Salvador Option” becomes reality”, Global Research, junio de 2005, [2])

In Iraq, Steele “fu incaricato di lavorare con una nuova unità speciale irachena di controguerriglia nota come "Comandi Speciali di Polizia”.
In questo contesto, l'obiettivo di Negroponte era fomentare le divisioni etniche e le lotte interne con attacchi terroristici coperti contro la popolazione civile irachena. Nel 2005 Negroponte è stato nominato Presidente della Giunta Direttiva dell'Intelligence Nazionale e dopo il 2007 ha assunto il secondo posto nel dipartimento di Stato.

L'opzione “Kosovo”: Haití

Non è la prima volta che per appoggiare paramilitari terroristi si applica il “modello Kosovo” in America del Sud. Nel febbraio del 2003, Washington ha reso nota la nomina di James Foley come ambasciatore a Haití. Gli ambasciatori Goldberg e Foley facevano parte della stessa “squadra diplomatica”. Foley è stato il portavoce del dipartimenti di Stato dell'amministrazione Clinton durante la guerra del Kosovo. Fu implicato nel primo periodo di sostegno all'Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA). E' ampiamente documentato che il KLA è stato finanziato con il denaro proveniente dalla droga e appoggiato dalla CIA (Si veda Michel Chossudovsky, “Kosovo "Freedom Fighters” Financed By Organised Crime, Covert Action Quarterly", 1999 [3] ).

Durante la guerra del Kosovo l'allora ambasciatore a Haiti, James Foley, era stato in prima fila delle sessioni informative del dipartimento di Stato e lavorava a stretto contatto col suo omologo della Nato a Bruxelles, Jamie Shea. Appena due mesi dopo gli attacchi della guerra diretta dalla Nato, il 24 marzo 1999, James Foley aveva fatto un “appello” per trasformare il KLA in un'organizzazione politica rispettabile. “Vogliamo avere buoni rapporti con loro [il KLA] visto che si sono trasformati in un'organizzazione politica.. Crediamo di poter fornire molti consigli e aiuti se si trasformano precisamente nel tipo di attore politico in cui noi vorremo vederli trasformati... Se possiamo aiutarli e loro vogliono essere aiutati in questo sforzo di trasformazione, non credo che nessuno possa avere qualcosa in contrario”. (citato in The New York Times , 2 febbraio 1999).

In altre parole, il piano di Washington era un “cambio di regime”: far cadere l'amministrazione di Lavalas e piazzare un regime fantoccio pro USA ed integrato nella “Piattaforma Democratica” e l'autoproclamato Fronte per la Liberazione e Ricostruzione Nazionale (FLRN), i cui dirigenti sono ex terroristi del FRAPH e Tomtom Macoute. (Per maggiori dettagli si veda Michel Chossudovsky, “ The Destabilization of Haiti”, Global Research, febbraio 2004 [4]).

Dopo il golpe del 2004 che fece cadere il governo di Aristide, l'Agenzia Statunitense di Sviluppo Internazionale (USAID) ha portato a Haití assistenti del KLA per aiutare nella ricostruzione del paese (si veda Anthony Fenton, “Kosovo Liberation Army helps establish “Protectorate” in Haiti, Global Research, novembre 2004, [5]).

Più precisamente, gli assistenti del KLA si sono occupati di ricostruire le forze di polizia di Haiti, includendo gli ex membri del FRAPH e dei Tomtom Macoute. [Come aiuto] “L'Ufficio per le Iniziative di Transizione” (OTI) e USAID stanno pagando tre assistenti per curare l'integrazione dei brutali ex militari nelle attuali forze di polizia haitiane. E chi sono questi tre assistenti? Sono tre uomini del KLA” (Flashpoints interview, 19 novembre 2004,).

L'opzione El Salvador/ Kosovo fa parte di questa strategia statunitense di spaccatura e destabilizzazione di paesi. La OTI in Bolivia patrocinata dall'USAID svolge la stessa funzione di una OTI a Haiti. L'intento dichiarato delle operazioni coperte statunitensi è dare tanto appoggio coperto quanto addestramento a "Eserciti di Liberazione” con l'obiettivo ultimo di destabilizzare i governi sovrani. In Kosovo l'addestramento del KLA negli anni 90' fu affidato ad una azienda privata di mercenari, Military Professional Resources Inc (MPRI), sotto contratto con il Pentagono.

Pakistan e l'opzione Kosovo

Merita notare che gli ultimi fatti in Pakistan indicano la presenza d'interventi militari diretti statunitensi, in violazione della sovranità pakistana. Già nel 2005 una relazione dell'Intelligence e della CIA prevedeva per il Pakistan “una sorte simile a quella jugoslava in un decennio, con il paese diviso da una guerra civile, immerso in un bagno di sangue e con rivalità inter-provinciali, come visto recentemente in Belucistan”. (Energy Compass, 2 de marzo 2005). Secondo una relazione del Comitato di Difesa del Senato del Pakistan del 2006, i servizi di intelligence britannici erano implicati nel sostegno del movimento separatista del Belucistan. (Press Trust of India, 9 agosto 2006).

L'Esercito di Liberazione del Belucistan somiglia straordinariamente al KLA del Kosovo, finanziato col traffico di droga e patrocinato dalla CIA. “Washington favorisce la creazione di un "Grande Belucistan” - simile ad una “Grande Albania”- che comprenderebbe territori del Pakistan e dell'Iran, e possibilmente la frangia sud dell'Afghanistan, il che di conseguenza, porterebbe ad un processo di frattura politica tanto dell'Iran come del Pakistan”. (Michel Chossudovsky, “The Destabilization of Pakistán”, 30 dicembre 2007 [6])”.

Note: [1] “USAID has an "Office of Transition Initiatives" operating in Bolivia, funneling millions of dollars of training and support to right-wing opposition regional governments and movements”, http://www.slate.com/discuss/forums/thread/1798672.aspx
[2] http://www.globalresearch.ca/articles/FUL506A.html
[3] http://www.heise.de/tp/r4/artikel/2/2743/1.html
[4] http://globalresearch.ca/articles/CHO402D.html
[5] http://www.globalresearch.ca/articles/FEN411A.html
[6] http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=7705

domenica 28 settembre 2008

Crisi finanziaria: la roulette non russa

I leader del Congresso USA sono rimasti riuniti fino alle prime ore di oggi per mettere a punto un piano di salvataggio, nella speranza di fermare la peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione.

I leader repubblicani e democratici del Congresso dovrebbero firmare oggi l'accordo trovato nella notte per la creazione da parte del governo di un fondo da 700 miliardi di dollari per rilevare gli asset "malati" delle banche e arginare la crisi del credito.

Il piano prevede che siano stanziati 700 miliardi di dollari in tranche, a partire da una prima da 250 miliardi di dollari. Una commissione, che includerà il presidente della Federal Reserve, supervisionerà il programma.

Saranno inoltre limitate le clausole di buonuscita per i dirigenti delle banche in difficoltà che cederanno i loro asset «malati» e le banche che usufruiranno del piano dovranno garantire i titoli legati al credito che non sono ancora garantiti così che i contribuenti possano trarre profitto dalla ripresa economica quando (e se) avverrà.
I deputati repubblicani hanno anche ottenuto un consenso alla proposta di creare un programma assicurativo privato per i prodotti finanziari legati ai mutui.

Questo e' quanto prevederebbe questo "straordinario " piano di salvataggio, che non risolve il problema ma che anzi potrebbe ricreare nel prossimo futuro una situazione forse peggiore di quell'attuale.

Intanto in Inghilterra sta per fallire la Bradford & Bingley, affossata dal disastro dei mutui americani inesigibili. I tassi d'interesse offerti dalle banche Usa a copertura del loro indebitamento avevano sedotto il management della Bradford & Bingley. Da un valore di 10 miliardi di euro a inizio 2007, la banca è precipitata a meno di 500 milioni con azioni che venerdì quotavano a 20 pences l'una.

I tentativi di ricapitalizzare sono andati a vuoto, nessun privato ci ha voluto mettere soldi. Si parla di acquisti per 80 miliardi di euro di quella che ora è carta straccia, una cifra pari al totale dei prestiti concessi dalla stessa banca che però non si possono esigere all'istante.

Ora si tratta di salvare 2,5 milioni di correntisti e 337 filiali sparse nel Regno Unito, ma l'idea di coprire le scommesse sbagliate dei finanzieri con denaro pubblico non è popolare in Gran Bretagna.

Per salvare mutuatari e correntisti della Bradford & Bingley (non azionisti o manager) ci solo solo tre strade. Vendere a stranieri, vendere a una "cordata britannica" o nazionalizzare.
Con Northern Rock e Bradford & Bingley assieme, Londra potrebbe così ritrovarsi azionista di una superbanca che oggi pero' e' senza contanti.

E non e' l'unica ad esserlo.


Il salvataggio finanziario:anche l'America ha la sua cleptocrazia
di Michael Hudson – Global Research – 20 Settembre 2008
Scelto e tradotto da JJULES per http://www.comedonchisciotte.org/

La più grande trasformazione del sistema finanziario americano dai tempi della Grande Depressione

Nessuno si aspettava che il capitalismo industriale finisse così. Nessuno addirittura aveva notato che si stava evolvendo in questa direzione. Ho paura che questo difetto non sia insolito tra i futurologi: la tendenza naturale è quella di pensare a come le economie possano crescere ed evolvere nel migliore dei modi, non a come non possano essere monitorate. Ma sembra sempre presentarsi una strada imprevedibile, ed ecco che la società parte per la tangente.

Che ultime due settimane pazzesche!

Domenica 7 settembre il Tesoro si è accollato i 5.300 miliardi di esposizione sui mutui di Fannie Mae e Freddie Mac, i cui dirigenti erano già stati destituiti per falso contabile.Lunedì 15 settembre Lehman Brother è fallita, quando i potenziali acquirenti di Wall Streen non riuscivano a vedere più alcun senso di realtà dai suoi libri contabili. Mercoledì la Federal Reserve ha acconsentito per pagare almeno 85 miliardi di dollari nelle vincite di facciata “assicurate” che si dovevano agli speculatori finanziari che avevano scommesso su scambi fatti al computer di mutui spazzatura e che avevano comprato una copertura della controparte dalla A.I.G. (l’American International Group, il cui presidente Maurice Greenberg era già stato destituito da qualche anno per falso contabile).

Ma è venerdì 19 settembre che verrà ricordato come il punto di svolta nella storia americana. La Casa Bianca ha impegnato quasi 500 miliardi di dollari per far aumentare i prezzi del mercato immobiliare in un tentativo per supportare il valore di mercato dei mutui spazzatura – mutui erogati di gran lunga superiori alla possibilità dei debitori di estinguerli e di gran lunga superiori al prezzo di mercato corrente del collaterale impegnato.

Questi miliardi di dollari sono stati dedicati a mantenere vivo un sogno – le invenzioni contabili registrate dalle aziende che erano entrate in un mondo irreale basato sulla contabilità fasulla e che quasi tutti nel settore finanziario sapevano che era falsificata. Ma si stava al gioco, comprando e vendendo pacchetti di mutui spazzatura perché era lì che stavano isoldi. Come ha detto Charles Princes di Citibank: “Finché c’è musica, bisogna continuare a ballare.”

Addirittura dopo il crollo dei mercati, i gestori di fondi che se ne stavano alla larga sono stati accusati di esseare usciti dal gioco mentre la partita era ancora in corso. Ho degli amici a Wall Street che sono stati licenziati per non essere riusciti ad uguagliare i profitti che stavano realizzando i loro colleghi. E i maggiori profitti dovevano essere realizzati trattando il più grande patrimonio finanziario dell’economia – i mutui.

Solamente i mutui impacchettati, di proprietà o garantiti da Fannie e Freddie, superavano l’intero debito nazionale degli Stati Uniti – il disavanzo complessivo accumulato dal governo americano dalla vittoria nella Guerra di rivoluzione!

Tutto questo dà un’idea di quanto sia stato imponente il salvataggio – e dove risiedano le priorità del governo (o almeno quelle dei Repubblicani). Invece di aprire gli occhi dell’economia di fronte alla realtà, il governo ha speso tutte le proprie risorse per promuovere il sogno illusorio che i debiti possono essere estinti. E se non possono essere estinti dai debitori stessi, allora ci penserà il governo – i “contribuenti”, in un eufemismo.

Da un giorno all'altro, il Tesoro e la Federal Reserve hanno cambiato radicalmente il carattere del capitalismo americano. Si tratta niente meno che di un colpo di stato a favore della classe sociale che Franklin Delano Roosevelt definiva i “bankster1” Quello che è avvenuto nelle ultime due settimane minaccia di alterare il prossimo secolo – in modo irreversibile, se riusciranno a farla franca. Questo è il più grande e ingiusto trasferimento di ricchezza dai tempi della distribuzione della terra ai magnati delle ferrovie all’epoca della Guerra di Secessione.

Tuttavia, ci sono poche indicazioni sul fatto che si possa porre fine alla solita tiritera del libero mercato da parte degli addetti ai lavori che sono riusciti ad evitare la sorveglianza pubblica nominando dei non regolatori nelle principali agenzie di regolamentazione – e perciò creando lo scompiglio che ora, secondo il Segretario al Tesoro Henry Paulson, minaccia i conti correnti e i posti di lavoro di tutti gli americani. Naturalmente, coloro a cui fa riferimento Paulson sono i più grandi finanziatori della campagna elettorale Repubblicana (e, ad essere sinceri, anche i più grandi finanziatori dei candidati Democratici nelle principali commissioni finanziarie).

Una classe sociale cleptocratica si è impadronita dell’economia per sostituire il capitalismo industriale. Il termine “bankster” coniato da Franklin Roosevelt la dice tutta. L’economia è stata catturata – da una forza aliena, non dai soliti sospetti. Non dal socialismo, dai lavoratori o dallo "statalismo", né dagli industriali monopolisti o addirittura dalle grandi famiglie di banchieri. Sicuramente non dai massoni o dagli Illuminati. (Sarebbe splendido se ci fosse veramente qualche gruppo di persone che agisse con qualche secolo di saggezza alle spalle, così almeno qualcuno almeno avrebbe un piano).

Invece, i bankster hanno siglato un patto con una forza aliena – non i comunisti, i russi, gli asiatici o gli arabi. Nemmeno un essere umano. I componenti di questo gruppo di persone sono una nuova stirpe di macchine. Potrebbe sembrare un film di Terminator, ma le macchine computerizzate si sono davvero impadronite del mondo – perlomeno, il mondo della Casa Bianca.
Ed ecco come hanno fatto.

A.I.G. ha stipulato polizze assicurative di tutti i tipi: assicurazioni sulla casa e sulla proprietà, assicurazioni sul bestiame, persino leasing su aeromobili. Questi affari altamente redditizi non erano un problema (quindi probabilmente saranno liquidati per ripagare le scommesse andate storte della società). Il crollo di A.I.G. è arrivato dai 450 miliardi di dollari che si era obbligata a pagare come risultato della garanzia assicurativa degli hedge fund della controparte. In altre parole, se le due parti contraenti avessero giocato al gioco a somma zero di scommettere l’una contro l’altra se il dollaro sarebbe aumentato o diminuito nei confronti della sterlina o dell’euro, o se avessero assicurato un portafoglio di mutui spazzatura per essere sicuri che sarebbero stati pagati, avrebbero corrisposto una piccolissima commissione alla A.I.G. per una polizza nella quale si prometteva di pagare se, diciamo, gli 11.000 miliardi del mercato americano dei mutui avessero fatto “un passo falso” o se i perdenti che avevano scommesso miliardi di dollari nelle puntate sullo scambio di derivati stranieri, nei derivati sulle obbligazioni e sulle azioni si fossero dovuti trovare, in qualche modo, nella situazione in cui si ritrovano numerosi clienti abituali di Las Vegas, e non essere in grado di sborsare i quattrini per coprire le perdite.

A.I.G. ha raccolto miliardi di dollari in tali polizze. E grazie al fatto che le società di assicurazioni sono un paradiso di Milton Friedman – non regolamentate né dalla Federal Reserve né da altre agenzie nazionali – e quindi in grado di ottenere il proverbiale “giro gratis” senza la sorveglianza del governo – la stipula di queste polizze è stata fatta da tabulati al computer, e la società ha raccolto enormi quote e commissioni senza impiegare troppo capitale proprio. Questo è quella che viene definita “auto-regolamentazione” ed è come si suppone che funzioni la Mano Invisibile.

Inevitabilmente si è scoperto che alcune delle istituzioni finanziarie che avevano effettuato scommesse per miliardi di dollari – di solito sotto forma di puntate del valore di centinaia di milioni di dollari nel corso di pochi minuti, per essere precisi – non potevano pagare. Queste scommesse vengono effettuate nel giro di millisecondi, colpi su una tastiera senza quasi alcuna interazione umana. In quel senso non è improbabile l’acquisizione da parte di individui alieni a forma di baccello. Ma in questo caso si tratta di macchine simili a robot, da qui l’analogia di prima con i Terminator. La loro improvvisa ascesa verso la dominazione è imprevista come un’invasione da Marte.

L’esempio più vicino a noi è l’invasione dei ragazzi di Harvard, della Banca Mondiale e della U.S.A.I.D.2 in Russia e nelle altre economie post-sovietiche dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, premendo per la distribuzione del libero mercato per creare cleptocrazie nazionali. Dovrebbe costituire un segno di preoccupazione per gli americani il fatto che questi cleptocrati sono diventati le Ricchezze Fondatrici dei loro rispettivi paesi. Dovremmo tenere a mente l’aforisma di Aristotele secondo cui la democrazia è la fase politica immediatamente precedente all’oligarchia.

Le macchine finanziarie che hanno messo in campo le trattative che hanno fatto fallire A.I.G. erano state programmate dai direttori finanziari per agire alla velocità della luce nel condurre contrattazioni elettroniche che duravano ognuna solo una manciata di secondi, milioni di volte al giorno. Solo una macchina potrebbe calcolare delle probabilità matematiche fattorizzate in relazione agli svolazzi verso l’alto e verso il basso dei tassi di interesse, dei tassi di cambio e dei prezzi di azioni e obbligazioni – e dei prezzi dei mutui impacchettati. E questi ultimi hanno assunto sempre più la forma di mutui spazzatura, facendo finta di essere debiti pagabili ma che erano in realtà materiale pubblicitario senza valore.

Le macchine impiegate negli hedge fund, in particolare, hanno dato un nuovo significato al Capitalismo da Casinò, da tempo applicato dagli speculatori che giocavano al mercato azionario. Significava fare puntate incrociate, perderne alcune e vincerne altre – con il governo che mette in salvo chi non paga. La svolta nel fermento delle ultime due settimane è stata che i vincitori non potevano raccogliere le proprie puntate a meno che il governo avesse pagato i debiti che i debitori non erano in grado di coprire con il proprio denaro.

Si sarebbe portati a pensare che questo avrebbe richiesto un certo livello di controllo sul governo. L’attività forse non sarebbe dovuta mai essere autorizzata. In effetti, non è mai stata auorizzata, e dunque mai regolamentata. Ma sembra sia stato fatto per una buona ragione: gli investitori negli hedge fund dovevano firmare un documento nel quale si dichiarava di essere sufficientemente benestanti per permettersi di perdere il loro denaro in questo gioco d’azzardo finanziario. Ai piccoli investitori non era consentito partecipare. Nonostante gli elevati guadagni che milioni di piccole contrattazioni generavano, erano considerati troppo rischiosi per i novellini che non avevano fondi fiduciari con cui giocare.

Un hedge fund non fa soldi producendo beni e servizi. Non avanza fondi per acquistare beni reali o addirittura per prestare denaro. Un hedge fund prende a prestito somme enormi per alzare la propria puntata con quasi credito gratuito. I suoi dirigenti non sono degli ingegneri industriali ma dei matematici che programmano computer per effettuare delle puntate incrociate su quale direzione potrebbero prendere i tassi di interesse, i tassi di cambio delle valute, i prezzi di azioni e obbligazioni – oppure i prezzi dei mutui bancari impacchettati. I prestiti impacchettati potrebbero essere puliti oppure potrebbero essere spazzatura. Non ha importanza. Tutto quello che importa è fare soldi in un mercato dove la maggior parte delle trattative dura solamente pochi secondi. Quello che crea il guadagno è la fibrillazione del prezzo – la volatilità.

Questo tipo di transazioni potrebbe rendere una fortuna, ma non è una “creazione di ricchezza” nella forma che riconoscono la maggior parte delle persone. Prima della formula matematica di Black-Scholes per calcolare il valore delle scommesse sugli hedge, questo tipo di opzioni put e call era troppo oneroso per garantire più utili a tutti, tranne che alle agenzie di brokeraggio. Ma la combinazione di potenti computer e l’”innovazione” dell’accesso quasi del tutto libero ai tavoli da gioco della finanza ha reso possibile frenetiche manovre da mordi-e-fuggi.

E allora perché il Tesoro ha ritenuto necessario entrare in questo quadretto? Perché questi speculatori dovevano essere salvati se avevano abbastanza soldi da perdere senza dover entrare sotto la tutela dello Stato? La contrattazione degli hedge fund era limitata a personaggi ricchissimi, alle banche d’investimento ed altri investitori istituzionali. Ma è diventato uno dei modi più semplici per far soldi, prestando fondi ad interesse alla gente per ripagare le loro trattative incrociate fatte al computer.

E quasi in tempo reale, questi guadagni erano pagati in commissioni, stipendi e bonus annuali che richiamano alla mente l’epoca d’oro americana degli anni antecedenti la Prima Guerra Mondiale – parecchio tempo prima che fosse introdotta l’imposta sui redditi del 1913. La cosa straordinaria riguardo a tutto questo denaro è che i suoi beneficiari non dovevano neppure sottostare alla normale imposta. Il governo aveva permesso loro di definirlo “capital gain”, ossia guadagno in conto capitale, vale a dire che il denaro era tassato solamente una parte di quanto venissero tassati i normali redditi.

Il pretesto, ovviamente, è quello che queste trattative frenetiche creano vero “capitale” ma di sicuro non è così, secondo la concezione classica del capitale del XIX secolo. Il termine è stato scollegato dalla produzione di beni e servizi, dall’assunzione di forza lavoro o dalla innovazione finanziaria. E’ più “capitale” il diritto a gestire una lotteria e raccogliere le vincite dalle speranze di chi ha perso. D’altra parte, i casinò di Las Vegas passando ai casinò sulle barche sui fiumi sono diventati un’importante “industria in crescita”, intorbidendo i concetti stessi di capitale, crescita e ricchezza.

Per chiudere i tavoli da gioco e ripagare il denaro, chi ha perso deve essere salvato – Fannie Mae, Freddie Mac, A.I.G. e chi sa chi altri arriverà? Questo è l’unico modo per risolvere il problema di come le aziende che hanno già corrisposto i propri utili ai dirigenti e agli azionisti invece di accantonarli raccoglieranno le loro vincite dai debitori insolventi e dalle compagnie di assicurazione. Questi perdenti hanno anche corrisposto gli utili ai loro direttori finanziari e agli addetti ai lavori (insieme ai soliti contributi patriottici per i candidati politici delle commissioni più importanti che hanno la responsabilità delle decisioni sulla struttura finanziaria del paese).

Tutto questo deve essere orchestrato con largo anticipo. E’ necessario comprare i politici e dar loro una storia di copertura plausibile (o almeno una serie ben congegnata di eufemismi preconfezionati) per spiegare agli elettori perché era nell’interesse pubblico salvare gli speculatori. E’ necessaria una buona retorica per spiegare perché il governo dovrebbe permettere loro di andare al casinò e tenersi tutte le vincite mentre si utilizzano finanziamenti pubblici per ripagare le perdite delle loro controparti.

Quello che è avvento il 18 e 19 settembre ha richiesto anni di preparazione, coronato da una falsa ideologia intagliata dagli esperti di pubbliche relazioni per essere trasmessa come una situazione di emergenza per gettare nel panico il Congresso – e gli elettori – poco prima delle elezioni presidenziali. Sembra essere la nostra sorpresa elettorale di settembre. In una situazione di crisi programmata, il Presidente Bush e il Segretario al Tesoro Paulson fanno ora appello al paese per unirsi in una Guerra ai proprietari di casa in bancarotta. Si dice che sia l’unica speranza per "salvare il sistema" (E di quale sistema stiamo parlando? Non è capitalismo industriale, né bancario, per quanto ne sappiamo).

La più grande trasformazione del sistema finanziario americano dai tempi della Grande Depressione è stata compressa in appena due settimane, iniziando con il raddoppio del debito del paese con la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac il 7 settembre.

La teoria economica era solita spiegare che gli utili e l’interesse erano un guadagno per un rischio calcolato. Ma oggi il gioco si chiama capital gain e gioco d’azzardo computerizzato nella direzione dei tassi di interesse, delle valute straniere e dei prezzi delle azioni – e quando si fanno cattive puntate, i salvataggi sono il guadagno economico calcolato per i contributi elettorali. Ma non è il momento di parlare di queste cose. “Ora dobbiamo agire per proteggere la salute economica della nazione da un grave rischio”, ha intonato il presidente Bush il 19 settembre.

Quello che intendeva dire è che la Casa Bianca deve garantire l’incolumità del più grande gruppo di contributori del Partito Repubblicano – cioè Wall Street – mettendo in salvo le loro pessime puntate. “Ci saranno ampie opportunità di discutere le origini di questo problema. Ora è il momento di risolverlo”. In altri termini, non facciamone una questione elettorale. “Nella storia della nostra nazione ci sono stati momenti che ci hanno richiesto di unirci e andare oltre le linee di partito per fronteggiare le sfide più importanti. Questo è uno di quei momenti”. Proprio prima delle elezioni presidenziali!

Le stesse frottole erano state sentite in precedenza, venerdì mattina, dal Segretario al Tesoro Paulson: “La salute della nostra economia ci richiede di lavorare insieme per una rapida azione bipartisan”. Gli annunciatori avevano detto che erano stati discussi 500 miliardi di dollari per le manovre di oggi.

Buona parte della colpa dovrebbe andare all’amministrazione Clinton per aver portato all’abrogazione della legge Glas-Stegall nel 1999, consentendo alle banche di fondersi nei casinò. O piuttosto, i casinò hanno assorbito le banche. Ed è questo che ha messo a rischio i risparmi degli americani.

Ma questo significa che davvero l’unica soluzione è quella di far risalire il mercato immobiliare? Il piano Paulson-Bernanke è quello di consentire alle banche di svendere le case di cinque milioni di debitori di mutui che quest’anno stanno affrontando un’insolvenza o il pignoramento! I proprietari di casa con “mutui a tasso variabile in procinto di esplodere” perderanno la loro abitazione ma la Fed pomperà abbastanza credito alle agenzie di prestiti di mutui per consentire ai nuovi acquirenti di indebitarsi quanto basta per impossessarsi dei mutui spazzatura che sono attualmente nelle mani degli speculatori.

E’ giunto il momento per un’altra bolla finanziaria e immobiliare che salvi i prestatori e gli impacchettatori di mutui spazzatura.

Gli Stati Uniti sono entrati in una nuova guerra – una Guerra per salvare i trader dei derivati computerizzati. Come la guerra in Iraq, anche questa si basa sulle menzogne e vi si è preso parte in un’apparente situazione di emergenza – verso cui la soluzione ha poco a che vedere con la causa sottostante dei problemi.

Sul piano delle sicurezza finanziaria, il governo pagherà le obbligazioni di debito collaterizzate (CDO) che Warren Buffett ha definito “armi di distruzione di massa finanziaria”. Non c’è da stupirsi che questa distribuzione di denaro pubblico sia gestita dallo stesso gruppo di persone che metteva in guardia così religiosamente il paese sulle armi di distruzione di massa in Iraq.

Il Presidente Bush e il Segretario al Tesoro Paulson hanno annunciato che questo non è il momento per dissapori bipartisan per il cambiamento della politica pubblica a favore dei creditori piuttosto che dei debitori. Non c’è tempo per ridurre il più grande salvataggio della storia una questione elettorale. Non è il momento adatto per discutere se è una buona cosa quella di far salire di nuovo i prezzi del mercato immobiliare ad un livello tale che obbligherà i nuovi acquirenti ad indebitarsi sempre di più ed impiegare all’incirca il 40 per cento della loro busta paga.

Ricordate quando il Presidente Bush e Alan Greenspan comunicavano agli americani che non c’erano abbastanza soldi per pagare la Previdenza Sociale (per non parlare di Medicare3) perché in futuro (tra 10 anni? 20 anni? 40 anni?) il sistema potrebbe avere un disavanzo di quello che ora sembrano delle insignificanti centinaia di miliardi di dollari spalmati su molti molti anni. In sostanza, se non riusciamo a capire come pagare, affossiamo subito il progetto. Bush e Greenspan avevano ovviamente un’utile soluzione. Il Tesoro poteva trasferire il denaro proveniente dalle Previdenza Sociale e dall’assicurazione sanitaria verso Bear Sterns, Lehman Brothers e i loro confratelli per essere investito con la “magia dell’interesse composto”.

Che cosa sarebbe accaduto alla Previdenza Sociale se fosse stato fatto? Forse dovremmo considerare gli avvenimenti delle ultime due settimane come la cessione agli speculatori di Wall Street di tutto il denaro che era stato messo da parte da quando la Commissione Greenspan nel 1983 aveva spostato il peso fiscale sulle trattenute in busta paga per il Federal Insurance Contributions Act4. Non sono i pensionati a venire salvati, ma gli investitori di Wall Street che hanno firmato documenti nei quali si affermava che potevano permettersi di perdere i loro soldi.

Lo slogan dei Repubblicani per novembre dovrebbe essere “Viva l’assicurazione sul gioco d’azzardo, abbasso l’assicurazione sanitaria”. La tanto glorificata Strada verso la Schiavitù non è stata progettata in questo modo. Frederick Hayek e i suoi ragazzi di Chicago hanno insistatito sul fatto che la schiavitù arriverebbe dalla pianificazione e della regolamentazione del governo. Questa visione ha ribaltato le idee dei riformatori dell’era classica e progressista che dipingevano il governo come la mente della società, il suo timone per regolare i mercati – e liberarli dal profitto senza giocare un ruolo essenziale nella produzione.

La teoria della democrazia fa affidamento sul presupposto che gli elettori agirebbero nel proprio interesse. I riformatori del mercato elaborarono un’ipotesi simile affermando i consumatori, i risparmiatori e gli investitori promuoverebbero la crescita economica agendo con piena conoscenza e consapevolenzza delle dinamiche in gioco. Purtroppo la Mano Invisibile si è rivelata un inganno contabile, prestiti di mutui spazzatura, insider trading e il fatto di non riuscire di collegare l’aumento vertiginoso del debito con la possibilità di pagare da parte dei debitori – uno scompiglio apparentemente legittimato da modelli commerciali computerizzati, ed ora benedetti dal tesoro.


Michael Hudson è il presidente dell’ Institute for the Study of Long-Term Economic Trends (ISLET), un analista finanziario di Wall Street, professore emerito di economia all’Università del Missouri ed autore di “Super Imperialism: The Economic Strategy of American Empire” (1972 e 2003) e di “The Myth of Aid” (1971).


Note del traduttore:

1 Gioco di parole che unisce i termini “banchieri + gangster”.
2 La U.S.A.I.D. (United States Agency for International Development) è un’organizzazione governativa americana responsabile degli aiuti all’estero di carattere umanitario.
3 Medicare è un programma di assicurazione sociale istituito nel 1965 (e amministrato dal governo degli Stati Uniti) per fornire una copertura sanitaria ai cittadini di oltre 65 anni di età oppure a coloro che soffrono di gravi patologie o infermità.
4 La trattenuta per il Federal Insurance Contributions Act è un’imposta presente nelle buste paga dei lavoratori dipendenti americani per finanziare sia la Previdenza Sociale che Medicare. Corrisponde sostanzialmente alla voce del contributo al Servizio Sanitario Nazionale presente nelle busta paga dei lavoratori dipendenti italiani.