domenica 23 novembre 2008

Vigilanza RAI: una vomitevole telenovela

Un paio di articoli sulla scandalosa e penosa vicenda della presidenza della Commissione di Vigilanza RAI.

Una telenovela da vomito.



Vigilanza RAI: e ora chi schioda il democristiano?

di Mariavittoria Orsolato – Altrenotizie – 22 Novembre 2008

Continua a trascinarsi in una penosa catena di eventi il melodramma della commissione di vigilanza Rai. L’elezione a tradimento dell’ex Udeur Villari, come preannunciato, ha sollevato un polverone di polemiche e ha scoperto altarini che in molti disperavano ormai di vedere svelati. Dopo il battibecco sulla legittimità di un’elezione avvenuta fuori dalle normali consuetudini, le dimissioni di quello che già sembrava un cavallo di Troia, erano intese ed attese come atto dovuto ma, ad una settimana dall’annuncio, il nostro Villari Riccardo non sembra proprio intenzionato a lasciare la sedia a Sergio Zavoli - senatore Pd nonché ex presidente Rai - su cui i favori di entrambi gli schieramenti sono caduti dopo l’impasse Orlando. E siccome, a quanto si dice, “ la parola dimissioni non esiste nel vocabolario di un democristiano”, l’attuale presidente di commissione si dichiara “sereno” e prepara già bozze di regolamenti e ordini del giorno perché “è mia intenzione ferma porre al primo posto la priorità di ogni parlamentare, che è quella di rispettare e garantire le istituzioni repubblicane”. Come suol dirsi, il patriottismo è l’ultima spiaggia dei cialtroni.

Espulso lo scorso giovedì dal suo partito di riferimento, il Pd, Villari è ormai osteggiato anche da quella maggioranza che l’ha votato ed ora va letteralmente in onda il più classico degli scaricabarili. Per Veltroni la patata bollente passa nelle mani del governo: “Abbiamo fatto un’intesa con palazzo Chigi su un nome di assoluto livello. A questo punto il problema non è più mio, ma riguarda il Pdl. Sta a loro, se lo ritengono, risolvere la questione. Sta a loro applicare l’intesa”.

Fini e Schifani, come due maschere teatrali, pregano cortesemente Villari di abbandonare Palazzo San Macuto senza troppi strepiti e lo stesso Berlusconi afferma: “Maggioranza e opposizione hanno condiviso e concordato la designazione del senatore Zavoli a presidente della commissione di Vigilanza. Il senatore Villari può dirsi soddisfatto - ha ribadito - di avere in fondo contribuito a determinare queste condizioni e può quindi serenamente rassegnare le dimissioni convinto di rendere così un servizio alle istituzioni”.

Ad oggi le dimissioni non sono arrivate, ma in compenso è stato emanato un lungo comunicato a cui Villari affida le sue ragioni chiedendo "rispettosamente a tutti i colleghi della commissione, di compiere un atto di coraggio e di permettere a questo organo di garanzia di svolgere il suo delicato e impegnativo lavoro. Chiedo alla politica dei partiti di fare un passo indietro per lasciare che le scelte almeno negli organi di garanzia vengano effettuate dai parlamentari e venga rispettata la dignità della politica delle istituzioni". Dopo la polemica defezione degli esponenti dell’Italia dei Valori, avvenuta dopo il rinnego dell’ex candidato Orlando, anche i commissari del Pd hanno deciso di non partecipare alle prossime sedute della Vigilanza Rai fino a quando Villari non lascerà l’incarico.

Una commedia degli equivoci, quindi, che lascia il Paese sostanzialmente stupefatto davanti a cotanta faccia tosta. Solo un paio di giorni fa, in diretta su La7, si discuteva proprio della vicenda vigilanza, ospiti in studio ad “Omnibus” Donadi per l’IdV, Latorre per il Pd e Bocchino per il Pdl. Nel pieno di uno scontro tra Donadi e Bocchino, le telecamere hanno pizzicato il senatore Latorre, dalemiano doc che con Villari condivide la provenienza geografica, suggerire con un bigliettino la risposta giusta all’avversario Bocchino per mettere in difficoltà l’alleato - per lo meno sulla carta - Donadi.

Una scena patetica e degradante che nemmeno le risate preregistrate di “Striscia la Notizia”, su cui è andato in onda il replay, sono riuscite a edulcorare. Una scena che però ha avuto il merito di fungere da epifania per tutti quelli che ancora credevano che il Pd fosse un organo di opposizione. L’immagine che questa vicenda restituisce all’elettorato è senza dubbio quella di una politica che, più che con la democrazia, ha a che fare con la cortigianeria di bassa lega: Di Pietro nel suo lessico indubbiamente folkloristico ha reso bene l’idea: “Vendersi per trenta denari”.

Qualunque sia l’epilogo di questa tragicomica situazione, è bene rendersi conto - come afferma Curzio Maltese su La Repubblica - che “l'intero sistema politico è tenuto in scacco da un trecartista mastellato, per giunta su una vicenda, il potere in Rai, che di suo dà il voltastomaco alla maggioranza degli italiani”. Comunque vada sarà un successo, diceva Chiambretti riguardo al suo Sanremo; qui al massimo si potra dire “comunque vada sarà un disastro”. Lo è già, almeno per quella poca credibilità che la politica italiana ancora detiene.


Il prodotto della furbizia
di Curzio Maltese – La Repubblica – 21 Novembre 2008

Nel teatro classico del trasformismo, la Rai, va in scena l'eterno conflitto delle classi dirigenti italiane: di qua i furbi, di là gli incapaci. Al centro, un personaggio che incarna bene i vizi di entrambi, il senatore Riccardo Villari.

Figura mediocrissima, un peone d'altri tempi, ma alla quale dobbiamo una lezione esemplare sui mali della politica nazionale. Democristiano di quarta fila e piccolo barone della medicina, Villari è stato riciclato prima da Mastella e poi da Rutelli non tanto in virtù di dubbie doti politiche, quanto per la conclamata cortigianeria. Cioè la principale e a volte unica competenza richiesta per fare carriera in politica.

E' noto tuttavia, dai tempi di Hegel, che un servo gode di un vantaggio decisivo sul padrone: può sempre trovarsene un altro. Magari più ricco e potente. Villari, a giudicare da come si muove, deve averne trovato uno ricchissimo.

Eletto senatore con i voti della sinistra e presidente della Commissione Vigilanza Rai con i voti della destra, il senatore Villari ha subito annunciato urbi et orbi che non si sarebbe dimesso. Non perché fosse un traditore, un opportunista dei tanti, un cialtrone insomma. No, non si sarebbe dimesso per "rispetto nei confronti delle istituzioni". Infatti, ha chiesto d'incontrare i presidenti di Camera e Senato, dai quali ha ottenuto copertura istituzionale, in cambio di un solenne giuramento: "Mi dimetterò il giorno in cui sarà trovato un nome condiviso da maggioranza e opposizione". Poi il nome eccellente è stato trovato, quello di Sergio Zavoli.

Eppure l'eroico Villari non si dimette lo stesso. Le istituzioni, una dopo l'altra gli hanno ritirato la copertura, a cominciare da Fini, seguito da Schifani e in ultimo da Berlusconi. Gli chiedono di andarsene. Ma lui resta. Fedele all'unica istituzione che quelli come lui riconoscono tale: se stesso. Se il mandante del pasticcio è Berlusconi, com'è ovvio sospettare, si capisce che abbia scelto uno così. Chi altri, del resto? Dall'istante in cui approda a Palazzo Chigi, Berlusconi ha la prima e l'ultima parola su tutto quanto riguarda la televisione, il suo regno privato. Decide il presidente della Rai, dopo aver esaminato i candidati nella sua residenza privata. Decide in prima persona il direttore generale, i direttori di telegiornali e perfino le presentatrici. Decide quali trasmissioni possono continuare e quali si debbono chiudere.

Con l'elezione a sorpresa di Villari, il premier ha voluto scegliere anche il presidente della Commissione di Vigilanza che spetta all'opposizione. Con fiuto infallibile, ha pescato nel mucchio il tartufo. Tartufo Villari, o dell'ipocrisia.

La trappola era ben congegnata e lanciata fra i piedi di un'opposizione già in difficoltà. L'immagine della leadership democratica esce indebolita dalle sempre più evidenti contraddizioni del partito. Perché, per esempio, l'espulsione di Villari e neppure un cartellino giallo per Nicola Latorre, che durante un talk show ha suggerito con un bigliettino la risposta giusta all'avversario politico Bocchino per mettere in difficoltà l'alleato Donadi? Un distinguo etico fra i due è arduo. Uno politico no. Villari è un cane sciolto, ereditato da Mastella, mentre Latorre è il messo di D'Alema, un intoccabile.

Comunque vada a finire, la fotografia di queste ore è desolante. L'intero sistema politico è tenuto in scacco da un trecartista mastellato, per giunta su una vicenda, il potere in Rai, che di suo dà il voltastomaco alla maggioranza degli italiani. Veltroni ne esce come un vaso di coccio fra due vincitori, il "furbo" Berlusconi e l'"onesto" Di Pietro. Per uscire dall'impasse, ci vorrebbe un gesto d'orgoglio, magari l'abbandono definitivo del tavolo di trattative Rai, con annesso balletto di nomine.

Ma forse è chiedere troppo a un ceto politico che considera la televisione il principale strumento di legittimazione, l'oggetto unico del desiderio. Disposti a tutto pur di ottenere la benedizione di un Vespa, un consigliere d'amministrazione, le briciole della torta regalata tanto tempo fa a uno solo, che ora vuol portarsi via pure il vassoio.

venerdì 21 novembre 2008

Al Qaeda: in Italia c'e' ancora chi crede a Babbo Natale


Qualche giorno fa immancabilmente e arrivato puntuale il nuovo video della fantomatica Al Qaeda con protagonista il medico egiziano Al Zawahiri, il cosiddetto numero 2 dellorganizzazione.

Oggetto dello sproloquio dell'egiziano era Obama.


Ma ormai nel mondo la preoccupazione per "Al Qaeda" e' pari quasi a zero, essendo ben altri i veri problemi che bisogna affrontare nel prossimo futuro, vedi ad esempio le conseguenze della crisi economica globale.


E lo stesso ministro degli Interni tedesco Wolfgang Schaeuble qualche giorno fa in un'intervista al settimanale Stern, alla domanda se la societa' libera sia oggi piu' minacciata da Bin Laden o dagli istituti di credito, non ha avuto dubbi nel rispondere "Al momento ci preoccupano piu' le banche di Bin Laden".


Sono rimasti ormai solo i media italiani a dare risalto alle farneticazioni di un'entita' astratta denominata Al Qaeda e che esiste ancora soltanto nella fantasia malata di qualche squilibrato sparso nel mondo, tra cui il giornalista del Corriere della Sera che ha scritto il patetico e ridicolo articolo qui di seguito pubblicato dopo quello di Alessio Marri.



Ancora allarme Al Qaeda, i media italiani restano soli

di Alessio Marri – Megachip – 20 Novembre 2008


“Al Qaeda ad Obama: “Sei solo un negro filoisraeliano”. “Al Zawahiri minaccia e insulta Obama”. “Al Qaeda agli Usa: convertitevi e ritiratevi”. Aperture in prima pagina, primi titoli dei Tg. Titoli aggressivi, gridati.

Nelle ultime settimane la stampa italiana, come ben descritto in un
articolo di Paolo Maccioni su Megachip, si sta smarcando drasticamente dall’agenda informativa mondiale. Se in Italia si aprono telegiornali e prime pagine sulle dichiarazioni più o meno attendibili di terroristi e fondamentalisti islamici, risulta assai grottesco verificare sui più importanti quotidiani americani, dal «Washington Post», al «Wall Street Journal» fino al «New York Times», un totale o quasi disinteresse per le medesime questioni.


I nostri media si prodigano in decine di editoriali, approfondimenti e riesumazioni degli episodi più sensazionali dell’11 Settembre. Oltreoceano, paradossalmente, concedono solo brevi, piccoli flash, al massimo articoli di spalla ad eventi correlati all’inasprimento del conflitto in Afghanistan, alla difficile normalizzazione dell’Iraq e ancora alle tensioni con l’Iran.


L’aria è cambiata, ma in Italia in pochi sembrano essersene accorti. I tempi del neo-teo-conservatorismo estremo del duetto George W. Bush – Dick Cheney volgono a essere solo un brutto ricordo. L’elezione di un democratico del valore di Barack Obama non rappresenterà certo una svolta epocale nella conduzione della politica estera americana, ma il primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America appare particolarmente cosciente che oggi la minaccia più grande per il suo paese non arriva dagli uomini di Al Qaeda ma più propriamente dall’interno, ed ha un volto e un nome preciso: è la crisi economica.


Maccioni ha additato opportunamente la motivazione originale delle scelte editoriali della stampa italiana nel sensazionalismo, nel tentativo di alzare il tiro e con esso l’audience e le vendite. Senz’altro.


Ma c’è qualcosa in più.


Da un lato sui media italiani pesa il complessivo condizionamento a stelle e strisce dell’
agenda setting, una condizione di mera dipendenza politica figlia in primis del ruolo subalterno di un paese libero a metà.

Dall’altro la messa in moto di una raffinata macchina fatta di giornalisti, opinion maker, presentatori televisivi e scrittori votati esclusivamente a rinfocolare lo scontro di civiltà.
Un meccanismo che difficilmente raggiunge l’autocoscienza completa, difficilmente comprende quando e come fermarsi. Specialmente in un paese di burattinai come l’Italia, dove un ex ministro della Repubblica come Maurizio Gasparri si permette di dichiarare impudicamente che “l’elezione di Obama renderà felice Al Qaeda”.


Come possiamo anche solo ipotizzare che un Massimo Teodori, un Ernesto Galli della Loggia o ancora un Angelo Panebianco, personaggio capace di difendere a spada tratta in prima pagina sul Corsera l’impiego della tortura, possano rendersi conto realmente che è venuta l’ora di mantere basso il profilo? In America la situazione resta comunque molto più semplice e chiara. Come dimostrato da una straordinaria inchiesta apparsa sul «New York Times», se servono sostenitori della guerra, della tortura, delle armi biologiche o nucleari, il Pentagono arruola ex ufficiali in pensione trasformandoli in politologi indipendenti estremamente funzionali per la Tv di massa. In Italia immaginiamo non sia molto differente, ma un fatto è certo: si tratta di gente meno sveglia.



Al Zawahiri insulta e minaccia Obama

di Guido Olimpio – Il Corriere della Sera – 19 Novembre 2008


Il presidente eletto Usa definito «negro» e contrapposto a «rispettabili neri americani» come Malcolm X


Ha atteso le prime mosse di Obama, ha cercato di capire cosa il neopresidente vorrà fare sulla scena internazionale e alla fine ha parlato mettendo fine ad un lungo silenzio. Ayman Al Zawahiri, nel primo commento diretto sul voto Usa, è ricorso ad insulti razzisti contro Obama definito «un negro (o servo) di casa» e una persona «disonorevole», colpevole di aver tradito le sue origini musulmane appoggiando Israele.


Epiteti poi ripetuti nei confronti dell’ex segretario di Stato Colin Powell e di Condoleeza Rice. L’ideologo qaedista ha sostenuto che l’esponente democratico è l’esatto contrario di Malcom X, un personaggio “onorevole”. Al Zawahiri sembra essersi ispirato proprio a Malcom X che in un famoso discorso fece la distinzione tra il “buon negro di casa” e il “negro dei campi”. Il primo è colui che vive con i bianchi e accetta lo status quo, il secondo è quello che se vede bruciare la casa del padrone gioisce.


Al Zawahiri ha affidato le sue parole ad un audio inserito in un video con immagini di Malcom X raccolto in preghiera e di Obama con personalità ebraiche. Nel messaggio, diffuso via Internet, l’esponente terrorista afferma che il piano di Obama di spostare truppe dall’Iraq all’Afghanistan per combattere Al Qaeda è destinato al fallimento. Una profezia accompagnata dall’appello a lanciare nuovi attacchi contro i “criminali americani”.

Il contenuto dell’audio conferma ancora una volta la tendenza dei leader qaedisti a intervenire sui temi interni americani e in questo caso alle tensioni razziali.


Già in passato Osama e Al Zawahiri avevano citato Malcom X e la questione degli indiani. Nel contempo vogliono trasmettere ai loro seguaci le parole d’ordine: Obama è un nemico, nessuna tregua, non fatevi ingannare dalle promesse di svolta. Sul piano più generale ad Al Qaeda, anche se non bada troppo a chi siede nella Casa Bianca, appare diffidente e incerta su Obama.


Non lo conosce, non può agire con il pilota automatico come con Bush, teme le possibilità novità in campo internazionale e soprattutto l’iniziale reazione favorevole alla sua elezione. Dubbi espressi anche da un personaggio autorevole come lo “sceicco” Qardawi, molto ascoltato nel mondo arabo, e da altri commentatori che hanno definito Obama “un bianco con i guanti neri”.


Infine un’annotazione sui tempi. Osama è rimasto silenzioso sul voto Usa e non ha fatto la dichiarazione di voto come era avvenuto nel 2004. Al Zawahiri si è mantenuto sulla stessa linea provocando speculazioni su possibili difficoltà dei capi terroristi. La scelta di mescolare un audio con vecchie immagini segnala la cautela degli estremisti che vivono nell’ossessione di essere intercettati. Un timore accresciuto dai pesanti raid lanciati dalle forze Usa ai confini tra Pakistan e Afghanistan.

La scommessa Obama

Iniziano gia’ a trapelare i primi nomi della futura Amministrazione USA guidata da Obama. L'avvocato di Washington Eric Holder dovrebbe assumere la carica di ministro della Giustizia e il leader della maggioranza democratica al Senato, Tom Daschle, diventerebbe ministro della Sanità.

Nei giorni scorsi si era parlato della governatrice dell'Arizona, Janet Napolitano, come prossimo segretario della Sicurezza interna, ma ora fonti dello staff di Obama frenano su questo nome.
Sembra invece confermata la nomina a segretario di Stato per Hillary Clinton.

Comunque sia, mentre negli USA a Standish, un villaggio del Maine di 9285 abitanti, un locale ha gia’ deciso di accettare scommesse da 1 dollaro sull'assassinio di Obama - titolo del gioco/scommessa “Osama Obama Shotgun Pool”, accompagnato dalla scritta “Speriamo che qualcuno vinca” - qui di seguito una spietata e lucida analisi su cio’ che potrebbe rappresentare la futura Amministrazione Obama.

Sempre che qualcuno non vinca veramente quella scommessa…


Vi hanno fregati di nuovo?
di Paul Craig Roberts - Counterpunch - 10 Novembre 2008
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALCENERO

Non sarà Obama a cambiere le cose: il cambiamento che sta arrivando è la fine dell'impero americano e del Nuovo Secolo Americano

Se il cambiamento che il presidente eletto Obama ha promesso comprende la fine delle guerre di aggressione Usa e la fine del furto ai danni dei contribuenti da parte dei potenti interessi finanziari, come si spiegano le scelte di Obama in merito ai consiglieri di politica estera ed economica? Infatti, la scelta di Obama di Rahm Emanuel come capo dello staff della Casa Bianca è un segnale che il cambiamento è finito con l'elezione di Obama. L'unica cosa diversa della nuova amministrazione saranno le facce.

Rahm Emanuel è un sostenitore dell'invasione dell'Iraq da parte di Bush. Emanuel ha ottenuto importanza nel partito democratico come risultato dei suoi legami di finanziamento con l'AIPAC. Grande sostenitore del American Israeli Public Affairs Committee, egli proviene da una famiglia terrorista. Suo padre era un membro dell'Irgun, un'organizzazione terrorista ebraica che utilizzò la violenza per cacciare i britannici e i palestinesi fuori dalla Palestina allo scopo di creare uno Stato ebraico. Durante la guerra del Golfo del 1991, Rahm Emanuel si presentò volontario per prestare servizio nell'Israel Defense Forces, l'esercito israeliano.

Egli era un membro del consiglio di amministrazione di Freddie Mac, ricevendo $231655 come compenso dirigenziale nel 2001. Secondo Wikipedia, " durante il periodo in cui Emanuel fece parte del consiglio, Freddie Mac fu tormentata da scandali riguardanti contributi elettorali e irregolarità contabili". Nel suo articolo “Hail to the Chief of Staff,” Alexander Cockburn descrive Emanuel come un "super falco del Likud", che, come presidente del Democratic Congressional Campaign Committee nel 2006, " ha compiuto grandi sforzi per tagliare le gambe a candidati democratici contrari alla guerra".

I miei scoraggiati amici nel movimento pacifista israeliano si chiedono: "Che cosa ci fa quest'uomo nell'amministrazione Obama?".

L'elezione di Obama era necessaria come unico mezzo a disposizione degli americani per dare ai repubblicani la responsabilità per i loro crimini contro la costituzione e i diritti umani, per la loro violazione delle leggi Usa e internazionali, per le loro menzogne e i loro inganni, e per i loro trucchi finanziari. Come ha scritto un editorialista della Pravda: "solo Satana sarebbe stato peggio del regime Bush. Perciò si poteva ipotizzare che la nuova amministrazione Usa non sarebbe mai potuta essere peggio di quella che ha separato i cuori e le menti degli americani dai loro fratelli nella comunità internazionale, che ha sconvolto il resto del mondo con le tattiche 'colpisci e terrorizza' comprendenti campi di concentramento, tortura, genocidio e totale mancanza di rispetto per la legge internazionale".

Ma i consiglieri di Obama provengono dalla stessa banda di Bush, fatta di delinquenti di Washington e banchieri gangster di Wall Street. Richard Holbrooke, era assistente segretario di Stato e ambasciatore per l'amministrazione Clinton. Egli ha implementato la politica per allargare la Nato e portare l'alleanza militare sui confini russi contravvenendo alla promessa fatta da Reagan a Gorbaciov. Holbrooke è anche coinvolto nell'illegale bombardamento della Serbia compiuto dall'amministrazione Clinton, un crimine di guerra che ha ucciso civili e diplomatici cinesi. Se non è egli stesso un neocon, Holbrooke è un loro stretto alleato.

Madeline Albright è il segretario di Stato dell'era Clinton che disse a Leslie Stahl (60 Minutes) che la politica Usa di sanzioni in Iraq, che risultò nella morte di centinaia di migliaia di bambini iracheni, aveva obiettivi abbastanza importanti da giustificare la morte di quei bambini. Le ignobili parole della Albright furono: " pensiamo che ne sia valso il prezzo" [“we think the price is worth it”, vedi filmato sotto n.d.t.]. Wikipedia riporta che questa immoralista ha fatto parte del consiglio di amministrazione della borsa di New York al tempo dello scandalo per il compenso da $ 187,5 milioni a Dick Grasso.

Dennis Ross ha legami di lunga data con i "negoziati di pace" Israelo-palestinesi. Un membro della sua squadra al tempo dell'era Clinton, Aaron David Miller, ha scritto che durante il 1999-2000 la squadra per i negoziati guidata da Ross agì come avvocato di Israele: "dovevamo prima di tutto passare le cose a Israele". Ciò " spogliò la nostra politica dell'indipendenza e della flessibilità richieste da un serio processo di pace. Se non potevamo mettere sul tavolo delle proposte senza averle prima controllate insieme agli israeliani, e se ci rifiutavamo di fare pressioni quando dicevano di no, come poteva essere efficace la nostra mediazione?" Secondo Wikipedia, Ross "è il presidente di un nuovo think tank con base a Gerusalemme, il Jewish People Policy Planning Institute [Istituto di Pianificazione Politica del Popolo Ebraico n.d.t.], finanziato e fondato dalla Jewish Agency”.

Chiaramente questo non è un gruppo di consiglieri che fermerà le guerre dell'America contro i nemici di Israele, o costringerà il governo israeliano ad accettare le condizioni necessarie per un'autentica pace in Medioriente.

Ralph Nader aveva previsto tutto ciò. Nella sua " lettera aperta a Barack Obama" (3 novembre 2008), Nader faceva notare ad Obama che la sua "trasformazione da articolato difensore dei diritti dei palestinesi... a un automa della lobby della linea dura AIPAC" mette Obama in disaccordo con la "maggioranza degli ebrei americani" e "con il 64% degli israeliani". Nader cita la descrizione dell'apparizione di Obama davanti all'AIPAC fatta dallo scrittore e pacifista israeliano Uri Avnery: "qualcosa che ha rotto ogni record di ossequiosità e servilismo". Nader condanna Obama per la sua " palese mancanza di coraggio politico, per essersi arreso alle richieste degli estremisti di proibire all'ex presidente Jimmy Carter di parlare alla convention nazionale democratica". Carter, che raggiunse l'unico significativo accordo di pace tra Israele e gli arabi, è stato demonizzato dalla potente lobby AIPAC per avere criticato la politica israeliana di apartheid verso i palestinesi i cui territori sono occupati con la forza da Israele.

Il team economico di Obama è altrettanto pessimo. La sua star è Robert Rubin, il banchiere gangster che è stato segretario al Tesoro nell'amministrazione Clinton. Rubin è responsabile per l'abolizione della legge Glass-Steagall e, perciò, per l'attuale crisi finanziaria. Nella sua lettera a Obama, Nader fa notare che Obama ha ricevuto contributi elettorali senza precedenti da interessi aziendali e di Wall Street. “Mai prima d'ora un candidato democratico alla presidenza aveva ottenuto questa supremazia sul suo avversario repubblicano”.

Il discorso della vittoria di Obama è stato magnifico. Le telecamere che riprendevano le facce nel pubblico mostravano la speranza e la convinzione che hanno spinto Obama alla presidenza. Ma Obama non può portare un cambiamento a Washington. Non c'è nessuno tra quelli del gruppo di Washington che egli può nominare che sia capace di portare un cambiamento. Se Obama dovesse andare a cercare fuori dal solito circolo, chiunque venisse sospettato come portatore di cambiamento non potrebbe essere confermato dal Senato. Potenti gruppi di pressione – AIPAC, il complesso militare-industriale, Wall Street-- usano la loro influenza politica per bloccare nomine inaccettabili.

Come Alexander Cockburn ha detto di Obama in un articolo pre-elettorale, “la fredda mano del passato non ha mai tenuto così strettamente in pugno un candidato 'riformista'”. Obama ha confermato il verdetto di Cockburn nella sua prima conferenza stampa da presidente eletto. A dispetto delle unanimi US National Intelligence Estimate [valutazioni dell'intelligence USA n.d.t.], che hanno concluso che l'Iran ha smesso di lavorare ad armi nucleari 5 anni fa, e ignorando le continue certificazioni da parte della International Atomic Energy Agency sul fatto che nulla del materiale per il reattore civile iraniano è stato dirottato ad uso bellico, Obama ha ritirato fuori la propaganda della Lobby Israeliana e ha accusato l'Iran di “sviluppo di armi nucleari” e ha promesso di “impedire che ciò accada”.

Il cambiamento che sta arrivando in America non ha nulla a che vedere con Obama. Il cambiamento proviene dalla crisi finanziaria creata dall'avidità e dalla irresponsabilità di Wall Street, dall'erosione del ruolo di moneta di riserva del dollaro USA, dagli innumerevoli pignoramenti a seguito di mutui, dalll'offshoring di milioni dei migliori posti di lavoro americani, da una recessione sempre più profonda, dal fatto che pilastri della manifattura USA –Ford e General Motors-- stanno implorando il governo perchè dia loro il denaro dei contribuenti per rimanere in vita, e dai deficit commerciali e di bilancio che sono troppo grandi per essere chiusi con mezzi normali.

Tradizionalmente il governo si affida alla politica monetaria e a quella fiscale per sollevare l'economia fuori da una recessione. Ma il denaro facile non sta funzionando. I tassi di interesse sono già bassi e la crescita monetaria è già alta, eppure la disoccupazione aumenta. Il deficit di bilancio è già enorme – un record mondiale-- e i conti in rosso non stimolano l'economia. Tassi di interesse ancora più bassi e un deficit di bilancio ancora più alto possono aiutare un'economia che si è spostata all'estero, lasciando dietro di se dei consumatori senza lavoro sovraccarichi di debiti?

Quanto ancora potrà prendere a prestito il governo? I creditori stranieri dell'America si stanno ponendo la domanda. Un organo ufficiale del partito di governo cinese ha recentemente chiesto ai paesi europei e asiatici di “bandire il dollaro USA dalle loro relazioni commerciali dirette, affidandosi solamente alle loro valute”. “Perché”, si chiede un'altra pubblicazione cinese, “la Cina dovrebbe aiutare gli USA a emettere debito senza fine con la convinzione che il credito nazionale degli USA possa espandersi senza limite?”.

Il mondo si è stancato dell'egemonia americana e ne ha abbastanza dell'arroganza dell'America. La reputazione dell'America è a pezzi: la debacle finanziaria, i conti in rosso senza fine, Abu Ghraib, Guantanamo, le rendition, la tortura, le guerre illegali basate su bugie e inganni, la mancanza di rispetto per la sovranità degli altri paesi, i crimini di guerra, il disprezzo per la legge internazionale e le Convenzioni di Ginevra, l'assalto contro l'habeas corpus e la separazione dei poteri, uno stato di polizia in patria, la costante interferenza negli affari interni degli altri paesi, l'ipocrisia senza limiti.

Il cambiamento che sta arrivando è la fine dell'impero americano. L'egemone ha finito il denaro e l'influenza. Obama, in quanto “primo presidente nero dell'America” solleverà speranze e, perciò, permetterà che la recita continui un po' più a lungo. Ma il Nuovo Secolo Americano è già finito.


Paul Craig Roberts è stato Assistante Segretario al Tesoro USA nell'amministrazione Reagan. E' stato Associate Editor della pagina editoriale dello Wall Street Journal e Contributing Editor della National Review. E' coautore di "The Tyranny of Good Intentions".


La solita elemosina...una tantum

Il governo italiano sta pensando di elargire la solita elemosina alla fascia meno abbiente di italiani, in coerente linea con i tipici e inutili provvedimenti una tantum tanto cari alla destra italiana di governo.

A Natale potrebbe infatti arrivare un bonus fiscale variabile tra 150 e 700-800 euro per le famiglie con redditi inferiori a 20 mila euro all'anno. La cifra variera’ a secondo dei figli e dei famigliari a carico e ne avrebbero diritto:

- i coniugi senza figli fino a 12 mila euro di reddito
- le famiglie composte da 3-5 componenti tra 12 mila e 17 mila euro
- le famiglie con sei o più componenti fino a 20 mila euro.

Le prime ipotesi prevedevano di restringere l'intervento ai soli lavoratori dipendenti e ai pensionati. Ora invece il governo, nella sua enorme generosita’ e genialita', starebbe pensando anche ad altre categorie di contribuenti.
Per i lavoratori dipendenti il bonus sarà pagato probabilmente dai sostituti d'imposta. Per chi invece non ha un sostituto, il bonus potrebbe essere erogato direttamente dall'Agenzia delle entrate con le stesse modalità del bonus incapienti.

Il costo totale di quest'ennesima inutile elemosina dovrebbe aggirarsi fra 1 e 1,5 miliardi di euro.
Tutto cio’ sara’ comunque definito nel decreto che sara’ varato la prossima settimana.

Ma gli interventi che al momento dovrebbero rientrare quasi sicuramente nel provvedimento sono la proroga della detassazione degli straordinari, la riduzione di 3-4 punti degli acconti fiscali, lo spostamento del pagamento Iva (che dal momento dell'emissione della fattura slitterebbe al momento dell'incasso) e una norma che prevede il riallineamento per le imprese che non hanno applicato ancora i criteri contabili internazionali.

Insomma, un ridicolo pannicello caldo contro la valanga in arrivo.


Il falo’ delle banalita’
di Eugenio Benetazzo – 20 Novembre 2008

Le emittenti nazionali fanno ormai a gara ad organizzare nei loro palinsesti la tal puntata di turno incentrata sulla crisi finanziaria del 2008, invitando uno stuolo di politici e pseudo giornalisti finanziari improvvisati economisti che fino a qualche mese fa se ne uscivano con sparate del tipo "tanto l'economia europea è sana e la crisi dei mutui più di tanto non cagionerà danno al nostro sistema bancario". Opinionsiti degni di un titolo di laurea honoris causa rilasciato dall'Università per Barbieri di Paperopoli. Adesso sono diventati tutti catastrofisti e terroristi finanziari, alla faccia del falso ottimismo e garantismo che si sciorinava nei dibattiti pubblici sino a qualche semestre fa. Una fenomenale opera di banalizzazione e volgare semplificazione di quanto sta accadendo che non consente di spiegare in modo esaustivo a livello socioeconomico e macroeconomico l'attuale scenario di mercato.

Mi piace in particolar modo come vengono dipinti e rappresentati i mutui subprime (che tra l'altro esistono da decenni) ovvero come mutui erogati agli homeless che girano con le buste ed i carrelli della spesa rubati a qualche jet market. Niente di più fuorviante: quando in realtà rappresentano mutui erogati a soggetti che hanno un credit score (punteggio di merito creditizio) inferiore a 670 punti (su una scala valori che va da 500 a 850), in seguito a tardivi o mancati pagamenti su prestiti precedentemente concessi o impegni di pagamento verso utenze di servizi primari (bollette della luce, gas e telefono). Dai subprime si devono distinguere i mutui "nodocs" ovvero "no documents" quelli concessi a soggetti privi di un lavoro a tempo indeterminato e senza mezzi patrimoniali propri, mutui che erano sin dall'inizio destinati ad essere titolarizzati (faccio notare che questa tipologia di mutui ipotecari li hanno erogati anche in Italia ai cosi detti precari, i nuovi morti di fame in giacca e cravatta).

Sappiate comunque che oltre il 25 % della popolazione americana rientra nella categoria di affidamento subprime, mentre il restante 75 % si divide nelle altre due fasce: i soggetti prime e midprime. Tuttavia l'apoteosi di questo falò di banalità propinatoci dai media nazionali l'abbiamo con le spiegazioni sull'origine della crisi (secondo loro passeggera) riconducibili ad una semplice argomentazione: le banche americane che hanno prima concesso mutui a tutti e successivamente hanno cartolarizzato all'inverosimile. Niente di più fuorviante!

L'attuale scenario che stiamo vivendo non rappresenta infatti una crisi generale del sistema finanziario quanto piuttosto una fase terminale che scaturisce dalla convergenza delle conseguenze economiche e sociali causate dal WTO. L'Organizzazione Mondiale del Commercio (World Trade Organization), nata dalle ceneri del GATT (un sistema multilaterale di accordi internazionali per favorire il commercio mondiale voluti dagli USA nel 1947 per controllare e dominare l'economia di tutto il pianeta) ha uno scopo principe ovvero promuovere la globalizzazione di tutti i mercati, tanto finanziari quanto alimentari. Un mercato globalizzato presuppone l'abbattimento di tutte le barriere commerciali (dazi e restrizioni doganali) unito all'abolizione dei sussidi all'agricoltura assieme alla libera circolazione dei capitali.

Proprio il WTO ha reso conveniente e possibile le tanto famigerate delocalizzazioni produttive che hanno rappresentato sia per gli USA quanto per l'Unione Europea un autentica emorragia di posti di lavoro e capitali a favore di paesi come la Cina e l'India che adesso vengono considerate le due fabbriche del pianeta. Le grandi corporations industriali, sfruttando le economie di scala attraverso i ridicoli costi di manodopera di questi paesi, hanno potuto in questo modo aumentare a dismisura i loro profitti a parità di output produttivo, il quale poteva venire assorbito solo dai mercati occidentali statunitensi ed europei. A fronte di questo diabolico arricchimento di pochi si è contrapposto un drammatico depauperamento in Occidente a causa della polverizzazione dei posti di lavoro ed a causa della concorrenza spietata di prodotti e beni di consumo importati che spazzano via per convenienza economica sul prezzo quelli autoctoni.

La trasformazione del tessuto sociale ed imprenditoriale tanto negli USA quanto in Europa, che adesso devono convivere con il mostro che hanno creato ovvero un esercito di impiegati ed operai senza alcuna prospettiva lavorativa ed una occupazione a singhiozzo, ha lentamente impoverito il paese creando nuove sacche di povertà e disagio sociale a ritmo costante. Solo con il ricorso al debito questi zombie globalizzati hanno potuto continuare a consumare come prima, fino a quando non si è raggiunta la saturazione finanziaria. Nessuno ha fatto ancora notare come in questi ultimi anni tutto è stato venduto a rate, dalle abitazioni alle vacanze alle isole tropicali, causa estinzione della capacità di risparmio, soprattutto nelle giovani generazioni. Il peggioramento dello scenario planetario porterà ad un consistente ridimensionamento dei fatturati delle imprese a cui faranno seguito un crollo del gettito fiscale ed un aumento vertiginoso della disoccupazione.

Le borse in questi termini ci possono aiutare a leggere il futuro: si comportano letteralmente come un termometro che misura la temperatura dello stato febbrile, i loro continui crolli rappresentano un sensibile ridimensionamento delle proiezioni degli utili attesi in futuro e quindi della capacità di fare profitto per le aziende nei prossimi anni. Dalla contrazione del credito bancario concesso alle imprese passando per il crollo del mercato dei consumi, le aspettative future sono tutt'altro che confortanti.

Per comprendere la gravità di quanto stiamo vivendo vi voglio ricordare che durante la Grande Depressione degli anni Trenta oltre il 60 % della popolazione mondiale era impiegata nel settore primario (agricoltura) e le donne non avevano una presenza consistente nel mondo del lavoro visto che la società era organizzata attorno al modello della famiglia patriarcale. Oggi l'1 % del pianeta mantiene il restante 99 % sul piano alimentare, mentre la società è caratterizzata da una spiccata presenza della donna nel mondo lavorativo a cui si deve affiancare il modello di famiglia mononucleare che ha sostituito quella patriarcale. Se in futuro dovessimo descrivere all'interno di un libro quest'epoca infelice e la sua futura evoluzione, adesso ci troveremmo a leggere la prefazione.