lunedì 6 ottobre 2008

Il Piano Paulson e quello tedesco non incantano nessuno

Oggi si e’ tenuta la prima seduta delle borse mondiali successiva alla definitva approvazione del Piano Paulson e al summit del G4 a Parigi. L'effetto è stato lo stesso: a picco le asiatiche, in forte ribasso quelle europee.

Come era prevedibile, le iniziative americane di venerdì scorso e quelle europee di sabato non hanno fermato il panico tra gli investitori.

L’euro poi e’ sceso ai minimi di due anni e mezzo fa contro lo yen e di un anno e mezzo fa contro il dollaro, mentre la BCE sembra manifestare insofferenza per il procedere dei governi nell'affrontare la crisi in ordine sparso, fottendosene bellamente dei suoi poteri Antitrust.

Anche oggi quindi un’altro passo in avanti verso il baratro. Ma niente paura, per fortuna c’e’ il Papa a rincuorare i poveri risparmiatori con questa massima “Vediamo adesso nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine. Solo la parola di Dio è fondamento della realtà e cambia il nostro concetto di realismo: realista è chi riconosce la realtà nella parola di Dio”.

Certamente”…..direbbe il petomane di Cipri’ & Maresco.


Il Piano Paulson e’ legge: nasce la nuova dittatura bancaria
di Ilvio Pannullo – Altrenotizie – 6 Ottobre 2008

Analizzando con attenzione il piano di risanamento imposto, in questi giorni, al Congresso americano, si può cogliere un’agghiacciante analogia con la celebre scena epica narrata nel romanzo di J.R.R. Tolkien: quando, cioè, Sauron, l'Oscuro Signore di Mordor, il potente spirito del Male de Il Signore degli Anelli che fa da antagonista al racconto, forgiò tra le fiamme del monte Fato l’Unico Anello: “Una banca per domarli, Una banca per ghermirli e nel buio incatenarli”. Spiace per i fans, ma il paragone è decisamente calzante; non tanto e non solo per l’oscurità del piano che in questi giorni ha ormai visto la luce in terra americana, quanto piuttosto per la cupidigia e l’avidità di potere delle menti che lo hanno partorito, in questo figure reali e drammaticamente simili al Grande Occhio di fantastica creazione.

Prima di entrare nel merito della vicenda interesserà sapere che, già all'inizio di quest'anno, il Tesoro aveva indicato una traccia di riforma della governance dei mercati al fine di garantire una maggiore autorità alla banca centrale, a cui – stando al piano originario – sarebbe stata deputata la supervisone sulla stabilità del sistema finanziario nel suo intero (!) complesso. Dotare la Fed di più poteri, tuttavia, è un processo che avrebbe potuto richiedere anni e, comunque, avrebbe reso necessaria l'approvazione del Congresso, unica espressione viva della oramai mutilata sovranità popolare americana.

Già, però, lo scorso marzo si notarono alcuni segnali di cambiamento, quando la Fed decise, per la prima volta nella sua storia, di fare prestiti alle banche d'investimento finite sotto pressione. Si trattava della banca d’investimenti Bearn Sterns salvata dal fallimento perché acquistata, attraverso soldi pubblici, da JP Morgan, anch’essa allora una banca d’investimenti, il cui capitale, però, era ed è interamente di proprietà di privati. La mossa alimentò l’ipotesi che l'istituzione avrebbe dovuto avere poteri di supervisione anche sulle investment banks, poteri che oggi spettano alla Sec, la Consob americana.

In quell’occasione ci si affrettò a definire la finestra aperta dalla Fed “temporanea”, non mancando di sottolineare come ultimo termine, prima della sua chiusura, il settembre di quest’anno. Lo stesso ministro del Tesoro Paulson, ex numero uno di quel colosso bancario che risponde al nome di Goldman Sachs – che, sarà certamente un caso, è l’unica banca insieme a JP Morgan ad aver giovato di questa crisi straordinaria – si disse concorde con la linea di principio alla base dell'iniziativa della banca centrale e dichiarò: “Dobbiamo riflettere su come dare alla Fed l'autorità di accedere a informazioni necessarie, in mano a complesse istituzioni finanziarie, per proteggere il sistema e stabilizzarlo quando è in pericolo”. È il pericolo, infatti, lo strumento, la leva attraverso la quale agire per accentrare sempre più potere in capo alla banca centrale americana e più potere si ha – la storia insegna – più velocemente lo si può ulteriormente concentrare nelle mani di quei pochi che già lo detengono.

Nonostante, infatti, l’articolo 1 sezione 8 della Costituzione americana stabilisca che il Congresso deve avere il potere di coniare moneta (creare moneta ndr) e di stabilirne il valore, attualmente ad avere questo potere è la FED, una società privata. È, infatti, la Federal Reserve e non il Congresso americano a controllare e trarre profitto dal produrre moneta attraverso il Tesoro e controllando il valore della moneta stessa tramite la gestione del tasso d’interesse; quell’interesse, cioè, che le banche commerciali dovranno restituire alla Fed in aggiunta al capitale che la stessa conferisce loro stampando la moneta di cui fanno richiesta.

Non sorprende affatto, quindi, che l’idea di una Fed con poteri sulle banche d'investimento trovi un ampio consenso nel sistema bancario: di recente Timothy Geithner, presidente della Federal Reserve Bank di New York, ha sostenuto che la banca centrale ha bisogno di maggiore autorità sulle banche d'affari che possano avere bisogno di un suo supporto finanziario. La questione era, però, capire come il Tesoro Usa avrebbe potuto mettere in pratica queste riforme: alcuni analisti avevano paventato che la modalità con cui intervenire sarebbe potuta essere quella di un intervento per via amministrativa.

Una soluzione che avrebbe evitato di dover passare per il Congresso dove i tempi avrebbero rischiato di allungarsi. Straordinariamente, però, l’attuale crisi finanziaria e il panico paventato dalle stesse istituzioni americane – su tutti il Ministro del Tesoro Paulson e il Presidente Bush – hanno reso possibile l’impossibile: approvare la modifica del ruolo della Fed direttamente attraverso una legge votata dal Congresso e senza che questo lo impegnasse, come ci si sarebbe logicamente aspettato, in lunghe discussioni sul merito delle modifiche.

Ma c’è di più, molto di più: un esponente democratico del Congresso ha avvertito che un’atmosfera di panico è stata intenzionalmente creata perché fosse approvato il decreto sugli aiuti finanziari, affermando inoltre che diversi congressisti sono stati avvertiti, prima del voto di lunedì, che se la legge fosse stata bocciata in America sarebbe stata instaurata la legge marziale. Proprio così: la legge marziale. Il membro del Congresso Brad Sherman, eletto nel ventisettesimo distretto della California, ha infatti pubblicamente affermato, in un discorso tenuto il 2 ottobre alla Camera dei Rappresentanti, che conosce personalmente diversi rappresentanti del Congresso che hanno affermato di essere stati minacciati con la prospettiva della vera e propria legge marziale se avessero votato in opposizione al piano di aiuti da 700 miliardi di dollari.

Sherman ha essenzialmente avvertito che potenti forze che vogliono che il decreto passi hanno tentato di ricattare i rappresentanti democraticamente eletti. “L’unico modo in cui possono far passare questo decreto è creando e sostenendo un’atmosfera di panico. Questa atmosfera non è giustificata” ha affermato Sherman. La notizia, ovviamente oscurata dal mainstream ufficiale, arriva da Steve Watson, dal sito infowars.net. “A molti di noi – ha continuato il membro del Congresso - è stato detto in conversazioni private che se lunedì avessimo votato contro il decreto il cielo sarebbe crollato, il mercato sarebbe caduto di 2000 o 3000 punti il primo giorno, altri 2000 il secondo giorno; e ad alcuni membri del Congresso è stato persino detto che ci sarebbe stata la legge marziale in America se avessimo votato no. Questo - ha insistito il deputato - è ciò che chiamo spargere paura. Ingiustificata. Dimostrata falsa. Abbiamo una settimana, abbiamo due settimane per scrivere un buon decreto. L’unico modo per far passare un cattivo decreto è mantenere la pressione del panico”. L’intero discorso dell’onorevole Sherman, membro della Camera dei Rappresentanti dal 1997 nonché membro del Comitato sui Servizi Finanziari, è disponibile sul sito CSPAN.

Adesso che lo sciagurato progetto è legge, il Congresso americano dovrebbe costringere la Presidenza e l’intero governo ad un’immediata indagine su queste serie accuse che, per la loro gravità e per la rispettabilità di chi le ha formulate, pesano come macigni sulla credibilità internazionale di quella che è, a tutti gli effetti, la nazione più armata del pianeta. Sentire un parlamentare americano paventare, in una pubblica dichiarazione rilasciata davanti alla Camera dei Rappresentati, un colpo di Stato e l’instaurazione della legge militare, fà tremare i polsi e ricorda vicende purtroppo note nella vecchia Europa continentale. Scoprire quali privati individui e funzionari dell’amministrazione, se ce ne sono, sono coinvolti nella diretta minaccia di un rovesciamento militare dei lavori del governo Usa, appare più che necessario non essendo lo Sherman il solo a lanciare una simile accusa.

Ci attendono, dunque, tempi oscuri. Mentre il popolo sovrano dorme c’è, infatti, chi è al lavoro per mettere, rovistando nel torbido e facendo della Costituzione Usa carta straccia, il suggello finale al piano per ottenere il potere assoluto sui mercati finanziari della nazione e sul futuro economico del paese. Il rappresentante del grande cartello bancario, oggi ministro del Tesoro USA, si è visto approvare dal Congresso una legge che metterà fine alla pretesa che Bush controlli qualcosa di più dello schermo al plasma, situato a pochi centimetri dai suoi occhi privi di vita, su cui legge le ultime notizie. Al potere ora c’è lui, l’ex CEO della Goldman Sachs: Henry Paulson. Ave Cesare! I giorni della Repubblica sono finiti.


Perche’ il salvataggio di Wall Street puzza
di Mike Whitney – Counterpunch – 2 Ottobre 2008

Questo è un disastro in tempo reale e richiede vere soluzioni.[…] Siamo in una situazione di panico generalizzato e siamo ritornati a rischio di crollo sistemico dell’intero sistema finanziario. E le autorità Usa e quelle straniere sembrano non avere capito nulla su cosa ci sia bisogno di fare.

Da quasi un anno ci stiamo chiedendo: perché gli investitori e le banche straniere che hanno comprato centinaia di miliardi di dollari di titoli poggiati sui mutui [mortgage-backed securities, MBS] da banche di investimento Usa non hanno intrapreso alcuna azione legale contro queste stesse banche, o iniziato un boicottaggio dei prodotti finanziari Usa per impedire che altre persone venissero derubate?

Ora sappiamo la risposta. È perché, dietro le scene, Henry Paulson & Co. stavano lavorando ad un accordo per gettare tutto questo casino da miliardi di dollari sui contribuenti Usa. Questa è la vera ragione dietro a questo spreco da $ 700 miliardi; cancellare gli enormi debiti generati dal più grande caso di truffa della storia. Il membro del congresso Brad Sherman la spiegato mercoledì notte a Larry Kudlow:

“Il decreto fornisce centinaia di miliardi di dollari per salvare gli investitori stranieri. Non fornisce alcun reale controllo sui poteri di Paulson. Vi è un comitato di controllo ma non è un vero comitato che può farsi avanti e cambiare quello che lui fa. È un programma da $ 700 miliardi gestito da un impiegato part-time e non vi è limite sui salari da un milione di dollari al mese… Il tutto è molto chiaro. La Bank of Shanghai può trasferire tutti i suoi beni tossici alla sua sede di Los Angeles che poi il giorno dopo li rivende al Tesoro. Ho proposto un emendamento per fare in modo che se questi beni non fossero stati posseduti da un’entità americana, pure una sussidiaria, ma almeno una qualche entità negli Usa, il Tesoro non avrebbe potuto comprarli. È stato rigettato.


Il decreto è molto chiaro. Beni ora detenuti in Cina e a Londra possono essere venduti a società Usa lunedì e poi rivenduti al Tesoro martedì. Paulson ha detto chiaramente che avrebbe chiesto un veto di qualunque legge contenente un chiaro emendamento che affermasse che non possono essere venduti al Tesoro beni non posseduti da cittadini americani al 20 di settembre. Centinaia di miliardi di dollari sono destinati a salvare gli investitori stranieri. Lo sanno, lo hanno chiesto, il decreto è stato accuratamente scritto per far sì che accada ciò”.

Perciò, perché il segretario al Tesoro non ha spiegato al popolo americano il vero scopo del salvataggio? Può essere che egli sappia che il suo salvataggio da $ 700 miliardi finirà come il dirigibile Hindenburg, svanendo coperto dalle fiamme?

Questo è un decreto terribile, e conferisce autorità assoluta ad uno degli attori centrali dello scandalo, Henry Paulson, che e stato presidente della Goldman Sachs al tempo in cui questi titoli MBS spazzatura venivano rifilati in giro per il pianeta ad investitori creduloni. Ora Paulson sarà nella posizione di ricomprare qualunque “bene in difficoltà” egli ritenga porre una minaccia alla “stabilità del mercato finanziario”. E’ chiaro che Paulson utilizzerà i suoi poteri privi di controlli per fare tabula rasa e rimuovere qualunque possibilità che gli investitori stranieri possano intraprendere azioni legali contro i perpetratori della truffa: le giganti banche di investimento di Wall Street.

Dunque, com’è possibile che il popolo americano accetti di pagare per evitare future spese legali a Paulson & Co.? E’ questo il modo in cui le tasse dei contribuenti dovrebbero essere spese, anziché in educazione, sanità e infrastrutture?

Vi è un’altra ragione per cui Paulson ha lavorato così duramente per l’approvazione del decreto Salvataggio per i Tycoons; perché è una manna dal cielo per i giganti del sistema bancario. La Citigroup non ha raccolto la Wachovia per puro caso, né la JP Morgan ha acquistato Washington Mutual perché voleva compiere il suo dovere civico e impedire il totale collasso del sistema. Assolutamente no; sapevano chiaramente dove soffiava il vento. Di fatto, non ce n’è uno di questi casi che non mandi puzza di bruciato.

Questo ha detto Sara Lepro di AP:

“La Citigroup ha acconsentito lunedì ad acquistare le operazioni bancarie della Wachovia per $ 2,1 miliardi in un accordo combinato dai regolatori federali, rendendo la banca di Charlotte l’ultima vittima della sempre più vasta crisi finanziaria globale.

L’accordo espande grandemente i diritti di vendita della Citigroup—fornendole un totale di più di 4300 filiali Usa e 600 miliardi in depositi—e le assicura un posto tra le Tre Grandi dell’industria bancaria Usa, assieme alla Bank of America Corp. e alla JP Morgan Chase & Co.

Ma tutto ciò avviene ad un costo: Citigroup Inc. ha detto che ridurrà i suoi dividendi trimestrali della metà, a 16 centesimi. Diluirà anche gli attuali azionisti vendendo 10 miliardi di azioni ordinarie per sostenere la sua posizione di capitale. Oltre ad essersi assunta $ 53 miliardi in debiti, Citigroup assorbirà sino a 42 miliardi di perdite del portafoglio prestiti da 312 miliardi della Wachovia, mentre la Federal Deposit Insurance Corp. [FDIC, assicurazione federale sui depositi, n.d.t.] si è dichiarata d’accordo a coprire le rimanenti perdite. Citigroup emetterà anche azioni privilegiate e garanzie per la FDIC per 12 miliardi di dollari.”

Questa è la frase chiave della Lepro:

“Il piano di salvataggio per le istituzioni finanziarie da $ 700 miliardi proposto dal governo, votato lunedì dalla Camera dei Rappresentanti, probabilmente si dimostrerà un ulteriore guadagno per la Citi.

Mentre il piano è in generale progettato per impedire che le banche si approfittino della vendita al governo di beni in difficoltà, vi è un’eccezione per il caso di beni acquistati in una unione o in un rilevamento, o da aziende che hanno fatto bancarotta. Questo permetterebbe alla Citigroup di vendere le obbligazioni tossiche e altri beni ottenuti dalla Wachovia per un prezzo più alto di quello realmente pagato per essi”.

Perciò la Citi non solo ottiene un’armata di correntisti (il più economico capitale disponibile!) ma, allo stesso tempo, potrà scaricare tutta la sua spazzatura poggiata sui mutui sui contribuenti! E, indovinate un po’, l’affare fatto dalla JP Morgan è praticamente identico.

È o no un giochetto da esperti?

Qualcuno ha voglia di scommettere che anche la G-Sax otterrà un posto in prima fila succhiando miliardi di dollari dei contribuenti per rimettere assieme il suo traballante bilancio?

E quale sarà il risultato netto della rapina da parte dei banchieri gangster di Paulson? Maggiore consolidamento dell’industria finanziaria e totale distruzione delle banche locali e regionali. Questa è una cosa certa. Le piccola banche di tutta la nazione se la prenderanno in saccoccia se passa il decreto. Potete scommetterci.

Il paese non ha tempo per questa cinica caccia al tesoro. Il sistema sta mostrando pessimi segni e abbiamo UNA sola possibilità per fare un buon decreto di emergenza.

Secondo Bloomberg News, 29 settembre:

“La Federal Reserve immetterà ulteriori $ 630 miliardi nel sistema finanziario globale, allagando le banche di contanti per alleviare la peggiore crisi bancaria dai tempi della Grande Depressione. La Fed ha aumentato i suoi scambi di valuta con banche centrali straniere da $ 330 miliardi a $ 620 miliardi per rendere una maggiore quantità di dollari disponibile in tutto il mondo. Il Term Auction Facility, il programma d’emergenza di prestiti della Fed, si espanderà da $ 300 miliardi a $ 450 miliardi. Tra le autorità partecipanti vi sono la Banca Centrale Europea, la Banca d’Inghilterra e la Banca del Giappone.

La crisi si sta riflettendo su tutta l’economia globale, provocando la caduta del mercato azionario e costringendo i governi europei a salvare quattro banche negli ultimi due giorni appena”. (Bloomberg)

Afferrato il concetto? La Fed aveva già accantonato il voto negativo del Congresso e pompato denaro nel sistema; e guardate cos’è successo.

Nulla!

Il Libor [London Interbank Offered Rate. Da Wikipedia: “Il libor è il tasso di riferimento europeo al quale le banche si prestano denaro tra loro, spesso durante la notte (in batch notturno), dopo la chiusura dei mercati” N.d.t.] è ancora al massimo storico, il Ted spread [Il Ted spread è la differenza tra i tassi di interesse dei prestiti interbancari e quelli dei buoni del Tesoro USA a breve termine. E’ un indice del rischio percepito sul credito, dato che i buoni del Tesoro sono considerati a basso rischio a differenza dei prestiti interbancari N.d.t.] si è allargato livelli record mentre i prestiti interbancari sembrano bloccati ad un punto morto. Vi è una corsa al mercato valutario che sta riducendo la capacità delle imprese di utilizzare credito a breve termine. Il sistema si sta spegnendo, amici, e l’olio di serpente di Paulson non servirà a nulla. 400 economisti di fama—non i falchi fanatici che lavorano per l’amministrazione Bush –si sono opposti a questo piano di salvataggio.

Questo è un disastro in tempo reale e richiede vere soluzioni. Come fa notare Nouriel Roubini, presidente della Roubini Global Economics, siamo sull’orlo della “madre di tutte le corse agli sportelli”, un saccheggio senza confini delle riserve che farebbe crollare il sistema finanziario. Questa è l’opinione di Roubini su quale sarà la prossima testa a cadere:

“Il prossimo passo di questo panico potrebbe diventare la madre di tutte le corse gli sportelli, cioè una corsa agli oltre $1000 miliardi di prestiti interbancari a breve termine con l’estero del sistema finanziario e bancario Usa, dato che le banche straniere si stanno iniziando a preoccupare della sicurezza delle loro esposizioni liquide verso le istituzioni finanziarie USA; tale silenziosa corsa agli sportelli da oltre confine è già iniziata dal momento che le banche straniere sono preoccupate della solvibilità delle banche Usa e stanno iniziando a ridurre la loro esposizione. E se questa corsa accelera, come potrebbe accadere, potrebbe avvenire un collasso totale del sistema finanziario Usa. Siamo perciò ora in una situazione di panico generalizzato e siamo ritornati a rischio di crollo sistemico dell’intero sistema finanziario. E le autorità Usa e quelle straniere sembrano non avere capito nulla su cosa ci sia bisogno di fare. Forse dovrebbero già oggi iniziare una coordinata riduzione di 100 punti base dei tassi in tutte le maggiori economie del mondo per mostrare che hanno seriamente iniziato a riconoscere e ad affrontare questa crisi finanziaria in rapido peggioramento.” (Nouriel Roubini, EconoMonitor)

Non un solo centesimo dovrebbe andare a questa ultima truffa di Wall Street. Nessun salvataggio!


Salviamo i proprietari di casa! Perche’ il Piano Paulson e’ una truffa
di Paul Craig Roberts – Counterpunch – 3 Ottobre 2008

Questo piano di salvataggio di Paulson è, esso stesso, una gigantesca frode come i mutui subprime ad eccessiva leva finanziaria?

Ieri, qui su CounterPunch, ho discusso del piano di salvataggio proposto e fatto notare che la proposta non può avere successo se danneggia la posizione di credito del Tesoro Usa e/o la combinazione del mark-to-market [utilizzo dei prezzi stabiliti dal mercato N.d.t.] e dello short-selling [detto anche “vendita allo scopeto”, lo Short Selling è un operazione finanziaria che consiste nella vendita di strumenti finanziari non posseduti con successivo riacquisto. Da BorsaItaliana.it N.d.t.] permette a chi lo pratica di prosperare trascinando sempre più istituzioni finanziarie alla bancarotta.

Il commento di un lettore e un articolo dei professori di Yale Jonathan Kopell and William Goetzmann, sollevano esattamente questa questione della fraudolenza del pacchetto Paulson.

Come dice un lettore: “abbiamo debito a tre differenti livelli: il debito personale familiare, il debito del settore finanziario e il debito pubblico. Il primo ha inondato il secondo e ora stanno facendo sì che il secondo inondi il terzo. L’atteggiamento dei nostri leader è quello di non fare nulla per il primo livello di debito, e fare finta che il terzo livello di debito non abbia alcuna importanza”.

L’argomento in favore del piano di salvataggio è che le banche saranno libere dagli strumenti finanziari in difficoltà e potranno ritornare a fare prestiti, e che il Tesoro Usa recupererà gran parte dei costi del salvataggio perché solo una piccola percentuale dei sottostanti i mutui sono cattivi. Esaminiamo questo argomento.

In realtà il piano Paulson non affronta il problema principale. Affronta solo i problemi delle istituzioni finanziarie che detengono beni in difficoltà. In base al piano di salvataggio, i beni in difficoltà si spostano dai bilanci delle banche al bilancio del Tesoro. Ma il sottostante problema—la continua diminuzione dei valori dei mutui e delle case—rimane e continua a peggiorare.
L’origine della crisi è al livello dei proprietari di casa. I proprietari non riescono a ripagare i mutui. Spostare gli strumenti finanziari nei libri contabili del Tesoro non ferma il crescente tasso di insolvibilità.

Il piano di salvataggio si concentra sul lato sbagliato del problema. Il salvataggio dovrebbe concentrarsi sull’origine del problema, i proprietari di casa che si dichiarano insolventi. Il salvataggio dovrebbe indennizzare i proprietari insolventi e pagare i mutui criminali. Come fanno notare Koppell e Goetzmann, gli strumenti finanziari sono in difficoltà a causa dell’insolvibilità dei mutui. Fermare il problema alla sua origine restaurerebbe il valore dei derivati basati su mutui e porrebbe fine alla crisi.

Questo approccio ha l’ulteriore vantaggio di fermare la valanga nei prezzi delle case e porre termine all’erosione della base fiscale locale che risulta dai pignoramenti e dalle case gettate sul mercato. E per quanto riguarda l’azzardo morale di salvare i proprietari di casa che hanno fatto eccessiva leva finanziaria [over-leveraged] su se stessi?

Chiedetevi: qual è la differenza con l’azzardo morale di salvare le istituzioni finanziarie che hanno creato obbligazioni su prestiti questionabili, li hanno assicurati e venduti come titoli di investimento? Il Congresso dovrebbe concentrare il piano di salvataggio sul rifinanziamento dei mutui in difficoltà come la Home Owners’ Loan Corp. fece negli anni 30, non su istituzioni in difficoltà che detengono strumenti in difficoltà legati ai mutui. Il Congresso deve fare un passo indietro, stabilire udienze e parlare con Koppell e Goetzmann. Il Congresso deve sapere i fatti prima di intraprendere un’azione. L’ultima cosa che il Congresso ha bisogno di fare è lasciarsi spaventare ancora una volta fino ad acconsentire ad un’iniziativa disastrosa.


Paul Craig Roberts [email] è stato Assistente Segretario del ministero del Tesoro americano, durante l’Amministrazione Reagan. E’ un ex Editore Associato del Wall Street Journal, è stato per 16 anni columnist di Business Week e di Scripps Howard News Service e di Creator’s Sindacate di Los Angeles. Ha avuto numerose cattedre universitarie, inclusa quella "William E. Simon" della facoltà di Politica Economica del Center for Strategic and International Studies della Georgetown University e Senior Research Fellow dell’Hoover Institution e della Stanford University. E’ stato insignito della Legion d’Onore dal Presidente della Francia e gli è stata assegnata la medaglia d’argento del Ministero del Tesoro Usa, per il suo “importante contributo alla formulazione della politica economica americana”.

domenica 5 ottobre 2008

PD: un ologramma sfuocato

L'epilogo del tipico melodramma italiota, intitolato "Alitalia", dimostra ancora una volta quanto l'attuale opposizione parlamentare, guidata da un ologramma chiamato PD, sia del tutto incapace di fare il proprio mestiere sia dentro il Parlamento che soprattutto fuori.

E con un cosiddetto leader, di nome Walter Veltroni, che in preda ad un perenne stato confusionario alterna dichiarazioni al vento contro il governo e atti concreti decisamente a sostegno di quest'ultimo.

In sintesi, una contraddizione umana oltre che politica.

Pd di Letta e di governo
di Marco Travaglio - L'Espresso - 3 Ottobre 2008

Il nuovo motto di chi si dice di sinistra è: "Berlusconi è migliore". E intanto Veltroni riempie di complimenti Gianni Letta

"Sono di sinistra, ma Berlusconi è il migliore". L'ha detto a 'L'espresso' Riccardo Scamarcio, ma è il motto di un'epoca. Questa. Veltroni invece preferisce Gianni Letta, "un uomo che ha il mio stesso senso delle istituzioni". Definizione quantomeno azzardata, se si pensa che questo Cavour redivivo, negli anni Ottanta quando dirigeva 'Il Tempo', fu coinvolto nei fondi neri Iri e nel '93, vicepresidente Fininvest, rischiò l'arresto per presunti maneggi sulla legge Mammì.

Ma il vero mistero è perché mai Uòlter abbia messo il cappello sulla Cai, la cordata alitaliota dei Colaninno Boys. Dopo averne detto tutto il peggio possibile, è andato a 'Porta a Porta' a rivendicare il successo dei 16 Fratelli Bandiera. Rivelando di aver fatto incontrare Colaninno ed Epifani "per favorire un'intesa che impedisse la catastrofe" e "far fare un passo avanti a Cai". Se è vero, non si comprende perché Veltroni non si sia schierato subito con Cai, cioè col governo. Se è falso, non si vede perché il capo dell'opposizione abbia levato le castagne dal fuoco al governo che, incartato nella guerra ai lavoratori Alitalia, era a un passo dalla prima disfatta.

"Senso di responsabilità", spiega Uòlter, ma così dà implicitamente ragione al governo sulla mancanza di alternative alla Cai (che invece di alternative ne aveva, se si fosse messa sul mercato l'Alitalia senza debiti né esuberi, anziché regalarla in esclusiva alla Cai).

In entrambi i casi, prendersi il merito di uno sbocco sempre criticato disorienta vieppiù gli elettori del Pd. Conferma le accuse di Berlusconi alla Cgil, che avrebbe "remato contro" pilotata dal Pd. E delegittima Guglielmo Epifani, mettendo in ombra i vantaggi strappati in extremis dalla Cgil per i lavoratori rispetto al pessimo accordo siglato inizialmente da Cisl e Uil.

Non contento, Veltroni dichiara al 'Corriere' che con questo governo rischiamo una svolta autoritaria, poi però rivela i dettagli dell'imbarazzante mediazione: Colaninno (padre) ed Epifani "si sono seduti qui in casa mia su quei due divani là in fondo e han trovato l'accordo". In gran segreto, fuorché per Letta e per i segretari di Cisl e Uil.

Intanto Colaninno figlio, Matteo, ministro-ombra del Pd, taceva. E Letta nipote, Enrico, metteva alle strette Epifani definendo "l'errore del secolo" il no alla Cai.

È proprio sicuro Veltroni, noto giramondo, che una simile scena potrebbe mai accadere in una democrazia normale? Se l'immagina Obama che convoca nel suo salotto un affarista e un sindacalista per propiziare la svendita di un'azienda di Stato decisa da Bush a spese dei contribuenti?

Certo che no, infatti Uòlter poco sotto dichiara: "Ho un giudizio pessimo di come il governo ha gestito la vicenda Alitalia, compresa la scelta di una cordata non si sa in base a quali principi. che ha scaricato i debiti sui contribuenti".

Già. Ma in quel pessimo governo c'è pure l'ottimo Gianni Letta. E la pessima cordata, a sentire Veltroni, l'ha salvata Veltroni. L'ottimo capo dell'opposizione.

sabato 4 ottobre 2008

Il fallimento del modello liberista e dei suoi ciechi sostenitori

Cio' che e' accaduto nelle scorse settimane - e che accadra' ancora nelle prossime - e' il canto del cigno di un modello economico che per decenni ci e' stato presentato come il migliore possibile, infallibile ed eterno.
E invece no, si sta sbriciolando alla velocita' della luce perche' il suo destino era scritto nel suo dna.

Sarebbe quindi il caso che tutti coloro che in questi anni si sono riempiti la bocca sperticandosi in lodi a favore del liberismo, facciano quantomeno autocritica e la smettano per sempre di ergersi a soloni in economia, in quanto condividono in privato l'esito finale di tale modello economico: il fallimento.


Autocritica
di Massimo Gramellini - La Stampa - 4 ottobre 2008

Dice il saggio: si nasce incendiari e si muore pompieri, nel senso che chi a diciott’anni immaginava di ribaltare il mondo, giunto alla famigerata età adulta rivaluta la moderazione dei padri. Di solito l’utopia da cui ci si emenda con la maturità è quella socialcomunista: l’uguaglianza e la solidarietà imposte per legge. Ma io conosco uno che a diciott’anni credeva nell’utopia opposta, la liberista.

Iniziativa individuale e meritocrazia erano le sue stelle polari. Brandiva Reagan e Milton Friedman come gli altri Marx e Che Guevara. E oggi si ritrova deluso anche lui dal fallimento dei sogni della sua adolescenza minoritaria. Il comunismo reale ha ucciso il comunismo immaginario perché ne ha tradito il valore fondante, l’uguaglianza, creando una società di burocrati e di oppressi.

Allo stesso modo il liberismo reale ha ucciso quello immaginario perché ha tradito il valore del merito. Non è sana una società dove i cortigiani del capo guadagnano non 3, non 30 ma 300 volte più di un bravo impiegato. Soprattutto non è sana una società in cui il manager cattivo è strapagato come quello buono e chi affossa le aziende viene liquidato come un sultano a spese dei dipendenti e dei risparmiatori.

Prima o poi la natura si ribella alle esagerazioni, che con la loro indecenza ne alterano la fondamentale tendenza all’armonia. Così le utopie realizzate diventano incubi, lasciando chi ci ha creduto senza altri sogni che non siano quello, minuscolo ma sincero, di dare l’esempio. Provando a rispettare il prossimo e, prima ancora, se stesso.


700 miliardi per camuffare la storia
di Claudio Giudici - Movisol - 4 Ottobre 2008

Durante la settimana finanziaria che va dal 15 al 19 settembre, la globalizzazione finanziaria aveva dimostrato di essere definitivamente morta. Ma prima che il crollo di Wall Street coinvolgesse Main Street (l’economia reale), il Governo americano ha preso una decisione senza precedenti: la costituzione di un ente federale con a disposizione 700 miliardi di dollari da destinare al riacquisto dei valori finanziari tossici che sono all’origine del perpetuarsi del crollo dei listini finanziari mondiali.

Secondo gli analisti il piano Paulson sarebbe quantitativamente dieci volte superiore al piano Marshall con cui si ricostruì l’Europa post-bellica e superiore al costo della guerra del Vietnam. Si consideri poi che la Cina, detenendo metà del debito estero Usa, detiene un importo di 500 miliardi di dollari in titoli statunitensi. L’immissione di 700 miliardi di dollari da parte del Tesoro, rappresenta di fatto una importante svalutazione del loro debito verso la Cina. Quanto potranno sopportare ancora la Cina, e gli altri detentori di titoli del debito Usa, un tal genere di furto? Il modello di fatto imperiale, spacciato col nome altisonante di globalizzazione, è in rianimazione ma con certezza di morte. Anzi, il piano Paulson non farà altro che prolungare l’agonia del malato.

Questo perché quel credito di 700 miliardi non è strategicamente vincolato a risollevare l’ansimante economia reale, quanto piuttosto volto a riversare direttamente sui cittadini americani, ed indirettamente sulla popolazione mondiale, il disastro prodotto dall’immissione nel sistema della finanza di titoli puramente speculativi.

Ciò su cui non si può discutere, è invece il definitivo fallimento del modello liberista. Il blocco delle vendite allo scoperto ed il paracadute offerto ai mercati con i soldi dei cittadini, sono decisioni dirigistiche ed antimercatiste che dovrebbero segnare pure per gli irriducibili liberisti, il definitivo fallimento della deregulation , dell’idea per cui i mercati abbandonati a sé stessi raggiungerebbero l’equilibrio ottimale in favore della ricchezza. Se si fossero abbandonati i mercati ai loro destini, le famiglie più importanti del pianeta, dai Morgan ai Mellon ai Du Pont ai Rothschild, sarebbero probabilmente alle cronache come storico caso di "eccellente suicidio di massa", produzioni e commerci sarebbero fermi, intere nazioni sarebbero nel più completo caos.

In tutta questa storia c’è anche un altro dato interessante che emerge e che è bene che i politici tengano presente già nell’immediato futuro, visti i sacrifici che esso è costato alle popolazioni da loro amministrate. Gli illuminati osservatori economici del Fondo monetario internazionale, della Banca Mondiale, dell’Ocse, e delle agenzie di rating private (S & P, Moody’s, Fitch) che finora hanno giudicato sulla bontà delle scelte economiche fatte da stati sovrani ed aziende, da oggi, che genere di mestiere potranno fare? La risposta è che l’economia mondiale, nella sua facciata reale, necessita di braccia per la ricostruzione e l’arricchimento tecnologico delle sue infrastrutture e delle sue produzioni, di modo che i popoli del pianeta, dopo un quarantennio di politiche liberiste a cui sono stati via via sottoposti, possano tornare a vedere il sereno offerto da un’economia che migliori i loro tenori di vita piuttosto che distruggerli.

Ora, dovrebbe essere ovvio anche a Paulson – forse non a Bush – che quel credito di 700 miliardi, corrisponde ad una nuova immissione di liquidità nel sistema, che al pari dei circa 2-3 miliardi che ogni giorno dal luglio-agosto 2007 fino alla scorsa settimana, le banche centrali avevano cominciato ad iniettare nel mercato per sorreggere la maturanda crisi, rifluirà sui prodotti finanziari speculativi che abbiano come sottostante oro, petrolio, materie prime, generi alimentari. Ciò comporterà a breve una nuova ondata iperinflazionistica sui beni di prima necessità.

In sostanza, quei 700 miliardi non serviranno altro che ad alimentare la fase d’iperinflazione globale, con un botto ancor più violento sui mercati finanziari e impensabili ripercussioni nell’economia reale. Chi cerca di dare una giustificazione "razionale" alla decisione del Tesoro, cerca di far passare come meritorio il salvataggio poiché "in fondo dietro ai titoli tossici detenuti dal sistema finanziario, vi sarebbero degli immobili" (come a dire che così tossici non sarebbero).

Ma questa considerazione, oltre a non essere avvalorata dai mercati (tanta è la crisi di fiducia creatasi tra gli operatori) non è avvalorata neanche dalla ragione. La garanzia offerta ai valori finanziari da parte del relativo sottostante reale immobiliare, infatti, può garantire un equivalente valore finanziario, non una piramide di carta molte volte superiore al valore degli immobili stessi.

Ma perché Paulson, ha proceduto in un salvataggio che evidentemente non farà altro che procrastinare il crollo dei mercati piuttosto che evitarlo?In sostanza Paulson-Bush stanno solo prendendo tempo. Ma per quale motivo? Tempo per cosa?

Riflettiamo sul primo crollo finanziario del nuovo millennio, quello che va dal marzo 2000 all’ottobre 2002. Nell’immaginario collettivo il primo crollo dei mercati del nuovo millennio avvenne in seguito alla distruzione delle Twin Towers nel settembre del 2001. Esso cominciò invece nel marzo del 2000 e fino al 10 settembre 2001 le borse mondiali avevano perso circa il 30% del loro valore. Dall’11 settembre fino ai minimi dell’ottobre 2002 gli indici persero un ulteriore 30%.

Dunque il primo crack dei mercati nel nuovo millennio avvenne ben prima dell’11 settembre e corrispose sostanzialmente allo scoppio della bolla dei titoli della new economy (telecom, media and tech), ma per la popolazione mondiale esso avvenne a causa di Osama Bin Laden. In seguito i mercati mondiali si ripresero sostituendo la mega bolla new economy con una nuova bolla speculativa, quella del settore immobiliare.

Mentre scrivo le agenzie di stampa rendono conto dell’ultimo discorso di G. W. Bush alle Nazioni Unite, in cui afferma che "Siria ed Iran continuano a sponsorizzare il terrorismo" (mentre in Iraq ci dovevano essere armi di distruzione di massa!). Per l’opinione pubblica occidentale, che nella maggioranza dei casi non ha mai letto alcun discorso di Ahmadinejad, quell’iraniano è colui che vuole sterminare Israele, visto che così i media hanno riferito (sic).

Nel corso dell’ultima settimana si sono verificati vari attentati di presunta matrice terroristica da Islamabad a Gerusalemme allo Yemen ai Paesi Baschi (tralasciando quelli del casertano). In breve, mentre la globalizzazione, grazie al piano Paulson, rimanda la sua dichiarazione di decesso, varie "operazioni caos" si scatenano con ritmo accelerato a giro per il pianeta.

Se scoppiasse una nuova importante guerra, la storia ufficiale di questi giorni diverrebbe: «La guerra contro il terrorismo fece crollare i mercati finanziari e l’economia mondiale.»
A cospetto di un sistema fallito, l’unico modo per salvare i creditori privilegiati, ossia la popolazione mondiale unitariamente intesa, è seguire il "piano LaRouche": organizzare il fallimento del sistema e non attendere che esso si verifichi per forza d’inerzia, distinguere tra quelli che sono crediti esigibili (stipendi, pensioni, liquidità per il funzionamento dello stato e del welfare) e quelli che non sono esigibili perché frutto di mere speculazioni. Ricreare un nuovo sistema monetario e finanziario internazionale sul modello rooseveltiano di Bretton Woods.

Da qui lanciare linee di credito a livello globale con cui finanziare nuovi progetti infrastrutturali e le imprese private. Per fare ciò è necessario che alla disponibilità di Russia, Cina e India si aggiunga quella degli Stati Uniti. Gli altri si allineerebbero di conseguenza.


Come il '29? Parla l'economista francese Jean-Paul Fitoussi
di Anna Maria Merlo - Il Manifesto - 4 Ottobre 2008

Ogni giorno ci sono nuove notizie che segnalano l'aggravamento della crisi finanziaria. I politici fanno a gara nel rassicurare i cittadini, clienti delle banche, per evitare a tutti i costi che si diffonda il panico e che ci siano code agli sportelli, come nel '29 - o come un anno fa in Gran Bretagna, per la Northern Rock. Ma le dichiarazioni sono fin troppo rassicuranti per essere vere. Una prova dell'ampiezza della crisi, che ha ormai contagiato in pieno l'Europa, è la proposta di Nicolas Sarkozy di costituire un fondo comune europeo di 300 miliardi per poter intervenire e salvare le banche in difficoltà, subito respinto dalla Germania. Della crisi finanziaria mondiale, delle sue cause e delle conseguenze sul futuro discutiamo con l'economista Jean-Paul Fitoussi, professore a Sciences Po a Parigi, presidente dell'Ofce (Osservatorio francese delle congiunture economiche), coordinatore della Commissione sulla misura della performance economica e del progresso sociale.

Professor Fitoussi, cosa sta succedendo? Siamo solo all'inizio di una depressione che impoverirà tutti?

Se facciamo riferimento alla storia, le crisi finanziarie ricorrenti sono inerenti al sistema capitalista. Ma la crisi attuale ha una sua specificità: direi che è una crisi della comprensione. Abbiamo l'impressione, che peraltro è una realtà, che i protagonisti stessi non capiscano cosa fanno e non capiscano più il sistema. Hanno creato dei prodotti talmente complessi di cui nessuno sa più valutarne il valore e, quindi, questo valore crolla. Adesso siamo nel momento del crollo di questo valore. Per il momento si tratta più di una crisi di comprensione che di una crisi di fiducia generalizzata? La crisi concerne gli operatori del sistema bancario. Non hanno più fiducia in se stessi e quindi non hanno fiducia negli altri. Sapendo in che stato sono, non hanno più voglia di prestarsi i soldi uno con l'altro. Allora il sistema si blocca. Di norma, difatti, i depositi sono una frazione dei prestiti. Le banche hanno in permanenza bisogno di rifinanziarsi poiché prestano di più di quanto abbiano in cassa attraverso il mercato interbancario. Adesso questo mercato non funziona più. E poiché non possono più rifinanziarsi, siamo di fronte al grande pericolo che non possano più prestare alle famiglie e alle imprese. Questo può portare all'asfissia totale del sistema, con la conseguente paralisi dell'attività economica, l'aumento della disoccupazione, la ripetizione di quello che è successo negli anni '30.

Siamo quindi sull'orlo di un altro '29?

Non credo, perché oggi i governi non stanno facendo gli stessi errori di allora. Persino i più liberisti nazionalizzano le banche. Si tappano il naso, ma nazionalizzano, con lo scopo di ristabilire la fiducia nel sistema. Gli Usa stanno tentando un'esperienza fondamentalmente buona, anche se c'è dibattito e il piano potrebbe essere migliorato. Paulson fa un tentativo per ristabilire la fiducia tra gli operatori del sistema che, anche se non capiscono cosa sta succedendo, dovrebbero ritrovare questa fiducia se non sono più gravati da attivi non valorizzabili.

A differenza degli Usa, l'Europa tergiversa: Francia e Germania non sono d'accordo, l'Irlanda va per conto suo. Se crolla una banca che ha sportelli in vari paesi europei, cosa succederà?

In Europa sono gli stati che si fanno garanti, nazionalizzando le banche con aumenti di capitale. È quello che è successo, per esempio, con Dexia. E se gli europei saranno incapaci di intendersi su un piano comune, sarà il paese dove la banca ha la sua localizzazione principale a dover far fronte. Sarkozy ha proposto un fondo comune europeo di 300 miliardi. I tedeschi hanno detto di no e di conseguenza questo piano non si farà. Così in questa crisi appare la differenza fondamentale tra Stati uniti e Unione europea: gli Usa sono capaci di mobilitarsi in fretta, mentre gli stati europei reagiscono in ordine sparso.

Da dove vengono fuori tutti questi soldi per salvare le banche, quando da anni i governi ripetono che le casse sono vuote quando si tratta di finanziare programmi sociali?

Ci hanno sempre presi in giro quando ci hanno detto che le casse erano vuote. È semplicemente un modo per resistere a domande di spesa. Ma le casse non sono mai vuote, perché le casse dello stato sono le tasche dei cittadini. Lo stato può sempre ricorrerre alle tasse e le casse non saranno vuote fino a quando non lo saranno le tasche dei cittadini. Oggi, i piani per le banche non sono però spesa corrente, ma investimenti. In parole povere, gli stati tirano fuori miliardi per comprare titoli e banche che valgono poco. Ma tra 4 o 5 anni, questi titoli e queste banche potranno avere un valore considerevole. Sono possibili anche buoni affari. È esattamente quanto è avvenuto in Corea, che aveva reagito alla crisi asiatica del '98-'99 nazionalizzando il sistema bancario. Cinque anni dopo ha rivenduto facendo profitti considerevoli. In altri termini, questo tipo di investimento ha forti potenzialità, mentre non fare nulla fa correre il rischio di un crollo dell'economia e di un impoverimento generalizzato.

Oggi l'intervento pubblico e domani la corsa riprenderà come prima? Non ci sarà nessun cambiamento di fondo del sistema?

Per il momento bisogna agire, in fretta. In caso contrario andiamo dritti verso la catastrofe. Dopo si dovrà riflettere su come migliorare la regolamentazione. Ma non ci facciamo illusioni: sappiamo che tra 20 anni una crisi simile si riprodurrà. Le crisi finanziarie sono nel genoma del sistema capitalistico.

venerdì 3 ottobre 2008

Un mondo dissennato

Qui di seguito un articolo che mette ben in evidenza quanto il mondo in cui viviamo sia pervaso da persone assolutamente prive di razionalita' e buon senso.

La scomparsa del buon senso
di Giovanni Sartori - Il Corriere della Sera - 3 Ottobre 2008

Quel «buon senso» che fa dire e fare «cose sensate» è oramai un caro estinto soppiantato dall'insensato, dall'insensatezza e dal «dementismo » (ahimè, una demenza giovanile assai più che senile). Chi ha ucciso il buon senso? E perché? Lo dirò man mano. Intanto illustriamo il problema con due casi esemplari di insensatezza: nel nostro piccolo, il lungamente perseguito e pressoché riuscito suicidio dell'Alitalia; e, nel più grande mondo circostante, il crescente, e anch'esso insensato, «rigelo » nei rapporti tra Washington e Mosca. Quella dell'Alitalia era una morte preannunziata — e anche più che meritata — da almeno un decennio. Né sarebbe stato un suicidio inedito. Negli Stati Uniti la Twa (Trans World Airlines) è stata uccisa proprio dal suo personale di volo; e fu anche fatta tranquillamente fallire, come si fa nei Paesi seri. In Europa, e più di recente, alcune rispettabili compagnie di bandiera, come la Swissair e la Sabena, sono come qualmente passate in altre mani. Anche la Svizzera avrebbe avuto come noi l'alibi del turismo; ma che io sappia nessuno l'ha invocato e i turisti, mi dicono, ci sono ancora.

Allora, chi ha messo in testa ai nostri piloti e alle vociferose hostess che ancora l'altro giorno esultavano gridando «meglio falliti che in mano ai banditi » (leggi: Colaninno) che Alitalia era una vacca sacra, una voragine mangiasoldi che però nessuno avrebbe osato toccare? Forse nessuno. Forse tra le nostre aquile e aquilette «selvagge» non ci sono più teste in grado di usare la testa. Certo è che fino alla ventitreesima ora dell'ultimo giorno chi ha pensato (male) per tutti è stata la casta dei piloti, l'Anpac; ben assistita, si intende, dalla Cgil e altri protettori politici. E ancor più certo è che il buon senso avrebbe affrontato e risolto il caso Alitalia da gran tempo. Se, appunto, il buonsenso esistesse ancora. L'altro caso, dicevo, è quello del deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia. Era inevitabile? No. A mio avviso era evitabile e assolutamente da evitare. E la colpa di chi è? Per Salomone sarebbe stata per metà di Bush e per metà di Putin. Per il grosso degli occidentali è soprattutto di Putin. Per i meno, che mi includono, la colpa è invece soprattutto di Bush e dell'«ideologismo democratico» che oggi imperversa incorporato nell'altrettanto imperversante contesto del politicamente corretto.

Sia chiaro: la teoria della democrazia liberale non è, in quanto tale, un'ideologia, visto che è una teoria che ha funzionato in pratica, che si è realizzata nel mondo reale, mentre le ideologie sono (come le utopie che le hanno precedute) teorie senza pratica che clamorosamente falliscono nell'attuazione (vedi per tutti l'Urss), e che sopravvivono come fedi, come un pensiero che nessuno ripensa più, come un ex pensiero fossilizzato. Dunque la teoria della democrazia è una cosa, e l'ideologismo democratico che è esploso nel '68 e che ne proviene, è tutt'altra cosa. La prima ha fatto le democrazie, la seconda semmai le disfa. Ciò premesso, oggi l'urgenza è di stabilire e ristabilire senza paraocchi ideologici la realtà dei fatti, la realtà della «forza delle cose». E il fatto è che il mondo nel quale stiamo vivendo è il mondo più pericoloso nel quale l'uomo sia mai vissuto.

In parte perché stanno proliferando armi di distruzione di massa che ci potrebbero sterminare tutti; e in parte perché la dissennata crescita della popolazione (che il buon senso anche a questo effetto avrebbe dovuto impedire) ha innescato una sequela di altre crisi: dell'acqua che manca, del clima, delle risorse energetiche. E quest'ultima è la crisi più esplosiva del momento, visto che sta ridisegnando la mappa del potere mondiale tra chi dispone di petrolio e di gas e chi no. Gli Stati Uniti di petrolio ne hanno poco, l'Europa quasi punto. Invece la Russia ne ha. Ne hanno anche, si sa, il Venezuela, la Nigeria, l'Iran e alcuni Stati arabi del Medio Oriente; ma sono tutti Stati o traballanti o ostili e infidi. Il buon senso suggerisce, allora, che la Russia di Putin è, per l'Occidente, un alleato indispensabile. Se Putin venisse indispettito oltre misura, potrebbe chiudere i suoi rubinetti e l'Europa sarebbe in ginocchio in due mesi, gli Stati Uniti in gravi difficoltà entro sei.

Eppure il presidente Bush sta facendo di tutto per indispettirlo. È lui che per primo ha violato le intese indebitamente consentendo l'indipendenza del Kosovo; è lui che si propone di avvicinare i suoi missili intercettori ai confini della Russia, è lui che vuole incorporare nella Nato i Paesi dell'Europa orientale, è infine lui che sotto sotto ha incoraggiato la Georgia a sfidare Putin. Insomma Bush si comporta come se lui fosse il gatto e Putin il topo. L'acume di Bush mi è sempre sfuggito. Ma quando ho conosciuto Condoleezza Rice in panni accademici, lei era davvero intelligente (a detta di tutti). Pertanto quando una decina di giorni fa ha dichiarato che la crisi del Caucaso lascia la Russia «isolata e irrilevante» sono restato di stucco. Possibile che il potere logori anche l'intelligenza delle donne? Davvero gli Stati Uniti credono di poter condizionare Putin con rappresaglie finanziarie e bloccandone l'ingresso nell'Ocse e nel Wto? Eccezion fatta per il formidabile potere deterrente del suo arsenale atomico, a tutti gli altri effetti gli Stati Uniti sono oramai, al cospetto della Russia (e anche della Cina) una tigre di carta. E questa è la realtà.

Beninteso io rispetto e mi sento anche debitore dello zelo missionario degli americani atteso a promuovere la democrazia nel mondo. Ma sono spaventato da uno zelo missionario che cade in mano a un «ideologismo democratico» di marca Sessantottina che, appunto, stravolge ogni buon senso.