domenica 5 ottobre 2008

PD: un ologramma sfuocato

L'epilogo del tipico melodramma italiota, intitolato "Alitalia", dimostra ancora una volta quanto l'attuale opposizione parlamentare, guidata da un ologramma chiamato PD, sia del tutto incapace di fare il proprio mestiere sia dentro il Parlamento che soprattutto fuori.

E con un cosiddetto leader, di nome Walter Veltroni, che in preda ad un perenne stato confusionario alterna dichiarazioni al vento contro il governo e atti concreti decisamente a sostegno di quest'ultimo.

In sintesi, una contraddizione umana oltre che politica.

Pd di Letta e di governo
di Marco Travaglio - L'Espresso - 3 Ottobre 2008

Il nuovo motto di chi si dice di sinistra è: "Berlusconi è migliore". E intanto Veltroni riempie di complimenti Gianni Letta

"Sono di sinistra, ma Berlusconi è il migliore". L'ha detto a 'L'espresso' Riccardo Scamarcio, ma è il motto di un'epoca. Questa. Veltroni invece preferisce Gianni Letta, "un uomo che ha il mio stesso senso delle istituzioni". Definizione quantomeno azzardata, se si pensa che questo Cavour redivivo, negli anni Ottanta quando dirigeva 'Il Tempo', fu coinvolto nei fondi neri Iri e nel '93, vicepresidente Fininvest, rischiò l'arresto per presunti maneggi sulla legge Mammì.

Ma il vero mistero è perché mai Uòlter abbia messo il cappello sulla Cai, la cordata alitaliota dei Colaninno Boys. Dopo averne detto tutto il peggio possibile, è andato a 'Porta a Porta' a rivendicare il successo dei 16 Fratelli Bandiera. Rivelando di aver fatto incontrare Colaninno ed Epifani "per favorire un'intesa che impedisse la catastrofe" e "far fare un passo avanti a Cai". Se è vero, non si comprende perché Veltroni non si sia schierato subito con Cai, cioè col governo. Se è falso, non si vede perché il capo dell'opposizione abbia levato le castagne dal fuoco al governo che, incartato nella guerra ai lavoratori Alitalia, era a un passo dalla prima disfatta.

"Senso di responsabilità", spiega Uòlter, ma così dà implicitamente ragione al governo sulla mancanza di alternative alla Cai (che invece di alternative ne aveva, se si fosse messa sul mercato l'Alitalia senza debiti né esuberi, anziché regalarla in esclusiva alla Cai).

In entrambi i casi, prendersi il merito di uno sbocco sempre criticato disorienta vieppiù gli elettori del Pd. Conferma le accuse di Berlusconi alla Cgil, che avrebbe "remato contro" pilotata dal Pd. E delegittima Guglielmo Epifani, mettendo in ombra i vantaggi strappati in extremis dalla Cgil per i lavoratori rispetto al pessimo accordo siglato inizialmente da Cisl e Uil.

Non contento, Veltroni dichiara al 'Corriere' che con questo governo rischiamo una svolta autoritaria, poi però rivela i dettagli dell'imbarazzante mediazione: Colaninno (padre) ed Epifani "si sono seduti qui in casa mia su quei due divani là in fondo e han trovato l'accordo". In gran segreto, fuorché per Letta e per i segretari di Cisl e Uil.

Intanto Colaninno figlio, Matteo, ministro-ombra del Pd, taceva. E Letta nipote, Enrico, metteva alle strette Epifani definendo "l'errore del secolo" il no alla Cai.

È proprio sicuro Veltroni, noto giramondo, che una simile scena potrebbe mai accadere in una democrazia normale? Se l'immagina Obama che convoca nel suo salotto un affarista e un sindacalista per propiziare la svendita di un'azienda di Stato decisa da Bush a spese dei contribuenti?

Certo che no, infatti Uòlter poco sotto dichiara: "Ho un giudizio pessimo di come il governo ha gestito la vicenda Alitalia, compresa la scelta di una cordata non si sa in base a quali principi. che ha scaricato i debiti sui contribuenti".

Già. Ma in quel pessimo governo c'è pure l'ottimo Gianni Letta. E la pessima cordata, a sentire Veltroni, l'ha salvata Veltroni. L'ottimo capo dell'opposizione.

sabato 4 ottobre 2008

Il fallimento del modello liberista e dei suoi ciechi sostenitori

Cio' che e' accaduto nelle scorse settimane - e che accadra' ancora nelle prossime - e' il canto del cigno di un modello economico che per decenni ci e' stato presentato come il migliore possibile, infallibile ed eterno.
E invece no, si sta sbriciolando alla velocita' della luce perche' il suo destino era scritto nel suo dna.

Sarebbe quindi il caso che tutti coloro che in questi anni si sono riempiti la bocca sperticandosi in lodi a favore del liberismo, facciano quantomeno autocritica e la smettano per sempre di ergersi a soloni in economia, in quanto condividono in privato l'esito finale di tale modello economico: il fallimento.


Autocritica
di Massimo Gramellini - La Stampa - 4 ottobre 2008

Dice il saggio: si nasce incendiari e si muore pompieri, nel senso che chi a diciott’anni immaginava di ribaltare il mondo, giunto alla famigerata età adulta rivaluta la moderazione dei padri. Di solito l’utopia da cui ci si emenda con la maturità è quella socialcomunista: l’uguaglianza e la solidarietà imposte per legge. Ma io conosco uno che a diciott’anni credeva nell’utopia opposta, la liberista.

Iniziativa individuale e meritocrazia erano le sue stelle polari. Brandiva Reagan e Milton Friedman come gli altri Marx e Che Guevara. E oggi si ritrova deluso anche lui dal fallimento dei sogni della sua adolescenza minoritaria. Il comunismo reale ha ucciso il comunismo immaginario perché ne ha tradito il valore fondante, l’uguaglianza, creando una società di burocrati e di oppressi.

Allo stesso modo il liberismo reale ha ucciso quello immaginario perché ha tradito il valore del merito. Non è sana una società dove i cortigiani del capo guadagnano non 3, non 30 ma 300 volte più di un bravo impiegato. Soprattutto non è sana una società in cui il manager cattivo è strapagato come quello buono e chi affossa le aziende viene liquidato come un sultano a spese dei dipendenti e dei risparmiatori.

Prima o poi la natura si ribella alle esagerazioni, che con la loro indecenza ne alterano la fondamentale tendenza all’armonia. Così le utopie realizzate diventano incubi, lasciando chi ci ha creduto senza altri sogni che non siano quello, minuscolo ma sincero, di dare l’esempio. Provando a rispettare il prossimo e, prima ancora, se stesso.


700 miliardi per camuffare la storia
di Claudio Giudici - Movisol - 4 Ottobre 2008

Durante la settimana finanziaria che va dal 15 al 19 settembre, la globalizzazione finanziaria aveva dimostrato di essere definitivamente morta. Ma prima che il crollo di Wall Street coinvolgesse Main Street (l’economia reale), il Governo americano ha preso una decisione senza precedenti: la costituzione di un ente federale con a disposizione 700 miliardi di dollari da destinare al riacquisto dei valori finanziari tossici che sono all’origine del perpetuarsi del crollo dei listini finanziari mondiali.

Secondo gli analisti il piano Paulson sarebbe quantitativamente dieci volte superiore al piano Marshall con cui si ricostruì l’Europa post-bellica e superiore al costo della guerra del Vietnam. Si consideri poi che la Cina, detenendo metà del debito estero Usa, detiene un importo di 500 miliardi di dollari in titoli statunitensi. L’immissione di 700 miliardi di dollari da parte del Tesoro, rappresenta di fatto una importante svalutazione del loro debito verso la Cina. Quanto potranno sopportare ancora la Cina, e gli altri detentori di titoli del debito Usa, un tal genere di furto? Il modello di fatto imperiale, spacciato col nome altisonante di globalizzazione, è in rianimazione ma con certezza di morte. Anzi, il piano Paulson non farà altro che prolungare l’agonia del malato.

Questo perché quel credito di 700 miliardi non è strategicamente vincolato a risollevare l’ansimante economia reale, quanto piuttosto volto a riversare direttamente sui cittadini americani, ed indirettamente sulla popolazione mondiale, il disastro prodotto dall’immissione nel sistema della finanza di titoli puramente speculativi.

Ciò su cui non si può discutere, è invece il definitivo fallimento del modello liberista. Il blocco delle vendite allo scoperto ed il paracadute offerto ai mercati con i soldi dei cittadini, sono decisioni dirigistiche ed antimercatiste che dovrebbero segnare pure per gli irriducibili liberisti, il definitivo fallimento della deregulation , dell’idea per cui i mercati abbandonati a sé stessi raggiungerebbero l’equilibrio ottimale in favore della ricchezza. Se si fossero abbandonati i mercati ai loro destini, le famiglie più importanti del pianeta, dai Morgan ai Mellon ai Du Pont ai Rothschild, sarebbero probabilmente alle cronache come storico caso di "eccellente suicidio di massa", produzioni e commerci sarebbero fermi, intere nazioni sarebbero nel più completo caos.

In tutta questa storia c’è anche un altro dato interessante che emerge e che è bene che i politici tengano presente già nell’immediato futuro, visti i sacrifici che esso è costato alle popolazioni da loro amministrate. Gli illuminati osservatori economici del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, dell’Ocse, e delle agenzie di rating private (S & P, Moody’s, Fitch) che finora hanno giudicato sulla bontà delle scelte economiche fatte da stati sovrani ed aziende, da oggi, che genere di mestiere potranno fare? La risposta è che l’economia mondiale, nella sua facciata reale, necessita di braccia per la ricostruzione e l’arricchimento tecnologico delle sue infrastrutture e delle sue produzioni, di modo che i popoli del pianeta, dopo un quarantennio di politiche liberiste a cui sono stati via via sottoposti, possano tornare a vedere il sereno offerto da un’economia che migliori i loro tenori di vita piuttosto che distruggerli.

Ora, dovrebbe essere ovvio anche a Paulson – forse non a Bush – che quel credito di 700 miliardi, corrisponde ad una nuova immissione di liquidità nel sistema, che al pari dei circa 2-3 miliardi che ogni giorno dal luglio-agosto 2007 fino alla scorsa settimana, le banche centrali avevano cominciato ad iniettare nel mercato per sorreggere la maturanda crisi, rifluirà sui prodotti finanziari speculativi che abbiano come sottostante oro, petrolio, materie prime, generi alimentari. Ciò comporterà a breve una nuova ondata iperinflazionistica sui beni di prima necessità.

In sostanza, quei 700 miliardi non serviranno altro che ad alimentare la fase d’iperinflazione globale, con un botto ancor più violento sui mercati finanziari e impensabili ripercussioni nell’economia reale. Chi cerca di dare una giustificazione "razionale" alla decisione del Tesoro, cerca di far passare come meritorio il salvataggio poiché "in fondo dietro ai titoli tossici detenuti dal sistema finanziario, vi sarebbero degli immobili" (come a dire che così tossici non sarebbero).

Ma questa considerazione, oltre a non essere avvalorata dai mercati (tanta è la crisi di fiducia creatasi tra gli operatori) non è avvalorata neanche dalla ragione. La garanzia offerta ai valori finanziari da parte del relativo sottostante reale immobiliare, infatti, può garantire un equivalente valore finanziario, non una piramide di carta molte volte superiore al valore degli immobili stessi.

Ma perché Paulson, ha proceduto in un salvataggio che evidentemente non farà altro che procrastinare il crollo dei mercati piuttosto che evitarlo?In sostanza Paulson-Bush stanno solo prendendo tempo. Ma per quale motivo? Tempo per cosa?

Riflettiamo sul primo crollo finanziario del nuovo millennio, quello che va dal marzo 2000 all’ottobre 2002. Nell’immaginario collettivo il primo crollo dei mercati del nuovo millennio avvenne in seguito alla distruzione delle Twin Towers nel settembre del 2001. Esso cominciò invece nel marzo del 2000 e fino al 10 settembre 2001 le borse mondiali avevano perso circa il 30% del loro valore. Dall’11 settembre fino ai minimi dell’ottobre 2002 gli indici persero un ulteriore 30%.

Dunque il primo crack dei mercati nel nuovo millennio avvenne ben prima dell’11 settembre e corrispose sostanzialmente allo scoppio della bolla dei titoli della new economy (telecom, media and tech), ma per la popolazione mondiale esso avvenne a causa di Osama Bin Laden. In seguito i mercati mondiali si ripresero sostituendo la mega bolla new economy con una nuova bolla speculativa, quella del settore immobiliare.

Mentre scrivo le agenzie di stampa rendono conto dell’ultimo discorso di G. W. Bush alle Nazioni Unite, in cui afferma che "Siria ed Iran continuano a sponsorizzare il terrorismo" (mentre in Iraq ci dovevano essere armi di distruzione di massa!). Per l’opinione pubblica occidentale, che nella maggioranza dei casi non ha mai letto alcun discorso di Ahmadinejad, quell’iraniano è colui che vuole sterminare Israele, visto che così i media hanno riferito (sic).

Nel corso dell’ultima settimana si sono verificati vari attentati di presunta matrice terroristica da Islamabad a Gerusalemme allo Yemen ai Paesi Baschi (tralasciando quelli del casertano). In breve, mentre la globalizzazione, grazie al piano Paulson, rimanda la sua dichiarazione di decesso, varie "operazioni caos" si scatenano con ritmo accelerato a giro per il pianeta.

Se scoppiasse una nuova importante guerra, la storia ufficiale di questi giorni diverrebbe: «La guerra contro il terrorismo fece crollare i mercati finanziari e l’economia mondiale.»
A cospetto di un sistema fallito, l’unico modo per salvare i creditori privilegiati, ossia la popolazione mondiale unitariamente intesa, è seguire il "piano LaRouche": organizzare il fallimento del sistema e non attendere che esso si verifichi per forza d’inerzia, distinguere tra quelli che sono crediti esigibili (stipendi, pensioni, liquidità per il funzionamento dello stato e del welfare) e quelli che non sono esigibili perché frutto di mere speculazioni. Ricreare un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale sul modello rooseveltiano di Bretton Woods.

Da qui lanciare linee di credito a livello globale con cui finanziare nuovi progetti infrastrutturali e le imprese private. Per fare ciò è necessario che alla disponibilità di Russia, Cina e India si aggiunga quella degli Stati Uniti. Gli altri si allineerebbero di conseguenza.


Come il '29? Parla l'economista francese Jean-Paul Fitoussi
di Anna Maria Merlo - Il Manifesto - 4 Ottobre 2008

Ogni giorno ci sono nuove notizie che segnalano l'aggravamento della crisi finanziaria. I politici fanno a gara nel rassicurare i cittadini, clienti delle banche, per evitare a tutti i costi che si diffonda il panico e che ci siano code agli sportelli, come nel '29 - o come un anno fa in Gran Bretagna, per la Northern Rock. Ma le dichiarazioni sono fin troppo rassicuranti per essere vere. Una prova dell'ampiezza della crisi, che ha ormai contagiato in pieno l'Europa, è la proposta di Nicolas Sarkozy di costituire un fondo comune europeo di 300 miliardi per poter intervenire e salvare le banche in difficoltà, subito respinto dalla Germania. Della crisi finanziaria mondiale, delle sue cause e delle conseguenze sul futuro discutiamo con l'economista Jean-Paul Fitoussi, professore a Sciences Po a Parigi, presidente dell'Ofce (Osservatorio francese delle congiunture economiche), coordinatore della Commissione sulla misura della performance economica e del progresso sociale.

Professor Fitoussi, cosa sta succedendo? Siamo solo all'inizio di una depressione che impoverirà tutti?

Se facciamo riferimento alla storia, le crisi finanziarie ricorrenti sono inerenti al sistema capitalista. Ma la crisi attuale ha una sua specificità: direi che è una crisi della comprensione. Abbiamo l'impressione, che peraltro è una realtà, che i protagonisti stessi non capiscano cosa fanno e non capiscano più il sistema. Hanno creato dei prodotti talmente complessi di cui nessuno sa più valutarne il valore e, quindi, questo valore crolla. Adesso siamo nel momento del crollo di questo valore. Per il momento si tratta più di una crisi di comprensione che di una crisi di fiducia generalizzata? La crisi concerne gli operatori del sistema bancario. Non hanno più fiducia in se stessi e quindi non hanno fiducia negli altri. Sapendo in che stato sono, non hanno più voglia di prestarsi i soldi uno con l'altro. Allora il sistema si blocca. Di norma, difatti, i depositi sono una frazione dei prestiti. Le banche hanno in permanenza bisogno di rifinanziarsi poiché prestano di più di quanto abbiano in cassa attraverso il mercato interbancario. Adesso questo mercato non funziona più. E poiché non possono più rifinanziarsi, siamo di fronte al grande pericolo che non possano più prestare alle famiglie e alle imprese. Questo può portare all'asfissia totale del sistema, con la conseguente paralisi dell'attività economica, l'aumento della disoccupazione, la ripetizione di quello che è successo negli anni '30.

Siamo quindi sull'orlo di un altro '29?

Non credo, perché oggi i governi non stanno facendo gli stessi errori di allora. Persino i più liberisti nazionalizzano le banche. Si tappano il naso, ma nazionalizzano, con lo scopo di ristabilire la fiducia nel sistema. Gli Usa stanno tentando un'esperienza fondamentalmente buona, anche se c'è dibattito e il piano potrebbe essere migliorato. Paulson fa un tentativo per ristabilire la fiducia tra gli operatori del sistema che, anche se non capiscono cosa sta succedendo, dovrebbero ritrovare questa fiducia se non sono più gravati da attivi non valorizzabili.

A differenza degli Usa, l'Europa tergiversa: Francia e Germania non sono d'accordo, l'Irlanda va per conto suo. Se crolla una banca che ha sportelli in vari paesi europei, cosa succederà?

In Europa sono gli stati che si fanno garanti, nazionalizzando le banche con aumenti di capitale. È quello che è successo, per esempio, con Dexia. E se gli europei saranno incapaci di intendersi su un piano comune, sarà il paese dove la banca ha la sua localizzazione principale a dover far fronte. Sarkozy ha proposto un fondo comune europeo di 300 miliardi. I tedeschi hanno detto di no e di conseguenza questo piano non si farà. Così in questa crisi appare la differenza fondamentale tra Stati uniti e Unione europea: gli Usa sono capaci di mobilitarsi in fretta, mentre gli stati europei reagiscono in ordine sparso.

Da dove vengono fuori tutti questi soldi per salvare le banche, quando da anni i governi ripetono che le casse sono vuote quando si tratta di finanziare programmi sociali?

Ci hanno sempre presi in giro quando ci hanno detto che le casse erano vuote. È semplicemente un modo per resistere a domande di spesa. Ma le casse non sono mai vuote, perché le casse dello stato sono le tasche dei cittadini. Lo stato può sempre ricorrerre alle tasse e le casse non saranno vuote fino a quando non lo saranno le tasche dei cittadini. Oggi, i piani per le banche non sono però spesa corrente, ma investimenti. In parole povere, gli stati tirano fuori miliardi per comprare titoli e banche che valgono poco. Ma tra 4 o 5 anni, questi titoli e queste banche potranno avere un valore considerevole. Sono possibili anche buoni affari. È esattamente quanto è avvenuto in Corea, che aveva reagito alla crisi asiatica del '98-'99 nazionalizzando il sistema bancario. Cinque anni dopo ha rivenduto facendo profitti considerevoli. In altri termini, questo tipo di investimento ha forti potenzialità, mentre non fare nulla fa correre il rischio di un crollo dell'economia e di un impoverimento generalizzato.

Oggi l'intervento pubblico e domani la corsa riprenderà come prima? Non ci sarà nessun cambiamento di fondo del sistema?

Per il momento bisogna agire, in fretta. In caso contrario andiamo dritti verso la catastrofe. Dopo si dovrà riflettere su come migliorare la regolamentazione. Ma non ci facciamo illusioni: sappiamo che tra 20 anni una crisi simile si riprodurrà. Le crisi finanziarie sono nel genoma del sistema capitalistico.

venerdì 3 ottobre 2008

Un mondo dissennato

Qui di seguito un articolo che mette ben in evidenza quanto il mondo in cui viviamo sia pervaso da persone assolutamente prive di razionalita' e buon senso.

La scomparsa del buon senso
di Giovanni Sartori - Il Corriere della Sera - 3 Ottobre 2008

Quel «buon senso» che fa dire e fare «cose sensate» è oramai un caro estinto soppiantato dall'insensato, dall'insensatezza e dal «dementismo » (ahimè, una demenza giovanile assai più che senile). Chi ha ucciso il buon senso? E perché? Lo dirò man mano. Intanto illustriamo il problema con due casi esemplari di insensatezza: nel nostro piccolo, il lungamente perseguito e pressoché riuscito suicidio dell'Alitalia; e, nel più grande mondo circostante, il crescente, e anch'esso insensato, «rigelo » nei rapporti tra Washington e Mosca. Quella dell'Alitalia era una morte preannunziata — e anche più che meritata — da almeno un decennio. Né sarebbe stato un suicidio inedito. Negli Stati Uniti la Twa (Trans World Airlines) è stata uccisa proprio dal suo personale di volo; e fu anche fatta tranquillamente fallire, come si fa nei Paesi seri. In Europa, e più di recente, alcune rispettabili compagnie di bandiera, come la Swissair e la Sabena, sono come qualmente passate in altre mani. Anche la Svizzera avrebbe avuto come noi l'alibi del turismo; ma che io sappia nessuno l'ha invocato e i turisti, mi dicono, ci sono ancora.

Allora, chi ha messo in testa ai nostri piloti e alle vociferose hostess che ancora l'altro giorno esultavano gridando «meglio falliti che in mano ai banditi » (leggi: Colaninno) che Alitalia era una vacca sacra, una voragine mangiasoldi che però nessuno avrebbe osato toccare? Forse nessuno. Forse tra le nostre aquile e aquilette «selvagge» non ci sono più teste in grado di usare la testa. Certo è che fino alla ventitreesima ora dell'ultimo giorno chi ha pensato (male) per tutti è stata la casta dei piloti, l'Anpac; ben assistita, si intende, dalla Cgil e altri protettori politici. E ancor più certo è che il buon senso avrebbe affrontato e risolto il caso Alitalia da gran tempo. Se, appunto, il buonsenso esistesse ancora. L'altro caso, dicevo, è quello del deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Era inevitabile? No. A mio avviso era evitabile e assolutamente da evitare. E la colpa di chi è? Per Salomone sarebbe stata per metà di Bush e per metà di Putin. Per il grosso degli occidentali è soprattutto di Putin. Per i meno, che mi includono, la colpa è invece soprattutto di Bush e dell'«ideologismo democratico» che oggi imperversa incorporato nell'altrettanto imperversante contesto del politicamente corretto.

Sia chiaro: la teoria della democrazia liberale non è, in quanto tale, un'ideologia, visto che è una teoria che ha funzionato in pratica, che si è realizzata nel mondo reale, mentre le ideologie sono (come le utopie che le hanno precedute) teorie senza pratica che clamorosamente falliscono nell'attuazione (vedi per tutti l'Urss), e che sopravvivono come fedi, come un pensiero che nessuno ripensa più, come un ex pensiero fossilizzato. Dunque la teoria della democrazia è una cosa, e l'ideologismo democratico che è esploso nel '68 e che ne proviene, è tutt'altra cosa. La prima ha fatto le democrazie, la seconda semmai le disfa. Ciò premesso, oggi l'urgenza è di stabilire e ristabilire senza paraocchi ideologici la realtà dei fatti, la realtà della «forza delle cose». E il fatto è che il mondo nel quale stiamo vivendo è il mondo più pericoloso nel quale l'uomo sia mai vissuto.

In parte perché stanno proliferando armi di distruzione di massa che ci potrebbero sterminare tutti; e in parte perché la dissennata crescita della popolazione (che il buon senso anche a questo effetto avrebbe dovuto impedire) ha innescato una sequela di altre crisi: dell'acqua che manca, del clima, delle risorse energetiche. E quest'ultima è la crisi più esplosiva del momento, visto che sta ridisegnando la mappa del potere mondiale tra chi dispone di petrolio e di gas e chi no. Gli Stati Uniti di petrolio ne hanno poco, l'Europa quasi punto. Invece la Russia ne ha. Ne hanno anche, si sa, il Venezuela, la Nigeria, l'Iran e alcuni Stati arabi del Medio Oriente; ma sono tutti Stati o traballanti o ostili e infidi. Il buon senso suggerisce, allora, che la Russia di Putin è, per l'Occidente, un alleato indispensabile. Se Putin venisse indispettito oltre misura, potrebbe chiudere i suoi rubinetti e l'Europa sarebbe in ginocchio in due mesi, gli Stati Uniti in gravi difficoltà entro sei.

Eppure il presidente Bush sta facendo di tutto per indispettirlo. È lui che per primo ha violato le intese indebitamente consentendo l'indipendenza del Kosovo; è lui che si propone di avvicinare i suoi missili intercettori ai confini della Russia, è lui che vuole incorporare nella Nato i Paesi dell'Europa orientale, è infine lui che sotto sotto ha incoraggiato la Georgia a sfidare Putin. Insomma Bush si comporta come se lui fosse il gatto e Putin il topo. L'acume di Bush mi è sempre sfuggito. Ma quando ho conosciuto Condoleezza Rice in panni accademici, lei era davvero intelligente (a detta di tutti). Pertanto quando una decina di giorni fa ha dichiarato che la crisi del Caucaso lascia la Russia «isolata e irrilevante» sono restato di stucco. Possibile che il potere logori anche l'intelligenza delle donne? Davvero gli Stati Uniti credono di poter condizionare Putin con rappresaglie finanziarie e bloccandone l'ingresso nell'Ocse e nel Wto? Eccezion fatta per il formidabile potere deterrente del suo arsenale atomico, a tutti gli altri effetti gli Stati Uniti sono oramai, al cospetto della Russia (e anche della Cina) una tigre di carta. E questa è la realtà.

Beninteso io rispetto e mi sento anche debitore dello zelo missionario degli americani atteso a promuovere la democrazia nel mondo. Ma sono spaventato da uno zelo missionario che cade in mano a un «ideologismo democratico» di marca Sessantottina che, appunto, stravolge ogni buon senso.

giovedì 2 ottobre 2008

L'inutile piano Paulson

Il Senato Usa ha approvato oggi il cosiddetto piano di salvataggio messo a punto dal Ministro del Tesoro Paulson, mentre venerdi' tocchera' di nuovo alla Camera votare il piano, dopo averlo bocciato lunedi' scorso.

Ma anche se questa volta passera' alla Camera, si trattera' dell'ennesimo inutile provvedimento tampone che non risolve assolutamente nulla ma anzi aggrava ancor piu' il peso che i contribuenti americani dovranno sopportare sulle proprie spalle, ridotte gia' allo stremo.

Non hanno ancora capito - o meglio, fingono di non aver capito - che il gioco e' finito.

Wall Street al tappeto
di Tito Pulsinelli - 2 Ottobre 2008 - Carmilla on line

Wall Street ha infilato una china inarrestabile: dopo svariati "lunedì neri" siamo ormai passati al settembre più "nero" del 2008, e questo sarà l'anno più nero del secolo. Quello che segnerà la fine dell'egemonismo degli Stati Uniti e del capitalismo finanziario, ovvero del gioco d'azzardo globalizzato nelle Borse. Nonostante le ingenti trasfusioni operate nel corso di quest'anno dalla Banca centrale europea e dal Giappone, il sistema della gang finanziaria anglosassone non dà segni di vita, boccheggia. E' ormai assuefatto alle numerose "iniezioni", con elevato contenuto di ricchezza reale, prelevato dagli erari pubblici del resto del mondo. Dopo il KO del dollaro, ora sono inservibili anche le fiches di Wall Street e di Londra.

Il galoppante trionfalismo li aveva spinti a coniare motu proprio una quantità di valori cartacei insostenibile, equivalente a venti volte la produzione mondiale. L'arroganza totalitaria aveva istaurato una utopia feudale: per far soldi non è più necessaro sporcarsi le mani e passare attraverso la merce. Secondo costoro, la vecchia formula "denaro-merce-denaro" era un feticcio obsoleto, inventato da un ebreo pazzo e comunista. Ora è finito il sogno di potersi arricchire all’infinito e dominare il genere umano maneggiando la pietra filosofale del "denaro che crea denaro".

Bisogna tornare con i piedi per terra, cioè ad una economia che poggia sulla materialità della merci e dei servizi necessari al vivere degli umani. Questa era diventata un semplice "derivato", cioè meno di una variabile, succube della libera fabbrica di valori cartecei. "I sogni della cartiera" sono finiti. Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno reagito con una tardiva statizzazione del sistema bancario, cioè disponendo liberamente dei beni pubblici per andare in soccorso dell'iniziativa ultra-privata e ultra-minoritaria dei banchieri. Che fine ha fatto la salvifica mano del mercato?A loro non importa contraddirsi o gettare nella spazzatura il credo ideologico liberista: i tempi sono gravissimi, fanno quadrato, ed espropriano le riserve monetarie dei loro Paesi. Mors tua vita mea. Privatizzare i guadagni, socializzare le perdite: possibilmente in democrazia, altrimenti con regimi autoritari.

Adesso Bush tenta l'ultimo colpaccio: espropriare 700 miliardi di dollari dall'erario per una terapia d'urgenza ai suoi accoliti e affini. Non ai 400 mila che hanno perso la casa o ai disoccupati. Quelli che oggi invocano la teoria del male minore, sono gli stessi apologeti che fino a qualche giorno fa ribadivano il dogma dello Stato che non deve mai intromettersi nell’economia.Bush assalta direttamente i depositi dove sono custoditi i beni per salute, istruzione, pensione e la sicurezza di 300 milioni di persone. E’ una mazzata di cui si sentiranno gli effetti per una generazione, perchè il debito nazionale complessivo aumenta di un terzo. C’è da dubitare che la Cina continui ancora a comperare i titoli e i buoni governativi di Washington.Perché Bush non interrompe almeno una delle due guerre che sta perdendo? No, d'un sol colpo, intima di consegnare il mega-malloppo di 700 miliardi al suo uomo della Riserva Federale. Poi si laverà le mani e uscirà di scena come il più grande nazionalizzatore di tutti i tempi. Ma un tribunale di Norimberga andrebbe stretto al criminale texano.

Finalmente dal Congresso si oppongono e dicono di no. Era ora. Comincia a venire a galla la prima linea di resistenza o divisione dentro l'élite nordamericana. Dalla tribuna dell'ONU, i capi di Stato del resto del mondo avevano criticato apertamente, accusato, preso le distanza o profferito invettive contro il capitalismo modello-USA.

Tra gli europei, solo la Francia ha detto in modo chiaro che ci vogliono regole, etica, controllo e che la banca non può pretendere nessun welfare, men che mai senza condizioni. Tutti gli altri, invece, sembrano come quegli italici che si accorsero della caduta dell'impero romano solo di fronte ai saccheggi e agli incendi della... decima invasione barbarica. E’ l’inizio del fine partita, un punto di svolta che manda in pensione Bretton Woods, la finzione del dollaro sganciato dall’oro, ma anche dalle materie prime e dagli idrocarburi. Dietro il dollaro e i “prodotti finanziari” di Wall Street non c’è nemmeno una economia reale in espansione: solo potenza bellica e mediatica.

Tramonta un modello, travolto da una realtà in cui la Cina e l’India sono ormai le fabbriche del mondo, l’America Latina esporta minerali, idrocarburi e cibo, mentre la partecipazione degli Stati Uniti è basata sull’esportazione finanziaria. E sul consumo. Non si torna agli Stati-nazione, si va verso quattro-cinque grandi blocchi regionali in cui gli scambi saranno prioritariamente quelli interni. Anche su questo terreno, gli Stati Uniti hanno fatto fiasco nel creare un unico blocco continentale. Devono accontentarsi del trattato con il Messico e il Canada, più un settore del Centroamerica.


Grosso guaio a Banktopia: il sistema finanziario sta esplodendo
di Mike Whitney – Global Research – 28 Settembre 2008
Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da JJULES

Il sistema finanziario sta esplodendo. Non date ascolto agli esperti, guardate solamente le cifre. Secondo la Reuters, la scorsa settimana “le banche americane hanno preso a prestito una quantità record di denaro dalla Federal Reserve per quasi 188 miliardi di dollari al giorno di media, rivelando che la banca centrale è ricorsa a rimedi estremi per mantenere a galla il sistema bancario nel bel mezzo della più grande crisi finanziaria dai tempi della Grande Depressione.” La Fed ha aperto le varie “auction facilities”1 per dare l’apparenza che le banche insolventi se la passassero bene ma le cose non stanno così. Sono morte, le loro passività superano i loro beni.

Ora la Fed è disperata perché le centinaia di miliardi di dollari di securities garantite da mutui che si trovano nei caveaux delle banche hanno fatto fallire l’intero sistema e il bilancio della Fed sta aumentando ogni giorno che passa. Il mercato delle securities garantite da mutui non si riprenderà in un immediato futuro e le banche non sono in grado di rinviare il pagamento dei loro debiti a breve termine. Il gioco è finito. La Federal Reserve stessa è in pericolo. Quindi, si è passati al piano B, vale a dire scaricare tutto il liquame tossico sul contribuente prima che questi si renda conto che l’intero sistema si sta distruggendo e che la sua vita cambierà per sempre. Viene chiamato “Piano Paulson”, un’impresa irrealizzabile da 700 miliardi di dollari che è già stata screditata da tutti gli economisti di un certo prestigio del paese.

Dalla Reuters: “I prestiti dagli operatori principali tramite la Primary Dealer Credit Facility e tramite un’altra facility creata domenica per Goldman Sachs, Morgan Stanley e Merrill Lynch, e le loro filiali londinesi, sono ammontati a 105,66 miliardi di dollari a partire mercoledì, ha comunicato la Fed.”Capite quello che intendo dire? Sono tutti in bolletta. I prestiti a rotazione della Fed sono solamente un modo per perpetuare il mito che tutte le banche non si trovino già distese su un tavolo a mani giunte. Bernanke ha annodato un pezzo di spago alle varie parti del corpo e ogni tanto le strattona per farle sembrare ancora vive.

Ma il modello di Wall Street è fallito e il salvataggio è inutile. La scorsa settimana c’è stata una corsa digitale alle banche della quale la maggior parte della gente non ha saputo nulla; un crollo “in tempo reale”. Un articolo di Michael Gray sul New York Post ha fornito una descrizione minuto per minuto di come si sono svolti gli eventi. Ecco un estratto dal “Quasi Armageddon” di Gray:“Giovedì il mercato si trovava ad un passo dall’Armageddon... se quella mattina il Tesoro e la Fed non si fossero gettati nella mischia iniettando rapidamente 105 miliardi di dollari di liquidità, il Dow sarebbe precipitato a 8.300 punti – un crollo del 22 per cento! – mentre risuonava ancora il tintinnio metallico della campanella di apertura nella cavernosa sala delle contrattazioni.

Secondo gli operatori, che hanno voluto rimanere anonimi, i fondi del mercato monetario sono stati inondati con 500 miliardi di dollari in ordini di vendita poco prima dell’apertura. Quella mattina la capitalizzazione complessiva del mercato monetario è stata di circa 4.000 miliardi di dollari.

Le vendite in panico erano legate direttamente al congelamento dei mercati del credito – compresa una contrazione di 52 miliardi di carta commerciale – e le voci secondo le quali ulteriori finanziamenti sui mercati monetari “avrebbero spaccato il dollaro”2, scendendo sotto il valore netto di un dollaro.”La drammatica iniezione di liquidità operata giovedì (pre-mercato) dalla Fed è stata sufficiente per permettere agli accordi di brokeraggio di portare avanti gli ordini di vendita ed iniziare un assalto al denaro contante che avrebbe arrestato ampie distese dell’economia americana.” (New York Post)La carta commerciale è il lubrificante che consente il funzionamento dei mercati finanziari. Quando svanisce la fiducia (perché gli amministratori del sistema a Washington sono dei pagliacci), gli investitori ritirano i propri soldi, le normali operazioni d’affari diventano impossibili e i mercati crollano. Fine della storia.

Quindi, piuttosto che recuperare la fiducia dell’opinione pubblica con una leadership forte e un comportamento consono per tranquillizzare gli investitori, il Presidente Bush ha deciso di tenere un discorso in prima serata dichiarando che se il pacchetto di salvataggio di Paulson non fosse stato approvato immediatamente, l’economia del paese sarebbe evaporata. Pensate un po’!La scorsa settimana, il mercato della carta commerciale (la maggior parte del quale è sostenuto da securities garantite da mutui) si è ridotto di ben 61 miliardi di dollari fino a raggiungere 1.702.000 miliardi di dollari, il livello più basso dall’inizio del 2006. Quindi, il salvataggio di Paulson svaluterà in effetti la carta commerciale come pure l’accozzaglia di derivati garantiti dai mutui per i quali, al momento, non c’è mercato.

Il contribuente americano non solo è coinvolto nel crollo del mercato immobiliare, ma sta anche sostenendo l’intero sistema finanziario comprese le securities insolventi sui prestiti per le auto, le securities in ribasso sui prestiti agli studenti, le securities flagellate sui prestiti equity e le securities vacillanti sulle carte di credito. La pila colossale di debito-sterco è pronta per essere accatastata alle spalle dell’esausto contribuente e del biglietto verde perennemente raggrinzito. Paulson ci assicura che si tratta di “un buon accordo”. Buuu!

L’IMPRESA IRREALIZZABILE DI PAULSON

Come ha fatto il Segretario al Tesoro Paulson a capire che la ricapitalizzazione del sistema bancario sarebbe costata 700 miliardi di dollari? Oppure ha solamente stimato la quantità di denaro che potrebbe essere caricata sul retro del camion del Tesoro quando inonda di biglietti verdi freschi di stampa i suoi amiconi alla Goldman Sachs? Il punto è che i calcoli di Paulson non sono stati coadiuvati da nessun economista, e non ci possiamo fidare. Sono cifre puramente arbitrarie, calcolate “a spanne”.

Secondo Bloomberg, l’investitore svizzero Marc Faber, conosciuto per un lungo ruolino di marcia di buone call option, crede che il danno potrebbe arrivare a 5.000 miliardi: “Marc Faber, amministratore delegato della Marc Faber Ltd. ad Hong Kong ha detto che il pacchetto di salvataggio del governo americano per il sistema finanziario potrebbe richiedere fino a 5.000 miliardi di dollari, sette volte la somma richiesta dal Segretario al Tesoro Henry Paulson. “I 700 miliardi di dollari non sono assolutamente nulla”, ha dichiarato Faber in un’intervista televisiva. "Il Tesoro sta diffondendo questa cifra quando il totale potrebbe essere di 5.000 miliardi." (Bloomberg News)

La maggior parte delle persone che seguono queste vicende si fiderebbero molto di più di quanto detto da Faber piuttosto che da Paulson. Nel suo ultimo commento sul suo blog, l’economista Nouriel Roubini ha detto che “nessun economista di professione è stato consultato dal Congresso oppure è stato invitato per esprimere la propria opinione durante le sedute del Congresso in merito al piano di salvataggio del Tesoro”. Roubini ha aggiunto: “Il piano del Tesoro è una vergogna: un salvataggio di banchieri spericolati, prestatori di denaro e investitori che dà pochissimo sollievo diretto ai mutuatari e ai proprietari di casa finanziariamente in difficoltà e che verrà pagato a caro prezzo dal contribuente americano. Il piano non fa nulla per risolvere la grave tensione presente nei mercati monetari e nei mercati interbancari che sono ora vicini ad un crollo sistemico.”

Roubini ha ragione su tutti i fronti. Finora, oltre 190 importanti economisti hanno esortato il Congresso a non approvare il disegno di legge sul salvataggio da 700 miliardi di dollari. C’è un consenso crescente che il cosiddetto “pacchetto di salvataggio” non si rivolga alle questioni economiche principali e che abbia il potenziale per far peggiorare ancor di più la situazione.

COLPO DI STATO DEI BANCHIERI?

Il rappresentate dell’industria finanziaria Paulson è il capobanda del colpo di stato dei banchieri i cui risultati decideranno il futuro economico e politico degli Stati Uniti negli anni a venire. I golpisti hanno prosciugato decine di miliardi di dollari di liquidità dal sistema bancario già indebolito per provocare un congelamento dei prestiti interbancari e accelerare un crollo del mercato azionario. Questo, secondo loro, obbligherà il Congresso ad approvare senza alcun resistenza il pacchetto di salvataggio di Paulson da 700 miliardi di dollari. Si tratta di un ricatto.

Finora nessuno sa se i fautori del colpo di stato avranno successo e se consolideranno ulteriormente il loro potere politico attraverso una forte scossa economica sul sistema, ma il loro piano continua ad evolversi in modo disinvolto mentre l’economia scivola inesorabilmente verso il disastro.

Il salvataggio ha galvanizzato i movimenti di base che hanno inondato il Congresso di fax e intasato le linee telefoniche. Chi chiama è fortemente contrario a qualunque salvataggio per le banche che stanno soccombendo sotto il peso dei propri beni tossici garantiti da mutui. Un analista ha detto che le chiamate al Congresso sono al 50 per cento per il “No!” e per un 50 per cento “Cavolo, no!”. Non c’è praticamente alcun sostegno popolare al disegno di legge. Da Bloomberg News: “Erik Brynjolfsson, della Sloan School del Massachusetts Institute of Technology, ha detto che l’obiezione principale è “è la stupefacente discrezionalità incontrollata che viene concessa al Segretario al Tesoro. Non ha precedenti nella democrazia moderna.”“Sospetto che una parte di quello che stiamo vedendo nel congelamento dei mercati dei prestiti sia un comporamento strategico da parte dei grossi giocatori della finanza che attendono di trarre profitto dal salvataggio”, ha detto David K. Levine, un economista presso la Washington University di St. Louis, che studia restrizioni di liquidità e teoria dei giochi.” (L’analisi della tendenza economica globale di Mish http://globaleconomicanalysis.blogspot.com/2008/09/take-back-america.html)

I sospetti di Brynjolfsson sono fondati. Karl Denninger nel suo “Market Ticker” conferma che la Fed sta prosciugando di liquidità il sistema bancario per ricattare il Congresso sull’approvazione della nuova legge. Ecco cosa scrive Denninger: “Il tasso reale dei fondi federali è stato contrattato ad oltre 50 punti base sotto l’obiettivo del 2% per cinque giorni consecutivi e, negli ultimi due giorni, è stato contrattato 75 punti base sotto. L’IRX3 sta richiedendo un immediato taglio dei tassi.

La liquidità è stata prosciugata di proposito di oltre 125 miliardi di dollari nell’ultima settimana e l’abbassamento dell’acqua della palude ha messo alla luce un cadavere – la Washington Mutual – che è stata immediatamente presa d’assalto, senza preavviso, da JP Morgan. Neppure l’amministratore delegato di Washington Mutual era a conoscenza della scalata finché questa non è stata portata a termine. La Fed sostiene di essere “una banca centrale indipendente”. Ma non è affatto così e ora si stanno comportando come dei piromani. La Fed e il Tesoro hanno dichiarato che questa è una “crisi di liquidità” ma in realtà non lo è. Si tratta di una crisi di insolvenza che la Fed, il Tesoro e gli altri organi regolatori del nostro governo hanno intenzionalmente lasciato che scoppiasse.”

Tombola. Questo è un colpo di stato bancario architettato e agevolato da individui che operano furtivamene dietro le quinte della politica. L’unico momento in cui emergono dalla loro fogna è quando sono spazzati via da un crisi che minaccia la loro continua predominanza. La resistenza di base, capeggiata dai blogger di Internet (come Mish, Roubini e Denninger) sta dimostrando come si possano mobilitare decine di migliaia di “contadini con i forconi” ed essere un elemento importante nelle decisioni politiche. Aiuta anche avere dei dirigenti eletti al Congresso, come il Senatore Richard Shelby, che rimangono saldi sui loro princìpi e non perdono i sensi alle prime raffiche di mitraglietta (come i loro indecisi omologhi Democratici).

Shelby si è accollato il peso delle pressioni dirigenziali che è piombato su di lui come una frana degli Appalachi. Come risultato, c’è ancora un tenue possibilità che il disegno di legge possa essere accantonato e che i rappresentati dell’industria debbano ricominciare da zero. Market Ticker ha fornito della tabelle della Federal Reserve che dimostrano come Bernanke abbia ritirato dal sistema bancario 125 miliardi di dollari solamente negli ultimi quattro giorni per creare una situazione di crisi per spingere alla confusione nel mercato del credito e per aumentare le possibilità che il disegno di legge venga approvato.
Questa è corcizione della peggior specie. http://market-ticker.denninger.net/archives/2008/09/24.html

La brutta situazione economica del paese si sta gradualmente deteriorando. Gli ordinativi per i beni durevoli dell’industria manifatturiera sono scesi del 4,5 per cento il mese scorso mentre le giacenze di magazzino hanno continuato ad aumentare. La disoccupazione sta salendo alle stelle e il crollo del mercato immobiliare continua ad accelerare. Credit Suisse si aspetta un totale di 10,3 milioni di pignoramenti nei prossimi anni. Cifre del genere non sono casuali, ma fanno parte di un programma più ampio per utilizzare la politica monetaria come mezzo per trasferire la ricchezza da una classe sociale all’altra, mentre si diminuisce il benessere economico complessivo della nazione.

La cosa più allarmante è che ora i creditori più importanti del paese stanno preparando una rivolta che probabilmente ridurrà il flusso di capitali verso i mercati americani facendo precipitare il dollaro e innescando un crollo deflazionistico del credito. Questo è quanto scrive la Reuters:“I regolatori cinesi hanno chiesto alle banche nazionali di cessare i prestiti di denaro alle istituzioni finanziarie degli Stati Uniti nei mercati monetari interbancari per impedire possibili perdite durante la crisi finanziaria, ha riferito giovedì il South Chine Morning Post. La messa al bando di tutto il prestito interbancario da parte della Commissione cinese sui regolamenti bancari si applica solamente alle banche americane e non ai prestatori di altri paesi, ha aggiunto il rapporto.”Bloomberg News riporta che il Presidente della Federal Reserve Bank di Dallas Richard Fisher ha rotto la tradizione e ha stroncato la proposta di salvataggio affermando che "affosserebbe ancor di più il governo degli Stati Uniti."

Da Bloomberg: “Il piano del Segretario al Tesoro Henry Paulson di acquistare i beni in difficoltà delle istituzioni finanziarie sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso di un governo già così spaventosamente indebitato”, ha detto oggi Fisher in un discorso tenuto a New York. “Siamo immersi in un profondo abisso fiscale... Le crisi e gli sconvolgimenti che abbiamo subito nei mercati equity e del debito sono stati la conseguenza di un’orgia prolungata di eccessi e comportamenti sconsiderati, non di una rigida politica monetaria”, ha detto Fisher al New York University Money Marketeers Club." (Bloomberg)

Di certo, la cura per l’iperbolico “eccesso di credito e il comportamento sconsiderato” non può essere della stessa natura. In effetti, il salvataggio di Paulson non affronta minimamente i problemi principali che sono stati oscurati da demagogia e minacce. I beni senza valore devono essere liquidati, le banche insolventi devono essere lasciate fallire e gli imbroglioni e i delinquenti che hanno architettato questo blitz finanziario sulle riserve nazionali devono essere chiamati a rispondere.

Il massacro dei bassi tassi di interesse di Greenspan, l’abbuffata di “denaro facile”, è ora visibile ovunque. I valori gonfiati delle case e delle azioni stanno crollando mentre la benzina continua a sfuggire all’enorme bolla delle equity. La FDIC5 dovrà essere ricapitalizzata – forse di 500 miliardi di dollari – per giustificare la perdita anticipata di depositi dalle banche fallite che si sono trovati nei reticoli della deflazione dei beni e della graduale contrazione del credito. La recessione sta arrivando ma il crollo economico può ancora essere evitato se il maldestro piano di Paulson viene abbandonato e viene intrapresa un’azione correttiva per collocare il paese su una solida base finanziaria.
Market Ticker delinea un quadro per una soluzione attuabile, ma si deve agire rapidamente per far ritornare la fiducia sul fatto che siano in corso dei cambiamenti nel sistema.

1- Obbligare tutti i “beni” fuori bilancio ad essere in bilancio, ed obbligare a spostare tutti i modelli di valutazione ed identificazione dei beni individuali dal Livello 3 ai moduli 10-Q e 10-K5 (in altre parole, niente più contabilità senza senso stile-Enron e più nessuna concessione alle banche che autocertificano il “valore” dei propri beni sospetti).

2- Obbligare tutti i derivati OTC in uno scambio regolamentato simile a quello utilizzato per le opzioni elencate nei mercati equity. Tutto questo disinnesca in modo permanente la bomba a tempo dei derivati. Concedete 90 giorni ai partecipanti al mercato; alla scadenza chi non è presente nell’elenco viene dichiarato fuori dai giochi; permettete ai partecipanti di denunciarsi l’un l’altro se non possono dimostrare un’adeguatezza di capitale (se le contrattazioni di contratti derivati può danneggiare il sistema “regolamentato”, allora quelle contrattazioni devono avvenire sotto rigide regole governative).

3- Obbligare la leva di tutte le istituzioni a non superare il rapporto di 12:1. La SEC ha abbassato di proposito i limiti di leva broker/dealer nel 2004; prima di quella data il limite era un rapporto di 12:1. Ogni azienda che era fallita aveva una leva che era il doppio o anche più rispetto a quel precedente limite di 12:1. Approvare questa misura con un limite temporale di sei mesi e richiedere un sesto delle eccedenze tirato giù ogni mese (il crollo del modello della “finanza strutturata” è in buona parte dovuto alla troppa leva. Ad esempio, Fannie Mae e Freddie Mac avevano un debito di 80 dollari per ogni dollaro di riserve di capitale quando sono entrate in amministrazione controllata).

Se ci deve essere un salvataggio, che sia fatto bene. Il disegno di legge di Paulson da 700 miliardi di dollari non fa nulla per risolvere i profondi problemi strutturali dei mercati finanziari; rimanda ulteriormente la resa dei conti mentre si sposta sul contribuente l’onere del pagamento di questi beni tossici. E’ un buco nell’acqua. L’intero sistema ha bisogno di una trasformazione in modo che le attività di Wall Street si adattino agli obiettivi più ampi della società di cui, si suppone, sia al servizio. Il modello di business di Paulson si è sfasciato; non serve a nessuno tentare di ripararlo.


NOTE DEL TRADUTTORE

1 La “Term Auction Facility” è uno strumento di politica monetaria introdotto dalla Federal Reserve per aumentare la liquidità nei mercati finanziari americani. Con i TAF, la Federal Reserve mette all’asta dei quantitativi definiti di prestiti a breve termine garantiti da collaterali alle istituzioni di deposito che si ritiene siano in buone condizioni finanziarie
2 Letteralmente “break the buck”, l’espressione si riferisce alla situazione (estremamente rara e spiacevole) in cui un fondo monetario scende sotto il valore netto di un dollaro per azione
3 L’IRX è l’indicatore del costo dei prestiti a 13 settimane tra banche commerciali e governo americano
4 La FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation) è un ente governativo americano che garantisce l’integrità e la salvaguardia dei conti correnti delle banche membre
5 Il modulo 10-Q è una relazione dei risultati aziendali che deve essere presentata obbligatoriamente ogni tre mesi da tutte le società pubbliche. Il modulo 10-K viene invece presentato ogni anno