mercoledì 4 novembre 2009

11/9: la Grande Menzogna con le gambe sempre più corte

Qualche ulteriore aggiornamento sugli sviluppi per smascherare la Grande Menzogna del XXI secolo.


Il misterioso crollo del WC7
di David Ray Griffin - www.globalresearch.ca - 14 Settembre 2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Rachele Materassi

Perché il Rapporto Finale del NIST sull’11 Settembre è Falso e Anti-scientifico

Alle 5.21del pomeriggio dell’11 settembre, quasi 7 ore dopo che le Torri Gemelle sono state abbattute, è caduta anche la Torre 7 del World Trade Center. Il cedimento di questo edificio è stato fin dall’inizio considerato un mistero.[1]

La stessa cosa si sarebbe dovuta dire, per sicurezza, anche del crollo delle Torri Gemelle. Ma esse furono colpite dagli aerei, che diedero vita ad un grosso incendio al loro interno, e molte persone hanno creduto che questa combinazione di cause fosse sufficiente a spiegare il perché le Torri fossero cadute.

Ma il WTC 7 non è stato colpito da un aeroplano: all’apparenza esso è quindi il primo edificio di tutto l’universo con una certa altezza e con struttura in acciaio ad essere crollato a causa del solo fuoco. Il giornalista del New York Times James Glanz ha citato le parole di un ingegnere strutturale, il quale ha detto: “Nell’ambiente dell’ingegneria strutturale è assai più importante capire quello che è successo [al WTC 7] [piuttosto che alle Torri Gemelle]”, perché gli ingegneri non sanno cosa rispondere alla domanda “perché la Torre 7 è crollata?” [2]

Da un punto di vista prettamente scientifico, ci sarebbe naturalmente una risposta ovvia. Gli scienziati, dando per scontata la regolarità della natura, operano basandosi sul principio secondo cui effetti simili implicano di solito cause simili. Essi, di conseguenza, non amano fare ricorso a cause senza precedenti per spiegare fenomeni comuni. Sino all'11 Settembre, il crollo di grattacieli con scheletro di acciaio è stato un fenomeno abbastanza comune, che la maggior parte degli americani ha potuto vedere in televisione. E in ciascuno di questi casi gli edifici erano stati abbattuti per mezzo di esplosivi utilizzati nel processo conosciuto come demolizione controllata. Da una prospettiva scientifica, quindi, l’ovvia supposizione sarebbe che il WTC 7 è crollato perché sono stati usati degli esplosivi per rimuovere i suoi supporti di acciaio.

In ogni caso, il dibattito pubblico sulla distruzione del World Trade Center non si è sviluppato in un contesto scientifico bensì in uno carico di implicazioni politiche. L’America era appena stata attaccata, secondo quanto quasi universalmente si riteneva, da terroristi stranieri che avevano pilotato degli aerei dirottandoli contro le Torri Gemelle e in risposta a ciò l’amministrazione Bush aveva lanciato una “guerra al terrore”. L’idea che anche uno solo degli edifici fosse stato fatto cadere attraverso del materiale esplosivo avrebbe implicato che gli attacchi aerei non erano stati una sorpresa. E se questa idea non era sostenibile per molti in privato, figuriamoci in pubblico.

Ciò significa che la gente ha dovuto credere, o almeno fare finta, che l’Edificio 7 sia stato fatto cadere dal fuoco nonostante, come ha scritto Glanz: “Gli esperti hanno detto che nessun edificio come quello, un edificio moderno, un grattacielo con struttura rinforzata in acciaio, è mai crollato a causa di un incendio incontrollato” [3] Quindi, si è dovuto considerare il crollo della Torre come un mistero – nella misura in cui questo crollo è stato preso in considerazione.

Ma ciò non è tutto. Nonostante il WTC 7 fosse un edificio di 47 piani, che nella maggior parte dei luoghi sarebbe stato l’edificio più alto della città, se non dello stato, esso era superato in altezza dai 110 piani delle Torri Gemelle. Ed è stato sorpassato da queste anche nell’attenzione mediatica che ne è seguita. E quindi, scrive Glanz, il crollo della Torre 7 “è stato un mistero che…avrebbe probabilmente catturato l’attenzione della città e del mondo” se solo le Torri Gemelle non fossero anch’esse crollate. [4] In ogni caso, il mistero del crollo della Torre 7 è stato raramente discusso.

Per quelle poche persone che vi avevano prestato attenzione, la misteriosità di questo crollo non è stata indebolita dal primo resoconto sulla questione, pubblicato da FEMA nel 2002. Questa relazione espone quella che è chiamata la “migliore delle ipotesi” sul perché l’edificio sia crollato, aggiungendo però poi che tale ipotesi avrebbe avuto “solo una bassa probabilità di verificarsi”. [5]

Il rapporto FEMA, infatti, ha aumentato l’aurea di mistero grazie a un’appendice scritta da tre professori del Worcester Polytechnic Institute. In tale appendice si afferma che un pezzo di acciaio staccatosi dal WTC 7 si è fuso a tal punto da avere dei buchi al suo interno che lo facevano sembrare un pezzo di gruviera. [6] James Glanz, sottolineando che le fiamme nell’edificio non avrebbero potuto da sole fondere l’acciaio, si riferisce a questa scoperta come “il mistero più profondo venuto alla luce durante le investigazioni” [7]

Il compito di fornire la spiegazione definitiva del crollo del WTC7 è stato affidato al NIST, il National Institute of Standards and Technology. Nonostante ci si aspettasse che il NIST pubblicasse la sua relazione su questo edificio unitamente a quella sulle Torri Gemelle, uscita nel 2005, ciò non si è verificato. Il NIST ha continuato a rimandare la relazione fino all’agosto 2008, data in cui ha pubblicato una Bozza di Discussione Pubblica.

1. Il Diniego del NIST di Prove di Esplosivi

Durante la conferenza stampa, Shyam Sunder, il principale investigatore del NIST, ha dichiarato che “le cause del crollo del World Trade Center 7 non sono più un mistero”. Inoltre, annunciando che il NIST “non ha trovato alcuna prova che dimostri che sono stati usati materiali esplosivi per far crollare la Torre”, [8] ha aggiunto: "[L]a scienza è davvero un passo indietro rispetto a quello che abbiamo detto”. [9]

Nel promemoria di questa lettura, dimostrerò che entrambe queste affermazioni erano false.


Il NIST e la Frode Scientifica

Riguardo alla domanda posta dalla scienza: lungi dal godere di supporto scientifico, il rapporto del NIST supporta le proprie teorie facendo ripetutamente ricorso alla frode scientifica.

Prima di entrare nel dettaglio, lasciatemi sottolineare che se il NIST si fosse affidato alla frode scientifica, ciò non sarebbe particolarmente sorprendente. Il NIST è un’agenzia del Dipartimento del Commercio americano. Durante il periodo in cui stava scrivendo i suoi resoconti sul World Trade Center, quindi, era un’agenzia dell’amministrazione Bush-Cheney. Nel 2004, l’Un. of Concerned Scientists [*] ha elaborato un documento nel quale accusava questa amministrazione di “distorsione della conoscenza scientifica per fini politici di parte”. Al termine dell’amministrazione Bush, tale documento era stato firmato da più di 15.000 scienziati, compresi 52 premi Nobel e 63 vincitori della National Medal of Science. [10]

Inoltre, uno scienziato che in passato ha lavorato per il NIST ha affermato che questo istituto è stato “completamente dirottato dal campo della scienza a quello della politica”, con il risultato che gli scienziati che lavoravano per il NIST “hanno perso la [loro] indipendenza scientifica e sono diventati poco più che delle ‘armi a noleggio’”. [11] Con particolare riferimento al lavoro del NIST sul World Trade Center, egli ha detto che ogni cosa doveva ricevere l’approvazione dei Dipartimento del Commercio, della NASA e dell’Ufficio del Management and Budget---“branca dell’Ufficio Esecutivo del Presidente” che “aveva un addetto alla policy impiegato appositamente per individuare le falle dell’opera del NIST” [12]

Uno dei princìpi generali del lavoro scientifico è che le conclusioni non devono essere dettate da preoccupazioni di carattere non scientifico – in altre parole, da preoccupazioni diverse dalla ricerca della verità. Questa affermazione di un ex dipendente del NIST ci dà motivo di sospettare che esso, mentre era intento a preparare la sua relazione sul WTC 7, avrebbe operato come un’agenzia politica e non scientifica. E la quantità di menzogne che si trova in questa relazione ci induce a pensare che sia stato proprio così.

Secondo la National Science Foundation, i tipi principali di frode scientifica sono la costruzione, la falsificazione e il plagio. Non ci sono prove che incolpino il NIST di plagio, ma sicuramente esso è colpevole di costruzione, che può essere definita come un’“invenzione di risultati,” e di falsificazione, che significa “modifica od omissione di dati”. [13]

L’omissione di dati da parte del NIST è così massiccia, infatti, che la tratterò come una tipologia distinta di frode scientifica. Come ha detto il filosofo Alfred North Whitehead nel suo libro del 1925 ‘Science and the Modern World’: “E’ facile trovare una teoria [coerente con se stessa]…, ammesso che ci si accontenti di non tenere in considerazione metà delle prove”. Il “temperamento morale richiesto per il perseguimento della verità”, ha aggiunto, comprende “[u]na ferrea determinazione a prendere in considerazione le prove nel loro complesso”. [14]

Il NIST, in ogni caso, sembra aver dimostrato una ferrea determinazione a non considerare metà delle prove essenziali.

Prove Tangibili di Esplosivi

Alcune delle prove ignorate dal NIST sono le prove tangibili del fatto che sono stati usati degli esplosivi per buttare giù il WTC 7.

Acciaio-Groviera: comincerò dal pezzo di acciaio del WTC 7 che ha fuso così tanto da sembrare una fetta di groviera. Spiegando perché ha chiamato questo fatto “il più grande mistero svelato dalle investigazioni”, James Glanz ha scritto: “Sembrava che l’acciaio si fosse sciolto ma nessun incendio sviluppatosi in qualcuno degli edifici si pensava potesse aver raggiunto una temperatura tale da far sciogliere completamente l’acciaio” [15]. L’affermazione di Glanz era infatti piuttosto riduttiva. La piena verità è che i roghi nell’edificio non avrebbero potuto portare l’acciaio neanche solo vicino alla temperatura – di circa 1,482°C (2,700°F) – necessaria alla fusione. [16]

Il professore che ha parlato di questo pezzo di acciaio nell’appendice al rapporto FEMA ha affermato: “C’è bisogno di uno studio dettagliato sul meccanismo [che ha causato] questo fenomeno”. [17] Arden Bemen, dirigente del NIST al momento dell’inizio del progetto WTC, ha detto che il rapporto del NIST avrebbe preso in considerazione “tutte le principali raccomandazioni contenute nel rapporto [FEMA]. [18]

Ma quando il NIST ha pubblicato il suo rapporto sul WTC 7 non ha fatto menzione del pezzo di acciaio con la forma del groviera. Piuttosto, il NIST ha addirittura sottolineato che nessun pezzo di acciaio del WTC 7 si era salvato. [19]

Questo pezzo di acciaio, inoltre, era solo una piccola parte delle prove, ignorate dal NIST, che l’acciaio si era fuso.

Particelle di Metallo nella Polvere: l’edificio della Deutsche Bank che era vicino alle Torri Gemelle è stato pesantemente contaminato dalla polvere prodotta dalla loro esplosione. Ma la compagnia assicurativa della Deutsche Bank si è rifiutata di sostenere i costi della pulizia, asserendo che quella polvere non poteva essere attribuita al crollo del WTC. Quindi, la Deutsche Bank ha dato incarico a RJ Lee Group di eseguire un’indagine, la quale ha dimostrato che la polvere che si trovava nella Deutsche Bank proveniva sì dal WTC, ma recava un marchio molto particolare. Essa era infatti composta in parte da “particelle…sferiche di ferro”. [20] Secondo RJ Lee Group, ciò significava che del ferro si era “fuso durante il crollo del WTC, producendo delle particelle sferiche di metallo”. [21] Questo studio ha anche dimostrato che, se le particelle di ferro costituiscono normalmente solo lo 0,04% della polvere di un edificio normale, queste rappresentavano almeno il 6% della polvere del WTC – ovvero almeno 150 volte più del normale. [22]

Lo studio di RJ Lee ha altresì scoperto che nell’evento sono state raggiunte temperature “alle quali il piombo sarebbe evaporato” [23] - ovvero 1,749°C (3,180°F). [24]

Un altro studio è stato condotto dallo US Geological Survey con l’intento di facilitare l’“identificazione dei componenti delle macerie del WTC”. Oltre alle particelle di ferro, gli scienziati coinvolti in questo studio hanno trovato che del molibdeno si era fuso. Questa scoperta riveste un significato particolare perché questo metallo non fonde fino alla temperatura di 2.623°C (4.753°F). [25]

Il NIST non menziona nessuno di questi due studi, anche se l’ultimo era stato condotto da un’altra agenzia del Governo americano.

Il NIST non poteva richiamare questi studi perché aveva vincolato se stesso alla teoria che gli edifici del WTC erano crollati a causa del fuoco, mentre questi studi dimostravano chiaramente che qualcosa di diverso da un incendio si stava sviluppando all’interno di quegli stabili.

Residui di Nanotermite: Cosa era? Un resoconto di diversi scienziati, compreso il chimico Niels Harrit dell’Università di Copenhagen, ha dimostrato che le macerie del WTC contenevano della nanotermite non esplosa che – diversamente dalla termite normale, ignifuga – è altamente esplosiva. Questa relazione di Harrit e dei suoi colleghi, tra i quali Steven Jones e Kevin Ryan, non è stato pubblicata fino al 2009, [26] diversi mesi dopo la pubblicazione del rapporto finale del NIST nel novembre 2008.

Il NIST, per prassi routinaria, avrebbe dovuto analizzare le macerie del WTC per individuare eventuali residui di esplosivo, come la nanotermite. La ‘Guida alle Investigazioni su Incendi ed Esplosioni’ pubblicata dalla National Fire Protection Association dice che, ogni qualvolta si presenti un “danno di ordine superiore”, dovrebbe essere condotta una ricerca finalizzata a trovare tracce di esplosivo. Dissipando poi ogni dubbio sul significato di questi termini, la Guida dice:
“Un ‘danno di ordine superiore’ è caratterizzato dalla frantumazione della struttura, che produce detriti di piccole dimensioni, sotto forma di polvere. I muri, i tetti e le parti strutturali sono ridotti in schegge o in pezzi, mentre l’edificio viene completamente demolito.”
[27]

Tale descrizione era applicabile al crollo delle Torri Gemelle e del WTC 7. La frase successiva – “Le macerie vengono gettate a grande distanza, forse a centinaia di metri”- venne applicata alla caduta delle Torri Gemelle, fatto che il NIST è stato costretto ad ammettere per poter spiegare come hanno avuto origine gli incendi nel WTC 7. [28] Di conseguenza, il NIST avrebbe dovuto mettersi a cercare delle prove di materiali esplosivi, come la nanotermite.

Ma quando gli è stato chiesto se l’avesse fatto, il NIST ha risposto di no. Un giornalista ha chiesto informazioni a Michael Newman, un portavoce del NIST, riguardo a questa omissione, domandando: “[C]osa mi dice della lettera nella quale il NIST afferma di non aver cercato prove di materiale esplosivo?” La risposta di Newman è stata: “Esatto, perché non c’erano prove”. “Ma – ha chiesto il giornalista – come si fa a sostenere che non ci sono prove se prima non le si cercano?” E Newman ha risposto: “Se cerchi qualcosa che non è in quel posto, stai perdendo il tuo tempo…e i soldi di chi paga le tasse”. [29] (Non era possible inventare una cosa del genere)

Quando Shyam Sunder, che guidava le investigazioni del NIST negli edifici del WTC, ha tenuto la sua conferenza stampa nell’agosto 2008 – nel corso della quale ha annunciato che “le ragioni del crollo del WTC 7 non sono più un mistero” – ha iniziato dicendo:

“Prima di dirvi quello che abbiamo trovato, vi dirò quello che non abbiamo trovato. Non abbiamo trovato nessuna prova che dimostri che siano stati usati degli esplosivi per far crollare l’edificio.”
[30]

Iniziando con questa dichiarazione, Sunder ha voluto sottolineare che questa era la conclusione più importante a cui era giunto il NIST in merito alle Torri Gemelle. In ogni caso, nonostante Sunder avesse dichiarato che questo risultato avesse un fondamento scientifico, non si può attribuire validità scientifica a una conclusione se questa può essere raggiunta solo ignorando metà delle prove.

Metallo Fuso: oltre alle prove ignorate a cui già si è accennato, durante le investigazioni sul WTC il NIST ha altresì volutamente non considerato delle relazioni secondo cui le macerie contenevano una grande quantità di metallo fuso – che diverse persone descrivevano come acciaio fuso. Ad esempio, il pompiere Philip Ruvolo, parlando delle Torri Gemelle, ha detto: “Man mano che si scendeva si vedeva acciaio fuso, acciaio fuso che scorre giù la struttura, come in una fonderia, come lava”. [31]

Peter Tully, presidente della Tully Construction, azienda coinvolta nelle operazioni di pulizia, ha detto di aver visto letteralmente piscine di “acciaio fuso”. [32]

Comunque, quando a John Gross, uno dei principali autori dei rapporti del NIST, è stato chiesto di parlare di questo acciaio fuso, ha risposto all’intervistatore: “Io metto in discussione la sua ‘premessa di base che c’era una piscina di acciaio fuso’”, aggiungendo: “Non conosco nessun testimone oculare che possa confermarlo”. [33]

Comunque, oltre a Ruvolo e Tully, gli altri testimoni oculari comprendono:

Leslie Robertson, membro dell’azienda di ingegneria che ha progettato le Torri Gemelle [34]

Il dott. Ronald Burger del National Center for Environmental Health[35]

La dott.ssa Alison Geyh della The Johns Hopkins School of Public Health, la quale guidava un gruppo di scienziati che si sono recati sul luogo poco dopo l’11 settembre su richiesta del National Institute of Environmental Health Sciences. [36]

Infine, il fatto che “dell’acciaio fuso sia stato trovato nel WTC 7” è stato sottolineato da Mark Loizeaux, presidente della Controlled Demolition Inc., coinvolta anch’essa nelle operazioni di pulizia. [37]

E John Gross ha ipotizzato che nessuna prova credibile ha parlato di acciaio fuso. Questa sembra una bugia bell’e buona.

Prove Testimoniali della Presenza di Esplosivi

Oltre a ignorare le prove dell’utilizzo di esplosivi, il NIST ha altresì ignorato le prove testimoniali.

Il Resoconto delle Torri Gemelle del NIST: Nel suo rapporto del 2005 sulle Torri Gemelle, il NIST ha tralasciato decine di testimonianze rilasciate da giornalisti, agenti di polizia e dipendenti del WTC, oltre a 118 testimonianze dei vigili del fuoco di New York. [38] Il NIST ha addirittura negato apertamente l’esistenza di queste relazioni, dicendo che “non c’erano prove (raccolte dai…vigili del fuoco di New York) di alcuno scoppio o esplosione” che avrebbero potuto suggerire che gli esplosivi erano stati utilizzati. [39]

In ogni caso, quando un gruppo di accademici, compresi scienziati e un avvocato, hanno chiesto chiarimenti al NIST su tale falsa affermazione, questo ha affinato quanto già aveva detto, sostenendo che:

Il NIST ha preso in esame tutte le interviste portate a termine dal Dipartimento Federale dei Vigili del Fuoco di New York (500 colloqui)…Considerate nel loro complesso, queste interviste non erano idonee a sorreggere l’opinione secondo cui gli esplosivi avrebbero avuto un qualche ruolo nel crollo delle Torri del WTC. [40]

Quindi, sebbene il NIST abbia affermato nel suo resoconto che non c’erano prove testimoniali della presenza di materiale esplosivo, è sembrata poi affermare che, visto che solo 118 testimonianze su 500 hanno riferito delle esplosioni, esse, “considerate nel complesso”, non sono idonee a sostenere l’idea che delle esplosioni si sono verificate, così da giustificare l’asserzione del NIST secondo cui non c’erano prove testimoniali a favore dell’utilizzo di esplosivi.

Pensate a un’investigazione per un omicidio avvenuto nelle strade di San Francisco. Delle 100 persone che hanno assistito alla scena, solo 25 riferiscono di aver visto Pete Smith sparare alla vittima. Ma la polizia rilascia Pete Smith dicendo che le testimonianze, considerate complessivamente, non lo fanno risultare colpevole. Questa sarebbe la scienza forense nell’accezione del NIST.

Resoconti di Persone Fuori dal WTC 7: Il NIST ha mantenuto questo stesso approccio nella relazione sul WTC 7. Ci sono stati diversi resoconti attendibili sulle esplosioni. Un giornalista del New York Daily News ha detto:

[c]’è stato un brontolìo. La fila superiore di finestre dell’edificio è scoppiata. Poi tutte le finestre del trentanovesimo piano sono scoppiate. Poi il trentottesimo. Pop! Pop! Pop! Fu quello che si sentì finché l’edificio non collassò in una crescente nuvola grigia. [41]

L’agente di polizia di New York Craig Bartmer ha detto:

Ero davvero vicino all’Edificio 7 quando è crollato…[T]utto d’un tratto…Ho alzato lo sguardo e…[l]e cose hanno iniziato ad accartocciarsi su se stesse…Ho iniziato a correre…e per tutto il tempo si sentiva “bum, bum, bum, bum, bum.” [42]


Resoconti di Hess and Jennings da dentro il WTC 7: Oltre a non considerare queste e altre descrizioni di esplosioni fatte dall’esterno del Building 7, il NIST ha falsato le testimonianze di due uomini di alta credibilità, che si trovavano dentro l’edificio: Michael Hess, un avvocato d’affari di New York City, e Barry Jennings, vice direttore del Dipartimento dei Servizi di Emergenza della New York City Housing Authority.

Subito dopo che la Torre Nord è stata abbattuta quella mattina, entrambi gli uomini hanno seguito l’istruzione secondo cui, in caso di emergenza, avrebbero dovuto incontrare il sindaco Giuliani presso il suo Emergency Management Center al 23esimo piano della Torre 7.

La Torre Nord è crollata alle 8:46, ed essi sarebbero dovuti arrivare attorno alle 9:00. Scoprirono, comunque, che tutte le persone avevano lasciato l’edificio. Fecero una telefonata per cercare di capire cosa avrebbero dovuto fare e a Jennings fu detto di lasciare immediatamente l’edificio. Visto che l’ascensore non funzionava (la corrente era stata evidentemente fatta saltare alle 9:03 dallo scontro dell’aereo contro la Torre Sud), essi iniziarono a correre giù per le scale. Ma, giunti al 6° piano, si verificò una fortissima esplosione, che fece scoppiare il terreno da sotto e bloccò il loro cammino. Tornarono su all’ottavo piano, ruppero una finestra e chiamarono aiuto.

I vigili del fuoco arrivarono a soccorrerli, ha detto Jennings, ma poi scapparono via. Ritornati dopo un po’, i vigili continuarono i soccorsi, ma si allontanarono di nuovo di lì a poco. La prima volta dovettero scappare per il crollo della Torre Sud, disse Jennings, che successe alle 9:59, e la seconda volta per il crollo della Torre Nord, alle 10:28. Sulla base di questo, Jennings ha detto in un’intervista rilasciata nel 2007 a Dylan Avery che sapeva che, quando si verificò quella grossa esplosione, “entrambe gli edifici erano ancora in piedi”. Alla fine, quando i vigili del fuoco tornarono dopo il crollo della seconda torre, Hess e Jennings furono messi in salvo.

Ciò dev’essere successo tra le 11:00 e le 11:30, perché alle 11:57 Hess fu intervistato in una strada distante da quel luogo. Anche Jennings fu intervistato per la strada. Entrambi dissero che si trovarono in trappola per un certo periodo di tempo – Hess ha specificato ‘per circa un’ora e mezza’.

Anche questa storia rappresentava ovviamente una grossa minaccia per il NIST. Esso infatti era intento a sostenere che, quando la Torre 7 crollò alle 5:21 di quel pomeriggio, lo fece solo a causa del fuoco. Non c’erano esplosivi di sorta.

Ma due funzionari avevano detto che c’era stata una grande esplosione la mattina presto, evidentemente prima delle 9:30. Nella sua intervista per Dylan Avery, inoltre, Jennings aveva affermato che la grossa esplosione che li aveva intrappolati era solo la prima di molte. Egli aveva altresì sostenuto che, quando i vigili del fuoco li avevano portati nella lobby, aveva notato che questa era stata completamente devastata – era, aveva detto, “solo una rovina, solo una rovina”. Jennings ha detto inoltre che, quando lui e il vigile del fuoco stavano attraversando la lobby, “camminavano sopra le persone” [43]

La testimonianza di Jennings andava contro la storia ufficiale, secondo cui non c’erano state esplosioni nel WTC 7 e nessuno era rimasto ucciso.

Cosa doveva fare il NIST?

Il Trattamento che il NIST ha Riservato alla Testimonianza Hess-Jennings: il NIST si è limitato a ignorare il racconto di Jennings sulla lobby e, per quanto riguarda il tempo della prigionia di Hess e Jennings nell’edificio, il NIST ha seguito la linea adottata da Rudy Giuliani in un libro del 2002, secondo la quale quella che Hess e Jennings avevano preso come un’esplosione interna al WTC 7 era in realtà più semplicemente l’impatto delle macerie causato dal crollo della Torre Nord.

Ma quel crollo non è successo fino alle 10:28, mentre l’evento descritto da Hess e Jennings ha avuto luogo almeno un’ora prima. Inoltre, Jennings ha riferito che sia la Torre Sud che la Torre Nord erano ancora in piedi quando quello che egli ha definito come esplosione ha avuto luogo, e ciò è sicuramente quello che ha detto anche al NIST quando questo lo ha intervistato (assieme a Hess) nella primavera del 2004.

Un altro problema riguardava il fatto che Hess aveva detto che essi erano stati intrappolati “per circa un’ora e mezza”. Se l’evento che li ha tenuti in trappola non è accaduto almeno fino alle 10:30, secondo quanto sostiene il NIST, allora essi non sarebbero stati soccorsi almeno fino a mezzogiorno. E di sicuro in un Report Provvisorio sul WTC 7 pubblicato nel 2004 si diceva che Hess e Jennings erano stati tratti in salvo “[d]alle 12:10 alle 12:15”. Ma ciò è evidentemente falso, visto che Hess è stato intervistato ad una certa distanza dalle Torri prima di mezzogiorno. [44]

Il NIST ovviamente non ammetterebbe mai di aver forzato la testimonianza di Jennings. Ma quando abbiamo inviato al NIST una richiesta sulla base del Freedom of Information Act** per ottenere una copia delle interviste rilasciate da Hess e Jennings, il NIST ce l’ha negata sulla base di una disposizione di legge che permette un’eccezione se l’informazione “non è direttamente collegata al crollo dell’edificio”. [45] Il NIST ha quindi suggerito che un resoconto su una grossa esplosione avvenuta dentro l’edificio sarebbe irrilevante nella determinazione delle cause del crollo. Il ricorso a una simile disonesta ragione è sembrato essere il modo del NIST per dire: per nessun motivo al mondo rilasceremo quelle interviste.

L’Intervento della BBC: In ogni caso, il tentativo del NIST di neutralizzare la testimonianza di Barry Jennings è stato favorito dalla BBC, che ha intervistato Jennings e poi, ovviamente, modificato l’impostazione dell’ora, così che il narratore, con una voce riassicurante, avrebbe potuto dire:

“Alle 10:28 crolla la Torre Nord…Questa volta, la Torre 7 viene colpita direttamente dal crollo dell’edificio…Alcune prime prove dell’utilizzo esplosivo erano le macerie provenienti da un grattacielo che cadeva”. [46]

Mike Rudin, produttore di questo programma della BBC, mi ha recentemente telefonato per discutere della possibilità di intervistarmi in merito ad un mio libricino, “Osama bin Laden, Vivo o Morto?”. [47] Gli ho detto che stavo per pubblicare un libro sul WTC 7 e che, dopo averlo letto, probabilmente non avrebbe più desiderato intervistarmi. Quando mi chiese perché, risposi che era perché avevo sottolineato il fatto che lui aveva in modo evidente alterato la cronologia degli eventi nel racconto di Jennings. Di fronte al suo diniego, gli dissi d’accordo, mostrami le parti tagliate e gli inediti. Se questa intervista avesse dimostrato che Rudin non aveva modificato la sequenza temporale, lo avrei detto al mondo intero. Rudin, comunque, si rifiutò di farmi vedere l’intervista inedita. [48]

Questo programma della BBC è andato in onda nel mese di luglio 2008. La versione definitiva del resoconto del NIST – la sua Bozza per la Discussione Pubblica – sarebbe stata rilasciata ad una conferenza stampa il 21 agosto, tempo in cui Sunder avrebbe annunciato che il mistero del crollo del WTC 7 era stato risolto.

La Morte di Barry Jennings: Due giorni prima di quell’avvenimento, Barry Jennings muore – e muore in circostanze davvero misteriose. Nessuno ha voluto dare informazioni su come o sul perché quest’uomo di 53 anni sia morto.

Dylan Avery, nel tentativo di scoprire qualcosa, ha ingaggiato un investigatore privato– una donna con la fama di essere una delle migliori nello stato di New York – per cercare di scoprire qualcosa.

Per pagarne il considerevole onorario, usò la sua carta di credito. Nel giro di 24 ore, Avery ricevette un messaggio dall’investigatore che diceva:

“A fronte di alcune informazioni che ho scoperto, ritengo che questo sia un lavoro che spetta alla polizia. Le ho rimborsato la somma che mi aveva versato. Per favore, non mi contatti più per avere informazioni su quel soggetto.”

Questa non era propriamente la risposta che una persona si sarebbe aspettata, osservò Avery, se l’investigatore avesse scoperto che Jennings era morto “in modo innocente dentro un ospedale”. [49]

La dedica nel mio libro recita:

“Alla memoria di Barry Jennings, le cui rivelazioni di verità potrebbero essergli costate la vita”.

Presa così, la sua morte è stata molto conveniente per il NIST, che ora non aveva più bisogno di temere che Jennings convocasse una conferenza stampa per dire che il NIST aveva falsificato la sua testimonianza.

La BBC Interviene Ancora: La morte di Jennings è stata di aiuto anche per la BBC, che ha potuto così mandare in onda una seconda versione del suo programma sul WTC 7, questa volta con Michael Hess.

Nella prima versione, la BBC aveva sostenuto che Jennings si trovava nell’edificio da solo. Anche se Jennings diceva “Abbiamo fatto questo e poi abbiamo fatto quello”, la BBC parlava solo di Jennings, senza mai menzionare il fatto che Hess si trovava con lui.

Ma in questa nuova versione, che è stata mandata in onda alla fine di ottobre 2008, la star era Hess. Se da un lato, tornando indietro all’11 settembre, egli aveva “supposto che c’era stata un’esplosione nei sotterranei”, adesso affermava: “Ora so che ciò era stato causato dalla metà superiore della Numero 1 (la Torre Nord) che era caduta sulla metà inferiore del nostro edificio”, esattamente le stesse cose che aveva detto Giuliani nel suo libro. Non sorprende che Hess confermi il racconto di Giuliani, visto che dal 2002 Hess era socio d’affari di Giuliani.

Oltre al fatto che Hess non poteva in nessun modo essere considerato un teste imparziale, Mike Rudin lo dipinse così. Nel suo blog della BBC, Rudin afferma che qualche “autonomo predicatore di verità” ha sostenuto che la BBC, nel rappresentare la testimonianza di Barry Jennings, avesse “falsato la cronologia degli eventi”. Ma, Rudin ha detto trionfalmente, Michael Hess “Sin dalla sua prima intervista dopo l’11 settembre…ha confermato la nostra cronologia”.

Ma la versione di Hess si può dire che “confermi” la scansione temporale delle BBC solamente se fosse una versione credibile. Nel mio libro, invece, dimostro come sia infarcita di problemi, cosicché tutti possano rendersi conto che stava mentendo. [50]

2. La Teoria del NIST sul Crollo del WTC 7

Finora ho parlato della prima metà del mio libro, che si occupa delle eccezioni negative formulate dal NIST, ovvero del fatto che non ha trovato prove che testimonino l’uso di esplosivi nel crollo del WTC7. Ho sottolineato come il NIST può affermare ciò solamente commettendo due tipi di frode scientifica; ignorare prove rilevanti e falsificandone altre – nello specifico, la testimonianza di Barry Jennings.

La seconda metà del mio libro si dedica alla teoria sviluppata dallo stesso NIST su come il fuoco abbia fatto crollare l’edificio. Per affermare questa teoria, il NIST ha dovuto falsificare e costruire dei dati in misura senza precedenti. E, oltre a ciò, ha dovuto andare contro uno dei principali principi della scienza: Non devi sostenere i miracoli.

Probabilmente conoscete la vignetta basata su questo principio. Un professore di fisica ha riempito diverse lavagne di equazioni matematiche, alla fine delle quali si legge: “E poi accade il miracolo”. In campo scientifico, non si può fare riferimento ai miracoli, esplicitamente o anche solo in modo implicito – per dire che alcuni principi della fisica sono stati violati. E nonostante ciò questo è quello che ha fatto il NIST.

Creazione delle Prove

Ma prima di parlare della sua storia miracolosa, voglio concentrare l’attenzione su tre esempi di frode scientifica manifestamente ovvi commessi dal NIST prima che essa facesse ricorso al suo disperato espediente. Questi esempi riguardano tutti la creazione.

Nessuna Trave Portante Rinforzata: La spiegazione del NIST su come il fuoco abbia portato al crollo della Torre 7 inizia con la dilatazione termica, ovvero con il fatto che il fuoco abbia surriscaldato l’acciaio, portandolo a dilatarsi.

Una trave d’acciaio al 13° piano, sostiene il NIST, ha determinato la rottura di un pilastro portante d’acciaio attaccato alla Colonna 79. Avendo perso il suo supporto, la Colonna 79 ha ceduto, e questo cedimento ha portato ad una reazione a catena a seguito della quale tutte le 82 colonne d’acciaio dell’edificio sono cadute. [51]

Senza chiederci nemmeno se ciò sia anche solo lontanamente plausibile, concentriamoci su questa domanda: perché quel pilastro ha ceduto?

Secondo il NIST, ha ceduto perché non era assicurato alla soletta con spine di tranciamento. Il NIST ha scritto:

All’interno del WTC 7, non erano stati messi dei supporti sulle travi portanti. Il solaio… aveva spine di tranciamento, ma le travi portanti che sostenevano il solaio non avevano spine di tranciamento.

Questo punto è cruciale per la risposta del NIST ad una domanda frequente: perché il fuoco ha determinato il crollo del WTC 7 quando in passato non è mai successo che un incendio abbia causato il cedimento di edifici molto alti con uno scheletro d’acciaio, alcuni dei quali sono stati sottoposti a incendi anche molto più imponenti e di maggiore durata? La risposta del NIST era: differenze di progettazione.

Una di queste differenze cruciali, ha detto ripetutamente il NIST, era “l’assenza di spine di tranciamento nelle travi che avrebbero dovuto fornire supporto laterale”.

Ma questa è solo una supposizione fatta dal NIST. Come facciamo noi a sapere tutto ciò? Basta che consideriamo l’Interim Report del NIST sul WTC 7, che è stato pubblicato nel 2004, prima che venisse sviluppata la teoria del cedimento delle travi.

Questo resoconto afferma che le travi portanti così come le colonne erano attaccate al pavimento attraverso il supporto delle spine di tranciamento [52]

Ci troviamo di fronte a un evidente caso di creazione, col NIST che si inventa un fatto al fine di venire incontro ai bisogni di questa sua nuova teoria.

L’Incendio Violento delle Ore 17:00 al 12° Piano: il NIST contraddice il suo Interim Report mentendo in merito all’incendio nell’edificio. Il NIST sostiene che si è verificato un incendio molto ampio e di temperature molto elevate che ha coperto gran parte della facciata nord del 12° piano alle cinque del pomeriggio. Questa affermazione è essenziale per la spiegazione del NIST sul perché l’edificio sia crollato 21 minuti dopo. In ogni caso, se prende in considerazione l’Interim Report pubblicato dal NIST prima che questa teoria venisse sviluppata, si trova questa affermazione:
‘Attorno alle 16:45 un fotografo mette in rilievo delle fiamme ai piani 7, 8, 9 e 11 vicino al centro della facciata nord. Il 12° piano era già bruciato a quell’ora'.

Altri fotografi mostrano addirittura che il 12° piano era già virtualmente bruciato alle 16. E, ancora, il NIST ora sostiene che le fiamme stessero ancora bruciando intensamente alle 17. [53] Siamo di fronte ad un altro evidente caso di creazione.

Cedimento delle Spine di Tranciamento: Il terzo caso di creazione coinvolge ancora le spine di tranciamento – stavolta le spine di tranciamento che collegano le travi d’acciaio alla soletta.

Il NIST sostiene che, a causa del cedimento di quella trave portante sopra citata, le travi dei solai hanno potuto dilatarsi senza restrizioni. Ma ciascuna di queste travi era collegata al solaio attraverso 28 spine di tranciamento rinforzate. Esse avrebbero dovuto rappresentare una grande fonte contenitiva.

E lo avrebbero fatto, se non fosse stato, il NIST ci dice, che hanno ceduto tutte.

Perché hanno ceduto? Per quella che il NIST chiama “espansione termica differenziata”, che è semplicemente un modo tecnico di dire che, in risposta al calore delle fiamme, le travi d’acciaio si sono espanse di più di quanto non lo abbiano fatto le solette del pavimento.

Ma perché sarebbe dovuto succedere? Acciaio e cemento hanno virtualmente lo stesso “coefficiente di dilatazione termica”, ovvero essi si dilatano virtualmente della stessa quantità come conseguenza al calore. Se così non fosse, il cemento rinforzato – ovvero, cemento rinforzato con acciaio, si romperebbe ogniqualvolta le temperature fossero troppo calde o troppo fredde. Lo stesso NIST ha sottolineato che “acciaio e cemento hanno coefficienti di dilatazione termica simili”.

E quindi perché il NIST sostiene che le travi d’acciaio hanno ceduto a causa della differenza di dilatazione termica?

Per comprendere questa affermazione, è necessario capire che la teoria del NIST è una teoria che si fonda quasi totalmente sul computer. Il NIST ha inserito diverse variabili in un programma, il quale ha forse poi indicato al NIST come il WTC 7 avrebbe reagito alle fiamme. Quindi, quali informazioni ha inserito Il NIST in questo computer, che l’hanno portato a dire che l’acciaio si sarebbe espanso in misura molto maggiore rispetto alla soletta d’acciaio così da far saltare tutti i pilastri?

La risposta è contenuta in questa blanda affermazione:

Nessuna dilatazione termica o decomposizione materiale è stata presa in considerazione per la soletta grezza, visto che essa non risultava essere stata sottoposta a calore in questa analisi.

Quando ho letto per la prima volta questa affermazione, mi sono dovuto sfregare gli occhi. Sicuramente, ho pensato, devo aver letto male, perché poche pagine prima il NIST ha affermato: “una differente dilatazione termica si è verificata tra le travi d’acciaio del pavimento e la soletta grezza quando il pavimento composito è stato investito dal fuoco”. Il ‘pavimento composito’, per definizione, è composto da travi d’acciaio unite alla soletta grezza attraverso spine di tranciamento. Quindi il NIST ha chiaramente detto, affermando che il pavimento composito era stato interessato dal fuoco, che sia le travi d’acciaio che la soletta di cemento erano stati oggetto di surriscaldamento.

Ma poi nel passaggio strofina-occhi, il NIST dice: Facendo la simulazione al computer, il NIST ha detto a questo che solo le travi d’acciaio sono state surriscaldate, la soletta no. [54]

Quindi ovviamente le travi d’acciaio si sarebbero dilatate mentre la soletta sarebbe rimasto ferma, determinando la rottura delle spine di tranciamento, a seguito della quale le travi d’acciaio si sono potute dilatare come pazze e scontrarsi contro la Colonna 79, che ha poi determinato il crollo dell’intero edificio.

E’ stato pubblicato un fumetto contenente la versione ufficiale dell’11 settembre. [55] Questo è solo un esercizio di ripetizione, perché i resoconti ufficiali sono già dei fumetti di quanto è accaduto in quella data.

In ogni caso, adesso vi racconto del miracolo del NIST.

Il Miracolo del NIST

I componenti del Movimento per la Verità sull’11 settembre hanno sottolineato dall’inizio che il WTC 7 alla stessa rate di un oggetto in caduta libera, almeno virtualmente.

Il NIST Nega la Caduta Libera: Nella Bozza per la Discussione Pubblica, questo fatto viene negato, sostenendo che il tempo impiegato dagli ultimi 18 piani per crollare “è stato del 40% più lungo rispetto al tempo della caduta libera ed era in linea con i princi pi della fisica”.

Questa affermazione rende implicito il concetto per cui ogni affermazione volta a sostenere che l’edificio è crollato in caduta libera andrebbe contro i principi fisici – cioè, i principi della fisica.

Spiegando le ragioni del no, Shyam Sunder ha detto durante una riunione tecnica:

“[I]l tempo della caduta libera sarebbe [il tempo di caduta] di un oggetto che non ha componenti strutturali sotto di esso…[I]l tempo impiegato…per quei 17 piani per scomparire [era del 40% più lungo del tempo di caduta libera]. E questo fatto non è per niente inusuale, visto che c’era della resistenza strutturale in questo caso specifico. E sono successe una serie di cedimenti strutturali che sono successi in questo caso. Non tutto è accaduto allo stesso momento.”

La Sfida di Chandler: In ogni caso, l’insegnante di fisica di scuola superiore David Chandler ha sfidato la negazione di Sunder durante questo incontro, sottolineando che il 40% sostenuto da Sunder contraddice “una quantità visibile a tutti, facilmente misurabile”.

La settimana successiva, Chandler ha messo un video su internet [vedi sotto] che mostra che, misurando questa quantità visibile a tutti, chiunque possegga conoscenze elementari di fisica avrebbe potuto vedere che “per almeno due secondi e mezzo…l’accelerazione dell’edificio non è distinguibile dalla caduta libera”.


il video messo da David Chandler su Youtube

Alla fine, Chandler ha invitato un commento al NIST, dicendo: “Il riconoscimento e il resoconto del prolungato periodo di caduta libera nel crollo del WTC 7 deve essere una priorità, se il NIST vuole essere preso sul serio”.

Il NIST Ammette la Caduta Libera: Sorprendentemente, il NIST ha riconosciuto la caduta libera nel suo resoconto finale. Ha cercato di mascherarlo, ma l’ammissione è a pagina 607. Dividendo la caduta dell’edificio in tre fasi, descrive la seconda come “una discesa in caduta libera su approssimativamente otto piani con una accelerazione gravitazionale di circa 2,25 [secondi]. ‘Accelerazione gravitazionale’ è un sinonimo di accelerazione in caduta libera.

Dunque, dopo aver presentato 606 pagine di descrizioni, testimonianze, fotografie, grafici, analisi, spiegazioni e formule matematiche il NIST, alla pagina 607, dice in effetti: “E poi accade il miracolo”.

Perché questo dovesse essere un miracolo è stato spiegato da Chandler, il quale ha affermato: “La caduta libera può essere raggiunta solamente se nessuna resistenza viene posta al movimento”.

L’implicazione di questa osservazione di Chandler è che, secondo i principi della fisica, la parte superiore della Torre 7 sarebbe potuta cadere giù in caduta libera solo se qualcosa avesse rimosso tutto l’acciaio e il cemento nella parte inferiore dell’edificio, che avrebbe altrimenti opposto resistenza, e solo materiale esplosivo di un certo tipo avrebbe potuto rimuoverli.

Se non fossero stati asportati e i piani superiori fossero crollati in caduta libera, anche solo per uno o due secondi, si sarebbe verificato un miracolo.

Questo è quello che lo stesso Sunder ha spiegato lo scorso agosto, dicendo che un oggetto in caduta libera sarebbe un oggetto “che non trova componenti strutturali al di sotto” che gli oppongano resistenza. Avendo affermato in agosto che la caduta libera non sarebbe potuta accadere, il NIST ha anche affermato che non si era verificata, dicendo: “Il WTC 7 non è crollato in caduta libera”.

Ma poi in novembre, mentre difendeva la stessa teoria che esclude gli esplosivi e quindi la caduta libera, il NIST ha ammesso che, come fatto empirico, la caduta libera c’era stata. Per un periodo di 2,15 secondi, il NIST ammette che la caduta del WTC 7 è stata caratterizzata da una “accelerazione gravitazionale (caduta libera)”.

Sapendo di aver in questo modo sostenuto l’esistenza di un miracolo, ovvero di una violazione delle leggi della fisica, il NIST non ha più detto che la sua analisi era in linea con i principi fisici. Nella sua Bozza pubblicata in agosto, il NIST ha ripetutamente affermato che la sua analisi del crollo era “in linea con i principi della fisica”. Questa frase viene ripetuta diverse volte. Nella parte finale, comunque, questa frase non si trova più.

Il NIST quindi ha riconosciuto, per quelli che hanno occhi per vedere, che il suo report sul WTC 7, ammettendo la caduta libera e allo stesso tempo continuando a negare che fossero stati usati esplosivi, non è compatibile con i principi della fisica. [56]

E la stampa principale non ha riportato questa ammissione, continuando a supportare l’idea che chiunque metta in dubbio i resoconti ufficiali sull’11 settembre non è idoneo al servizio pubblico. [57]

Conclusioni

Il Movimento per la Verità sull’11 settembre ha per molto tempo creduto che il crollo della Torre 7 fosse il tallone d’Achille della versione ufficiale sull’11 settembre – quella parte di storia che, essendo la più vulnerabile, avrebbe potuto essere utilizzata per smascherare l’intero corpo di menzogne.

Il mio ultimo libro, “Il Misterioso Crollo del World Trade Center 7: Perché il Resoconto Finale Ufficiale Sull’11 Settembre E’ Falso e Antiscientifico”, mostra che il resoconto ufficiale di questa costruzione è davvero estremamente vulnerabile alle critiche – così vulnerabile che, per smascherare la falsità di questo racconto, basta leggere solo il tentativo del NIST di difenderlo, notando le ovvie bugie del rapporto NIST e delle sue violazioni dei principali princìpi della fisica.

Mi auguro che il mio libro aiuterà a distruggere il castello di bugie che qualcuno di noi chiama la teoria della Cospirazione Bush-Cheney, secondo la quale i dirottatori di Al-Qaeda, hanno dirottato due aeroplani contro gli edifici del World Trade Center, abbattendone tre – una teoria della cospirazione ovviamente falsa che è tutt’ora usata, tra le altre cose, per uccidere donne, bambini e altra gente innocente in Afghanistan e in Pakistan.

* http://www.ucsusa.org/. Organizzazione no-profit americana attiva in ambito ambientale. Ndt

**Il Freedom of Information Act (FOIA), ovvero Atto per la Libertà di Informazione, è una legge sulla libertà di informazione emanata negli Stati Uniti il 4 luglio 1966 dal presidente Johnson , che impone alle amministrazioni pubbliche una serie di regole per permettere a chiunque di sapere come opera il Governo federale comprendendo l'accesso totale o parziale a documenti classificati. (fonte:http://it.wikipedia.org/wiki/Freedom_of_Information_Act) Ndt

Note

1. Questa è una versione leggermente rivisitata della lezione tenuta al 9/11 Film Festival del Grand Lake Theater, in Oakland, California, il 10 settembre 2009. E’ basata su The Mysterious Collapse of World Trade Center 7: Why the Final Official Report about 9/11 is Unscientific and False (Northampton, Mass., Olive Branch [Interlink Books], 2009 di David Ray Griffin

2. James Glanz, “Engineers Suspect Diesel Fuel in Collapse of 7 World Trade Center,” New York Times, November 29, 2001 (http://www.nytimes.com/2001/11/29/nyregion/29TOWE.html).

3. Ibid.

4. Ibid.

5. Vedi FEMA, World Trade Center Building Performance Study (http://www.fema.gov/pdf/library/fema403_ch5.pdf), Ch. 5, Sect. 6.2, “Probable Collapse Sequence.”

6. Jonathan Barnett, Ronald R. Biederman, e Richard D. Sisson, Jr., “Limited Metallurgical Examination,” FEMA, World Trade Center Building Performance Study, May 2002, Appendice C (http://wtc.nist.gov/media/AppendixC-fema403_apc.pdf).

7. James Glanz ed Eric Lipton, “A Search for Clues in Towers’ Collapse,” New York Times, February 2, 2002

(http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9C04E0DE153DF931A35751C0A9649C8B63). 8. Shyam Sunder, “Opening Statement,” Conferenza stampa del NIST, 21 agosto 2008 http://wtc.nist.gov/media/opening_remarks_082108.html).

9. Citato in “Report: Fire, Not Bombs, Leveled WTC 7 Building,” USA Today, August 21, 2008 (http://www.usatoday.com/news/nation/2008-08-21-wtc-nist_N.htm).

10. Un. of Concerned Scientists, “Restoring Scientific Integrity in Federal Policymaking” (www.ucsusa.org/scientific_integrity/abuses_of_science/scientists-sign-on-statement.html) .

11. “NIST Whistleblower,” 1 ottobre 2007 (http://georgewashington.blogspot.com/2007/10/former-nist-employee-blows-whistle.html).

12. Ibid.

13. “What is Research Misconduct?” National Science Foundation, Office of Inspector General, New Research Misconduct Policies (http://www.nsf.gov/oig/session.pdf). Although this document is undated, internal evidence suggests that it was written in 2001.

14. Alfred North Whitehead, Science and the Modern World (1925; New York: Free Press, 1967), 187.

15. Glanz e Lipton, “A Search for Clues in Towers’ Collapse.”

16. Il punto di fusione del ferro è 1,538°C (2,800°F). L’acciaio, essendo una lega, fonde a temperature diverse, a seconda della percentuale di carbonio (che abbassa il punto di fusione) da 1,371°C (2,500°F) a 1,482°C (2,700° F); vedi “Melting Points of Metals” (http://www.uniweld.com/catalog/alloys/alloys_melting.htm).

17. Barnett, Biederman, e Sisson, “Limited Metallurgical Examination,” C-13.

18. Dr. Arden L. Bement, Jr., Testimone davanti al House Science Committee Hearing su “The Investigation of the World Trade Center Collapse,” 1 maggio, 2002

(http://911research.wtc7.net/cache/wtc/official/nist/bement.htm). Nell’affermazione citata, l’acronimo “FEMA” sostituisce “BPAT,” che è l’abbreviazione per “Building Performance Assessment Team,” nome del team ASCE che ha preparato questo resoconto per FEMA. 19. “Questions and Answers about the NIST WTC 7 Investigation,” aggiornato al 18 dicembre, 2008 (http://www.nist.gov/public_affairs/factsheet/wtc_qa_082108.html).

20. RJ Lee Group, “WTC Dust Signature,” Expert Report, Maggio 2004 , 11.

21. RJ Lee Group, “”WTC Dust Signature Study: Composition and Morphology,” Dicembre 2003, 17. Sulle differenze tra gli studi condotti nel 2003 e nel 2004, si veda il mio intervento in The Mysterious Collapse of World Trade Center 7: Why the Final Official Report about 9/11 is Unscientific and False (Northampton, Mass., Olive Branch (Interlink Books], 2009), 40-41.

22. RJ Lee Group, “WTC Dust Signature Study” (2003), 24.

23. Ibid., 21.

24. WebElements: The Periodic Table on the Web (http://www.webelements.com/lead/physics.html).

25. WebElements: The Periodic Table on the Web (http://www.webelements.com/molybdenum/physics.html). Sebbene gli scienziati coinvolti in questo studio su USGS hanno scoperto del molibdeno, non ne hanno fatto menzione nel loro rapporto. Si è venuti a conoscenza di questa scoperta solo attraverso una richiesta sulla base del FOIA. Si veda The Mysterious Collapse, 44-45.

26. Niels H. Harrit, Jeffrey Farrer, Steven E. Jones, Kevin R. Ryan, Frank M. Legge, Daniel Farnsworth, Gregg Roberts, James R. Gourley, and Bradley R. Larsen, “Active Thermitic Material Observed in Dust from the 9/11 World Trade Center Catastrophe,” The Open Chemical Physics Journal, 2009/2: 7-31 (http://www.bentham.org/open/tocpj/openaccess2.htm).

27. National Fire Protection Association, 921 Guide for Fire and Explosion Investigations, 1998 Edition (http://www.interfire.org/res_file/92112m.asp), Section 18.3.2.

28. Vedi The Mysterious Collapse, 142-44.

29. Jennifer Abel, “Theories of 9/11,” Hartford Advocate, January 29, 2008 (http://www.hartfordadvocate.com/article.cfm?aid=5546).

30. Sunder, “Opening Statement.”

31. Ruvolo è citato nel DVD “Collateral Damages” (http://www.allhandsfire.com/page/AHF/PROD/ISIS-COLL). For just this segment plus discussion, see Steve Watson, “Firefighter Describes ‘Molten Metal’ at Ground Zero, Like a ‘Foundry,’” Inforwars.net, November 17, 2006 (http://www.infowars.com/articles/sept11/firefighter_describes_molten_metal_ground_zero_like_foundry.htm).

32. Citato in Christopher Bollyn, “Professor Says ‘Cutter Charges’ Brought Down WTC Buildings,” American Free Press.net, May 1 & 8, 2006 (http://www.americanfreepress.net/html/cutter_charges_brought_down_wt.html).

33. “NIST Engineer, John Gross, Denies the Existance [sic] of Molten Steel” (http://video.google.com/videoplay?docid=-7180303712325092501&hl=en).

34. James Williams, “WTC a Structural Success,” SEAU News: The Newsletter of the Structural Engineers Association of Utah, October 2001 (http://www.seau.org/SEAUNews-2001-10.pdf).

35. Citato in Francesca Lyman, “Messages in the Dust: What Are the Lessons of the Environmental Health Response to the Terrorist Attacks of September 11?” National Environmental Health Association, September 2003 (http://www.neha.org/9-11%20report/index-The.html).

36. “Mobilizing Public Health: Turning Terror’s Tide with Science,” Magazine of Johns Hopkins Public Health, Late Fall 2001 (http://www.jhsph.edu/Publications/Special/Welch.htm).

37. Citato in Bollyn, “Professor Says ‘Cutter Charges’ Brought Down WTC Buildings.”

38. Per le testimonianze del FDNY, si veda Graeme MacQueen, “118 Witnesses: The Firefighters’

Testimony to Explosions in the Twin Towers,” Journal of 9/11 Studies, Vol. 2/August 2006 (http://www.journalof911studies.com/articles/Article_5_118Witnesses_WorldTradeCenter.pdf): 49-123. For a brief discussion of these and other testimonies, see The Mysterious Collapse, 75-82.

39. NIST, “Answers to Frequently Asked Questions,” 2006 (http://wtc.nist.gov/pubs/factsheets/faqs_8_2006.htm), Q. 2. For discussion, see The Mysterious Collapse, 77.

40. NIST, “Letter of Response to Request,” September 27, 2007, published in Journal of 9/11 Studies, Vol. 17/November 2007 (http://www.journalof911studies.com/volume/2007/NISTresponseToRequestForCorrectionGourleyEtal2.pdf).

41. Questa affermazione (diPeter Demarco) è citata in Chris Bull e Sam Erman, eds., At Ground Zero: Young Reporters Who Were There Tell Their Stories (New York: Thunder’s Mouth Press, 2002), 97.

42. L’affermazione di Bartmer è citata in Paul Joseph Watson, “NYPD Officer Heard Building 7 Bombs,” Prison Planet, February 10, 2007 (http://www.prisonplanet.com/articles/february2007/100207heardbombs.htm).

43. Per documentazione in merito a questi punti sulle testimonanze di Hess e Jennings, si veda The Mysterious Collapse, 84-92.

44. Per discussione e documentazione sul trattamento riservato da NIST alle testimonianze di Hess e Jennings, si veda The Mysterious Collapse, 92-94.

45. Lettera datata 12 agosto 2009, da parte di Catherine S. Fletcher, Freedom of Information Act Officer, NIST, alla richiesta FOIA dell’8 agosto, 2009, da parte di Ms. Susan Peabody, per “[t]he complete texts of NIST’s 2004 interviews of Michael Hess and Barry Jennings, which are cited in NIST NCSTAR 1-8... , 109, n.380, as ‘WTC 7 Interviews 2041604 and 1041704.’”

46. Per discussione e documentazione sul trattamento riservato dalla BBC a Hess e Jennings nella prima versione del programma, si veda The Mysterious Collapse, 95-99.

47. David Ray Griffin, Osama bin Laden: Dead or Alive? (Northampton: Olive Branch [Interlink Books], 2009).

48. Conversazione telefonica, September 1, 2001.

49. Si veda The Mysterious Collapse, 98-99.

50. Per discussione e documentazione sulla seconda versione del programma delle BBC, compreso il problema della testimonianza di Hess e Jennings nella prima versione del programma, si veda The Mysterious Collapse, 99-104.

51. Si veda The Mysterious Collapse, 150-55.

52. For documentation and discussion of NIST’s claim about the lack of girder shear studs, see The Mysterious Collapse, 212-15.

53. Si veda The Mysterious Collapse, 187-88.

54. For discussion and documentation of this point about failed shear studs, see The Mysterious Collapse, 217-21. As I point out in the book the contradictions between NIST’s final report and its 2004

interim report, involving the 4:45 fire and both claims about shear studs, were discovered by Chris Sarns.

55. Sid Jacobson ed Ernie Colón, The 9/11 Report: A Graphic Adaptation (New York: Hill and Wang, 2006).

56. Per documentazione e discussioni sul punto della caduta libera, si veda The Mysterious Collapse, 231-41.

57. Mi riferisco al fatto che Van Jones, consigliere amministrativo di Obama sui “lavori verdi”, si è sentito obbligato a dare le dimissioni a causa del tumulto causato dalla rivelazione relativa la fatto che egli avrebbe firmato una petizione per mettere in dubbio la versione ufficiale sull’11 settembre. L’opinione secondo cui questa azione lo abbia svilito è forse sviluppata in modo più chiaro dal giornalista del Washington Post Charles Krauthammer Dopo aver eliminato perché irrilevanti le altre ragioni fornite come causa delle dimissioni di Jones, Krauthammer scrive: “Egli se n’è andato per un’unica ragione. Non si può firmare un appello chiedendo…delle investigazioni sull’accusa che l’amministrazione Bush abbia deliberatamente ammesso l’11 settembre 2001 – ovvero, collaborando al peggior massacro che sia mai stato perpetrato sul territorio americano – e allo stesso tempo essere ammesso nella società bene, o figuriamoci avere un lavoro di alto livello nella Casa Bianca. Diversamente dalle altre cose…, questa non è una questione di poco conto. Va oltre il radicalismo, oltre l’essere di parte. Ci porta dentro il regime della psicosi politica, una paranoia negativa che, a differenza dei postulati marxisti, non è divertente. E’ pericolosa…Non è più possibile avere persona onesta all’interno della Casa Bianca pittusto che qualcuno che nega l’Olocausto – una persona che crea una realtà alternativa allucinogena nel servizio di un male che va al di là delle comprensione) http://www.washingtonpost.com/wpdyn/content/article/2009/09/10/AR2009091003408.html


20 minuti con Obama sull11/9
di Charlie Sheen - www.infowars.com - 29 Ottobre 2009
Traduzione di Pino Cabras per Megachip

Recentemente ho avuto il piacere di sedermi accanto al nostro 44° Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Hussein Obama, mentre era in giro a promuovere la sua iniziativa di riforma dell’assistenza sanitaria. Ho chiesto 30 minuti data la portata e il dettaglio della mia indagine; mi hanno detto che avrei potuto averne 20.

Venti minuti, 1200 secondi, non proprio un granché di tempo per far domande al Presidente su uno dei più importanti eventi nella storia della nostra nazione. Quella che segue è la trascrizione della nostra notevole discussione.

Charlie Sheen - Buongiorno signor Presidente, la ringrazio tanto per sottrarre del tempo dalla sua impegnativa agenda.

Presidente Barack Obama - Prego, il contenuto della sua richiesta mi sembrava qualcosa su cui avrei dovuto ritagliare qualche minuto.

CS - Vorrei sottolineare che ho votato per lei, per come le sue promesse di speranza e di cambiamento, trasparenza e responsabilità, così come la messa del governo nelle mani del popolo americano, ha toccato in me una corda emotiva che non avevo sentito da un bel po’ di tempo, forse mai.

PBO - E io lo apprezzo Charlie. Grande appassionato dello spettacolo, peraltro.

CS - Signore, non riesco a immaginare quando potrebbe trovare il tempo per vedere davvero il mio spettacolo data la misura di ciò che ha ereditato.

PBO - L’ho visto in DVD sull’Air Force One. Una piacevole pausa dal gruppo dei corrispondenti in viaggio. (Dà un’occhiata al suo orologio). Non per essere brusco o per farle fretta, ma le rimangono 19 minuti.

CS - Lo prendo come un invito a tagliare corto.

PBO - Sono tutto orecchi. O almeno così mi è stato detto.

CS – Signor Presidente, a breve avremo il nostro primo anniversario dell’11/9 con lei come Comandante in Capo.

PBO - Sì. Una giornata davvero solenne per la nostra Nazione. Una giornata di riflessione e già pure una giornata di coscienza storica.

CS – Proprio così, davvero così.... Ora, nel cercare la sua posizione per quanto riguarda gli eventi dell’11/9 e la successiva indagine che ne seguì, sono nel giusto se ho capito che lei appoggia in pieno e approva le risultanze della relazione della Commissione altrimenti nota come la ‘versione ufficiale’?

PBO – Dovrei avere qualche ragione per non farlo? Dato che la maggior parte di noi è ragionevolmente in possesso di elementi simili.

CS - Desidererei veramente che fosse così, signore. È consapevole, signor Presidente, delle recenti sbalorditive rivelazioni secondo cui il sessanta per cento dei membri della Commissione sull’11/9 ha dichiarato pubblicamente che il governo ha concordato di non dire la verità sull’11/9 e che il Pentagono era impegnato in un inganno deliberato circa la sua risposta all’attacco?

PBO - Sono consapevole di alcuni “contrasti interni” nel corso del loro accuratissimo e instancabile processo investigativo.

CS - Signor Presidente, è difficile derubricare questo tipo di attrito al rango di “contrasti interni” o fare il temerario salto fino ad “accuratissimo”, quando le prove su cui insisto affinché le esamini in relazione a 6 dei 10 membri sono dati di fatto.

(A questo punto uno degli assistenti senior di Obama si avvicina al Presidente e gli sussurra in un orecchio. Obama dà una rapida occhiata al suo orologio e annuisce non appena l’assistente riprende il suo posto sulla porta direttamente dietro di me.)

PBO – Non per mancanza di riguardo, signor Sheen, ma devo chiederglielo, cos’è che lei sembra voler implicare con la direzione iniziale di questa discussione?

CS - Io non intendo implicare nulla, signor Presidente. Sono qui per presentare i fatti e vedere cosa lei intende farne.

PBO – Mi faccia indovinare; i suoi ‘fatti’, a presunto supporto di queste affermazioni, sono nelle cartelle che ha portato con sé?

CS – Indovina bene, signor Presidente.

(consegno la prima cartella di documenti al Presidente)

CS - Ancora una volta signore, queste non sono opinioni o ipotesi mie, questi sono tutti argomenti di pubblico dominio, riportati attraverso i media mainstream, faticosamente controllati nei fatti e verificati.

(il Presidente dà un’occhiata all’interno della cartella che gli ho fornito)

CS - Noterà su una pagina del fascicolo datata 6 agosto, presa dal «Washington Post», fra le dichiarazioni di John Farmer, consulente senior per la Commissione sull’11/9, una sua frase che afferma: «Sono rimasto scioccato per come la verità fosse così diversa dal modo in cui è stata descritta».

PBO - (mentre scorre il rapporto, quasi impercettibile) .... um hmm....

CS – Aggiunge inoltre: «I nastri [della Difesa Aerea del NORAD] rivelano una storia radicalmente diversa da quella raccontata a noi e al pubblico per due anni...».

(il Presidente continua a visualizzare i documenti)

CS - Nelle pagine due e tre, signore, ci sono le dichiarazioni, ancora, dei co-presidenti della Commissione Thomas Kean e Lee Hamilton, dei commissari Bob Kerrey, Timothy Roemer e John Lehman, così come le dichiarazioni del commissario Max Cleland, un ex -senatore della Georgia, che si è dimesso con la seguente dichiarazione:

«È uno scandalo nazionale. Questa indagine è ormai compromessa. Un giorno o l’altro dovremo conoscere l’intera storia, perché la questione 11/9 è importantissima per l’America. Ma la Casa Bianca vuole insabbiare tutto.»

Ha anche descritto la smania del presidente Bush di ritardare il processo, per non danneggiare il tentativo di farsi rieleggere nel 2004. Sospettavano l’inganno, fino al punto di considerare di rinviare la questione al Dipartimento di Giustizia per le indagini penali. Signor Presidente, questa informazione da sola pone inequivocabilmente le fondamenta per una nuova inchiesta!

PBO – Di errori ne sono stati chiaramente compiuti, ma noi, come popolo e come paese abbiamo bisogno di andare avanti. È ovviamente nel nostro migliore interesse in qualità di società democratica concentrare i nostri sforzi e le nostre risorse sul futuro di questa grande nazione e sulla nostra capacità di proteggere il popolo americano e i nostri alleati da questo tipo di terrorismo negli anni a venire.

CS - Come possiamo concentrarci sul futuro, quando la Commissione stessa mette a verbale che non sa ancora la verità?

PBO - Anche se quello che lei afferma potesse in qualche modo cominciare ad affrontare una discussione aperta o un dibattito equilibrato, io non posso parlare a nome di, in merito alle decisioni che alcuni membri della commissione hanno preso nel corso di un periodo estremamente difficile. Forse lei dovrebbe interpellare loro, anziché me. Aspetti, non mi dica, ero più facile da rintracciare di quanto non lo fossero loro?

CS - Non proprio, ma cerchiamo di essere franchi. Lei è il Presidente degli Stati Uniti, il leader del mondo libero, alla fine le decisioni sono sue. L’11/9 è stato il pretesto per lo smantellamento sistematico della nostra Costituzione e del Bill of Rights. La sua amministrazione sta leggendo dallo stesso canovaccio che l’amministrazione Bush ha imposto all’America per mezzo di segreti e inganni ben dimostrati.

PBO - Signor Sheen, mi sta venendo difficile starmene qui seduto ad ascoltarla mentre traccia delle analogie distorte tra il metodo di governo Bush/Cheney e il mio.

CS - Signor Presidente, le analogie non sono distorte solo perché lei dice che lo sono. Aderiamo ai fatti. Lei ha promesso di abolire il Patriot Act e poi ha votato per ri-autorizzarlo. Si è impegnato a porre fine alle intercettazioni senza garanzia contro il popolo americano e ora le difende con energia. Lei condannava la prassi degli arresti extragiudiziali e ora la continua. Ha promesso tante volte durante la campagna elettorale che avrebbe posto fine alla pratica della detenzione indefinita e, invece, la ha ampliata al rango di detenzione permanente di “detenuti” senza processo. Questo supera di gran lunga gli scandali della precedente amministrazione. Mi dia del matto, signor Presidente, ma non è questo il suo rendiconto?

PBO - Signor Sheen, il mio staff e io abbiamo autorizzato questa intervista sulla base della sua richiesta di discutere l’11/9 e fornire alcune informazioni aggiuntive che lei è convinto io non avrei precedentemente esaminato. Mi dia del matto, ma sembra che lei abbia ciecamente vagato fuori tema.

CS -Gli esempi che ho appena illustrato sono un risultato diretto dell’11/9.

PBO - E io le sto dicendo che dobbiamo andare avanti, dobbiamo attraversare questi anni a venire così pericolosi e politicamente problematici.

CS - Signor Presidente, non possiamo andare avanti con il labirinto senza fondo di domande senza risposta che circonda quel giorno e le sue conseguenze.

PBO - Ho letto la relazione ufficiale. Ogni parola, ogni pagina. Forse lei dovrebbe fare lo stesso.

CS – L’ho fatto signor Presidente, e così hanno fatto migliaia di familiari delle vittime, e indovini un po’, fanno le mie stesse domande e forse molte di più. Io non ho perso uno dei miei cari in quel giorno terribile, signor Presidente, e nemmeno lei. Ma da allora io, insieme a milioni di altri americani, abbiamo perso qualcosa che ritenevamo vera e cara per la maggior parte della nostra vita in questo nostro grande paese; abbiamo perso la nostra speranza.

PBO - E io vorrei far conto sul fatto che sono qui per ricostituire quella speranza. Per ripristinare la fiducia nei vostri leader, nel sistema attraverso cui gli elettori scelgono una transizione pacifica del potere.

(Uno strano momento di silenzio tra di noi. Tempo prezioso che se ne va nel ticchettio).

CS - Signor Presidente, è consapevole del numero di giorni che ci volle per iniziare l’indagine sull’assassinio di JFK?

PBO - Se la memoria non m’inganna credo che siano state due settimane.

CS - Fuochino. Diciassette giorni di tempo per essere esatti. Lei sa, signore, quanto tempo ci è voluto per iniziare l’indagine su Pearl Harbor?

PBO - Direi ancora una volta circa .... due settimane.

CS – Di nuovo fuochino, signore, undici giorni per essere esatti. È a conoscenza signor Presidente, del tempo che ci è voluto per avviare l’inchiesta sull’11/9?

PBO – Lo so che deve essere apparso come un tempo molto lungo per tutte le famiglie colpite dal lutto.

CS – È stato un tempo molto lungo signor Presidente: quattrocentoquaranta giorni. Circa 14 mesi. Non le dà fastidio signor Presidente, che ci siano volute appena CINQUE ORE per il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld dopo l’attacco iniziale per raccomandare e approvare un’offensiva su larga scala contro l’Iraq?

PBO - Io non sono a conoscenza di una tale presunta richiesta.

CS - Ho le prove Signor Presidente, insieme a decine di documenti e fatti ai quali vorrei che lei desse un’occhiata. Qui.

(Gli allungo un altro documento, di spessore molto più grande rispetto al primo)

PBO - Vedo che lei è venuto preparato, Charlie.

CS – Non c’è altro modo di esporre, signor Presidente. In caso di dubbi prepariamoci di più, dico sempre.

PBO - Ora parla come la First Lady.

CS - Questo è un bel complimento.

PBO - Come desidera. La prego di continuare.

CS - Signor Presidente, vorrei attirare la sua attenzione sulla pila di documenti nella cartella che le ho appena consegnato. Il primo in cima è intitolato “Operazione Northwoods”, un piano declassificato del Pentagono inteso a mettere in scena degli attentati terroristici sul suolo americano, da attribuire a Cuba come un pretesto per la guerra.

PBO - E vorrei attirare la sua, di attenzione, sul fatto che al principale redattore di questo improbabile progetto fu rapidamente negato un secondo mandato di presidente degli Stati Maggiori Riuniti e fu spedito armi e bagagli in una guarnigione europea della NATO. Grazie a Dio, le sue ambizioni dell’altro mondo non videro mai la luce del giorno.

CS - Non sarei tanto certo di questo, signor Presidente.

PBO - Potrei facilmente dire lo stesso per lei, Charlie.

(Il Presidente guarda l’orologio)

CS - Il prossimo documento recita: “provocazioni artificiose declassificate”. Ora, signor Presidente, francamente mi sarebbe piaciuto che queste cose me le fossi inventate. Sono certo che conosce l’incidente della USS Maine, l’affondamento del Lusitania, che tutti noi adesso sappiamo che ci hanno portato alla Prima Guerra Mondiale, e naturalmente il più famoso, l’incidente del Golfo del Tonchino.

PBO - Naturalmente sono a conoscenza di questi eventi storici e mi rendo conto che c’è una quantità di controversie che li circonda. Ma, per essere abbastanza franco con lei, tutto questo è storia antica.

CS - Signor Presidente, è stato spesso detto: «Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.» E io glielo concedo, questi eventi sono il passato.

PBO - Un mondo assai diverso, ragazzo, che si caricava di uno stato di questioni universali radicalmente disparate.

CS – Nessuna obiezione, la sto solo invitando a riconoscere una qualche credibilità allo schema o al tema. Caso in questione: il documento successivo nella cartella. Fu pubblicato dal think-tank Progetto per un Nuovo Secolo Americano ed è intitolato “Rebuilding America difese”, ed è stato scritto da Dick Cheney e Jeb Bush. Per citare dal documento… - (il Presidente interrompe)

PBO - «Inoltre, il processo di trasformazione, anche se porta cambiamenti rivoluzionari, sarà probabilmente lungo, a meno che non ci sia un qualche evento catastrofico e catalizzatore - come una nuova Pearl Harbor.»

CS - Touché, signore. Il suo pensiero su questa frase, signor Presidente?

PBO – Definirei questo un evidente caso di valutazioni errate alimentato da un malaugurato retroterra di presunzioni. Per alcuni, la negazione disinformata delle coincidenze.

CS - Interessante visuale. Tuttavia, Il Vicepresidente Cheney non si fermò lì. All’inizio del 2008, sia il giornalista vincitore del premio Pulitzer Seymour Hersh sia la MSNBC hanno riferito che Cheney aveva proposto al Pentagono uno scandaloso piano volto a far sì che la Marina degli Stati Uniti creasse false motovedette iraniane, pilotate da Navy Seals, che avrebbero messo in scena un attacco ai cacciatorpediniere USA nello stretto di Hormuz. Questo evento sarebbe stato attribuito all’Iran e usato come pretesto per la guerra. Qualcuna di queste informazioni la preoccupa, signor Presidente? Dovremmo solo ignorarle, finché queste realtà possano essere respinte fra tanti anni dai nostri figli, anche queste come storia antica?

PBO - Naturalmente queste informazioni mi preoccupano, eppure non si avvicinano ad essere altrettanto preoccupanti quanto lei qui seduto oggi a insinuare sospettosamente che si sia in qualche modo consentito che accadesse l’11/9 o che addirittura sia stato orchestrato dall’interno.

CS - Signor Presidente io non sto a insinuare sospettosamente nulla. Io sto semplicemente esponendo i documenti e faccio le domande che nessuno al potere nemmeno considera né ammette. E come ho detto prima, ho votato per lei, ho creduto nel suo messaggio di speranza e di cambiamento. Signor Presidente io sono venuto da lei specificamente sperando in un cambiamento. Un cambiamento nella percezione del fatto che il nostro governo non abbia ancora reso se stesso aperto e responsabile verso il popolo. Queste sono le sue parole Signor Presidente, non le mie. Le vite di migliaia di persone sono state brutalmente spezzate e coloro che sono rimasti a soffrire il loro dolore infinito sono con me oggi, signor Presidente. Loro sono con me nello spirito e nella carne, e il messaggio che portiamo non sarà più messo a tacere dai mantra alimentati dai media che insistono su come dovrebbero sentirsi. Decidendo per loro, per otto lunghi anni, ciò che può essere pensato, cosa può essere detto, ciò che può essere richiesto.

PBO - E io apprezzo la sua passione, apprezzo la sua convinzione. A dispetto delle sue preoccupazioni, a dispetto di ciò che i suoi dati possano o non possano rivelare, quel che lei e le famiglie devono capire e accettare è che stiamo facendo tutto il possibile per proteggervi.

CS - Signor Presidente, mi rendo conto che abbiamo pochissimo tempo, perciò mi permetta di scorrere un elenco di punti che possa illuminare alcune ragioni per le quali noi non ci aggrappiamo al caldo abbraccio della protezione federale.

PBO - Siamo arrivati a questo punto. Spari pure.

CS – La prego di tenere presente, signor Presidente, che tutto ciò che sto per dire è documentato come un dato di fatto ed è parte di una documentazione di pubblico dominio. Le informazioni che sta tenendo in mano registrano e verificano ogni punto.

PBO - Ha cinque minuti. A lei la parola. Ha campo libero. Mi renda edotto.

CS – Grazie, signor Presidente. Okay, prima cosa; Sulla lista dei principali ricercati dell’FBI Osama Bin Laden non è accusato dei crimini dell’11 settembre. Quando ho chiamato l’FBI a chiedere loro il perché di questo, mi hanno risposto: «Non ci sono prove sufficienti per collegare Bin Laden alla scena del crimine». In seguito ho scoperto che non era mai stato nemmeno mai incriminato dal Dipartimento della Giustizia

CS - Numero 2; La traduttrice dell’FBI Sibel Edmonds, è stata licenziata e le è stato imposto il silenzio dal Dipartimento della Giustizia dopo aver rivelato che il governo sapeva già di piani per attaccare le città americane utilizzando aerei come bombe agli inizi dell’aprile 2001. Nel luglio del 2009, la signora Edmonds ha violato l’ordine federale che le imponeva il silenzio e ha pubblicamente rivelato che Osama Bin Laden, al-Qa’ida e i talebani lavoravano per e con la CIA fino al giorno dell’11 settembre.

CS - Numero 3; Quella che segue è una citazione del sindaco Giuliani, durante un’intervista sull’11/9 con Peter Jennings per ABC News. «Sono andato giù sul campo e abbiamo fissato il quartier generale al n. 75 di Barkley Street, che si trovava proprio lì, con il commissario della polizia, il commissario dei vigili del fuoco, il capo della gestione delle emergenze, ed eravamo operativi fuori di lì, quando ci fu detto che il World Trade Center stava per crollare. E crollò prima che si potesse davvero uscire dal palazzo, così siamo rimasti intrappolati in un edificio per 10-15 minuti, e finalmente abbiamo trovato un’uscita e siamo andati fuori, abbiamo camminato verso nord, e portato un sacco di gente con noi.»

CHI GLIELO AVEVA DETTO? Fino ad oggi, la risposta a questa domanda resta ignorata, completamente tralasciata e recisamente NEGATA dal sindaco Giuliani in diverse occasioni pubbliche.

CS - Numero 4; Nell’aprile 2004 «USA Today» riferiva: «Nei due anni che hanno preceduto gli attacchi dell’11 settembre, il North American Aerospace Defense Command ha condotto delle esercitazioni che simulavano quel che la Casa Bianca dice che fosse inimmaginabile a quel tempo: aerei di linea dirottati usati come armi da far schiantare contro bersagli per causare perdite di massa.» Uno degli obiettivi era il World Trade Center.

CS - Numero 5; Il 12 settembre 2007 il programma della CNN “Anderson Cooper 360” ha riferito che il misterioso “aeroplano bianco” ripreso e filmato da molteplici media, il quale volava all’interno dello spazio aereo vietato sopra la Casa Bianca, poco prima delle 10 della mattina dell’11 settembre, era in realtà un E-4B dell’Aeronautica Militare, un Boeing 747 appositamente modificato con un guscio per le comunicazioni collocato dietro la cabina di pilotaggio, altrimenti conosciuto come “L’aereo Fine del Mondo”.

Anche se pienamente consapevole del caso, la Commissione sull’11/9 non ha ritenuto che l’apparire di un aereo militare fosse di alcun interesse e non lo ha incluso nella relazione finale della commissione.

CS - Numero 6, Tre F-16 assegnati alla base di Andrews dell’aeronautica militare, a dieci miglia da Washington DC, stanno conducendo esercitazioni in North Carolina, a 207 miglia di distanza, al momento in cui il primo aeroplano si schianta sul WTC. Anche a una velocità di gran lunga inferiore a quella massima di oltre 2400 km/h, avrebbero potuto ancora difendere il cielo di Washington, ben prima delle ore 9:00, oltre 37 minuti prima che il Volo 77 si schiantasse contro il Pentagono, e tuttavia, non sono ritornati che dopo le ore 9:55.

La base dell’aeronautica di Andrews non disponeva di caccia armati in allerta e pronti a decollare la mattina dell’11 settembre.

CS - Numero 7; L’Edificio 7 del WTC. Guardi il video del suo crollo.

CS - Numero 8; Il Volo 93 è il quarto aereo che si schianta l’11/9 alle 10:03. Il Vicepresidente Cheney dà l’ordine di abbattimento solo alle ore 10:10-10:20 e questo non è comunicato al NORAD fino a 28 minuti dopo che il Volo 93 si è schiantato.

Una cosa che alimenta ulteriori sospetti su questo fronte è il fatto che tre mesi prima degli attacchi dell’11/9, Dick Cheney ha usurpato il controllo del NORAD, e quindi lui, e nessun altro sul pianeta Terra, aveva il potere di decidere le incursioni sugli aerei di linea dirottati, l’11/9. Non ha esercitato tale facoltà. Tre mesi dopo l’11/9, si è spogliato del comando del NORAD e lo ha restituito al rango di un’operazione militare.

CS - Numero 9; Diversi pezzi nei principali organi di informazione hanno raccontato che l’FBI ha condotto un’inchiesta su almeno CINQUE dei dirottatori dell’11/9 esercitatisi presso scuole di volo militari USA. Queste indagini ora sono secretate e occorre che siano declassificate.

CS - Numero 10; Nel 2004 i vigili del fuoco newyorchesi Mike Bellone e Nicholas DeMasi hanno rivelato pubblicamente che avevano trovato le scatole nere al World Trade Center, ma è stato loro detto di tenere la bocca chiusa da parte di agenti dell’FBI. Nicholas DeMasi ha detto di aver accompagnato gli agenti federali su un fuoristrada nell’ottobre 2001 e li ha aiutati a individuare i dispositivi, una storia sostenuta dal soccorritore volontario Mike Bellone.

Come ha riferito a quel tempo il «Philadelphia Daily News», «la loro storia solleva la questione se ci sia stato un qualche tipo di insabbiamento a Ground Zero.»

CS - Numero 11- Centinaia di testimoni oculari compresi i primi soccorritori, capitani dei vigili del fuoco, giornalisti, e la polizia, hanno tutti descritto esplosioni multiple in entrambe le torri prima e durante il crollo.

CS - Numero 12; Un video strabiliante scoperto negli archivi mostra la corrispondente di BBC News, Jane Standley, mentre riferisce in merito al crollo dell’Edificio 7 del WTC oltre venti minuti prima che cadesse alle 5:20 del pomeriggio dell’11/9. I nastri di precedenti trasmissioni della BBC mostrano i conduttori del notiziario mentre discutono del crollo del WTC 7, con 26 minuti pieni in anticipo. La BBC in un primo momento ha sostenuto che i suoi nastri dell’11/9 erano stati “persi”, prima di ammettere d'aver fatto l’«errore» di riportare il crollo del WTC 7 prima che accadesse senza spiegare adeguatamente il modo in cui avrebbero potuto ottenere una conoscenza anticipata dell’evento.

Inoltre, più di un’ora prima del crollo del WTC 7, alle 4:10 del pomeriggio, Aaron Brown della CNN ha riferito che l’edificio «è crollato, o sta crollando».

CS - Numero 13; L’affermazione del procuratore Generale Ted Olson secondo cui sua moglie Barbara Olson lo ha chiamato per due volte dal volo 77, descrivendogli dei dirottatori con dei taglierini, è stato un elemento centrale della versione ufficiale dell’11/9.

Tuttavia, la credibilità della storia è stata completamente compromessa dopo che Olson continuava a cambiare la sua versione sul fatto che sua moglie avesse usato il suo telefono cellulare oppure il telefono dell’aereo. La tecnologia per consentire le chiamate da cellulare da voli di linea ad alta quota non è stata creata che nel 2004. La American Airlines ha confermato che il volo 77 era un Boeing 757 e che questo aereo non aveva i telefoni di bordo.

Secondo l’FBI, Barbara Olson ha tentato di chiamare il marito una sola volta e la chiamata non riuscì a connettersi, quindi Olson deve aver per forza mentito quando ha affermato di aver parlato con la moglie dal volo 77.

CS - Numero 14, la dimensione di un Boeing 757 è di circa 38 metri in larghezza eppure le immagini della zona d’impatto al Pentagono presumibilmente causata dallo schianto dimostrano soltanto un buco di non più di 5 metri di diametro. I motori del 757 avrebbero aperto un buco più grande di questo, figuriamoci l’intero aereo. Le immagini prima del parziale crollo della zona d’impatto mostrano poco danno derivante dal reale impatto e un’area di rari detriti del tutto incoerente con lo schianto di un aereo di linea di grandi dimensioni, soprattutto se confrontata con altre immagini che mostrano schianti di aerei negli edifici.

CS - Numero 15; Qual significato si cela dietro la seguente citazione attribuita a Dick Cheney, che è venuta alla luce durante le audizioni della Commissionesull’11/9? Il brano è tratto dalla testimonianza resa dall’allora Segretario dei Trasporti Norman Mineta.

«Durante il periodo in cui l’aereo si stava dirigendo verso il Pentagono, c’era un giovane che giungeva e diceva al Vicepresidente: “l’aereo e a 50 miglia”, “l’aereo è a 30 miglia”; e quando arrivò a “l’aereo è a 10 miglia”, il giovane disse al Vicepresidente: “gli ordini sono ancora validi?” E il Vicepresidente si girò di scatto e disse, “Certo che gli ordini sono ancora validi. Hai forse sentito qualcosa che affermi il contrario?”».

Mentre l’aereo non veniva abbattuto, in aggiunta al fatto che i caccia armati erano ben lontani dall’aereo e che il sistema di difesa del Pentagono non è stato attivato, possiamo star certi che gli ordini erano di lasciare che l’aereo trovasse il suo obiettivo?

CS - Numero 16; Nel maggio 2003, il «Miami Herald» riportava che l’amministrazione Bush stava rifiutando di rilasciare un rapporto di 900 pagine del Congresso sull’11/9, perché voleva «evitare che fossero sanciti dettagli imbarazzanti nel rapporto,» in particolare per quanto riguarda gli avvertimenti pre-11 settembre così come il fatto che i dirottatori erano stati addestrati presso scuole di volo USA».

CS - Numero 17; Funzionari di vertice del Pentagono annullarono il 10 settembre i loro voli di linea previsti per l’11 settembre. Il sindaco di San Francisco Willie Brown, a seguito di un avviso di sicurezza, cancellò un volo per New York in programma per la mattina dell’11/9.

CS - Numero 18; La tecnologia per consentire le chiamate con cellulare dai voli di linea ad alta quota è stata prodotta solo nel 2004, e anche a quel punto era solo in fase di sperimentazione. Chiamate provenienti da telefoni cellulari che formano parte integrante della versione ufficiale dei fatti erano tecnologicamente impossibili al tempo.

CS - Numero 19: Il 29 aprile 2004, il Presidente Bush e il Vicepresidente Cheney si sarebbero incontrati con la Commissione solo a determinate condizioni di clandestinità. Hanno insistito per testimoniare insieme e non sotto giuramento. Hanno anche chiesto che la loro testimonianza venisse trattata come una questione di «segreto di Stato.» Fino ad oggi niente di quanto hanno pronunciato quel giorno è di pubblico dominio.

CS - E infine, signor Presidente - Numero 20; Pochi giorni dopo l’attacco, molti giornali così come l’FBI riferirono che un passaporto di carta era stato trovato tra le rovine del WTC. Nell’agosto 2004, la CNN ha riferito che il visto del dirottatore dell’11/9 Ziad Jarrah era stato trovato fra i resti del volo 93, che è precipitato a Shanksville, in Pennsylvania.

Almeno un terzo dei corpi delle vittime al WTC si sono vaporizzati e molte delle vittime dell’incidente del Pentagono si sono bruciate tanto da risultare irriconoscibili. Ciononostante i visti e i passaporti di carta che identificano gli autori degli attentati e che puntellano la versione ufficiale degli eventi miracolosamente sopravvivono a esplosioni e incendi, i quali ci è stato detto hanno fuso edifici in acciaio.

(L’assistente senior riappare accanto al Presidente sussurrandogli in un orecchio. Poi si separa rapidamente).

PBO – Beh, Charlie, non posso dire questo non sia stato interessante. Come ho detto prima, oggi lei si è dimostrato concentrato e organizzato. A prescindere da quel che sento per il materiale che ha presentato, devo lodare la sua dedizione e il suo zelo. Tuttavia, il nostro tempo qui è terminato.

(il Presidente si alza dalla sedia, e io faccio lo stesso).

CS - Signor Presidente! Un secondo ancora!

(Il Presidente si avvia verso la porta - io lo seguo in fretta passo passo).

CS - Signor Presidente, la imploro, sulla base degli elementi di prova che ora possiede, di utilizzare il suo Potere Esecutivo. Dimostri a tutti noi, signore, che nei fatti se ne prende cura. Dia vita a un’indagine del Congresso davvero globale e aperta sull’11/9 e le sue conseguenze. Le famiglie meritano la verità, il popolo americano e il resto del mondo libero meritano la verità. Signor Presidente --

(Fa una pausa. Ci stringiamo la mano).

CS – Si assicuri di essere dalla parte giusta della storia.

(Il Presidente interrompe la stretta di mano).

PBO - Io sono dalla parte giusta della storia. Grazie Charlie, il mio staff e io staremo in contatto.

(Noto mentre se ne va con grazia fuori dalla stanza che la verità che gli ho fornito è tenuta saldamente al suo fianco, nelle mani della Provvidenza.)

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Una bibliografia completa, con tutte le prove presentate qui sopra può essere visionata su http://www.prisonplanet.com/20_minutes_bibliography.html

La presente intervista può essere scaricata in formato PDF in inglese qui.

Nota dell’autore: Quello che avete appena letto in realtà non è successo ... per il momento.

Questa è una lettera aperta al Presidente volta a chiedere una nuova inchiesta.

Charlie Sheen.

martedì 3 novembre 2009

Update italiota

Qui di seguito un collage di articoli sulle ultime belle novità italiote...


Ciò che si sa di Stefano Cucchi
di Rosa Ana De Santis - Altrenotizie - 3 Novembre 2009

La storia di Stefano Cucchi comincia quando finisce la sua libertà. Sta fumando uno spinello con un suo amico. Subisce un controllo e una perquisizione, gli trovano 18 grammi di hashish, qualche pasticca. Viene fermato e arrestato. E’ sano. Sta bene. Cammina sulle sue gambe. Viene trasferito in una caserma dei carabinieri. Alla famiglia vengono riconsegnate le chiavi della macchina e gli viene detto che trattasi di fermo a soluzione rapida, più una operazione di routine che altro.

Questa sarà la prima delle tre comunicazioni che la famiglia riceverà dalle istituzioni. La seconda li avviserà della detenzione ospedaliera e dell’impossibilità di vederlo senza l’autorizzazione del magistrato; la terza della morte di Stefano. Dev’essere così che va, in un paese dove in 11 mesi sono morte 62 persone in carcere, dove le celle scoppiano, gli istituti somigliano a cayenne e i processi sono bloccati, ma dove si dice che l’emergenza giustizia sono i magistrati “rossi”.

Parlare di questa morte significa, prima di tutto, guardare la morte di Stefano. Le foto che circolano su internet e sulla carta stampata rappresentano uno scomodo imbarazzo, oltre che un significativo ostacolo a tutti i tentativi di chiudere il caso con la teoria dell’accidentalità, del caso fortuito o del decesso naturale. Gli ultimi giorni di vita del giovane detenuto sono scanditi tra carcere e ospedale ed è in questa ricostruzione temporale che sta il centro delle responsabilità e delle colpe.

Le diverse istituzioni chiamate in causa e il luogo in cui Stefano è stato condannato a morte. Le foto di Stefano sono la sola risorsa che ha potuto, finora, disinnescare l’omertà consueta. Come ha scritto Adriano Sofri su La Repubblica, “nessuno è tenuto a guardarle. Ma nessuno è autorizzato a parlare di questa morte senza guardarle”.

Sarà il magistrato a stabilire quali, tra le figure che si sono occupate di Stefano, ha responsabilità dirette o indirette nella sua tragica fine. Stefano ha 31 anni, è epilettico e pesa circa 44 chili, diranno poi. Potrà essere dimostrato un caso di malagiustizia o di malasanità, ma un fatto è certo. Stefano viene arrestato sano e viene ricoverato al Pertini in condizioni gravi. Ha subito colpi durissimi al volto e alla schiena. Perché?

Fino al processo è ancora in piedi, per quanto il volto sia segnato dai colpi ricevuti. Ma nessuno, né i carabinieri che lo accompagnano all’udienza per direttissima, né l’avvocato d’ufficio, né il giudice stesso, che pure ordina di visitarlo, chiedono ragione di quei segni sul viso. Solo il padre, che ha tempo unicamente per abbracciarlo, senza sapere che sarà per l’ultima volta, nota le percosse. Viene ordinata la custodia cautelare perché, si dice, senza fissa dimora. Non è vero, la dimora ce l’ha ed è quella dei genitori, dove i carabinieri hanno citofonato per avvisarli dell’arresto.

Sarà il medico del carcere che, nonostante (almeno così dicono) Stefano rifiuti il ricovero, stabilisce che la sua condizione fisica vada accertata in un reparto ospedaliero, ritenendo quel corpo martoriato incompatibile con il regime carcerario. La domanda è semplice: in che condizioni Stefano giunge in carcere dopo il processo? Le stesse in cui versava in aula o sono ulteriormente peggiorate?

Dopo la lettura della sentenza, che confermava il fermo e ordinava il suo trasferimento in carcere, Stefano aveva dato in escandescenze, prendendo a calci una sedia dell’aula del tribunale. Dal tribunale viene condotto in carcere tramite la polizia penitenziaria. All’arrivo nell’istituto di pena, però, il medico competente stabilisce il suo immediato trasferimento in ospedale per accertamenti diagnostici.

Perché? Cos’è successo nel tragitto tra il tribunale e il carcere o, comunque, da quando Stefano è scomparso dalla vista del giudice fino a quando è ricomparso alla vista del medico? Forse la polizia penitenziaria potrebbe spiegarlo, se non fosse indaffarata a raccontare scuse. Potrebbe aiutare a chiarire se non occupasse il suo tempo a dire che il suo comportamento è irreprensibile.

La posizione dei sanitari dell’ospedale Pertini è tragicomica. Dapprima riferiscono di non essersi resi conto dei segni sul viso perché Stefano ha il lenzuolo che gli copre il volto. Quindi, a sentir ciò, viene ricoverato in base ad una diagnosi immaginaria, visto che non è possibile sapere cos’ha il paziente-detenuto. Successivamente, Stefano viene sottoposto ad una radiografia che conferma le fratture e ad un esame dell’emocromo, che non farebbe pensare ad emorragie interne. Sempre con il volto coperto?

Nel Paese che fa le veglie per la vita di Eluana, nel Parlamento che tutela la vita delle persone in stato vegetativo cronico a colpi di alimentazione e idratazione forzata, si può lasciar morire un ragazzo come Stefano? I familiari di Stefano, e tutti coloro che non amano bersi tutto quello che i colpevoli raccontano per definirsi innocenti, sanno solo due cose: sanno che Stefano è stato sano finché libero e che da quando è divenuto detenuto ha cominciato a morire per percosse per poi finirla per arresto cardiaco.

Sanno che, come Federico Aldovrandi e come troppi altri, sono stati uccisi dalla ferocia questurina di chi si sente legittimato ad imitare il ventennio fascista grazie al clima politico imperante. Tutti coloro che non amano bersi tutto quello che i colpevoli raccontano per definirsi innocenti, chiedono che i colpevoli paghino. Questa volta, per la prima volta, finalmente paghino.


Stefano Cucchi
di Administrator - www.pressante.com - 31 Ottobre 2009

L'unica certezza è il corpo martoriato di un giovane di 31 anni. Si chiamava Stefano Cucchi e la sua morte misteriosa è diventata di dominio pubblico dopo che la famiglia ha deciso di divulgare le foto del cadavere (immagini sconsigliate a persone suscettibili). "Vogliamo capire che cosa è successo" chiede una madre che dopo avere visto il figlio uscire di casa in buone condizioni di salute, si è vista riconsegnare un corpo irriconoscibile.

Oggi la procura di Roma ha deciso di procedere per il reato di "omicidio preterintenzionale" (che prevede la reclusione da dieci a diciotto anni), al momento a carico di ignoti. Il pm Vincenzo Barba vuole vederci chiaro e sta indagando per capire se il ragazzo 31enne sia stato effettivamente vittima di un pestaggio. Nell'attesa delle conclusioni della consulenza del medico legale, il magistrato proseguirà le audizioni. Altro tassello di un'inchiesta avviata di iniziativa dalla Procura, nonostante l'assenza di una denuncia e un primo certificato di morte che attestava come questa fosse avvenuta per "presunta morte naturale".

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha telefonato al procuratore della Repubblica di Roma Giovanni Ferrara per dare "pieno sostegno alle indagini e celerità nell'accertamento della verità e dei colpevoli" e per esprimere "vicinanza alla famiglia Cucchi". Alfano ha voluto ribadire "fiducia nell'operato della Polizia Penitenziaria che, ogni giorno, svolge i suoi delicati compiti con abnegazione e in contesti difficili. Auspico - ha concluso il ministro - che l'autorità giudiziaria accerti, in tempi brevi, la verità dei fatti".

Ma la decisione del pm Barba non è piaciuta al legale della famiglia Cucchi: "Si procede a carico di ignoti ma credo che coloro che l'hanno avuto in custodia o in cura non sono ignoti. Mi aspetto indagati, mi aspetto che queste persone vengano a dare una spiegazione".

Nel frattempo i familiari non si danno pace. Vogliono capire come mai sia morto in carcere dopo l'arresto dei carabinieri che lo hanno sorpreso con una ventina di grammi di droga. Vogliono una spiegazione a quelle fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola, a quei lividi sul volto e su tutto il corpo. Per questo hanno deciso di divulgare le foto, mostrando il corpo dopo l'autopsia.

Una scelta difficile, fatta per un unico motivo: di fronte a quelle immagini la giustizia non potrà girare la testa, dovrà dire la verità. "Fino all'ultima goccia di sangue, fino all'ultima goccia di vita io e mia moglie ci batteremo perché si faccia chiarezza su mio figlio" giura Giovanni Cucchi, padre di Stefano, in un'intervista sul blog di Beppe Grillo. E la madre di Federico Aldrovandi chiede "chiarezza al più presto".

D'altronde, dopo la diffusione delle foto, la vicenda è esplosa in tutta la sua gravità. "Non ho strumenti per dire come sono andate le cose, ma sono certo del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione" ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa. Parole che indispettiscono il segretario del Sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, Donato Capece: "Il ministro ha perso una buona occasione per tacere. Ha detto che non ha elementi per dire come andarono i fatti però sostiene che l'intervento dei carabinieri è stato corretto. Su quale basi lo dice? Chi sarebbe stato scorretto, allora?".

Morte Cucchi, restano i misteri. L'accusa è di omicidio preterintenzionale



"Un detenuto non si picchia in sezione". Audio schock dal carcere di Teramo
di Giuseppe Caporale - La Repubblica - 3 Ottobre 2009

"Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario. Un concitato dialogo tra il comandante delle guardie del penitenziario, Giuseppe Luzi e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all'interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali.

ASCOLTA L'AUDIO

Il nastro è stato recapitato al giornale locale La Città di Teramo, ed è scoppiata la bufera. Il plico era accompagnato da una lettera anonima.

In merito alla vicenda la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano.

La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare "se questi corrispondano al vero e di promuovere un'indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto".
Proprio questa mattina la Bernardini ed il segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, hanno fatto una visita al carcere.

E proprio con la Bernardini, (lo riferisce il sito del "Centro") il comandante delle guardie ha ammesso: "Una di quelle voci è mia. Ma non mi riferivo a un pestaggio Ero mosso dalla rabbia e forse ho usato termini forti. In realtà c'era stato solo un richiamo degli agenti ai detenuti dopo un'aggressione da parte di questi ultimi alle guardie".

Intanto la Uil chiede chiarezza e verità anche a tutela della professionalità e dell'impegno quotidiano della polizia penitenziaria di Teramo.

"Noi possiamo solo affermare - sottolinea la segreteria regionale - che la violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo che, invece, pur tra mille difficoltà hanno più volte operato con senso del dovere, abnegazione e professionalità. Ciò non toglie che la verità vada ricercata con determinazione e in tempi brevi. Noi vogliamo contribuire a questa ricerca impedendo, nel contempo, che si celebrino processi sommari, intempestivi e impropri".

Anche il notevole sovraffollamento è causa di forti tensioni. L'istituto potrebbe contenere al massimo 250 detenuti, ne ospita circa 400. Un solo agente per sezione deve sorvegliare, nei turni notturni, anche più di 100 detenuti; un flusso di traduzioni che determina l'esaurimento di tutte le risorse disponibili.


La verità a rate
di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica - 3 Novembre 2009

Piero Marrazzo, governatore dimissionario del Lazio, è un cocainomane. Lo ammette, nel suo secondo interrogatorio, correggendo quel che ha detto nel primo. La cocaina sul tavolo, ripresa in segreto dal cellulare di carabinieri furfanti, era sua.

L'aveva comprata e non è vero che quella polvere bianca era stata sistemata dai militari che si erano introdotti nell'appartamento con la forza. Un altro frammento di verità. Un'altra ammissione. Viene da chiedersi: ci sono altre confessioni? Marrazzo ha davvero e finalmente detto tutto? Perché a tornare indietro con la memoria, del governatore si ricordano soltanto omissioni, mezze verità, frottole. Più o meno dieci giorni fa - è già nota la notizia dei carabinieri ricattatori, dell'esistenza di un video compromettente - Marrazzo si presenta davanti alle telecamere per dire che è tutta "una bufala", che "il video non esiste" e, se esiste, "è manipolato".

Una "verità" che regge per poche ore. Il video c'è, lo ritrae con un viado, dinanzi al tavolo con cocaina e denaro. Nuova versione. È vero, ero in quell'appartamento con Natalì (il viado), ma non c'era droga. La droga ce l'hanno messa quelle canaglie dei carabinieri per rovinarlo, per estorcergli del denaro. È il 22 novembre. In quelle ore appare chiaro, come osserva Repubblica, che sono necessarie e improrogabili le dimissioni del governatore e non per le sue debolezze private, ma per quel suo comportamento di chi non dice e sembra non voler dire quel che è accaduto.

Riprendiamo qualche argomento di allora. "Il governatore del Lazio non ha detto di essere stato ricattato né tantomeno ha denunciato l'estorsione, come avrebbe dovuto fare. Non ha detto di aver firmato assegni - ai carabinieri che lo minacciavano - per evitare che scoppiasse uno scandalo. Ora che lo scandalo è esploso, non dice che cosa è accaduto e non sembra disposto ad ammettere le sue responsabilità. Marrazzo sembra non comprendere che gli scandali sono lotte per il potere proprio perché mettono in gioco la reputazione personale di chi governa e la fiducia di chi è governato. Quanto è affidabile oggi il governatore? Si può avere fiducia in lui? Marrazzo si protegge da ogni interrogativo agitando le ragioni della privacy.

Come se questa formula magica - la mia privacy - potesse evitargli quella che, altrove, chiamano "valutazione di vulnerabilità": quanto le sue decisioni possono essere libere dalle pressioni o dai ricatti ai quali lo espone la sua scapestrata vita privata? Nel pasticcio in cui si è cacciato, il governatore ha solo una strada davanti a sé. Obbligata ed esclusiva: assumersi la responsabilità della verità. Non c'è e non può essercene un'altra, meno che mai il farfuglio di mezze verità e menzogne intere che Marrazzo ha sfoggiato".

Siamo, più o meno, ancora a questo punto. Purtroppo. Il governatore sostiene di non aver nemmeno compreso di essere vittima di un ricatto. Giovedì scorso, ha raccontato - in via privata - qualcosa in più: quei due carabinieri mi hanno sbattuto contro un muro; mi hanno costretto a calare i pantaloni; poi mi hanno portato via il denaro, ho pensato a una rapina; sì, ho firmato gli assegni, ma poi li ho fatti bloccare dalla banca, quelli non si sono fatti più vivi, così non ho più pensato alla "cosa".

Se quel che si sa a quest'ora è corretto, è una ricostruzione che ha molte, troppe smagliature. Nel video, anche se confusamente, si ascolta Marrazzo implorare i carabinieri di "non rovinarlo", promette loro denaro e favori. Ora che accade, secondo il governatore? Quelli arraffano 5.000 euro in contati dal tavolo (denaro per la cocaina e per il sesso) e tre assegni per 20 mila euro (che non incasseranno mai) e vanno via senza farsi più vedere e sentire.

Seguiamo ora i carabinieri. Sono convinti di fare un po' di grana vendendo il video girato segretamente. Quanto? 40/50 mila euro da spillare nell'industria editoriale degli scandali. E perché non chiederli a Marrazzo, senza complicarsi tanto la vita o affidare il proprio destino professionale a gente che non conoscono?
Questo per i carabinieri: più che canaglie appaiono degli idioti degni di un film di Joel ed Ethan Coen.

Marrazzo non è da meno. Subisce un'aggressione, lo sorprendono con il naso incipriato in casa di un viado e pensa di essersela cavata con 5.000 euro e la furbata degli assegni firmati e poi bloccati.

E tuttavia, ammettiamo per un attimo che le cose stiano così, che cosa pensa, dice e fa Marrazzo quando il 19 ottobre gli telefona Berlusconi? Che cosa gli dice il capo del governo? È vero, che gli consiglia di rivolgersi ad Alfonso Signorini e - come riferisce lo staff del governatore a Esterino Montino (oggi governatore vicario) - aggiunge: "Rivolgiti a Giampaolo Angelucci, ti libererà dai guai".

In quel momento, chiunque, al posto di Marrazzo, avrebbe capito che la sua carriera politica era al capolinea. Come può pensare un governatore di continuare il suo lavoro correttamente dopo che deve la salvezza al maggior imprenditore della sanità? Come è evidente, ci sono ancora angoli di questo affaire da chiarire. Marrazzo deve fare la sua parte. Oggi, come ieri, gli si chiede di assumersi la responsabilità della verità. Al di là dell'inchiesta giudiziaria, al di là delle sue avventatezze private, lo deve a se stesso e a chi ha avuto fiducia in lui.


Il Silvio furioso
di Giovanni Gnazzi - Altrenotizie - 30 Ottobre 2009

Urlava al telefono Papi, nella trasmissione condotta da Floris. L’amico di Noemi era furibondo per la condanna reiterata all’avvocato Mills, costretto a mentire per salvare il premier. Si è definito un perseguitato, anzi una vittima, né più né meno. L’uomo che presiede il governo ed ha in affitto la maggioranza dei parlamentari, controlla i servizi segreti, l’economia, la maggior parte dell’informazione e il mercato pubblicitario che ne determina l’esistenza o la fine, si considera una vittima.

Sfugge, a Papi, il senso delle parole, quasi come quello della decenza. Un caso così grande di conflitto d’interessi e una commistione così spaventosa tra i suoi affari privati e quelli pubblici, in quale altro paese sarebbe stata possibile? Nei confronti della magistratura l’equazione, alla fine, non è poi difficile: se i giudici lo assolvono sono magistrati, se lo condannano sono comunisti.

E sì che la magistratura comunista l’ha appena salvato dal dolore più grande: quello di dover pagare per quello che ha fatto. Succede infatti che, a differenza dei comuni mortali italiani, che vedono l’immediata esecuzione della sentenza civile in caso di condanna e, normalmente, si vedono rigettare l’stanza di sospensiva in attesa dei successivi pronunciamenti (della serie: intanto paghi, poi, eventualmente, recuperi), nel suo caso l’iter consueto si ribalta. L’azienda del Premier, infatti, ha ottenuto la sospensione del pagamento dovuto alla Cir di De Benedetti in attesa dei gradi successivi di giudizio. Tradotto: De Benedetti non verrà risarcito per anni e anni.

Il magistrato Giacomo De Deodato, presidente della II Corte D’Appello che ha deciso la sospensiva, non è comunista, ovvio. Se proprio si vogliono cercare simpatie politiche nel suo curriculum non se ne trovano; nell’albero genealogico si trova invece il fratello, Giovanni, deputato di Forza Italia dal 1996 al 2006. Due fratelli, però, come sanno Silvio e Paolo, non fanno un’accusa e tanto meno una prova, solo una constatazione in punta di penna. Ma, ad eccezione di Deodato de di chi lo ha assolto in altri processi, gli altri magistrati sono comunisti.

La furia dell’uomo che si è fatto da se, ma rifatto da chirurghi amici, si è scatenata a seguito della conferma di condanna per l’avvocato Mills; condanna che, se venisse confermata dall’istanza superiore di giudizio, porterebbe ad identica sorte anche Papi, con inevitabili riflessi e ricadute sulla sua permanenza a Palazzo Chigi.

L’anomalia, dice lui, non è Berlusconi, ma la magistratura. Il giudice che ha condannato Mills, Flavio Lapertosa, è certamente un comunista, a detta di Papi. Che poi sia lo stesso giudice Flavio Lapertosa che assolse Berlusconi nel processo SME-Ariosto, indica certamente la diffusione pericolosa dei casi di omonimia, un'abile strumentazione della sinistra, immaginiamo.

Ora, il fatto che Berlusconi sia stato oggetto di molteplici iniziative giudiziarie è fatto noto. Ma nessuna di queste ha avuto origine da reati commessi nella sua vita politica. Tutte, invece, hanno affrontato Berlusconi nella dose di reati connessi alla sua attività imprenditoriale, dalle origini dei suoi affari a poco prima della sua discesa in politica.

Semmai, la questione dovrebbe essere posta diversamente: qual’é l’imprenditore che più di lui ha violato così continuativamente il codice penale italiano? E chi si è potuto permettere d’insultare e calunniare magistrati, giornalisti, politici ed imprenditori utilizzando le aziende editoriali di famiglia?

I processi che l’hanno visto protagonista - il Lodo SME, quello Mondadori, All Iberian ed altri - lo hanno visto imputato o co-imputato di reati quali corruzione della Guardia di Finanza, dei giudici e dei testimoni, frode fiscale, falso in bilancio ed esportazione illecita di capitali. Chi mai in Italia sarebbe rimasto a piede libero con queste accuse? Chi mai avrebbe ottenuto la riduzione dei tempi di prescrizione per i processi che lo riguardavano? E chi mai, attraverso leggi ad personam, sarebbe riuscito ad evitare le condanne? E dunque qual’é l’anomalia italiana?


Internet, navigatori spiati per 7 anni. Registrata ogni visita a qualunque sito
di Vittorio Zambardino - La Repubblica - 7 Ottobre 2009

La privacy? Dice un dirigente dell'autorità garante: "Chiunque tra il 2001 e l'inizio del 2008 abbia usato la rete internet deve sapere che tre tra i maggiori fornitori di accesso del paese (Telecom Italia, Vodafone e H3g) tre compagnie di telecomunicazione, hanno registrato tutto il traffico di quegli anni. Non tutti lo facevano con la stessa profondità, e lo abbiamo specificato nei nostri provvedimenti del 17 gennaio 2008.

Non è nemmeno detto che lo abbiano fatto in modo continuo dal primo all'ultimo giorno. Però quella raccolta di dati avveniva e il pretesto era che bisognava tenersi pronti per rispondere alle richieste dell'autorità giudiziaria. Il punto è che raccogliere i dati personali in quel modo e con quella rozzezza espone gli stessi investigatori ad errori e valutazioni sbagliate".

Insomma, cari utenti di internet di quegli anni, siete avvertiti: da qualche parte esisteva (e "dovrebbe" non esistere più) un complesso sistema di grossi hard disk sui quali c'erano gli indirizzi (URL) di tutte le nostre pagine internet visitate. "Tutte, ma proprio tutte". Più le password che immettevate per entrare nella vostra mail, i codici di accesso alla banca (se il sistema non era protetto) e anche sì la password di quel sito un po' scollacciato che ogni tanto allieta una vostra serata un po' uggiosa. Per non parlare di chat e messaggi posta. Tutto era "captivato" e tutto era leggibile.

Ora, dal gennaio del 2008 non lo è più (e sì che resistenze da parte di magistratura e apparati di polizia, perché si continuasse con la rete a strascico, ce ne sono state). Non solo: in Italia è stato anche adottato il sistema dello "Ip univoco" che rappresenta un passo avanti in materia - in Inghilterra, dopo gli attentati del 2005, è successo qualcosa di simile e su scala più ampia.

Domanda: ma quelle informazioni sono poi state davvero distrutte? Questo non lo sa nessuno, ma il funzionario dice che non ha motivo di ritenere che non lo siano state. E il problema della traccia e della completa tracciabilità elettronica delle nostre vite resta, ma non è detto che sia irrisolvibile.

L'ingegner Cosimo Comella è il dirigente dell'Autorità per la protezione dei dati personali che ha detto queste ed altre cose al seminario organizzato a Roma dal "Pasion", un progetto sulla protezione dei dati finanziato dall'Unione europea proprio nella sede dell'Autorità, con la presenza sia dell'attuale (Francesco Pizzetti) che del primo presidente (Stefano Rodotà). Comella ragiona che il pubblico e i media si indignano o si allarmano per questioni anche superficiali: "Non mi spiego perché il nostro provvedimento del 2008 che mise fine a quella situazione fu sostanzialmente ignorato dai giornali". Ma qui si apre un capitolo assai grosso: la sensibilità di ognuno di noi al tema "protezione dei dati", non privacy, come prega di dire il presidente Pizzetti.

Perché siamo forse un paese rassegnato: non solo al traffico, all'evasione fiscale e all'esistenza della mafia. Ma anche all'idea che contro la violazione delle nostre vite non si può fare niente. Risulta da un'indagine di opinione mostrata al workshop. Così guardiamo con rassegnazione al fatto che le aziende, ormai in modo dichiarato, facciano indagini attraverso Google sulle persone che presentano una domanda di assunzione. Lo fanno, non è un mistero. "E' ormai diventato quasi inutile avere un curriculum" dice il garante Pizzetti, "Quella è solo la nostra versione della nostra vita, poi sarà messa al vaglio di motori e social netwiork".

Noi italiani siamo rassegnati all'idea che internet sia intercettata e studiata in un modo che ci indignerebbe per qualsiasi altro mezzo. Eppure succede ben altro che l'intercettazione malandrina. E accettiamo in modo supino che la politica pensi e legiferi alla rete senza rendersi conto di cosa sta maneggiando. Pizzetti e Rodotà si esprimono in modo diverso, ma le loro analisi portano esattamente a questo punto: che governi e parlamenti ricorrono a controlli e censure sempre più approfonditi e indiscriminati perché di fatto non conoscono l'oggetto di cui parlano.

Si può far qualcosa per impedire che un datore di lavoro ci studi su Google e scopra che dieci anni fa, dopo una festa di laurea, ci siamo fatti uno spinello? Non si può fare molto. E se la misura - sostiene Rodotà - è solo l'autocensura, ne deriva un danno devastante della libertà personale e di espressione. Perché se sappiamo di essere spiati cambiano anche i nostri pensieri".

Invece si può fare molto perché la nostra posta non sia spiata, perché le nostre "pagine viste" non siano spiate da chi non deve, perché il nostro comportamento non diventi solo e soltanto il grano che viene macinato nei mulini del "marketing comportamentale" sul quale vengono investiti milioni di dollari ed euro ogni anno.

Si può fare qualcosa e una delle risposte è nel lavoro dei crittografi. La crittografia è una branca della matematica coltivata da pochi, che viene chiamata in causa solo quando si parla di cose militari. Ma che potrebbe - è l'argomento di Giuseppe Bianchi, matematico e crittografo all'università Roma 2, che lavora in vari progetti Ue - trovare soluzioni concrete ed efficaci: possiamo avere uno "pseudonimo" registrato, che permetta di "mostrare al vigile la patente senza dire il proprio nome".

Si può pensare a messaggi di posta che dopo un certo periodo si autodistruggano scomparendo dalla disponibilità di spioni e ficcanaso. Si può pensare a sistemi che controllino chi scarica abusivamente contenuti coperti da copyright senza frugare nell'attività online della persona. Serve una politica avvertita e colta. E un'opinione pubblica che non dica: "Non c'è niente da fare".

lunedì 2 novembre 2009

Primarie: i gazebo del Pd e quelli di Muqtada al-Sadr

Qui di seguito un singolare parallelismo tra le elezioni primarie del Pd per eleggere il nuovo segretario e quelle organizzate in Iraq dal partito dell'imam Muqtada al-Sadr per scegliere i candidati da presentare alle prossime elezioni politiche di gennaio.

Sempre se si terranno...


Le primarie di Muqtada Sadr attraggono gli elettori

di
Liz Sly - Los Angeles Times - 17 Ottobre 2009
Traduzione di Ornella Sangiovanni per www.osservatorioiraq.it

Il partito del religioso anti-americano tiene le prime primarie del Paese per i candidati alle elezioni nazionali di gennaio. Il movimento vuole diventare il maggiore blocco parlamentare, e così poter nominare il Primo Ministro


Da Baghdad

Il movimento sciita fedele al religioso anti-americano Muqtada Sadr potrebbe sembrare un improbabile sostenitore della democrazia nel nuovo Iraq: professa lealtà a un leader la cui statura deriva dal suo lignaggio religioso; ha boicottato le prime elezioni democratiche del Paese. E la sua milizia, l'Esercito del Mahdi, è stata considerata responsabile di gran parte del caos che regnava alcuni anni fa.
Ieri tuttavia, i fedelissimi di Sadr hanno tenuto le prime elezioni primarie irachene per scegliere i candidati al decisivo voto nazionale di gennaio.

E ciò in risposta a una direttiva di Sadr, che dal 2007 vive praticamente recluso nella città iraniana di Qom. Si dice che stia studiando per diventare ayatollah, e abbia promesso solennemente di non tornare in Iraq finché l'ultimo degli "occupanti" americani non se ne sarà andato. Tuttavia, l'influenza che esercita sui suoi seguaci rimane intatta.

In un seggio di Sadr City, la roccaforte del movimento, folle di persone, molte delle quali scandivano rumorosamente il nome del religioso, si sono messe in fila per votare per uno dei 329 candidati ai posti destinati nella lista sadrista della provincia di Baghdad.

"Ho votato perché Sayed Muqtada Sadr mi ha ordinato di farlo", diceva Khadamiya Jawad, 34 anni, dopo aver scritto il nome del suo candidato su una scheda in una cabina protetta, e avere intinto il dito nell'inchiostro indelebile. "E anche perché voglio essere io a scegliere il mio rappresentante".

Appesi ai muri, accanto alle liste con i nomi dei candidati e ai ritratti di Sadr, cartelli che proclamavano "le elezioni primarie per il movimento di sadrista". Da un altoparlante uscivano slogan -- "Sì, sì alla dirittura morale. No, no alla disonestà" – per ricordare agli elettori che le primarie elevano il movimento al di sopra degli altri partiti politici, che scelgono i loro candidati a porte chiuse.

"Per altri movimenti politici, le primarie sono solo un'idea, non un principio, perché sono troppo preoccupati dei loro interessi", diceva lo sceicco Salman Faraji, il religioso che supervisionava il voto. "Ma il movimento sadrista non riguarda la politica, riguarda il popolo. La volontà del popolo è al di sopra di tutto".

Alle primarie hanno partecipato circa 400 seggi e oltre 800 candidati in tutto l'Iraq, e un comitato centrale esaminerà attentamente i risultati e deciderà su una lista finale di candidati. Ancora non si sa in quanti verranno scelti, perché i parlamentari iracheni non si sono ancora messi d'accordo sui dettagli delle elezioni di gennaio.

E' chiaro tuttavia che il movimento di Sadr ha intenzione di abbracciare le prossime elezioni nazionali, dopo aver adottato un atteggiamento decisamente ambivalente verso quelle del 2005 e del gennaio scorso.

L'obiettivo del movimento è quello di aumentare la sua quota attuale di 30 seggi sui 275 del Parlamento per diventare il blocco maggiore – cosa che gli darebbe il diritto di nominare il Primo Ministro, dice Hazem Araji,uno dei suoi dirigenti.

Tuttavia, i sostenitori di Sadr si presentano all'interno di una coalizione, assieme a un altro potente gruppo sciita, il Consiglio supremo islamico iracheno, che a sua volta probabilmente rivendicherà il posto di Primo Ministro. Questa coalizione si troverà ad affrontare una dura concorrenza da parte del Primo Ministro Nuri al Maliki, che ha rotto con il Consiglio supremo per guidare la sua lista.

Anche se Sadr ispira tuttora adulazione da parte dei suoi più stretti seguaci, non è chiaro fino a che punto questo sostegno si estenda alla popolazione sciita nel senso più ampio. Alle elezioni provinciali di gennaio, la sua lista ha ottenuto fra il 5% e il 15% del voto, dietro a Maliki in tutte le province sciite.

In un seggio all'interno di un luogo di culto a Karrada, un quartiere sciita di borghesia dove il sostegno a Sadr è debole, c'erano molti meno votanti, e scarsi segni dell'entusiasmo ostentato a Sadr City. Molti dei presenti dicevano che a incoraggiarli a votare era stata l'offerta di un pranzo gratis, composto da pollo, riso, e banane.

A detta di Hatem Bithani, un funzionario che supervisionava le operazioni di voto nella parte est di Baghdad, uno degli obiettivi principali delle primarie è quello di una maggiore sensibilizzazione verso le elezioni nazionali, e di scacciare in parte la disillusione verso il processo democratico che si è insinuata fra gli elettori iracheni negli ultimi quattro anni.

"Gli iracheni sono are esausti delle elezioni, e molti di loro non sono disposti a votare", diceva Bithani. "Così Sayed Muqtada Sadr ha avuto questa idea per spronare la gente, e cambiare il loro modo di pensare prima delle elezioni".

Un punto – questo – sottolineato in un messaggio scritto, attribuito al religioso, affisso al muro fuori dai seggi, che esortava i suoi seguaci a votare.

"Unite le vostre mani e alzate la voce, per dimostrare a tutti che l'Iraq è l'Iraq dei sadristi", diceva il messaggio.


Bersani conquista il Pd
di Fabrizio Casari - Altrenotizie - 27 Ottobre 2009

Tre milioni di persone accorse ai gazebo per eleggere il nuovo Segretario sono certamente una certificazione di un buono stato di salute del Partito Democratico. Molte di più di quelle che si attendevano, quasi un sussulto di partecipazione in un quadro desolante come quello della scena politica italiana. Si potrà obiettare sull’identico peso riservato a militanti ed elettori nella scelta della costruzione del gruppo dirigente ma, almeno sul piano della partecipazione popolare, la scommessa è stata vinta.

E il fatto che l’elettorato ha confermato il dato emerso dal voto delle assise militanti del partito, indica poi una sintonia tra il partito e la sua base elettorale. O, almeno, della comune opinione, tra militanti ed elettori, circa la terapia necessaria per far uscire la più importante formazione del centrosinistra dallo stato semi-catatonico nel quale pare versare.

E seppure il dato principale é ovviamente la vittoria (annunciata) di Bersani, appare significativa anche l’affermazione personale di Marino, che sembra indicare l’esigenza del popolo del Pd di uno schieramento più netto sul terreno dei diritti civili. L’affermazione di Marino, infatti, esprime una richiesta d’intervento sui temi “etici” per ampliare la sfera dei diritti civili e non di un’opportunistica “libertà di voto secondo coscienza” che i parlamentari cattolici utilizzano in funzione dei loro personali convincimenti. Il voto a Marino rappresenta un segnale politico e identitario di laicità che il nuovo gruppo dirigente dovrà tenere bene a mente.

Nella vittoria di Bersani e nell’affermazione di Marino sembrano dunque emergere due opzioni legate tra loro: un partito attento al radicamento sociale e ai temi delle libertà collettive, un PD finalmente capace di riaprire una comunicazione positiva con il mondo del lavoro e decisamente laico nei confronti dei temi “etici”. Un sostanziale cambio di passo rispetto a quanto proposto fino ad ora dalla gestione prima di Veltroni e poi di Franceschini.

La vittoria di Bersani è, da questo punto di vista, destinata a modificare in buona sostanza sia la fisionomia del partito che la sua identità programmatica; tanto in ordine agli schieramenti ed alle alleanze possibili, come alle ipotesi di riforme istituzionali previste nell’agenda politica del Paese.

Esce invece sconfitta, di contro, l’impostazione veltroniana dell’autosufficienza del progetto politico e dell’indissolubilità del credo maggioritario in veste bipolare, così come appare respinta l’idea di un partito americano, modello “comitato elettorale”. Fine insomma del partito liquido, rimessa in carreggiata del partito pesante, quello cioè presente sul territorio, nei posti di lavoro, ovunque le contraddizioni sociali richiedano idee nuove e gambe sulle quali farle marciare.

Bersani sa bene che la sconfitta della destra in Italia passa in primo luogo dal rafforzamento del centrosinistra. E sa che nessuno steccato ideologico, basato su una presunta autosufficienza del progetto, potrà raccogliere i voti dell’elettorato democratico e progressista che non può - e non potrebbe - ritrovarsi a votare sempre e solo turandosi il naso. Difficile sognare il meglio e votare sempre per il meno peggio.

Serve di nuovo, come già nel passato, riunire lo schieramento più ampio per raccogliere ogni voto ed ogni energia. Questo, insieme alla ridefinizione di un programma politico adeguato, è l’unico antitodo al veleno del berlusconismo ed alla sua vittoria di prospettiva. Non avere steccati a sinistra é l'unico modo per dialogare ed agire anche con i moderati.

Unità, solidità, partecipazione. Questo volevano riaffermare quei tre milioni di persone che hanno affollato i gazebo del Pd: non hanno voluto solo prendersi la libertà d’indicare il Segretario che volevano. Prima ancora che questo, quei tre milioni di persone hanno voluto approfittare della possibilità che gli era stata data di poter prendere la parola, di poter testimoniare la voglia di dire la loro e di ricordare che la passione civile e politica di questo paese, troppo in fretta data per morta sotto i colpi del gossip, ha ancora la forza per rimboccarsi le maniche e per profferire parola. Si tratta di vedere se ora, chi ha vinto, dimostrerà di saper ascoltare.


Primarie senza democrazia, ultimo atto del partito liquido
di Michele Prospero - www.ilmanifesto.it - 25 Ottobre 2009

«Non partecipazione ma delega. Ai media»

Davvero le primarie del Pd sono un'esperienza di democrazia diretta? Con una fraseologia ultrademocratica (la trita retorica del «decidi tu», il flebile mito della generazione internet come rivoluzionaria novità contro gli ammuffiti militanti) si sta in realtà celebrando il rito triste che annuncia il trionfo di partiti elettorali a spiccata dominanza mediatica.

Solo grazie alla completa corruzione semantica delle parole che da tempo deforma il dibattito pubblico, è possibile spacciare per democrazia diretta quella che a tutti gli effetti è solo una manifestazione di politica opaca che archivia il vetusto partito degli iscritti e impone una carnevalata a uso e consumo dei media.

Le primarie del Pd sono lo spirito di questo (brutto) tempo per cui non ha più senso essere «parte» e occorre diluire ogni appartenenza nel mare indistinto di una opinione pubblica che fa la coda nei gazebo e poi irretita sparisce per sempre dallo spazio pubblico.
Le primarie non sono affatto un rilancio della partecipazione politica che sollecita il ritorno di soggetti che discutono con passione e mutano opinioni dopo il confronto aspro.

Piuttosto esse sono un ulteriore momento del declino politico italiano che assegna a un elettore irrelato il compito di tifare nel gioco competitivo che restringe la grande funzione storica dei partiti a quella minimale di esprimere un capo. La logica che le ispira è più quella della delega assoluta che non quella della partecipazione consapevole di molti a definire un progetto di società.

Le primarie nascono infatti dall'idea che, per quanto riguardi i soggetti politici strutturati, la partecipazione non avvenga dentro i canali di partito, intesi quali durevoli luoghi di identità e di appartenenza (secondo lo spirito dell'articolo 49 della Costituzione), ma si insinui a intermittenza dal di fuori e dietro forti sollecitazioni mediatiche.

Quando il partito non ha più confini organizzativi solidi diventa così aleatorio da disperdersi nella leggerezza dell'opinione pubblica che cancella differenze, conflitti. Se in luogo degli iscritti decidono gli elettori, non cresce la democrazia diretta ma il populismo oggi trionfante.

Che dopo il militante e l'iscritto sia giunto ormai il tempo dell'elettore sembra essere nel senso delle (brutte) cose di oggi, ma i partiti non sono stati creati solo per seguire la corrente dominante.
Il maggior partito d'opposizione ha già svolto un congresso al quale ha partecipato circa mezzo milione di iscritti. Un evento politico di tutto rispetto nelle sue dimensioni (al traumatico congresso che portò allo scioglimento del Pci presero parte circa 300 mila iscritti).

Sul versante qualitativo uno scenario inquietante: ovunque le sale quasi deserte nel momento del dibattito e della presentazione delle mozioni si sono magicamente riempite all'atto del voto.

Sono gli inconvenienti dei partiti cartello, ossia di formazioni flaccide in cui declina l'iscritto che si mobilita per incentivi simbolico-identitari e si afferma il cacciatore di status e di benefici materiali elargiti dalle cariche elettive che controllano le risorse pubbliche.

Non saranno certo le primarie il correttivo di questo essiccamento valoriale e funzionale dei partiti, divenuti spettrali oligarchie attorniate da media e clientele.
Occorrerebbero un'ideologia attorno a fini non negoziabili, una cultura politica a ridosso di una idea di democrazia e un radicamento negli interessi sociali della postmodernità, non certo una estemporanea fioritura di gazebo.

Le primarie sono invece il ritrovato di un partito molto liquido che talvolta appare come un docile braccio collaterale di agenzie mediatiche in grado di dettare la linea, di indicare la leadership più gradita. Dopo che gli iscritti hanno mostrato di non apprezzare affatto il loro segretario in carica, la parola passa agli elettori che potrebbero imporre agli iscritti di conservare comunque un leader che non è di loro gradimento.

Non solo sono possibili infiltrazioni esterne (persino negli Usa la destra si è mobilitata nelle primarie aperte per sostenere la Clinton contro l'ascesa di Obama), ma il peso preponderante nella selezione della leadership è assunto dai media che sono più influenti degli stessi dirigenti nelle opzioni degli elettori estranei alle vicende organizzative.
Scagliare gli elettori contro gli iscritti rientra in un populismo pervasivo che odia la funzione parziale e identitaria dei partiti. In una democrazia rappresentativa il partito politico è appunto solo una parte, e non l'intero.

Proprio per questo il metodo democratico nella vita dei partiti riguarda gli iscritti, i militanti, quanti cioè si riconoscono in una appartenenza comune (fino ad accollarsene la responsabilità in termini di contributi finanziari e di azione quotidiana) e non certo gli elettori indifferenziati.

Affidare agli elettori in quanto tali (e in più senza leggi, procedure certe) il compito di nominare il segretario di un partito (che non svolge peraltro una funzione istituzionale ma un compito organizzativo di raccordo tra parti di società e potere) non è affatto una epifania della democrazia diretta.

Le primarie del 25 ottobre, al di là delle ansiogene aspettative di rivincita che le animano, non sono un buon segnale per la democrazia. Chi ha perso in maniera così trasparente la fiducia degli iscritti (dei suoi iscritti) potrebbe in teoria riacquistare i gradi di comando grazie al voto di elettori indistinti.

Ma davvero il popolo delle primarie può imporre agli iscritti di tenersi per forza un leader sconfitto in un regolare confronto congressuale? Anche se le primarie confermeranno le risultanze congressuali, il problema spinoso della loro funzione deviante resta. Partiti ridotti a mere macchine elettorali sono l'esatto contrario dell'affresco dell'articolo 49 della Costituzione, che disegna il ruolo dei soggetti della mediazione collocandoli con un piede nella società e con un altro nelle istituzioni della rappresentanza. Ma anche per la carta, come per i partiti, non corrono tempi buoni.

domenica 1 novembre 2009

Crisi economica: iniziata la crescita...quella del tasso di disoccupazione

Il presidente Usa Barack Obama ieri ha esultato per i dati che mostrano negli Usa una crescita del 3,5% del Pil nel terzo trimestre; "queste cifre confermano che ci stiamo muovendo nella direzione giusta'', ha detto Obama.
Subito dopo però si è preoccupato ricordando un altro dato, quello del tasso di disoccupazione anch'esso cresciuto al 9,8% e sicuramente destinato a salire ancora.

Ma anche in Italia si sono susseguite ieri dichiarazioni improntate ad un ridicolo ottimismo, come ad esempio quella di Berlusconi "E' iniziata la ripresa", oppure Brunetta "Da quando e' scoppiata la crisi, in Italia la poverta e' diminuita. In 14 mesi di crisi per 15-16 milioni di lavoratori sono cresciuti potere d'acquisto e risparmi".

Il quadretto infine lo chiude il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, "Non siamo piu' in caduta libera, ma ora si apre una fase di scelte importanti. Sono necessarie riforme anche impopolari, anche difficili''.
Ma guarda un po' che novità arriva da questi indecenti, ingordi e mai soddisfatti industrialotti italioti...

Intanto in Europa il tasso di disoccupazione ha toccato il 9,7% nei Paesi dell'area euro, il più elevato dal gennaio del 1999, mentre un anno fa era solo al 7,7% - in Italia a giugno, secondo Eurostat, il tasso era al 7,4% contro il 6,8% di un anno prima.
Un altro dato "confortante" è quello del tasso d'inflazione, cresciuto in Italia allo 0,3%.

Insomma, tutto ok....


Il balzo del Pil negli Usa? Il trucco c'è ma non si vede
di Mauro Bottarelli - www.ilsussidiario.net - 30 Ottobre 2009

Due notizie, per iniziare. Primo, anche Goldman Sachs è umana e a volte, come questa, sbaglia le previsioni. Secondo, la recessione è finita visto che il Pil Usa è cresciuto del 3,5% contro il 3,3% previsto dagli analisti. Evviva. La Casa Bianca e il Tesoro hanno subito salutato la notizia come «una pietra miliare».

Ma, siccome non sarei io se non dicessi le cose come stanno, spegnete subito gli entusiasmi: questo dato, infatti, assomiglia tremendamente a quelli diffusi dagli enti cinesi preposti alle rilevazioni, ovvero sono taroccati. Come è presto detto. Ciò che ci viene comunicato da Washington è tutto verissimo, peccato che questi risultati siano stati resi possibili dalle manovre di stimolo messe in atto dal governo: senza quelle, oggi staremo parlando di depressione in atto e Wall Street, invece di festeggiare, avrebbe la freccia rossa.

Se infatti il progresso del Pil ha superato le attese degli analisti, secondo i dati disaggregati forniti dal dipartimento del Commercio, questo recupero ha ricevuto una consistente spinta dai programmi di incentivi alla rottamazione di auto approntati dal governo: le spese su beni di consumo durevoli del settore manifatturiero - dove viene inserita l'auto - hanno messo a segno un tasso di crescita del 22,3% su base annua, il più forte dalla fine del 2001.

Un ulteriore contributo positivo è giunto dal mercato immobiliare, che sembra aver svoltato rispetto alla fase di contrazione nel corso dell'estate: le spese su progetti edilizi hanno segnato un aumento annuo del 23,4%, il maggiore dal 1986. Secondo le tabelle storiche è la prima volta dal 2005 che questa voce segna una variazione positiva: anche in questo caso, però, si sconta l'effetto di misure governative, in particolare un credito d'imposta da 8mila dollari a favore di chi acquistava la prima casa.

Questa misura si esaurirà a fine novembre ma il Congresso sta studiando una sua possibile proroga: fino a quando non si sa, visto che la Fed continua a mettere in giro denaro a costo zero in quantità industriale, stampando e stampando denaro dal nulla per dare la sensazione che l'economia sia ripartita e la crisi alle spalle.

Non è così e lo sapete bene anche voi. A confermare ciò che dico la notizia che GMAC Financial Services, il braccio finanziario della General Motors, starebbe chiedendo un terzo intervento di sostegno al Tesoro statunitense che ha già versato 12,5 miliardi di dollari alla società e ne è diventato azionista al 35%. La profonda crisi di GMAC rappresenta una conferma indiretta della attuale situazione del credito al consumo negli Stati Uniti d’America, un comparto di attività finanziarie un tempo floridissimo e che consentiva alle entità appositamente create da imprese industriali e banche di contribuire significativamente ai profitti delle rispettive case madri: in qualche caso, come in quello della emanazione finanziaria della General Electric, per importi che rappresentavano anche il 50% del totale.

Ora non più: capite quindi perché è importante disaggregare i dati de Pil e guardare voce per voce il perché di tanto ottimismo immotivato, ad esempio nel trainante settore auto. «Sembra proprio che ora l'economia stia in piedi con le proprie gambe ma la domanda da porsi è quando svanirà l'effetto magico degli stimoli governativi e cosa succederà dopo», si domandava ieri Chris Rupkey della Bank of Tokyo-Mitsubishi a New York. «Questa è la domanda da un milione di dollari che 16 milioni di disoccupati si stanno ponendo dal basso della posizione in cui sono scivolati non per colpa loro», concludeva.

Un altro economista di primo livello, John Silvia di Wells Fargo, utilizza addirittura il bisturi per sezionare quanto sta accadendo: «La domanda da porsi è una sola, ovvero per quanto questo tipo di programma di stimolo - che ha consentito ad esempio il buon dato immobiliare grazie alle iniezioni spaventose a Fannie Mae e Freddie Mac - sarà sostenibile per la Fed. Noi abbiamo fatto un calcolo che purgasse le manovre di stimolo e il risultato del Pil è 2,4% per il 2010».

In molti, poi, cominciano a dire chiaro e tondo che in Borsa abbiamo visto i massimi dell'anno e che stiamo per andare incontro a una contrazione del 10% almeno, stando a Cramer «dopo la salita ora la “v” sta mostrandoci la sua gamba in discesa, la crisi è tutt'altro che terminata. Prendete beneficio di quanto investito e mollate tutto», il suo consiglio dal sito di Cnbc.

E ieri la risposta alle preoccupazioni degli economisti è giunta indirettamente dal segretario al Tesoro, Tim Geithner, secondo cui «la Federal Reserve dovrebbe perdere l'autorità di salvare grandi società finanziare in crisi come Aig e Bear Sterns. La Fed - ha spiegato Geithner - dovrebbe mantenere la facoltà di agire come creditore di emergenza ma solo a società solvibili in tempi di grave crisi e con il consenso del Tesoro. Ogni società che si mette nelle condizioni di non poter sopravvivere senza aiuti straordinari da parte del governo deve affrontare le conseguenze di un fallimento», ha concluso Geithner.

Il quale, però, finge di non sapere che sull'orlo del fallimento, oggi come oggi, c'è mezzo paese che vive artificialmente con i soldi dei contribuenti finiti sul lastrico per la crisi: paradossi del capitalismo in salsa sovietica. Ad onor del vero, lo stesso Geithner ha ammesso poco dopo che «la disoccupazione resta elevata in modo inaccettabile. Per ogni persona che ha perso il lavoro, per ogni famiglia che perde la casa, per ogni piccola impresa che ha difficoltà di accesso al credito, la recessione resta viva e acuta». Come uscirne non è dato a sapere.

Chi invece viaggia come una locomotiva e punta a un ruolo di duopolio con gli Usa, ovviamente in condizione di superiorità, è la Cina: utili in crescita del 19% nel terzo trimestre, infatti, per la Industrial & Commercial Bank of China, primo dei quattro giganti statali del credito del Dragone. Prima banca al mondo per capitalizzazione in Borsa, ha visto il risultato netto di bilancio sospinto dall'aumento di entrate mentre espandeva la concessione di prestiti, affiancando i massicci interventi decisi da Pechino a sostegno dell'economia.

Sui primi nove mesi dell'anno Icbc ha concesso crediti per oltre 1.000 miliardi di yuan, quasi 100 miliardi di euro e le entrate derivanti da interessi e commissioni sono cresciute del 19%. Tra luglio e settembre il gruppo ha realizzato utili netti per 33,8 miliardi di yuan, 3,35 miliardi di euro, pari a 0,10 yuan per azione. Icbc ha riferito che a fine settembre l'ammontare complessivo del suo patrimonio di attività risultava aumentato a 11.700 miliardi di yuan, o 1.161 miliardi di euro.

Sempre ieri anche la Bank of China, terzo istituto di credito cinese, ha pubblicato i suoi risultati, l'utile netto è aumentato anche in questo caso del 19%, a 21,1 miliardi di yuan, o 2,09 miliardi di euro, mentre le entrate per interessi sono cresciute dell'8% a 40,8 miliardi di yuan. Per parte sua Bank of China ha effettuato prestiti per 1.400 miliardi di yuan nei primi nove mesi, mentre l'ammontare totale del suo patrimonio di attività è salito del 19,9% a 8.300 miliardi di yuan, 824 miliardi di euro.

Insomma, numeri che devono far paura ma che sostanzialmente lasciano invece tranquilla la dormiente amministrazione Usa: finché la Cina ha surplus comprerà il debito statunitense e i due giganti si manterranno in vita l'un l'altro, uno comprando il debito, l'altro assorbendo la messe di export sul suo mercato asfittico e goloso di beni a costi ridotti e garantendo una sottovalutazione dello yuan. Ecco, a mio avviso, come va letto il dato del Pil Usa.


I padroni di Washington
di Michele Paris - Altrenotizie - 29 Ottobre 2009

Con un tasso ufficiale di disoccupazione salito al 9,8% nel mese di settembre, i salari in discesa e l’accesso al credito ancora complicato, negli Stati Uniti il livello della spesa privata ha fatto segnare nel secondo trimestre del 2009 una riduzione vicina al 2% su base annua. Una contrazione ragguardevole alla luce delle abitudini degli americani e di un dato che nell’ultimo ventennio aveva fatto segnare aumenti annuali mediamente superiori al 3%.

Se i cittadini comuni e le piccole aziende hanno dovuto necessariamente stringere i cordoni della borsa per far fronte agli effetti della crisi finanziaria, altrettanto non si può dire per le grandi compagnie e le loro associazioni, le quali nell’anno in corso hanno fatto registrare, al contrario, un considerevole incremento dei loro investimenti nelle attività di lobbying per influenzare a Washington un’agenda legislativa densa di questioni importanti per il loro futuro.

Il primato degli esborsi, come di consueto, va alla Camera di Commercio degli Stati Uniti (USCC), capace di spendere ben 35 milioni di dollari tra luglio e settembre. Una cifra enorme che va ad aggiungersi ai 17,5 milioni già stanziati nel corso dei primi sei mesi dell’anno. L’accelerazione nel ritmo della spesa nell’ultimo periodo di un organismo che rappresenta più di tre milioni di imprese in America corrisponde, in sostanza, all’attività del Congresso, dove a partire dall’estate hanno preso la strada dell’approvazione definitiva numerosi provvedimenti di legge in discussione da mesi. Gli investimenti del 2009 della USCC in questo ambito, d’altra parte, risultano tanto più ingenti quanto sono stati parzialmente inefficaci quelli dello scorso anno, effettuati direttamente a favore delle campagne elettorali di candidati repubblicani.

I lobbisti al soldo della Camera di Commercio americana si sono concentrati in particolare sulla battaglia per la riforma sanitaria. Obiettivo principale, naturalmente, è quello di evitare che nel progetto di legge tuttora allo studio finisca per essere incluso un piano pubblico alternativo a quelli privati, molto temuto perché produrrebbe una maggiore concorrenza sul mercato delle assicurazioni sanitarie. Per le aziende rappresentate dalla USCC, però, le leggi dalle quali potrebbero ottenere condizioni di favore sono anche quelle che riguardano la riduzione delle emissioni in atmosfera e la riforma del sistema finanziario.

Tutti temi ugualmente cari anche all’associazione delle industrie manifatturiere (NAM), che raccoglie 14 mila aziende di vari settori in ciascuno dei 50 stati americani ed è guidata dall’ex governatore repubblicano del Michigan, John Engler. La NAM è passata così da circa un milione di dollari spesi nel secondo trimestre del 2009 per rappresentare i propri interessi nella capitale ad addirittura 5,8 milioni negli ultimi tre mesi. Particolarmente sentiti per gli industriali d’oltreoceano sono le questioni legate al carico fiscale e alla sindacalizzazione dei lavoratori dipendenti, facilitata dalla possibile approvazione di un disegno di legge (EFCA) da tempo fermo al Senato dopo l’OK della Camera dei Rappresentanti.

Il calendario legislativo influenza dunque in maniera inevitabile le strategie delle associazioni e delle singole aziende toccate dai cambiamenti che si prospettano per loro nel prossimo futuro. Per oliare i meccanismi decisionali nei momenti critici, ecco giungere allora sulle migliaia di lobbisti registrati a Washington una pioggia di dollari per ottenere in cambio provvedimenti modellati in base agli interessi dei poteri forti. Significativo in questo senso è lo sforzo sostenuto dall’associazione degli immobiliaristi americani (NAR), la quale, sempre nel terzo trimestre dell’anno, ha sborsato 4,2 milioni di dollari per convincere il Congresso ad estendere il credito d’imposta previsto per gli acquirenti di immobili.

Legge sul cambiamento climatico e riforma sanitaria, oltre ad essere due terreni di scontro politico trasversale, hanno anche contribuito notevolmente ad arricchire le casse della cosiddetta “K Street”, cioè delle compagnie di lobby, molte delle quali hanno sede proprio sull’omonima strada della capitale. Il primo provvedimento, approdato in questi giorni ad una commissione del Senato in vista del summit di dicembre sul clima a Copenhagen, ha determinato una spesa in attività di lobbying da parte dell’Edison Electric Institute (EEI) – organismo che cura gli interessi dei fornitori di energia elettrica – di circa 8 milioni di dollari nel corso del 2009, una cifra superiore già di un terzo rispetto a quanto investito durante tutto il 2008. Superiore quasi di tre volte rispetto all’anno scorso è stata la somma stanziata (2,7 milioni di dollari) per intervenire nello stesso ambito dall’American Petroleum Institute (API), l’associazione dell’industria petrolifera americana.

Per plasmare una riforma del sistema sanitario in base ai propri interessi, invece, la potentissima Pharmaceutical Research and Manufacturers of America (PhRMA) ha speso nel 2009, finora, 6,8 milioni di dollari, a fronte dei 5,4 milioni del 2008. Questa associazione, il cui attuale presidente è l’ex deputato repubblicano della Louisiana Billy Tauzin, rappresenta molte compagnie operanti nel settore parafarmaceutico e delle biotecnologie e qualche mese fa aveva stipulato con la Casa Bianca un accordo per garantire un risparmio di 80 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni alle casse pubbliche nell’ambito della nascente riforma sanitaria. Un accordo criticato dai parlamentari democratici che hanno accusato PhRMA di essersi così messa al sicuro da ulteriori tagli ai rimborsi dei medicinali da parte del governo federale eventualmente previsti dal provvedimento finale che sarà licenziato dal Congresso.

Nonostante il terzo trimestre dell’anno comprenda il mese di agosto, per gran parte del quale il Congresso sospende le proprie attività, l’incremento medio delle spese a favore dei lobbisti di Washington si è verificato proprio in questo periodo dell’anno. Un segnale questo dell’ansia diffusa nell’élite industriale e finanziaria americana nel momento in cui si è iniziato a decidere del destino di svariati progetti voluti dalla nuova amministrazione. Analizzando i dati tuttavia si trovano anche singole grandi aziende che hanno sensibilmente ridotto gli investimenti destinati alla difesa dei propri interessi nell’arena politica. Anche in questo caso, però, l’andamento della spesa sembra rispecchiare la cadenza delle decisioni prese nella capitale, piuttosto che il riflesso di difficoltà prodotte dalla crisi economica.

È il caso, ad esempio, della General Motors, protagonista di una spesa pari a 2,7 milioni di dollari nel terzo trimestre del 2008 quando infiammava ancora il dibattito intorno al suo fallimento e al conseguente salvataggio da parte del governo federale. Una volta avviata la procedura di bancarotta controllata e assicurato l’intervento governativo, poche settimane dopo l’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama, la compagnia di Detroit ha praticamente chiuso i rubinetti di spesa alla voce lobbying. Tanto che nei tre mesi che vanno da luglio a settembre 2009 la General Motors per questa voce di bilancio ha speso “appena” 180 mila dollari.


Dove si nascondono oggi "Alì Baba e i 40 ladroni"?
di Manuel Freytas - http://www.iarnoticias.com - 15 Settembre 2009
Tradotto per www.comedonchisciotte.org da Liliana Benassi

Come emerge dagli usi e dalle abitudini il sistema che governa il pianeta oggi, ha diviso il cervello umano in due compartimenti stagni: la Realtà ed il Discorso. La realtà può essere captata dalla maggioranza, ma il discorso può rimodellare la realtà e fare pensare la maggioranza come se fosse la minoranza. In questo modo quello che nel sistema capitalista è una volgare forma di rubare (insaziabile) con la speculazione finanziaria si trasforma in una "causa morale" per salvare il “boia” col lavoro e le sofferenze dei sottomessi.

Quando imprese e banche capitaliste progettano ed eseguono piani commerciali, sono pragmatiche. Quando spiegano pubblicamente questi loro piani, sono morali. Il guadagno privato (pragmatico) che dirige i piani commerciali capitalisti, per imposizione alla conversione morale, si veste da "causa sociale." Non stiamo facendo affari privati, bensì sviluppando una causa imprenditoriale al servizio di tutti.

A Wall Street, nello stesso scenario di un anno fa in cui precipitava il colosso finanziario Lehman Brothers e scoppiava la crisi del furto con la "bolla finanziaria", Barack Obama presidente di turno americano, lanciò un appello morale ed impose alle corporazioni di Wall Street che scordassero per un periodo "abusi, eccessi, imprudenze e crisi" ed annunciò nuove misure per evitare che si ripetano questo tipi di collassi.

Aggiunse anche che c’è bisogno di regole forti per prevenire il riprodursi di simili rischi sistematici, e disse all'industria finanziaria che si unissse a questo sforzo costruttivo per definire la regole.

Capiamoci bene: il macro-furto finanziario con i titoli senza garanzia non si chiama furto secondo Obama, bensì abuso, eccesso, imprudenza e crisi.

Nel mondo reale di “Alí Babá e i 40 ladroni”, chiedere ai banchieri sionisti di Wall Street che si uniscano allo "sforzo costruttivo" per regolare e controllare se stessi, è come chiederle che rinunci alla sua identità e alla sua natura storica: la ricerca di guadagno e la concentrazione della ricchezza in poche mani.

Lo Stato imperialista non è un'organizzazione filantropica al servizio di cause morali, bensì uno strumento normativo e regolatore del sistema capitalista che lo utilizza e lo controlla per generare redditività tanto in tempi di "bolle", come di "crisi."

Obama, fedele riflesso dello Stato imperialista che l'ha scelto come suo rappresentante, parte da un punto di vista obbediente (ed allineato): le crisi del capitalismo non si producono a causa del furto (sfruttamento dell'uomo sull'uomo) e a causa della concentrazione di ricchezza (il prodotto del furto) in poche mani, bensì a causa di "errori ed eccessi."

Per tornare alla realtà è convieniente fare una conversione operativa: dove dicono "errori ed eccessi" bisogna scrivere "furti ed economia emergente." Ed aggiungere: la natura esistenziale del sistema capitalista è l'appropriazione del lavoro sociale e collettivo mediante l'inganno ed il doppio discorso. Senza questa condizione, non potrebbe esistere come sistema.

Nella realtà fuori dalle regole del discorso, tutta la struttura operativa del sistema capitalista (l'economia, la scienza, la tecnologia, la politica, la cultura, la comunicazione) si riassume in un assioma: comprare a poco per vendere a caro prezzo.

Primo: vendo caro grazie alla "bolla".

Le banche che originalmente finanziarono i mutui ipotecari accessibili a tutti (la base del boom immobiliare) per disfarsi del rischio a lungo termine vendettero i crediti di quello stesso debito (mutui subprime) a poderose banche e fondi di investimento di Wall Street (tra i quali si trovano i gruppi che controllano la Federal Reserve) che li collocarono a tassi di interesse esorbitanti sui mercati globali a livello planetario.

Meglio detto, l’affare originale americano cioè il boom immobiliare, terminò (a causa del capitale speculativo e senza frontiere) in una "bolla finanziaria" colossale che trasferiva altissimi guadagni tra i possessori di quei titoli (chiamati investitori) in d'Europa, Asia ed America Latina.

Ci sono esperti che sostengono che circolava negli USA e in Europa l’equivalente del valore del PIL di USA ed Europa in buoni di carta senza alcuna garanzia della "bolla finanziaria”, la quale si generò in Wall Street alla fine del decennio degli anni novanta distribuendo profitti speculativi su scala planetaria.

Le super-fortune personali, i super-dividendi si nutrono di questo monumentale macro-furto del capitalismo finanziario speculatore che ha inventato un'economia parallela: l'economia di carta.

Secondo The Wall Street Journal, i fondi subprime del "boom immobiliare" degli USA furono attrattivi per gli investitori fin quando le agenzie qualificatrici del rischio mantennero un'alta valutazione, che è quello che successe mentre la Fed mantenne bassi i tassi di interesse.

Quando le grandi banche ed i fondi d’investimento iniziarono a collocare i titoli del debito immobiliare americano nei mercati globali, S&P, Moody's Investors Service e Fitch Ratings (le tre principali agenzie di rating di Wall Street) concessero livelli eccellenti di rating a quei valori che, secondo il Journal, furono costruiti a partire da prestiti "discutibili."

In questa maniera - secondo il Journal - inviarono un segnale che questi valori erano sicuri come i buoni del Tesoro degli USA.

Però quando i tassi di interesse crebbero, il rating scese drasticamente - dice il Journal - milioni di famiglie non poterono pagare il mutuo contratto e gli investitori (che comprarono i titoli nei mercati globali) disinvestirono velocemente i loro soldi da detti investimenti.

Fu in questa maniera - spiega The Wall Street Journal – che esplose la "bolla immobiliare", tirandosi dietro Wall Street e i mercati borsistici del mondo intero.

In sintesi, e come risultante del processo, i detentori dei titoli subprime "svalutati" cominciarono a venderli in massa generando un collasso generalizzato (di tutti gli indici ed azioni) dei mercati finanziari in USA, Europa, Asia ed America Latina.

Ed arrivò il "lunedì nero" del settembre del 2008 dove il fallimento del gigante Lehman Brothers segnò il principio di un salto qualitativo: la crisi immobiliare divenne una crisi finanziaria caratterizzata da una crescente mancanza di liquidità del sistema finanziario.

Lì si scoprì la menzogna e la mancanza di copertura a centinaia di miliardi di dollari trasferiti tramite accordi finanziari e titoli e, quando i titolari vollero trasformarli in denaro contante e sonante, si trovarono con la sorpresa che il contante non stava dove sarebbe dovuto stare: nelle banche.

I giganti bancari ed immobiliari cominciarono a crollare trascinando tutto il sistema finanziario imperiale degli USA e dell'Europa.

Secondo: compro a poco grazie alla “crisi”.

La "crisi finanziaria globale" (o collasso dei mercati borsistici) attivata dai monopoli di Wall Street, serve agli stessi monopoli per comprare azioni e buoni svalutati nel mercato globale impadronendosi, in questa modo, di attivi e porzioni di mercato delle imprese e dei gruppi finanziari falliti.

Questo a sua volta genera una maggior concentrazione monopolistica dei gruppi finanziari che controllano l'Impero sionista attraverso la Federal Reserve, il Tesoro Americano e le Banche Centrali d'Europa, mentre le leggi di rendita e concentrazione capitalista continuano a funzionare partendo da un nuovo stato di sviluppo.

A causa del collasso generalizzato delle borse mondiali con Wall Street in prima linea nel settembre del 2008, l'onda della bolla finanziaria del capitalismo speculatore senza frontiere e la creazione del denaro dal denaro stesso si sgretolò sopra la stessa logica che l'aveva inventata: il regno del Leverage (l'indebitamento senza garanzie) e l’economia di carta fondata sopra al cadavere dell'economia reale.

La mancanza di "contante" agli sportelli (per garantire la carta senza valore) portò l’economia di carta a collassare e a sbattere contro la realtà, incominciando ad affondare davanti all'impotenza dei suoi creatori e sostenitori: gli Stati centrali del sistema capitalista.

Quindi i vincitori della crisi, i consorzi più diversificati che rimasero in piedi (le sanguisughe che integrano il sistema della Federal Reserve degli USA) assaltarono lo Stato per impadronirsi del cadavere dei rivali che non riuscirono a passare la selezione darwiniana del "più forte”.

Utilizzando lo Stato Americano come strumento (in qualità di sovvenzionatore e garante con fondi pubblici provenienti delle tasse apportate da tutta la società) le grandi banche e fondi d’investimento che integrano il sistema privato della Federal Reserve, hanno riciclato una "bolla finanziaria" (speculazioni finanziarie sulla crisi) costruita intorno ai miliardari fondi statali utilizzati per l'acquisto di attivi tossici o come aiuto finanziario alle istituzioni e alle banche fallite causa la crisi finanziaria recessiva, che ha come epicentro gli USA e l'Europa.

La caduta del sistema del "controllo finanziario" (cresciuto grazie agli affari produttivi e commerciali mediante indebitamento finanziario senza garanzie) creò una montagna di carta inutile chiamata "attivi tossici" nel portafoglio di banche ed imprese che vennero riscattate (mediante acquisizioni o fusioni) da parte dei grandi consorzi beneficiati dal grande "riscatto statale", tra i quali Morgan Stanley, Goldman Sachs e Bank Of América.

Sono quelli che, approfittando della stessa crisi che generarono, utilizzano lo Stato imperiale per comprare a basso costo.

Terzo: riciclo di una nuova "bolla".

Questo negozio di "comprare a poco" durante la crisi (con lo Stato come finanziatore e garante) ha generato e retroalimentato un'altra bolla speculativa.

I giganteschi piani di stimolo lanciati dai governi sono finiti sui mercati finanziari creando una "bolla" speculativa che fa salire le borse da più di quattro mesi, mentre il resto dell'economia (principalmente in USA ed Europa) rimane coi numeri in rosso.

Mediante i piani di "riscatto finanziario" avviati dallo stato americano (prima con Bush e dopo con Obama) le super banche ed i fondi d’investimento associati al sistema privato della Federal Reserve, riciclarono una nuova "bolla finanziaria" non con denaro speculativo proveniente dal settore privato, bensì coi fondi pubblici messi compulsivamente a servizio di un nuovo ciclo di redditività capitalista, parallela a una crescente reale crisi economica.

Il costo di questa monumentale manovra capitalista con la "crisi capitalista" (che fu esportata dagli USA ad Europa, Asia, Africa ed America Latina) è finanziato con il denaro delle tasse pagate dall'insieme della società.

Si tratta in definitiva di una "socializzazione" delle perdite per finanziare un "nuovo ciclo di guadagni privati" con lo Stato come strumento d’esecuzione, mediante il quale i mega-consorzi più forti (i vincitori della crisi) inghiottono i più deboli generando un nuovo processo di ristrutturazione e concentrazione del sistema capitalista.

Quarto: le perdite vanno solo da una parte.

Come si può notare, ad una corretta lettura dei suoi processi storici e mediante l’assioma di comprare a poco per vendere a caro prezzo, le corporazioni del sistema capitalista sionista fanno affari (generano rendimento) tanto con le bolle che con la crisi.

Però, in questo mondo il cui vincitore è il capitalismo: chi assorbe le perdite?

Così come fece in passato, il sistema capitalista di oggi (Stato ed imprese private) scarica per mezzo dei licenziamenti e della riduzione della spesa sociale (aggiustamenti che aumentano i livelli sociali di precarietà economica e di esclusione dal mercato del consumo) il costo del collasso recessivo economico (la crisi) sul settore dei dipendenti (la maggior parte dei lavoratori) e sulla popolazione più indifesa che è una buona parte della società (popolazione povera con limitate risorse di sopravvivenza).

Solo attraverso il super-sfruttamento capitalista (che riporta le conquiste sociali e sindacali indietro nel tempo) si spiega la possibilità del rendimento imprenditoriale (guadagni capitalisti) mentre l'economia mondiale crolla per effetto della crisi recessiva globale.

La cosiddetta "crisi" si può leggere in due diversi modi: da una parte le sanguisughe finanziare di Wall Street e le borse mondiali riciclano una nuova "bolla" di guadagni, non già con denaro speculativo proveniente del settore privato, bensì con fondi pubblici (le tasse pagate da tutta la società) messi al servizio di un nuovo ciclo di rendimento capitalista con la crisi.

Mentre il processo inflazionario-recessivo creato dalle economie centrali (USA ed Europa) genera fame, povertà e perdita del potere d'acquisto della maggioranza della popolazione su scala planetaria, un ristretto gruppo di mega-imprese e miliardari moltiplicano su scala cosmica i loro guadagni imprenditoriali e le loro fortune personali.

Cosi, quando esplode una crisi per eccessiva produzione (causa recessione e diminuzione dei consumi), il sistema applica la sua classica formula per preservare la redditività anche vendendo e producendo meno: l’abbattimento dei costi.

Questa ricetta d’abbattimento dei costi colpisce chiaramente (in prima linea) i lavoratori dipendenti delle imprese ed i programmi sociali dello Stato, che servono per compensare la mancata vendita e la riscossione fiscale.

Di conseguenza (e come già provato storicamente) le imprese mantengono i loro guadagni, cresce la recessione, cresce la disoccupazione, cadono i consumi e dilaga povertà ed esclusione sociale.

In questo modo il sistema capitalista (per mezzo degli Stati e delle imprese) scarica il peso della crisi sui settori più deboli della società: i poveri ed i più deboli (che continuano ad aumentare in numero) ed i lavoratori dipendenti (la maggior forza lavoro) che servono come variabili di accomodamento e preservazione del rendimento capitalista durante la crisi recessiva

Contemporaneamente, l'economia reale dell'Impero e delle potenze centrali collassa in tutte le sue forme, i settori più deboli soffrono già i tagli economici, mentre una crisi sociale ancora di effetti imprevedibili, spunta a seguito dei licenziamenti massicci in Europa ed USA.

È chiaro quindi che quello che è "crisi" per alcuni (i licenziati ed i settori più deboli della società) risulta essere "bolla speculativa" per altri (il capitalismo finanziario che creò la crisi con l’economia di carta).

Ritorniamo all'inizio: comprare a poco per vendere a caro prezzo, le perdite sono a carico solo di quelli che pagano le crisi con povertà ed esclusione dalla "società di consumo" capitalista.

In realtà il racconto di “Alí Babá e il 40 ladroni” fu solo un'invenzione da parte di Hollywood per ritoccare il vero titolo del film: "Il Sionismo Ebraico e i ladroni globali."