giovedì 22 maggio 2008

L'antipasto di Frattini

Frattini è appena ritornato alla guida della Farnesina e già si vedono i primi “risultati”.
Ha esordito proponendo un cambiamento delle regole d’ingaggio per il contingente UNIFIL in Libano ma è stato prontamente zittito dai vertici militari italiani, in particolare dal generale italiano Graziani alla guida della missione ONU, che non ne vogliono proprio sapere di modifiche.

Poco dopo sono scoppiati gli scontri tra le varie milizie libanesi e ovviamente Frattini si è ben guardato dal ritornare sull’argomento ammutolendosi del tutto.
Però domenica prossima farà una bella gita a Beirut, ospite del Parlamento libanese per assistere alla seduta che finalmente eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica, il generale Suleiman.

Dopo questo primo svarione, Frattini ne ha commesso subito un altro quando ha annunciato che il nuovo governo italiano avrebbe tenuto una linea più “ferma” verso l’Iran rispetto al governo Prodi, dichiarandosi anche d’accordo per un ulteriore inasprimento delle sanzioni.
E si è subito beccato un beffardo rimprovero dal portavoce del ministero degli esteri di Teheran, Mohammad Ali Hosseini, che ha dichiarato “L'Iran si aspetta che il governo italiano abbia una posizione più realistica e non si faccia influenzare dalle affermazioni irrealistiche di altri Paesi”.

Ma non finisce qui. Frattini ha dovuto pure rispondere alle dure critiche del governo spagnolo verso la politica sull’immigrazione decisa dal nuovo governo.

Infine ieri ha dichiarato che sulla missione militare in Afghanistan “c’è bisogno di adeguarsi rapidamente alle minacce… l’Italia è pronta a discutere con la Nato la revisione dei caveat al fine di garantire una maggiore efficacia e flessibilità di impiego delle nostre truppe”.
Cambiamenti che saranno discussi alla conferenza sull’Afghanistan in programma per il 12 giugno a Parigi e saranno resi operativi ad agosto, quando l’Italia lascerà il comando della capitale Kabul ai francesi, spostando tutto il contingente (2.600 soldati) sul fronte occidentale di Herat e Farah.
Naturalmente queste sue dichiarazioni hanno subito incontrato l’approvazione del segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer.

Se poi aggiungiamo anche il rapimento dei due cooperanti italiani in Somalia, bisogna proprio ammettere che in pochi giorni Frattini si è già creato, volontariamente e non, una bella serie di gatte da pelare...complimenti.


Italia provincia d’Israele
di Maurizio Blondet – Effedieffe – 22 Maggio 2008

Lettore antelucano di giornali, Siro mi manda due SMS:
«PDL piazza Nirenstein e Ruben in commissione affari esteri. Curiosa coincidenza: che cosa di ‘estero’ devono mai tutelare questi due deputati ‘italiani’»?
«Berlusca apre TV per Paesi del Maghreb. La pornocrazia dell’occidente giudaico-cristiano più efficace del napalm».

Eh sì, sono queste le vere «svolte» del governo cosiddetto «di destra». Quelle strombazzate da tutti i grandi media improvvisamente non più ostili saranno bocciate dalla Corte Costituzionale o semplicemente inapplicabili. Il reato d’immigrazione clandestina, l’aggravante per atti commessi da immigrati eccetera, tutte configurano «leggi razziali» (in quanto comminano pene aggravate in base alla condizione soggettiva della persona), e finiranno nel tritacarne costituzionale e sotto i fulmini di Bruxelles.

Il carcere per chi si oppone alle discariche campane? Figurarsi che deterrente, per camorristi e pregiudicati incalliti. Vietati i matrimoni di comodo: vecchietto e badante dovranno dimostrare che convivono da due anni? E chi lo controllerà, i vigili urbani? Avremo un poliziotto sotto ogni talamo? Arresti e pene draconiane per chi affitta «in nero» ad extracomunitari? Benissimo: e gli intracomunitari, e gli italiani?

Praticamente tutte le locazioni, dalla Lombardia in giù, sono in nero almeno parziale. Una simile legge darà un potere di ricatto dei locatari sui locatori, e farà sparire il già asfittico mercato degli affitti, comporterà altre intrusioni nella vita privata, non esattamente liberali. A meno che non soccorra il rimedio italiota universale: la non-applicazione pura e semplice, sia pur con spada di Damocle incorporata.
Ma anche questo è nella tradizione: tutti noi incensurati lo siamo solo per caso, finchè il potere italiota non decide di contestarci una delle decine di reati che commettiamo ogni giorno per riuscire a campare: evasioni dall’IVA (su richiesta dell’idraulico e del dentista), detenzione di armi da guerra (la baionetta del nonno, 15-18), mancata dichiarazione di badante, falsi in atto pubblico... il Salame decisionista, mutando infrazioni amministrative in delitti penali, è riuscito in quel che pareva impossibile: aumentare il numero dei cittadini criminali di fatto, perseguibili ad arbitrio.

Una specialità - la persecuzione dell’incolpevole - che eravamo abituati a considerare «comunista», alla Visco o alla Lenin. Ora è «liberale». Le sole gravi novità sono quelle che segnala l’amico Siro.

Occorre avvertire che Ruben e la Nirenstein sono cittadini israeliani: ogni ebreo lo è di diritto, per jus sanguinis, loro lo sono anche di fatto. Due stranieri alla Commissione esteri. Sarebbe il caso di chiedere loro un giuramento di lealtà, perchè dichiarino quale patria si sentono in dovere di servire. Ma la risposta viene da sè. E già aver scritto questa frase ci farà incolpare, una volta di più, come «antisemiti» (altro reato potenziale che ci pende sul capo). Ma Giuliano Amato voleva imporre tale giuramento di lealtà ai musulmani cittadini: perchè a quei due likudnik no? A quei guerrafondai sionisti?
Anche questo dice che la tendenza a sancire il razzismo per legge travalica gli «schieramenti». Si tratta, precisamente, del razzismo sancito per legge e praticato in Israele. Ora lo jus judaicum (due pesi due misure, talmudicamente, in base al sangue) è esteso anche all’Italia. Siamo la loro colonia.

Non c’è bisogno di sottolineare l’altra «novità»: l’israeliano che è stato messo al ministero degli Esteri annuncia la sua «svolta» in Afghanistan. In pratica, i nostri soldati, che oggi sono lì come ISAF in funzione non combattente, saranno mandati a battersi a fianco di americani, inglesi e canadesi. Saremo dunque coinvolti in una guerra demenziale, e per giunta già perduta. Non solo il Pakistan, ma anche Karzai, raccomandano di aprire trattative coi talebani, anzichè combatterli. L’ambasciature russo a Kabul Zamir Kabulov, che fu giovane diplomatico sovietico nella stessa capitale nel 1977, dice con malcelata soddisfazione: «Non c’è errore commesso dall’URSS qui in Afghanistan che non sia stato ripetuto dalla comunità internazionale: sottovalutazione della nazione afghana, la convinzione nella superiorità nostra e nella inferiorità loro, la mancanza di conoscenza delle strutture etniche e sociali del Paese, la incomprensione delle tradizioni e della religione» (1).

Persino i poteri forti americani, quelli veri (da Kissinger a Brzezinski), preoccupati del liberismo globale in pericolo, già si preparano a come governare il mondo dopo Bush l’idiota unilateralista, e pensano di tornare al multilateralismo e al soft-power, al Washington Consensus morbido (2). La politica estera di Bush è agli stracci. Il Salame e i suoi israeliani di riferimento ci trascinano in ritardo in quella rovina, perchè Bush lo vuole, perchè Olmert lo vuole. E perchè a Berlusconi la politica estera non interessa, non ci capisce un’acca e non legge nulla. Gli è parso furbo appaltarla alla Sacra Giudea Unita. Ne avremo qualche morto inutile fra i parà. Se non di peggio: un otto settembre asiatico, con l’abbandono delle nostre truppe in Asia.

Persino il Council on Foreign Relations, per bocca del suo massimo esperto sull’Iran Ray Takeyh, considera saggio «concedere a Teheran una capacità di arricchimento nazionale» e «negoziare un accordo che venga incontro almeno a una parte delle loro domande». E’ una posizione che si affermerà quando Bush avrà sloggiato le bottiglie di whisky dalla Casa Bianca. Ed è convergente con quella tratteggiata dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: meglio «garantire la sicurezza dell’Iran e riconoscergli uno status eguale nel risolvere i problemi del Medio Oriente» (3).

Invece Frattini sancisce: «Tutta l’Europa, Italia compresa, deve essere unita sulla linea delle sanzioni all’Iran». Ci porta allo scontro con l’Iran, con effetti che pagheremo carissimi, dato che il petrolio sale verso i 200 dollari (grazie a Bush), e che l’Iran, terzo produttore mondiale, sarà sempre più ricco e influente nell’area. Perchè lo vuole il Likud, perchè lo vuole il Talmud. E naturalmente la cittadina israeliana Nirenstein.

Berlusconi si è messo in testa di dare un aiutino in stile Mediaset alla politica fallimentare e presto liquidata di Bush: facendo quello che crede di saper fare, una TV «moderna e tollerante» diretta ai paesi nordafricani. L’esportazione delle veline e della volgarità. Su questa impresa da ritardo mentale e morale, non trovo di meglio che lasciare la parola a una lettrice seria, Carla L.

«E’ stato escogitato il sistema certo ed efficace per distruggere il mondo arabo, incenerirlo definitivamente, spegnere ogni possibile peculiarità e diversità culturale: l’istituzione di un canale televisivo, frutto della collaborazione di Berlusconi e Tarak Ben Ammar, tale Nesma TV, una copia di Canale 5, con gli stessi programmi, giochi, caratteristiche. A detta di Berlusconi essa mira a ‘diffondere un modello di vita moderno, tollerante, aperto’. La platea cui si rivolgerà è vastissima: dal Marocco alla Libia, decine di milioni di persone. Si prepara una nuova ‘normalizzazione’, più efficace di occupazioni militari con carri armati. Per chi considera ancora il mondo arabo, per quanto già mutato, ancora il ‘Katekon’ in quest’area del mondo, con la sua millenaria cultura, con ritmi di vita antichi, relazioni familiari ancora solide, una religione ancora praticata, che detta norme, stili di vita, valori, in grado di fronteggiare e opporsi al nuovo ordine mondiale, ebbene tale notizia è molto dolorosa e preoccupante. Spero solo questo: che sulla scorta delle esperienze dolorose subite da nazioni come l’Italia, che in pochi anni è stata devastata e annientata, annullando secoli di civiltà e tradizioni, gli amici arabi, attraverso gli uomini di cultura, le loro guide spirituali, ma anche i padri di famiglia siano più accorti, più critici, preparino meglio i loro figli a questa ‘modernizzazione senza progresso’ e non facciano come gli italiani dei passati decenni che ingenui e disarmati hanno aperto le porte al cavallo di Troia che poi li avrebbe distrutti».

Italia colonia di Sion. La colonia noachica per sua volontà. La provincia babbea.

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1) Arnaud De Borchgrave, «Kinetic response», Washington Times, 20 maggio 2008. «Speaking privately, not for quotation, Pakistani officials say NATO should encourage Afghan President Hamid Karzai to negotiate a deal with Taliban ‘moderates’ for a coalition government - or fight on for another 10 years, with no hope of a clear-cut victory».
2) Mark Engler, «How to rule the world after Bush», Asia Times, 19 maggio 2008. «The ‘free trade’ elite in the United States, upset by the George W Bush administration’s neo-conservative go-it-alone nationalism that disregarded multilateral means of securing influence, wants a ‘guerrilla assault’ to return to the softer empire of corporate globalization. These corporate globalists are now bidding to control the direction of the US's economic policy, and they see the Democrats as their best chance».
3) M.K. Bhadrakumar, «Bush’s Middle East policy in tatters», Asia Times, 20 maggio 2008. «The George W. Bush administration’s failure in rolling back Syrian and Iranian influence in Lebanon pales in comparison with the withering away of its Arab-Israeli ‘peace process’. Time and again during Bush’s recent Middle East tour, what emerged was the palpable sense that the US has been all but marginalized from a new Middle East that is taking shape. And now China, too, has appeared on the region’s chessboard». Si noti che Israele si prende il diritto di «trattare con la Siria», nonostante il divieto del burattino Bush («Non si parla coi nemici»); invece Frattini non consente all’Italia il diritto di «parlare con l’Iran». Puro servaggio verso il Padrone.