sabato 1 novembre 2008

Elezioni USA: esito incerto ma problemi certi per il prossimo presidente

Un paio di articoli sulla sfida elettorale per conquistare la Casa Bianca, quando mancano ormai solo 3 giorni all’appuntamento con le urne, e un prospetto che riassume gli enormi problemi che dovra’ affrontare il prossimo presidente USA.

E’ gia’ finita?
di Alessandro Ursic – Peacereporter – 31 Ottobre 2008

Elezioni Usa, tutti i sondaggi danno Obama in vantaggio. Ma i Democratici non sono tranquilli

Sono settimane che i sondaggi danno Barack Obama in vantaggio, e ogni giorno che passa è un giorno in meno per la possibile rimonta di John McCain. Ma gli stessi sondaggi raccontano realtà diverse: il margine di Obama varia di un'enormità a seconda dell'istituto, contribuendo a rendere i Democratici nervosi. Il timore è che parte degli intervistati, percependo quanto sia politicamente scorretto esprimere pensieri razzisti, dica ai sondaggisti che voterà per Obama, anche se il colore della sua pelle potrebbe fargli cambiare idea. E' un fenomeno conosciuto in America con il nome di "effetto Bradley". E anche se la sua esistenza è materia di dibattito, i Repubblicani si aggrappano ad esso per sperare di vincere.

Le origini del fenomeno. Nel 1982 il sindaco afro-americano di Los Angeles, il democratico Tom Bradley, era il grande favorito per diventare governatore della California. Un mese e mezzo prima prima delle elezioni, i sondaggi lo davano in vantaggio di 14 punti sul repubblicano George Deukmejian. A poche settimane dal voto quel margine era dimezzato, ma fino all'ultimo i sondaggi continuavano a dare Bradley in testa, anche negli exit poll: alla fine, però, il candidato democratico venne sconfitto. Sulle cause di quella disfatta si discute ancora oggi. C'è chi fa notare come altri fattori abbiano giocato contro Bradley - il suo sostegno a una legge più restrittiva sul possesso di armi, o l'aver sottovalutato l'effetto del voto per posta - e persino l'allora direttore della campagna di Deukmejian lo considera "una leggenda". Secondo Dan Hopkins, un ricercatore di Harvard che ha studiato tutte le elezioni - dal 1989 al 2006 - per governatori e senatori dove tra i candidati c'era anche un afro-americano, ha concluso che un "effetto Bradley" è costato questi candidati tra i due e i tre punti percentuali, svanendo però dopo la metà degli anni Novanta.

I sondaggi per Obama. I rilevamenti statistici per la corsa alla Casa Bianca stanno dando però risultanti altalenanti. Tra le decine di sondaggi pubblicati nell'ultima settimana prima del voto, c'è accordo solo sul fatto che Obama sia in vantaggio a livello nazionale. Ma il problema è capire di quanto: si trovano istituti che gli danno 15 punti di vantaggio, altri che lo danno in testa solo di due. Obama può trovare conforto dai numeri degli Stati considerati in bilico, quelli che contano davvero: sembra godere di vantaggi rassicuranti, oltre i sette punti percentuali, in Ohio, Pennsylvania e Virginia, mentre ha portato all'incertezza Stati sui cui i repubblicano contavano fino a poco tempo fa, come il North Carolina e il Colorado. La grande varietà di risultati viene spiegata da alcuni analisti con le diverse metodologie: alcuni sondaggi interpellano solo i cittadini che hanno votato quattro anni fa, altri chiamano solo a casa, altri ancora inseriscono quelli che hanno solo il cellulare, tendenzialmente più giovani e più pro-Obama. Secondo alcuni osservatori, un'insolita affluenza tra gli afro-americani potrebbe non essere recepita dai sondaggi visti finora.

Numeri discordanti. Qualcosa però non quadra. In un sondaggio di luglio, il 94 percento degli americani si è detto disposto a votare per un presidente afro-americano, ma il 25 percento ha ammesso di conoscere molte persone che non lo farebbero. E solo il 68 percento che il paese sia pronto a vedere la Casa Bianca guidata da un nero. Numeri che suggeriscono un potenziale bacino di "mal di pancia" da parte di molti elettori di fronte alla prospettiva del primo presidente afro-americano. Poi, ognuno può vedere il bicchiere come vuole. Secondo un sondaggio della Cnn appena pubblicato, sette statunitensi su dieci credono che la razza dei due candidati non sarà un fattore per il loro voto. Rispetto alla stessa domanda fatta tre mesi fa è un nove percento in meno, e si fa notare che stiamo parlando anche di afro-americani che sceglieranno Obama solo per il colore della sua pelle, non solo di bianchi razzisti. C'è spazio per le interpretazioni dei numeri, insomma. Ma appunto per questo l'ombra dell' "effetto Bradley" continuerà ad aleggiare fino a quando i numeri diventeranno quelli ufficiali.


I numeri della crisi
da Peacereporter – 31 Ottobre 2008

Gli Usa arrivano alle elezioni mentre temono la recessione. Ma l'economia non è l'unico problema da risolvere

A pochi giorni dalle elezioni, ecco un'istantanea degli Usa. Chiunque sia il prossimo presidente, dovrà fare i conti con questi numeri:

  • 9,5 milioni di disoccupati, il 6,1 percento della popolazione, livello paragonabile al post 11 settembre

  • 550.000 case pignorate nel solo 2008, altre 2,8 milioni previste entro la fine 2009

  • 45,7 milioni di americani senza assicurazione medica, 100 milioni assicurati solo attraverso la propria azienda: se perdessero il lavoro perderebbero anche la copertura medica

  • 37 milioni di americani vivono sotto la soglia della povertà, un quarto sono afro-americani, il 20 percento sono minori sotto i 18 anni

  • 700 miliardi di dollari concessi dallo Stato ai signori di Wall Street dopo il crollo delle Borse di fine settembre scorso

  • 3.000 miliardi di dollari spesi per la guerra in Iraq, oltre 4.000 soldati morti, 31.000 feriti

  • 250 milioni di armi da fuoco in circolazione, una famiglia americana su due possiede almeno una pistola