giovedì 10 aprile 2008

Birmania, il referendum farsa


Ieri il governo militare della Birmania ha annunciato che il 10 Maggio si terrà il referendum sulla Costituzione che, se approvata, spianerà la strada alle elezioni in programma nel 2010. La cosiddetta “roadmap to democracy”, a sentir dire i generali…

Per la prima volta copie della bozza di Costituzione sono state ieri rese pubbliche e messe in vendita nelle librerie governative, e ciò in un Paese dove la stragrande maggioranza della popolazione a malapena riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Il che basta per capire quanto interesse ci sia da parte della giunta militare al potere nell’informare gli elettori sui contenuti della bozza.

La notizia è stata infatti semplicemente annunciata con un breve messaggio in televisione dal capo della commissione che organizzerà il referendum. Ma ciò non meraviglia, in un Paese che non ha una Costituzione dal 1988 - anno in cui le rivolte contro i militari sono state represse nel sangue con 3000 morti - e le ultime elezioni si sono tenute nel 1990 con la netta vittoria della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) mai riconosciuta dai militari.

L’opposizione, a partire dall’NLD di Aung San Suu Kyi, ha ovviamente denunciato la mancanza del tempo necessario per studiare in maniera accurata le 194 pagine della bozza e il fatto che finora il governo non ha dato alcuna informazione su dove verranno costituiti i seggi elettorali e sulla liste degli elettori.

Comunque già da tempo gli attivisti anti-giunta avevano fatto sapere che rifiuteranno la bozza in quanto sancisce, se mai ce ne fosse ancora bisogno, lo schiacciante potere dei militari a tempo indeterminato, anche se il governo continua a ripetere che la Costituzione entrerà in vigore solo dopo che si riunirà il Parlamento che uscirà dalle elezioni del 2010, a cui però non potrà presentarsi come candidata Aung San Suu Kyi perché è stata sposata con uno straniero (l’inglese Micheal Arris, morto nel 1999).

Inoltre nessun tipo di input da parte dell’NLD è stato inserito nella bozza e qualche settimana fa i generali hanno rifiutato anche la proposta dell’inviato ONU Gambari sulla presenza di osservatori ai seggi e sull’assistenza tecnica per le operazioni di voto.
Va ricordato poi che un recente rapporto ONU ha affermato che le oltre 700 persone arrestate durante le manifestazioni dello scorso Settembre sono ancora in prigione, per un totale di circa 1850 prigionieri politici detenuti nelle carceri birmane.

Insomma, si prospetta l’ennesima farsa messa in piedi dai generali a cui parteciperanno solo persone legate alla giunta o poveri cristi costretti ad andare a votare se vogliono continuare a vivere.

Nel frattempo i birmani continuano a scappare dal Paese cercando rifugio e lavoro nella vicina Thailandia. Come quei 54, in maggioranza donne, trovati morti soffocati ieri in un camion che trasportava pesce. L’aria condizionata non ha funzionato.