giovedì 13 novembre 2008

Afghanistan e Iraq: le guerre perse dall’Occidente

Qui di seguito un interessante bilancio delle guerre in Afghanistan e Iraq. Due guerre perse dagli USA e dai suoi alleati NATO.

Oggi ad esempio almeno una ventina di civili e un soldato americano sono rimasti uccisi in un attentato avvenuto nel distretto di Bati Kot, nei pressi Jalalabad nell'Afghanistan orientale, non lontano dal confine con il Pakistan. E secondo quanto riferisce all'agenzia Ap un responsabile sanitario afghano i feriti sono almeno 74.

Un'autobomba è stata fatta esplodere al passaggio di un convoglio statunitense in un'area che in quel momento era molto affollata per la presenza di un mercato.

Ieri invece c’era stata una violentissima esplosione a Kandahar di fronte agli uffici provinciali della Direzione nazionale per la sicurezza.

Mentre in Iraq sempre ieri e’ esplosa l’ennesima autobomba a Baghdad, 3 morti e una decina di feriti il bilancio provvisorio.

Due guerre quindi in cui l’Occidente e’ stato sconfitto e che percio’ sono destinate a protrarsi all’infinito.


Afghanistan e Iraq: guerre a confronto
da Peacereporter – 12 Novembre 2008

Nel settimo anniversario della conquista Usa di Kabul e nel quinto della strage di Nassiriya, un bilancio

Afghanistan

Vittime

In sette anni di guerra, le vittime dirette del conflitto afgano - uccise in bombardamenti, combattimenti e attentati - sono state almeno 42 mila, di cui almeno 10 mila civili afgani, 25 mila combattenti talebani, 6 mila soldati e poliziotti afgani e mille soldati occidentali. A questi vanno aggiunte le migliaia di civili afgani vittime indirette del conflitto - uccise da carestie e malattie direttamente provocate dalla guerra.

Quadro

Nonostante il massiccio rafforzamento del contingente internazionale, oggi forte di oltre 50 mila soldati, la guerriglia talebana ha esteso e rafforzato il suo controllo su tutto il territorio afgano. Il sud e l'est del Paese sono completamente in mano ai talebani, che ormai accerchiano anche la capitale Kabul, sede del sempre più impotente governo di Hamid Karzai. La guerriglia è sempre più forte anche nell'ovest - dove opera il contingente italiano - e nel nord.

Ricostruzione

Gli oltre 30 miliardi di dollari che la comunità internazionale ha speso in questi anni per la ricostruzione dell'Afghanistan o si sono persi nelle tasche dei corrotti funzionari governativi afgani, o sono tornati indietro come pagamenti alle aziende occidentali appaltatrici (costi gonfiati per fare profitti, stipendi stratosferici, alloggi e macchine di lusso). Il risultato sono stati pochi progetti costosissimi e di scarsissima qualità.

Questo ha provocato una gran frustrazione nella popolazione afgana.

Costo della guerra

Solo gli Stati Uniti hanno speso finora circa 200 miliardi di dollari, ma le previsioni di spesa per il prossimo futuro sono assai maggiori. La campagna afgana costerà d'ora in avanti molto di più anche agli altri Paesi della Nato. Il Canada finora ha speso oltre 20 miliardi di dollari, l'Italia circa 2 miliardi di euro.

Prospettive

Mentre cresce il pessimismo tra i generali Nato - che ormai ammettono apertamente di non ritenere possibile una vittoria militare, prevedendo almeno altri 10 anni di guerra - i comandi militari Usa puntano alla vittoria attraverso una strategia combinata di 'surge' (forte aumento di truppe), utilizzo delle milizie tribali locali (come in Iraq) e trattative con i capi talebani per un loro futuro ritorno al governo (trattative già avviate con la mediazione della casa reale saudita).

Iraq

Vittime

Nonostante i progressi, però, le vittime tra civili e militari dall'inizio del 2008 sono state oltre diecimila, mentre quelle tra i soldati Usa sono ormai salite a 4193. Ancora non sono disponibili statistiche univoche sul numero totale delle vittime dal 2003: secondo la pubblicazione medica britannica The Lancet, già due anni fa superavano i 650mila.

Quadro

Nel corso del 2008 si è assistito a un netto calo delle vittime del conflitto, dovuto alla strategia del generale David Petraeus, che ora è stato trasferito al comando centrale delle forze armate Usa, Centcom. Coinvolgendo le milizie tribali sunnite, Petraues è riuscito a riportare in una certa sicurezza in province come quella di Al Anbar, nota come il "triangolo della morte" per l'alto numero di soldati Usa che vi hanno perso la vita negli anni passati*.

Ricostruzione

La ricostruzione del paese procede a due velocità: mentre il nord vive un boom economico ed edilizio, agevolato dalla situazione di relativa sicurezza e sponsorizzato da grandi investimenti stranieri, il resto del paese stenta a ritrovare una minima normalità. Le principali carenze riguardano la distribuzione dell'acqua potabile, che ancora non è disponibile per oltre il 30 percento della popolazione, e la corrente elettrica, che causa ogni giorno numerosi black out anche nel nord. Ritardi e mala gestione dei fondi hanno fatto salire le spese per la ricostruzione ben oltre i 55 miliardi di dollari che erano stati stimati nel 2003.

Costo della guerra

Complessivamente la guerra in Iraq è costata oltre 570miliardi di dollari ai contribuenti Usa, pari a oltre 340 milioni al giorno e 1700 dollari a persona. A queste cifre vanno aggiunti altri sei miliardi di dollari, che sono stati usati per pagare le compagnie di sicurezza private, contractors, che operano dal 2003 a fianco dell'esercito.

Prospettive

A oltre cinque anni dall'inizio dall'invasione dell'Iraq, il paese attraversa una fase di delicata transizione che coincide con l'inizio della presidenza di Barack Obama, da cui in molti si aspettano un'accelerazione nelle operazioni di ritiro delle truppe. A fine dicembre scadrà il mandato delle Nazioni Unite e fervono le trattative tra il governo di Baghdad e Washington, per concordare le regole per la continuazione della presenza militare Usa nel paese. A quanto dichiarato da diversi alti esponenti dell'esercito, nel prossimo futuro l'amministrazione Usa tenterà di minimizzare la presenza militare nel paese, per concentrarsi sullo scenario afgano.


*La riduzione nel numero delle vittime tra i soldati Usa è motivata anche dal fatto che le operazioni militari sono delegate sempre più spesso alle forze armate irachene, cui il comando dell'esercito statunitense sta gradualmente cedendo il controllo di tutte le provincie del paese. Nei prossimi mesi la sfida per il governo di Baghdad sarà quella di potenziare e rendere autonome le sue forze armate, gestendo anche la delicata fase di assorbimento di parte delle milizie tribali - che sono in maggioranza sunnite - entro l'esercito nazionale, composto in gran parte da sciiti. Politicamente non semplice sarà anche la regolamentazione del rapporto tra le forze di sicurezza peshmergha della regione curda e l'esercito nazionale, rapporto che risente della crisi politica tra le due amministrazioni federali, particolarmente a Kikruk e in altre città della provincia di Dyala.