venerdì 3 dicembre 2010

Il troiaio italiota

Qui di seguito un'altra puntata della telenovela "Il troiaio italiota".

Siamo forse alle ultime puntate di questa serie ma con ogni probabilità l'anno prossimo sarà pronta la nuova, già programmata da tempo e con altri attori...


Wikileaks, nuove rivelazioni: B. tradito anche dagli amici: “Sta male e teme complotti”
da Il Fatto Quotidiano - 2 Dicembre 2010

Cantoni (Pdl) avvertiva l'ambasciata: "Berlusconi è provato". Nei documenti viene citato anche Gianni Letta. Entrambi smentiscono

La salute psicofisica, gli scandali, il rapporto con Vladimir Putin, la bassa considerazione dell’ambasciata americana nei suoi confronti. Ma soprattutto le considerazioni interne al Pdl verso un uomo “fisicamente e politicamente provato”.

E poi i dubbi del premier, i suoi sospetti di presunti complotti anche da parte dei servizi segreti italiani. I documenti di Wikileaks segnano una nuova giornata di rivelazioni sul presidente del Consiglio Berlusconi, agitano la politica e inducono a continue smentite.

La tempesta di file riservati, tuttavia, sembra essere solo all’inizio. Solo 62 dei 652 documenti che includono il nome di Berlusconi sono stati finora esaminati dai giornali di mezzo mondo. Una decina in tutto i documenti pubblicati. Ecco i passaggi più importanti.

“FISICAMENTE E POLITICAMENTE PROVATO” (documento 231600)

“Il privato pesa su Berlusconi”. Apre così l’ennesimo documento di wikileaks svelato oggi dal Guardian (leggi la traduzione dell’intero documento). Ecco alcuni stralci del testo: “Due funzionari in conversazioni separate con l’ambasciata, hanno recentemente descritto il presidente del Consiglio con parole incredibilmente simili.

Il 23 ottobre Gianni Letta ha detto che Berlusconi è “fisicamente e politicamente debole”, descrivendo il normalmente iperattivo Berlusconi come “senza energie”.

L’amico di Berlusconi e presidente della Commissione difesa Giampiero Cantoni ha raccontato ad un funzionario politico dell’ambasciata il 22 ottobre che “tutti siamo preoccupati per la sua salute”, rilevando che Berlusconi era svenuto tre volte in pubblico in anni recenti e che i suoi test medici erano risultati “a complete mess”, un casino totale. Cantoni ha detto che le lunghe nottate di Berlusconi e la propensione per le grandi feste non lo fanno riposare abbastanza.

La stampa italiana ha riportato, il 27 ottobre, che Berlusconi è stato colpito da una lieve forma di scarlattina, che lui dice aver contratto dal nipote. (Nota: Berlusconi si è assopito brevemente durante la chiamata di cortesia dell’ambasciatore in settembre, ed è sembrato distratto e stanco il 19 ottobre ad un evento cui era presente l’ambasciatore”.

Entrambi gli interessati, tuttavia, hanno smentito la veridicità delle affermazioni. A cominciare da Gianni Letta: “E’ vero esattamente il contrario di quanto si legge sui siti che raccolgono le presunte rivelazioni di Wikileaks, dove peraltro il mio nome non compare.

Di fronte alle voci ed alle insinuazioni che volevano un Berlusconi depresso e senza energia, ho sempre smentito – in ogni sede, pubblica e riservata – tale circostanza e affermato la pura verità. E cioè, che il Presidente del Consiglio era ed è in piena forma, con la vitalità che tutti gli riconoscono e ha sempre affrontato ogni situazione con l’abituale determinazione e la “grinta” di sempre”.

Il caso Marrazzo

Che Berlusconi fosse preoccupato , in realtà, emerge da altri passaggi del documento: “Cantoni disse che Tremonti, Fini e l’ex ministro Pisanu stavano gettando le basi per la battaglia di successione post Berlusconi”. Ma la preoccupazione era anche sul proprio privato: “Cantoni confidò che Berlusconi credeva che i servizi segreti italiani volessere deliberatamente incastrarlo con la presunta relazione con una minore”.

Non a caso, più volte nel documento si parla di sospetti, complotti e teorie paranoiche.In particolare verso il caso Marrazzo. Il coinvolgimento di quattro carabinieri nel ricatto a sfondo sessuale ai danni del presidente della Regione Lazio, infatti, convinse il presidente del consiglio “di non potersi fidare dei suoi stessi servizi di intelligence”

L’OPINIONE DELL’AMBASCIATORE (documento 188773)

Solo due giorni fa Hillary Clinton si affrettava a commentare: “Berlusconi è il nostro migliore amico”. I nuovi file svelati da Wikileaks restituiscono però una immagine del tutto diversa dei rapporti tra Italia e Stati Uniti.

“La relazione bilaterale con l’Italia è ottima, ma gli sforzi di Berlusconi per ricucire la relazione tra l’occidente e la Russia stanno minando la sua credibilità e diventano veramente irritanti nella nostra relazione”.

A parlare, o meglio a scrivere, è l’ex ambasciatore americano in Italia Ronald Spogli, non un oscuro funzionario. Dice Spogli il 26 gennaio 2009: “Lo possiamo riportare sulla giusta strada (Berlusconi, ndr.) mandandogli un chiaro segnale che gli Stati Uniti non hanno bisogno di un interlocutore per le proprie relazioni con la Russia e che la sua insistenza nel minare le strutture esistenti e i canali basati su comuni interessi e valori con l’alleanza in cambio di stabilità a breve termine non è una strategia che Washington intende perseguire”.

Insomma, gli Usa non hanno bisogno di Berlusconi-risolvi problemi. Ma c’è di più, perché sul premier si staglia per l’ennesima volta l’ombra degli affari personali: “La Georgia crede che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale dei profitti dai gasdotti costruiti da Gazprom con Eni”.

“La relazione dell’Italia con la Russia è complessa” scrive Spogli.”La combinazione dei fattori” fa sì che “la politica estera italiana sia altamente ricettiva agli sforzi russi di guadagnare maggiore influenza politica nell’Unione Europea e sostenere gli sforzi russi nel diluire gli interessi di sicurezza americani in Europa”. “L’energia è il tema bilaterale più importante e la richiesta di stabili forniture energetiche dalla Russia di frequente spinge l’Italia a compromessi su temi politici e di sicurezza”.

L’amicizia Putin-Berlusconi

“Berlusconi crede che Putin sia suo amico intimo e personale e continua ad avere più contatti con Putin che con qualsiasi altro leader al mondo. Durante la crisi in Georgia, Berlusconi ha parlato con Putin tutti i giorni per almeno una settimana.

La base della loro amicizia è difficile da determinare, ma molti interlocutori ci hanno detto che Berlusconi pensi che Putin abbia più fiducia in lui di qualsiasi altro leader europeo (un contatto nell’ufficio di presidenza ci ha detto che gli incontri sono accompagnati da doni sfarzosi). Berlusconi ammira lo stile di governo macho, decisionista e autoritario, e ritiene corrisponda al proprio”.

Il gas al centro dell’amicizia

“Esponenti della maggioranza di centrodestra e dell’opposizione del Pd credono che Berlusconi e i suoi amici stiano approfittando personalmente e in modo generoso dei tanti accordi intercorsi tra l’Italia e la Russia. Ritengono che Berlusconi e i suoi stiano personalmente traendo vantaggio da molti degli accordi tra Italia e Russia.

L’ambasciatore georgiano a Roma ci ha detto che il suo governo ritiene che Putin abbia promesso a Berlusconi una percentuale dei profitti realizzati da qualsivoglia gasdotto sviluppato da Gazprom in coordinamento con Eni.


Valentini l’uomo-tramite di Berlusconi

Svelata l’identità del personaggio italiano che parla russo indicato nelle prime rivelazioni, che farebbe da tramite negli affari del premier in Russia. “Ogni volta che sollevavamo il problema dei rapporti tra Berlusconi e la Russia – scrive Spogli – le nostre fonti nel Pdl e nel Pd ci indicavano Valentino Valentini, un deputato e una figura in qualche modo misteriosa, come colui che opera come uomo chiave di Berlusconi in Russia, sebbene non abbia uno staff e nemmeno una segretaria.

Valentini, che parla il russo e che si reca in Russia molte volte al mese, frequentemente appare al lato di Berlusconi quando incontra gli altri leader mondiali. Cosa faccia in questi viaggi così frequenti a Mosca non è chiaro. Ma si vocifera in modo ampio – ipotizza Spogli – che sia là per curare gli interessi e gli affari di Berlusconi in Russia”.

Frattini esautorato

“Durante una visita all’inizio di settembre il vicepresidente Cheney si è confrontato con Frattini sulla posizione pubblica e decisamente controproducente dell’Italia sul conflitto georgiano. Un Frattini frustrato rilevava che, nonostante avesse le sue forti opinioni in materia, nondimeno riceveva ordini diretti dal presidente del Consiglio”

“Berlusconi tratta la politica Russa allo stesso modo in cui si cura delle questioni interne – tatticamente, giorno per giorno. Il suo imponente desiderio è di rimanere nelle grazie di Putin e ha frequentemente dato voce a opinioni e dichiarazioni che gli erano state passate direttamente da Putin.

Un esempio: nell’immediato dopo-crisi in Georgia, Berlusconi ha cominciato (e continua) a insistere che la Georgia fosse l’aggressore e che il governo georgiano fosse responsabile di molte centinaia di morti civili nel Sud Ossezia.”

Lo strapotere dell’Eni

“Eni, la più importante società energetica parastatale, ha un immenso potere politico; la sua strategia di business si è concentrata su complessi ambienti geopolitici, solitamente considerati eccessivamente rischiosi da molti dei suoi concorrenti internazionali” (…) Anche solo a giudicare dalla stampa, si può pensare che il primo ministro Berlusconi garantisca al suo presidente, Paolo Scaroni, tanto accesso quanto al suo proprio ministro degli esteri. (…)

Durante un evento diplomatico nel 2007, una conferenza sull’Asia centrale, i rappresentanti dell’Eni e di Edison ebbero 30 minuti ciascuno per parlare, mentre i quattro ministri degli Esteri e i cinque vice ministri di cinque stati centro asiatici furono infilati tutti in un’ora sola. C’è il sospetto che l’Eni mantenga a libro paga alcuni giornalisti.

Spogli aggiunge poi che ”la visione dell’Eni sulla situazione energetica europea in modo preoccupante simile a quella di Gazprom e del Cremlino” e constata come ”un membro del Pd” abbia riferito ”che la presenza dell’Eni in Russia supera quella dell’ambasciata italiana a Mosca che è a corto di personale”.

OBAMA INFORMATO SU BERLUSCONI (documento 210920)

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama era stato messo in guardia dai comportamenti di Berlusconi. Così si legge in un altro cablogramma pubblicato oggi dal Guardian. Già note le anticipazioni sulle opinioni diffuse dalla funzionaria dell’ambasciata Elizabeth Dibble, oggi il quotidiano inglese ha pubblicato il testo completo.

Dibble ripercorre la “perdita di influenza” del governo italiano. Ricorda alcuni passi falsi del premier e i conseguenti grattacapi internazionali, in special modo nell’attività diplomatica con l’Iran a cui somma passaggi già evidenziati altrove sul rapporto tra Berlusconi e Putin.


I rapporti Italia-Russia, l'ambasciata Usa e il declino di Berlusconi
di Daniele Scalea - www.eurasia-rivista.org . 2 Dicembre 2010

Tra i documenti recentemente diffusi da “Wikileaks” c’è anche il seguente: cablegate.wikileaks.org/cable

La stampa italiana ne ha citato alcuni passaggi, spesso però omettendone altri parimenti o addirittura più rilevanti. L’invito ai lettori è di consultarlo autonomamente, ma a vantaggio dei più pigri o di quanti non conoscono bene l’inglese, produciamo di seguito un riassunto dei punti salienti, con nostri occasionali commenti.

Innanzi tutto, diciamo di cosa si tratta. È un cablogramma classificato “SECRET//NOFORN”: “secret” è il livello intermedio tra “confidential” e “top secret“, mentre “noforn” indica che il documento non dev’essere condiviso con cittadini stranieri (si tratta dunque d’un divieto più stringente rispetto a “restricted“, che ammette talune eccezioni).

Il mittente è l’Ambasciata statunitense a Roma, e la firma è quella di Ronald P. Spogli, l’ambasciatore dal 10 agosto 2005 al 6 febbraio 2009. Il documento è del 26 gennaio 2009: quindi Spogli lo trasmette pochi giorni prima di concludere il suo mandato. Destinataria è la Segreteria di Stato a Washington. L’argomento è il rapporto tra l’Italia e la Russia.

Dopo una poco convincente introduzione sulle radici della «russofilia» italiana, il documento entra nel vivo quando si afferma che le attenzioni dedicate da Putin al rapporto con Roma inciderebbero maggiormente sulla nostra politica estera di quanto facciano i partiti nostrani, il Ministero degli Affari Esteri e l’ENI.

Berlusconi nutrirebbe infatti la convinzione che Putin sia, tra tutti gli statisti europei, quello che lo stima di più; e comunque si riconosce nello stile maschio, deciso ed autoritario dello statista russo.

Secondo gl’informatori dell’Ambasciatore – che nel documento cita contatti nei partiti di governo così come dell’opposizione, nel Ministero degli Affari Esteri e nel Governo italiano stesso – Berlusconi e la sua cerchia ricaverebbero un tornaconto personale dagli affari con la Russia. Si cita l’onorevole Valentino Valentini come «uomo chiave» di Berlusconi per i rapporti con la Russia.

La politica italiana verso la Russia è determinata personalmente da Berlusconi, che non cerca né accetta consigli in proposito. Il ministro Frattini, incontrando nel settembre 2008 Dick Cheney, allora vice-presidente degli USA, avrebbe ammesso di non avere voce in capitolo sui rapporti con la Russia.

Pare di capire che Frattini si sarebbe confidato con Cheney, ammettendo di non condividere le opinioni di Berlusconi sulla crisi georgiana, allora in corso. Meriterebbe una riflessione il fatto che il Ministro degli Esteri italiano abbia criticato la posizione del propro capo di Governo in un colloquio riservato con un alto funzionario straniero.

Ma Berlusconi non è l’unico in Italia a remare verso una salda amicizia con la Russia. L’ENI ha un «immenso potere politico», e secondo politici informatori di Spogli sarebbe il principale finanziatore dei pensatoi italiani di politica estera e manterrebbe sul proprio libro paga diversi giornalisti.

L’ENI è descritto come il servizio diplomatico “ufficioso” ma effettivo dell’Italia verso la Russia. E di sicuro l’ENI è anche l’interlocutore italiano che parla più schiettamente agli Statunitensi.

Racconta Spogli che, in occasione d’un incontro nel marzo 2008, i rappresentanti dell’ENI gli avrebbero apertamente spiegato che, secondo loro, la minaccia alla sicurezza energetica dell’Europa non è la Russia ma l’Ucraìna, e che per affrontarla bisogna costruire più oledotti e gasdotti che colleghino direttamente la Russia ai paesi dell’Europa Occidentale.

L’esatto contrario, insomma, dalla strategia propugnata dagli USA. Oltre al ben noto impegno dell’ENI nel Nord Stream e nel South Stream (i due gasdotti in costruzione che scavalcheranno l’Europa Centro-Orientale), la società, assieme all’Edison e coll’aiuto del ministro Scajola vorrebbe anteporre la costruzione d’un modesto gasdotto Turchia-Grecia-Italia al più grandioso progetto Nabucco, sponsorizzato dagli USA, e ciò per non urtare la suscettibilità russa.

A causa di Berlusconi e dell’ENI, la Russia – lamenta Spogli – può oggi contare in Europa su un paese che appoggia sistematicamente la sua causa. Tanto più adesso che, essendo venuto meno il rapporto personale che legava Berlusconi al precedente presidente degli USA, Bush jr., il Capo del Governo italiano pare destinato ad avvicinarsi sempre più a Mosca.

Ma gli USA non sono certo intenzionati a guardare senz’agire. La parte più interessante del documento è proprio quello dove si descrivono le contromisure che Spogli sta mettendo in atto – ma stranamente è anche la porzione di testo meno citata dalla stampa italiana.

L’Ambasciata afferma d’essersi impegnata in colloqui con esponenti politici interni ed esterni al Governo, col fine esplicito di creare, soprattutto all’interno del suo partito, una corrente ostile alla russofilia di Berlusconi.

Inoltre, non meglio precisati “pensatoi” sono stati ingaggiati per costruire una corrente d’opinione pubblica ostile alla Russia e, si compiace Spogli, «lo sforzo sembra che stia pagando».

L’opposizione si è subito regolata, impegnandosi nella critica del rapporto di Berlusconi con Putin, e taluni membri del PDL si sono rivolti privatamente ad un’ambasciata straniera – ovviamente quella degli USA – «per contrastare l’infatuazione di Berlusconi per la Russia».

Invitiamo i lettori a ponderare bene queste ultime affermazioni di Spogli, ed a confrontarle con quanto accaduto nella stampa, nella società civile e soprattutto nella politica interna italiana dal gennaio 2009 ad oggi.


Alcune domande su Eni e Mosca
di Massimo Muchetti - Il Corriere della Sera - 3 Dicembre 2010

Perché si vuole raddoppiare le onerose importazioni quando c'è tanto gas più conveniente?

E' possibile che l'amicizia speciale tra Silvio Berlusconi e Vladimir Putin abbia distorto gli storici rapporti tra Eni e Gazprom a favore del Cremlino? È possibile che a una tale distorsione abbia contribuito l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, per conquistare e conservare l'ambita poltrona?

Queste sono le domande che pongono i cablogrammi inviati dalle ambasciate americane in Italia e Georgia a Washington e ora rivelati da Wikileaks.

Che l'Eni sia uno Stato nello Stato, legatissimo al governo, non è una scoperta, ed è anche giustificabile: la politica energetica è un pilastro della sicurezza nazionale. Che l'Eni abbia a libro paga dei giornalisti sarà certo oggetto di smentita, e noi non abbiamo prove per avvalorare i sospetti americani, anche se sappiamo bene come il cane a sei zampe - in questo simile ad altri grandi gruppi pubblici e privati - sappia esercitare le sue pressioni sull'informazione.

Che, invece, l'Eni possa subordinare le sue scelte strategiche verso il grande fornitore russo ad accordi opachi, raggiunti a quattr'occhi tra il premier italiano, formatosi alla scuola della tv commerciale, e il nuovo zar, addestrato dalla tremenda scuola del Kgb, questo è un rischio serio e grave.

Del quale dovrebbero rispondere sia il top management di una società che è quotata in Borsa, sia il governo italiano, in particolare il ministro dell'Economia, titolare della maggioranza relativa dell'Eni, e il suo collega dello Sviluppo economico, che dovrà pur avere un'idea sul futuro energetico del Paese.

Il pericolo di una distorsione delle relazioni italo-russe sul gas non è di oggi. Si affaccia per la prima volta nel 2005 con l'affare Mentasti. Grazie alla liberalizzazione del mercato, Gazprom cerca l'accesso diretto ai consumatori italiani.

Perciò tratta il riacquisto, per poi poterla rivendere in proprio, di una quota pari al 10-15% del gas già ceduto all'Eni. La tratta al prezzo di frontiera, che è circa la metà del prezzo di vendita in Italia.

L'Eni dovrebbe rinunciare a circa 280 milioni di margine annuo per 15-20 anni e passare il malloppo a un'emanazione viennese di Gazprom, la Centrex. Tra i soci di rilievo della società danubiana spunta Bruno Mentasti, l'ex patron della San Pellegrino. Se ne fa mallevadore Alexander Medvedev, ex agente del Kgb e numero due di Gazprom.

L'Eni nicchia per due anni e infine, il 10 maggio 2005, firma un memorandum of understanding per mano di un dirigente, non del capo azienda Vittorio Mincato che, in scadenza di mandato, lascia ai successori l'accordo vero e proprio e la decisione finale.

Il 16 giugno, racconterà anni dopo Paolo Guzzanti senza essere smentito, il contratto viene firmato da Scaroni, fresco di nomina. L'affare sembra fatto, ma a luglio il Corriere lo rivela. E allora in consiglio e tra i sindaci fioriscono dubbi che portano a un audit che a ottobre lo boccia come non conveniente.

L'anno dopo, Berlusconi perde le elezioni e gli accordi con Gazprom si faranno, con Romano Prodi al governo e un po' più di liberalizzazione, nel 2007 su scala più vasta, ma senza intermediari strani.

Gazprom vende a clienti italiani fino a 9 miliardi di metri cubi e l'Eni ottiene una lunga proroga dei contratti take or pay in base ai quali i russi si impegnano a vendere e gli italiani a comprare quantitativi dati a prezzi decisi secondo un meccanismo prestabilito, legato al petrolio, e se non ritiri paghi comunque.

Senonché, nel frattempo, in America inizia una rivoluzione tecnologica che rende abbondante il gas, e dunque riduce in prospettiva la centralità dei fornitori storici, Russia, Algeria e Libia. Nel 2005 si producono le prime quantità di shale gas, gas estratto da rocce scistose, tipiche del sottosuolo delle zone ex carbonifere, attraverso potenti getti d'acqua mista a solventi.

In tre anni questo gas non convenzionale emancipa gli Usa dalle importazioni e fa crollare i prezzi sul mercato spot alla metà di quelli take or pay.

Mentre finalmente il prezzo del gas comincia a divorziare da quello del petrolio e a costare meno, l'Eni insegue la benevolenza del Principe fatalmente ignorante in materia, ottiene la proroga dei contratti (che conviene soprattutto al venditore Putin) ma senza incidere sui meccanismi di prezzo (che converrebbe soprattutto all'Italia, compratrice finale).

Intendiamoci, anche altri big europei scoprono la novità solo dopo che le major americane hanno fatto incetta dei pionieri dello shale gas. Ma l'Eni di Mattei era all'avanguardia, ora non più.

E lo dimostra l'insistenza sul South Stream, il nuovo gasdotto che Gazprom vuole posare con l'Eni sul fondo del Mar Nero per aggirare l'Ucraina da dove passano i tubi per l'Europa centro-meridionale.

Si tratta di un progetto gemello del Nord Stream, che attraverso il Baltico raggiungerà la Germania, per dare addio alla Polonia. Il Cremlino vuole evitare che i vicini impongano diritti di passaggio eccessivi e vuole anche inondare l'Europa di gas, con nuovi contratti lunghi.

Il disinibito Putin offre la presidenza del Nord Stream a Gerard Schroeder, che da cancelliere aveva firmato l'accordo e da ex accetta la ben retribuita poltrona. E quella del South Stream a Prodi, che invece declina. Berlusconi resta il grande sponsor.

Perché? Wikileaks conferma le indiscrezioni sui timori geostrategici americani. Ma le domande tutte italiane sono più semplici: perché l'Eni si impegna in un investimento miliardario per raddoppiare le onerose importazioni dalla Russia quando c'è tanto gas più a buon mercato nel mondo e il governo promette il nucleare? Chi ci fa l'utile?


“Berlusconi stanco e debole”: il documento tradotto
Traduzione di Eleonora Bianchini e Fabio Amato - Il Fatto Quotidiano - 2 Dicembre 2010

1 (C/NF) Nonostante la maggioranza del primo ministro Berlusconi è forte e nessuno è ancora in grado di prevedere il suo addio alla politica, una crescente lista di scandali, sentenze e problemi di salute lo hanno indebolito e portato alcuni dei suoi ex alleati ad avanzare pronostici sulla sua reale longevità. In un aspro clima politico, il dibattito sulle cospirazioni prevale su quello politico e distrae il governo dal perseguire, o sviluppare, una coerente agenda politica.

2 (SBU) Dopo una lunga primavera ed estate ricca di scandali personali e professionali, Berlusconi, di ritorno dalla pausa di agosto è apparso leggermente ringiovanito da un G8 di successo e dalla popolarità confermata dalla base.

Tuttavia, la prima battuta d’arresto risale al 7 ottobre quando una corte civile ha deciso che la principale azienda della famiglia Berlusconi, la Fininvest, deve risarcire una azienda concorrente per 750 milioni di euro in quanto un avvocato della Fininvest avrebbe corrotto un giudice.

Due giorni dopo la Corte Costituzionale italiana ha stabilito che una delle prime iniziative legislative dal 2008, che posponeva le indagini contro Berlusconi e alte cariche, era incostituzionale (REFTEL). Di conseguenza i magistrati italiani hanno di nuovo intrapreso diversi procedimenti penali che durano da tempo, uno dei quali riprenderà a novembre.

3 (C/NF) Due funzionari politici personalmente e politicamente vicini a Berlusconi, in conversazioni private con l’ambasciata, hanno recentemente descritto il Primo Ministro con parole molto simili. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta il 23 ottobre ha riferito all’ambasciatore che Berlusconi è “fisicamente e politicamente debole”, descrivendo il Berlusconi normalmente iperattivo come “non energico”.

L’amico di lungo corso di Berlusconi, membro della commissione Difesa al Senato Gianpiero Cantoni, ha riferito a un funzionario il 22 ottobre che “siamo tutti preoccupati per il suo stato di salute", sottolineando che Berlusconi è svenuto tre volte in pubblico negli ultimi anni e che le sue analisi mediche sono “un caos completo”.

Cantoni ha detto che le frequenti notti brave di Berlusconi e l’inclinazione ai party significano che non risposa abbastanza. La stampa italiana ha riportato il 27 ottobre che Berlusconi ha una leggera forma di scarlattina che avrebbe preso da suo nipote. (Nota: Berlusconi si è brevemente appisolato durante la chiamata di cortesia dell’ambasciatore e sembrava distratto e stanco a un evento del 19 ottobre in cui l’ambasciatore era presente. Fine della nota).

4 (C/NF) Cantoni ha definito Berlusconi sopraffatto da problemi privati. Ha notato che Berlusconi si è sentito emarginato dalla sua famiglia da quando la moglie Veronica Lario ha espresso il suo pubblico fastidio pubblicando una lettera la scorsa primavera chiedendo il divorzio e accusando il 74enne primo ministro di frequentare minorenni.

Lario chiede l’80 per cento del patrimonio personale di Berlusconi oltre a 100 milioni di mantenimento annuale. Allo stesso tempo, secondo Cantoni, Berlusconi teme di dovere liquidare importanti asset aziendali per effettuare il pagamento di 750 milioni di euro ordinato dal tribunale.

Cantoni ha aggiunto che un’inchiesta sulla mafia in corso a Palermo che coinvolge l’alleato di lungo corso già accusato di avere legami con il crimine organizzato potrebbe sfociare in un significativo danno di immagine.

VERSO LE TEORIE DELLA COSPIRAZIONE

5 (C/NF) Diversi contatti dell’ambasciata hanno descritto un clima politico dominato dalle teorie della cospirazione. Nell’attesa della decisione delle due corti, Berlusconi ha acccusato il Presidente della Repubblica Napolitano di lavorare contro di lui e ha attaccato con forza il sistema giudiziario generale.

Letta ha detto all’ambasciatore che l’attacco di Berlusconi ha “congelato” il rapporto con Napolitano e ha detto che l’episodio lo ha fatto apparire debole.. Diversi esponenti del Pdl hanno insinuato cupi che “forze istituzionali” stanno cercando di far cadere Berlusconi.

(Nota: Nel linguaggio comune italiano, “le forze istituzionli” possono servire a significare uno dei tanti gruppi che operano ed esercitano influenza lontano dai riflettori: gruppi di industriali, servizi di intelligence, massoni, il Vaticano, la magistratura, gli Stati Uniti, ecc. Mentre è risaputo che gli italiani siano portati a pensare alle cospirazioni, la loro paranoia – almeno per quanto concerne la politica interna – è stata storicamente ben fondata. Fine della nota)

6 (C/NF) Cantoni confidò che Berlusconi ritiene che i servizi segreti italiani possano avere deliberatamente cercato di incastrarlo nella presunta relazione che coinvolgeva una minore.

Durante la conversazione di Cantoni con il funzionario politico dell’ambasciata, Berlusconi chiamò il senatore per confidargli che era imminente l’arresto di quattro carabinieri ritenuti responsabili di ricattare il governatore della Regione Lazio con un video a sfondo sessuale.
(Nota, la storia del governatore del Lazio e della prostituta transessuale esplose nei media alcuni giorni dopo. Fine nota).

Cantoni disse al funzionario che questo caso aveva convinto Berlusconi di non poter avere fiducia nei propri servizi segreti. Separatamente, il 21 ottobre, il leader della Lega nord Umberto Bossi, commentando sui guai di Berlusconi, aveva detto all’ambasciatore che figure del crimine organizzato avevano ordito la trappola per Berlusconi in alcuni degli scandali sessuali, ma nessuno negava che Berlusconi avesse volontariamente abboccato all’amo.

7 (C/NF) In una replica estera degli scandali indotti dalla stampa nell’ultima primavera e estate, un articolo del London Times che accusava le truppe italiane in Afghanistan di avere corrotto i ribelli talebani scatenò la speculazione dentro e fuori dal governo italiano che il governo americano avesse volontariamente fatto uscire le informazioni per gettare discredito sull’esecutivo italiano.

A questo si aggiunge che non è insolito, in questi giorni, che i politici del Pdl speculino – attraverso la stampa o direttamente agli ufficiali d’ambasciata – sull’idea che la nuova amministrazione americana voglia vedere cadere il governo Berlusconi.

L’ambasciatore ha recentemente sondato Letta e il ministro Frattini per comprendere se condividevano questa tesi. Entrambi hanno affermato di ritenere forte la relazione tra Berlusconi e l’amministrazione americana.

L’INTRIGO DI PALAZZO

8 (C/NF) Uno degli eredi in pectore di Berlusconi, il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha cominciato in settembre una delle sue periodiche battaglie con Berlusconi, apparentemente su ‘eutanasia e testamento biologico.

Ma i veri temi erano lo stile di controllo non democratico di Berlusconi all’interno del partito e il peso crescente della lega nord. Più recentemente, il potente ministro dell’economia Giulio Tremonti ha apertamente sfidato Berlusconi sulla politica fiscale, portando contemporaneamente ad ipotesi di sue dimissioni così come alla possibilità che puntasse ad una successione a Berlusconi.

In risposta ad una domanda diretta dell’ambasciatore, Gianni Letta ha detto che c’era una piccola, ma improbabile ipotesi di caduta del governo. Cantoni ci ha detto che Tremonti, Fini e l’ex ministro degli Interni Giuseppe Pisanu stanno gettando le basi per una guerra di successione post-Berlusconi, ma sentiva che il governo sarebbe rimasto stabile a lungo.

9 (C/NF) Il media mogul Berlusconi può essere facile alle gaffe quando parla in situazioni informali, ma si è sempre mostrato astuto nell’inviare messaggi strategici. Queste abilità erano evidentemente assenti in un recente incidente che ha provocato sia critiche che interrogativi da parte da amici e nemici di Berlusconi.

Prima di un viaggio di tre giorni in Russia per festeggiare il compeanno di Valdimir Putin a metà ottobre, Berlusconi ha emesso un comunicato stampa per spiegare che la visita era “un affare strettamente privato”. Questo annuncio è stato accolto da scetticismo e prese in giro.

Al mistero sia aggiunge che Berlusconi, il giorno prima della partenza, ha cancellato la sua partecipazione per la visita di Stato di Re Abdullah di Giordania, rimanendo a Milano e spiegando che non si sentiva bene. Berlusconi, che si vanta di delle sue relazioni personali con gli interlocutori chiave del Medio Oriente, inevitabilmente, ha lasciato l’impressione che, scegliendo divertimento privato ai doveri di stato, stesse coltivando le sue energie per una festa alla dacia privata di Putin.

Con la ulteriore notizia che nel viaggio Berlusconi è stato accompagnato solo da Valentino Valentini, un intermediario non ufficilale che finge per Berlusconi da interprete, la classe politica italiana ha apertamente chiesto se Berlusconi andasse in Russia principalmente perché l’analisi della sua vita privata dei fotografi italiani e stranieri aveva reso troppo rischioso continuare a fare baldoria in Italia.

10 (C/NF) Scandali sessuali, investigazioni criminali, problemi familiari e preoccupazioni finanziarie sembrano avere pesato notevolmente sulla salute politica e personale di Berlusconi, così come sulla sua capacità di prendere decisioni.

E’ troppo presto per cominciare a speculare sulla fine politica di Berlusconi, e lo stesso Berlusconi ha una ben nota nomea sulla capacità di riprendersi. Comunque sia, per quanto molti cerchino di non essere troppo ovvii sulla cosa, alcuni dei colonnelli di Berlusconi hanno apparentemente deciso che non sia troppo presto per cominciare a lavorare alle basi per “il dopo”, così gli italiani chiamano la potenziale era post-Berlusconi.

In questa atmosfera politica inacidita, le teorie del complotto hanno fatto tutto fuorché lasciare il campo al serio dibattito politico. Futuri telegrammi descriveranno le implicazioni delle fortune di Berlusconi nel modo in cui lavoriamo con il governo.


L'obiettivo: banalizzare le rivelazioni per difendere un potere grottesco
di Giuseppe D'Avanzo - La Repubblica - 3 Dicembre 2010

Quei cablo americani su un premier fragile e squalificato. Letta e Cantoni non sono entità neutre dell'establishment berlusconiano: braccio destro e vecchio amico. Il Cavaliere non si preoccupa del bene comune: mai nelle carte svelate c'è l'iniziativa di un uomo di Stato

Gianni Letta e Giampiero Cantoni. Bisogna cominciare da qui, dalle fonti dell'ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, dalla loro qualità, dai loro nomi. La strategia diversiva organizzata dagli uomini di Berlusconi nelle prime ore della "crisi WikiLeaks" è nota: l'ambasciata di via Veneto - ripetono ugole obbedienti - invia al Dipartimento di Stato niente di più e niente di meno che una miserabile "rassegna stampa" con un "copia e incolla" delle cronache dei giornali più ostili al Cavaliere.

Giornali come Repubblica, per capirci. Che volete che sia? Vi aspettate una bomba? Avrete un petardo bagnato!

Questa filastrocca è stata ripetuta a mo' di giaculatoria in questi giorni e c'è ancora chi, come l'infelice avvocato Niccolò Ghedini, ha da ripeterlo in queste ore, per contratto e per passione. Si comprende la trama: il premier deve trasformare le rivelazioni dei cablogrammi diplomatici in fuffa; banalizzarne il significato; minimizzarne gli esiti politici interni; limitare i catastrofici effetti internazionali per la sua reputazione e per la credibilità dell'Italia.

Bene, in questo teatro di cartapesta irrompono ora i nomi delle fonti della diplomazia americana. Gianni Letta e Giampiero Cantoni non sono identità neutre dell'establishment berlusconiano.

Letta è il braccio destro, l'alter ego di Silvio Berlusconi, l'effettivo capo del governo nei lunghi periodi in cui al Cavaliere viene a noia o non può affrontare la fatica del governare.

Giampiero Cantoni è meno conosciuto ma, non per questo, meno rilevante. Amico di lunga data di Berlusconi, è stato presidente di Efibanca e della Banca nazionale del lavoro. Caduto nella polvere nella stagione di Mani Pulite (patteggia una condanna per corruzione e bancarotta fraudolenta), rinasce con Forza Italia. Oggi è il presidente della commissione Difesa del Senato.

Sono Letta e Cantoni - e quindi fonti dirette, informate dei fatti, non ostili al capo di governo, anzi a lui devote - a spiegare all'ambasciatore David Thorne il declino di Silvio Berlusconi, i suoi incubi, l'angosciante decadenza fisica, le ragioni di un crepuscolo politico che lo abbandonano, prigioniero, a patologiche ossessioni: il sesso, il denaro, l'angoscia di vedersi sottratto il potere.

D'altronde, Letta e Cantoni non possono offrire all'ambasciatore il racconto vanaglorioso dell'ininterrotto rosario di successi del Cavaliere. Possono mica ripetergli che se le truppe di Mosca si sono fermate alle porte di Tbilisi scongiurando un conflitto Russia-Georgia, il merito è di Berlusconi che ha evitato l'inizio di una nuova Guerra Fredda.

O ricordargli che se Barack Obama ha firmato a Mosca il trattato per la limitazione delle armi nucleari, il merito è di Berlusconi che ha favorito "l'avvicinamento" della Casa Bianca al Cremlino.

O ancora, che se l'Alleanza atlantica è ancora vegeta, lo si deve al lavoro di persuasione di Berlusconi che ha convinto il leader turco Erdogan a dare il via libera alla candidatura di Rasmussen o ripetergli che se "l'Europa non resterà mai più al freddo", il merito è di Berlusconi che ha convinto Erdogan e Putin a stringersi la mano dinanzi al progetto del gasdotto South Stream. Queste sono bubbole pronte per il "mercato" nazionale.

Questo racconto fantasioso, standardizzato, senza incrinature è buono per l'Italia del Tg1 di Minzolini. Nelle conversazioni tra le "due personalità personalmente e professionalmente vicine a Berlusconi" e David Thorne si scorgono accenni di un sincera ansia per le sorti del Paese, una schietta preoccupazione per l'incapacità del capo del governo di far fronte alle sue responsabilità.

O, per dirla in altro modo, la convinzione che la sua fragilità privata - e fisica e psicologica - gli impedisca con evidenza di far fronte al suo impegno pubblico. Non affiora nessun biasimo o denigrazione.

Soltanto l'inquietudine di chi deve prendere atto del declino di uomo che è stato una volta vigoroso, vitale e ammirato. È questo il messaggio che l'ambasciata di Roma invia allora a Washington: Berlusconi è un uomo debole, reso instabile dalla satiriasi: una sexual addiction che lo debilita fisicamente.

È politicamente fragile, un intralcio anche per i suoi che se ne vogliono liberare presto e hanno già preso a pensare come farlo e quando e come. Tormentato da difficoltà finanziarie, guai giudiziari, scandali sessuali, egli non appare in grado di decidere, di fare il suo lavoro.

Appaiono lontani i tempi in cui Berlusconi era capace di giocare sempre la sua partita e sempre border line con grande spregiudicatezza, come racconta l'ambasciatore Ronald Spogli in un cable del 26 ottobre 2005.

I sondaggi lo danno sotto di otto punti e il Cavaliere, preoccupato per la vicina campagna elettorale che lo opporrà a Prodi, chiede "specificamente" di poter incontrare George W. Bush a Washington e di parlare prima di una sessione congiunta del Congresso "per migliorare le sue prospettive, prima delle elezioni di aprile 2006".

Spogli ricorda che Berlusconi "pianifica" il viaggio e butta giù una "lista della spesa". Chiede una dichiarazione presidenziale a sostegno di valori condivisi; il supporto per estendere nel 2005 il mandato delle Nazioni Unite in Iraq; progressi concreti del piano per migliorare la sicurezza dell'Iraq e permettere una riduzione delle truppe italiane.

Il Berlusconi del 2009 è un altro. L'email inviata al Dipartimento di Stato a Washington ha una data, 27 ottobre, e un titolo chiarissimo: "Italia: gli scandali fanno pagare un prezzo sulla salute personale e politica di Berlusconi".

Il sottosegretario Gianni Letta, ricorda l'ambasciatore, dice il 23 ottobre che Berlusconi è "fisicamente e politicamente debole". Era normalmente iperattivo, oggi è "privo d'energia" e addirittura "depresso" dopo l'aggressione subita in piazza Duomo a Milano.

Il giorno prima, il 22 ottobre, Giampiero Cantoni è stato più esplicito. "Siamo tutti preoccupati per la sua salute" dice a un funzionario dell'ambasciata e osserva che Berlusconi è svenuto tre volte in pubblico e che "i suoi test medici sono risultati un gran pasticcio".

"Cantoni - si legge nel dispaccio - ha detto che le frequenti nottate di Berlusconi e la tendenza per feste scatenate non gli concedono riposo a sufficienza". Sveglio di notte e insonnolito di giorno.

L'ambasciata lo conferma al Dipartimento di Stato con qualche ricordo diretto: "Berlusconi si è addormentato brevemente durante una visita di cortesia dell'ambasciatore a settembre, ed è apparso distratto e stanco in un evento del 19 ottobre cui ha partecipato l'ambasciatore".

Ancora Cantoni garantisce come "Berlusconi sia dominato da preoccupazioni private. Osserva che si è sentito allontanato dalla sua famiglia da quando sua moglie Veronica Lario ha provocato uno scandalo pubblicando una lettera aperta e chiedendo il divorzio e accusando il premier settantaquattrenne di frequentare minorenni".

Teme che la Lario possa dimezzare le sue ricchezze con il divorzio: "A quel che si dice, (lei) chiede il 50 per cento del patrimonio personale di Berlusconi più 100 milioni di pensione annuale".

Soldi e timori. Ancora soldi, ancora timori. La vita di Berlusconi pare oscillare come un pendolo tra l'incubo maniacale di vedere assottigliare il proprio tesoro e il proprio potere e il panico di chi, in forma paranoica, si sente assediato da mondo. Non è soltanto la moglie a dargli fastidi finanziari.

Secondo Cantoni, "Berlusconi teme che sarà necessario liquidare importanti "attivi" dei suoi affari per affrontare la multa di 750 milioni di euro ordinata dal tribunale civile", scrive l'ambasciata e intende la sanzione inflitta alla Fininvest come indennizzo dei danni causati alla Cir di Carlo De Benedetti con la corruzione del giudice che ha deciso la controversia Mondadori.

Sorpreso a festeggiare Noemi Letizia, il premier non pensa di aver deciso una mossa inopportuna. Non crede di dover dare ordine alla sua vita e decenza alle sue frequentazioni. Immagina un intrigo. Cantoni confida: "Il premier pensa che i servizi di intelligence italiani gli abbiano teso una trappola".

La Corte Costituzionale boccia la legge che dovrebbe immunizzarlo (il "lodo Alfano") e il premier - racconta Gianni Letta - ha "uno scoppio d'ira". Accusa "il presidente della Repubblica di lavorare contro di lui e reagisce in modo emotivo contro il sistema giudiziario in generale".

Ancora un complotto, insomma. Gianni Letta riferisce che "lo scoppio d'ira di Silvio Berlusconi provoca relazioni gelide con il capo dello Stato, Giorgio Napolitano: un episodio che fa apparire debole", il capo del governo.

Il premier vede macchinazioni in ogni passaggio. Dimentica quanto gli sia abituale cedere alla tentazione dell'intrigo. Con Piero Marrazzo gioca come il gatto con il topo, si scopre.
Il funzionario americano ricorda e scrive nel cablogramma che, mentre conversa con Cantoni, questi riceve una telefonata di Berlusconi che "lo informa dell'imminente arresto di quattro carabinieri sospettati di aver incastrato con un ricatto sessuale il governatore regionale del Lazio".

Il caso, osserva l'ambasciatore nella nota, "venne alla luce sulla stampa qualche giorno dopo". I furfanti furono arrestati il 21 ottobre, quanti giorni prima Berlusconi ha saputo dell'arresto dei ricattatori?

E da chi, dai carabinieri del Ros o in linea diretta dalla Procura di Roma? E perché imbroglia Marrazzo fino al giorno dell'arresto dei quattro furfanti invitandolo a comprarselo in fretta, il video del ricatto, magari rivolgendosi "a Giampaolo Angelucci, che ti libererà dai guai"?

I cablogrammi diplomatici sono un affresco e il disegno che si scorge squalifica l'uomo che ha preteso di stringere una maiestas, un di più di potere rispetto a qualsiasi altro potere. Nella sua persona, nelle sue angosce shakespeariane, nella sua realtà fisica, nei suoi gesti, nel suo corpo, nelle sue trame, nelle sue fantasie, nella sua sessualità, nel suo modo di essere, appare un personaggio grottesco, mai preoccupato del bene comune, sempre del suo personale bene, sempre di se stesso, del suo denaro, della sua fortuna, del suo potere.

Mai che nelle carte finora svelate ci sia l'iniziativa, la parola, la vita di un uomo di Stato.


Quel finto applauso chiesto a Bush
di Vittorio Zucconi - La Repubblica - 3 Dicembre 2010

Il teatrino dei pupi andò in scena a Washington nell'inverno del 2006, vigilia ansiosa delle elezioni politiche in Italia. Un Berlusconi tormentato dai sondaggi aveva bussato alla porta di Washington e di Bush per avere un salvagente.

Gli fu concesso il discorso davanti al Congresso, al Parlamento a Camere riunite, come Washington regala ai clienti che vuole puntellare. Lo show gli fu benignamente concesso, ma, avvertirono ambasciatori e funzionari, "con molta prudenza", perché di lui, "formidabile gaffeur", "pistolero della politica" e vacillante alleato sui fronti russi e iraniani, la capitale che gli concesse il teatro aveva già cominciato a diffidare dietro i proclami di amicizia e di stima.

"Cautela" e "impegni chiari da lui" chiese nel suo rapporto confidenziale l'ambasciatore americano a Roma, il repubblicano Ronald Spogli, e "cerchiamo di non contrariare Prodi".

Berlusconi ebbe il suo monologo, scrosciarono gli applausi prescritti dall'aula imbottita di "stagisti", assistenti, segretarie e portaborse del Congresso comandati all'ultimo momento per riempire i troppi posti vuoti e due mesi più tardi perse le elezioni contro Prodi.

È un altro di quei retroscena, di quelle verità, che le pacche sulle spalle e le pezze disperatamente cucite ora dall'Amministrazione americana e da Hillary Clinton per coprirle, non riescono più a nascondere e che i rapporti riservati della rete diplomatica americana diffusi attraverso WikiLeaks hanno per sempre strappato.
Lo scambio di cablogrammi e di informative fra via Veneto, dove sta la legazione Usa, e Foggy Bottom, dove sorge il massiccio del Dipartimento di Stato, oggi dimostrano una verità che attraversa le tendenze politiche e il colore delle presidenze americane in questa decade: dal 2001, quando tra Bush e Berlusconi parve formarsi una sintonia politica e umana infrangibile, al 2010, quando la Clinton, sotto la nuova presidenza Obama, cominciò a sentire odore di bruciato e di soldi privati nella ostentata amicizia con Putin, il giudizio di Washington verso Berlusconi è andato inesorabilmente deteriorando.

"Il grande comunicatore schierato fortemente dalla parte dei nostri interessi" delle prime valutazioni entusiastiche si degrada fino all'uomo "inattendibile", il "gunslinger", il pistolero "in cattiva salute per effetto dei suoi stravizi", "intollerante di ogni dissenso", lentamente ma progressivamente tradito anche dalla propria corte che si prepara ad abbandonare la nave e sussurra addirittura indiscrezioni sanitarie sul capo.

Fino a rivelare alla diplomazia di un Paese straniero l'esito preoccupante degli esami clinici. Informazioni che non sono "gossip" o "pettegolezzi" da salotto romano, ma informazioni essenziali per altre nazioni che devono conoscere il profilo psicologico e le condizioni dei loro interlocutori.

Gli enormi, e a volte grotteschi sforzi per scoprire come stesse davvero di salute Breznev negli Anni 80, con tentativi di sifonare anche il suo bagno privato per esaminarne le urine, sono noti.

Ma le comunicazioni interne del governo di Washington confermano quello che era facile sospettare e vedere. Berlusconi era un "utile alleato", il leader di una nazione dove, ricorda l'ambasciatore Spogli, "vivono 32mila americani fra militari e le loro famiglie". E il presidente del Consiglio di una nazione che aveva prontamente inviato nostri uomini sui fronti dell'Iraq e dell'Afghanistan.

Per questo, Bush concesse a Berlusconi due segni della sua benevolenza.
Invitò il Cavaliere nel rifugio presidenziale di Camp David, dove Berlusconi fece sfoggio di un memorabile inglese divenuto un video cult in Rete, offrendo all'americano "le salutazioni del Presidente della mia Repubblica" e poi imbarcandosi in uno sgangherato elogio della bandiera a stelle e strisce che meritò alla fine i sarcastici complimenti di un incredulo Bush: "Ma lei parla proprio un ottimo inglese". E poi una capatina nel ranch del Texas, per il barbecue presidenziale.

Dietro il sipario, invece, le perplessità dell'America crescevano. "Il governo è alle prese con risse interne alla propria maggioranza" (erano i giorni delle liti fra l'Udc di Casini, la Lega di Bossi, Tremonti, fino all'uscita dal governo) e con una "stagnante situazione economica", notano i report diplomatici.

I contatti dell'ambasciata a Roma segnalano la montante agitazione del presidente del Consiglio che, visti i sondaggi negativi per lui nel 2006, implora Washington e domanda un colpo di teatro. "Dobbiamo domandargli in cambio chiarezza di comportamenti verso la Russia di Putin e l'Iran", avverte l'ambasciatore scrivendo al vice presidente Dick Cheney, essere "molto prudenti" con Berlusconi, che è "imprevedibile" e capace di "grandi gaffe pubbliche per seguire la sua strategia comunicativa", e il monologo gli viene concesso.

Leggerà un discorso alle Camere in italiano, senza simultanea, con versione inglese data ai 200 fra senatori e deputati presenti in aula, sui 535 totali, e le parti da applaudire già segnate in precedenza.

Concederà l'aneddoto, ma questo in inglese con la pronuncia figurata nel suo testo, della visita di un bambino nel cimitero militare di Anzio e Nettuno, con il padre, per rendere omaggio al sacrificio dei soldati americani, rivelando, senza sorpresa per nessuno, e con l'applauso anche dell'allora senatrice Clinton, che quel bambino era lui.

Nel pubblico, fra funzionari e portaborse parlamentari frettolosamente convitati, comparivano cuochi e ristoratori italiani di Chicago invitati per fare da platea osannante.

Ma Washington sapeva, e cominciava a sospettare, che cosa ci fosse dietro la maschera, l'inglese maccheronico, la vitalità giovanilista. Un uomo, un leader, che pochi mesi dopo il teatro a Washington, nel dicembre del 2006, dovette ricoverarsi per due settimane nella clinica di Cleveland specializzata in cardio chirurgia.

Per un "check up", disse la corte del presidente del Consiglio, o per l'inserimento di un pace maker destinato a regolare le aritmie e le fibrillazioni ventricolari, le più pericolose del cuore, come scrissero giornali meglio informati, creando da allora la necessità per l'ambasciata di sapere di più sulle sue condizioni.

Un uomo politicamente in via di logoramento fisico e politico, "con quel suo stile da pistolero" scriveva Spogli da Roma a Cheney, costretto dalle difficoltà interne a "puntare tutto sugli apparenti successi e sul prestigio internazionale".

Bush fece il possibile, per dare una mano al pistolero italiano e ne ricevette in cambio la definizione di "miglior presidente americano della storia", dopo che gli applausi sintetici avevano finito di echeggiare sotto le volte del discorso misericordiosamente concesso e raccontato in Italia come un trionfo. Ma ora sappiamo che cosa davvero pensassero coloro che lo applaudivano.

Uno dei senatori presenti in aula, Jim McDermott, democratico di Washington, lasciò lo spettacolo dopo il primo applauso. Nella capitale dell'impero, allora come oggi, lo show piaceva sempre meno. Ora lo sappiamo anche noi.


Il problema di Berlusconi
di Peter Gomez - Il Fatto Quotidiano - 2 Dicembre 2010

Il problema per Silvio Berlusconi non è quello che la diplomazia americana pensa di lui. E non rappresenta nemmeno un ostacolo insormontabile il sospetto, avanzato dalla Giorgia e fatto proprio da Washington, che tra il premier e “l’amico Putin” esista un patto per spartire presunte tangenti sul commercio di gas.

Le recenti e obbligate dichiarazioni di amicizia di Hillary Clinton e l’assenza di prove certe che corroborino le gravi accuse di corruzione internazionale, bastano al momento per dare al presidente del Consiglio qualche speranza di sopravvivere politicamente a questa parte del caso Wikileaks.

Durissime nell’immediato, minacciano invece di essere le conseguenze di un altro spezzone dei cablogrammi dell’ambasciata americana a Roma. Quella in cui l’ambasciatore Ronald Spogli, prima, e l’ambasciatore David Thorn, poi, raccontano ciò che è stato loro riferito dagli amici e gli alleati di Berlusconi: il sottosegretario Gianni Letta, il presidente della commissione difesa del senato, Giampiero Cantoni e il ministro per il Federalismo, Umberto Bossi. Tre importanti esponenti politici del centrodestra a cui, è facile prevederlo, si aggiungeranno presto altri nomi.

La pubblicazione della straordinaria documentazione di Wikileaks è infatti appena cominciata. E di certo durerà a lungo. Forse più dell’attuale governo italiano.

È ovvio che i dispacci inviati a Washington riportino fedelmente quanto detto da coloro i quali frequentavano la sede diplomatica di via Veneto. Le smentite dei diretti interessati sono di rito e lasciano il tempo che trovano.

Dalla lettura delle carte emerge così prepotentemente il vero problema di Berlusconi (e degli italiani). Da più di un anno e mezzo, nemmeno chi gli sta accanto si fida più del premier.

Qualcuno, come il ministro degli Esteri Franco Frattini va in giro a dire di non condividere la sua politica nei confronti di Putin, ma di essere costretto a eseguire “gli ordini” ricevuti. Altri, come Letta, spiegano che “è fisicamente debole”.

Aggiungono che fa troppe feste (Cantoni) o lo descrivono come un paranoico ossessionato da complotti organizzati dai servizi segreti, dalla magistratura e addirittura dal presidente della Repubblica.

Niente di sorprendente per chi, come i giornalisti di questa testata, ha riportato e analizzato le cronache politiche e giudiziarie degli ultimi 14 mesi. Berlusconi, per chi lo vuol vedere, un pregio ce l’ha: per molti versi è trasparente.

Qualcosa di clamoroso, invece, se si pensa a chi sono le fonti dei diplomatici Usa: gli uomini più vicini al premier. I parlamentari che adesso dovrebbero continuare a tentare di sostenere il suo governo, pur sapendo (e sopratutto dicendo in privato) come stanno le cose.

Per questo, in attesa del voto di fiducia del 14 dicembre, il problema di Berlusconi (e del Paese) non è quello che pensano gli americani, ma quello che gli amici e gli ex dipendenti del presidente del Consiglio, pensano di lui.

È ovvio (o lo dovrebbe essere) che non può restare alla testa del nostro esecutivo chi si trova in simili condizioni mentali e di salute. È ovvio (o lo dovrebbe essere) che non può ottenere pubblicamente la fiducia chi non la ottiene in privato.

Se le cose stanno come raccontato dai suoi fedelissimi, l’obiezione secondo cui chi è stato votato dalla maggioranza degli italiani ha il diritto-dovere di governare, non ha più più senso. E anzi i parlamentari che sostengono di rappresentare il popolo, e stanno accanto al premier, hanno il dovere (se non sono semplicemente figuranti a libro paga) di dirgli di farsi da parte.

Accadrà tutto questo? Ne dubitiamo. O almeno dubitiamo che se ciò avverrà sarà per qualche tipo di remora morale da parte della corte di Berlusconi. Più facile, anzi quasi scontato, che nelle prossime settimane si assista, con il moltiplicarsi delle rivelazioni e l’acuirsi della crisi economica, a una fuga sempre più evidente e di massa dalle fila del Pdl.

Una fuga non di uomini, ma di topi. Gente che per anni si è ingrassata ingozzandosi con il formaggio del Potere. E che ora freme, pronta a mettersi alla ricerca di una nuova e più invitante caciotta.


Dimissioni
di Ezio Mauro - La Repubblica - 3 Dicembre 2010

In un brutto giorno per l'immagine del nostro Paese nel mondo, il Presidente del Consiglio ha incassato tre sfiducie, che lo rendono ormai palesemente inadatto a governare una grande democrazia occidentale.

In Parlamento Fini, Casini, Rutelli e Lombardo hanno portato tutti i loro uomini a firmare una formale mozione di sfiducia nei confronti del governo e dunque a partire da oggi, sommando queste firme con quelle già pronte del Pd e dell'Idv, il ministero Berlusconi non ha più una maggioranza politica.

Ma dalla valanga di WikiLeaks emerge un altro elemento di drammatica e crescente fragilità. È la insistita e costante diffidenza dell'amministrazione americana - espressa nel normale svolgimento del suo lavoro quotidiano riservato e dunque autentica - nei confronti del Premier italiano a causa del suo rapporto pericoloso con Putin.

Una relazione che la diplomazia americana sospetta basata su affari inconfessabili e addirittura su tangenti, oltre che su un mimetismo machista e autoritario: e che viene descritta nei dispacci riservati come innaturale per un leader occidentale, dunque politicamente allarmante.

Infine, com'era naturale attendersi, questa serie crescente e patente di anomalie (che Repubblica denuncia da anni, ma che molti scoprono solo oggi, di rimbalzo dall'America) provoca delusione, disagio e inquietudine all'interno dello stesso santuario del potere berlusconiano in disfacimento, da dove escono i racconti ormai rassegnati ed esasperati dell'inner circle del Premier: dall'ossessione per i festini agli scontri con Napolitano, all'uso politico pilotato degli scandali altrui, nel tipico disvelamento che accompagna ogni crepuscolo di regime.

Davanti a queste tre sfiducie il Presidente del Consiglio ha un dovere preciso. Salga dal Capo dello Stato per assumersi per una volta la responsabilità di questo indebolimento del Paese e del suo sistema politico e istituzionale, e annunci subito che si dimetterà un minuto dopo il voto sulla legge di stabilità economica: evitando così di provocare altri danni all'Italia.