martedì 29 giugno 2010

L'Expo 2015 ha già stancato...

Tra 5 anni in teoria si dovrebbe tenere a Milano il famigerato Expo 2015, ma le recenti dimissioni dell'inutile e incapace Lucio Stanca confermano che il progetto è al limite del fallimento ancor prima del suo effettivo inizio, a un passo da una sua vergognosa rinuncia.

Ma per un ad che se ne va un altro entra in campo, Giuseppe Sala.

Seguirà le orme del suo disastroso predecessore o cambierà completamente il percorso finora intrapreso, attenendosi cioè scrupolosamente alla mission originale dell'Expo e non ai dettami dei soliti palazzinari da pera cotta?


L'Expo del cemento
di Luca Trada - www.beppegrillo.it - 27 Giugno 2010

Nel sito di Expo 2015 è riportata la "mission": "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, abbraccia tutta la sfera dell’alimentazione, dal problema della mancanza di cibo in alcune zone del mondo a quello dell'educazione alimentare, fino alle tematiche legate agli OGM.".

In realtà, come spiegato nel video, la sua "mission" è un'altra: rendere edificabili zone agricole, costruire palazzi, cementificare. Non sarà il pianeta a essere nutrito, ma palazzinari, immobiliaristi, politici, faccendieri di ogni genere.

Chi li nutrirà? Chi finanzierà la cementificazione di quello che resta della Provincia e del Comune di Milano? Non le banche, non i costruttori e certamente non Mortizia Moratti. Il conto dell'Expo 2015 sarà pagato dai cittadini, a iniziare dai milanesi, che al posto dello sviluppo della mobilità privata (nuove linee metropolitane, la mappatura della città con piste ciclabili) e di nuove aree verdi (la riqualificazione dei Navigli, nuovi parchi urbani) avranno in cambio delle loro tasse, un'immensa colata di cemento.

Che cazzo c'entra la nutrizione del pianeta con la porcata chiamata Expo 2015? Nulla. Per questo Expo 2015 non si ha da fare. I miliardi di euro (nostri) per l'Expo non ci sono. Il Comune di Milano si indebiterà e scaricherà i costi sui cittadini e Tremorti sulle casse vuote dello Stato. Per cosa? Per quattro palazzinari che fanno il bello e il cattivo tempo con il culo degli altri e spadroneggiano nei Comuni?

Una buona notizia. La prima fatwa del blog ha colpito. Il bersaglio era il doppio stipendista Lucio Stanca, deputato e amministratore delegato di Expo 2015. Si è dimesso da amministratore e ora è "solo" monostipendista. Uno di meno. In settimana la prossima fatwa del blog. Si accettano suggerimenti.

Intervista a Luca Trada portavoce di No Expo.it:

Luca Trada: "Mi chiamo Luca, sono uno dei portavoce del Comitato No Expo, questa rete di soggetti vari: associazioni, comitati, centri sociali, singoli abitanti di questi territori che 3 anni fa si è messo in moto per osteggiare prima la candidatura di Milano Expo 2015 e che oggi cerca di portare avanti in questa città questa difficile battaglia di resistenza, di contrasto rispetto a questo grande evento da più parti disegnato come l’occasione salvifica per il futuro di questa città."

A chi serve l'Expo 2015 (espandi | comprimi)

Nonostante Expo sia stato assegnato a Milano crediamo che ci sia la necessità di mobilitarsi per provare a mettere tanti granellini di sabbia nell’ingranaggio della macchina e provare a evitare tante sciagure e tanti disastri in termini economici di territorio per il futuro di Milano, della Provincia e più in generale delle aree che saranno coinvolte in Expo. A chi serve Expo?

Expo da questo punto di vista è una splendida occasione, da un lato per perpetuare quel famoso modello lombardo o modello Milano di cui tanto spesso a vuoto e a vanvera si parla, quel modello che di fatto è fatto da 3 o 4 caratteristiche peculiari, completa finanziarizzazione, messa a profitto di tutto ciò che può essere finanziarizzato e messo a profitto in questa città, quindi dai beni comuni, la gestione ovviamente di servizi e istruzione, sanità, altri servizi alla persona in ambito della macchina comunale e degli enti locali, vuole dire privatizzazione del territorio, vuole dire territorio messo a rendita ovunque ce ne sia la possibilità e lo spazio e quindi cemento ovunque, per case, per strade, per ipermercati e centri commerciali.

L’altra faccia di questo modello lombardo è che tutto questo si basa fondamentalmente su un dumping sociale, su una sorta di corsa a precarizzare tutto ciò che è precarizzabile, diritti, redditi, condizioni di vita, condizioni di salute degli abitanti che abitano questi territori, pensiamo all’aria, all’acqua, ai milioni di metri quadrati di aree agricole, verdi che ogni anno vengono consumate tra Milano, Bergamo, Brescia, la direttrice Malpensa, tutte aree che da quando è scattata l’operazione Expo non hanno visto altro che un’ulteriore corsa al mattone, al progetto, all’edificio, al “facciamo qualcosa in nome di Expo” questo sulla testa delle popolazioni e quindi a chi serve?

Serve fondamentalmente ai signori del mattone, alle banche, alle compagnie di assicurazioni che in questa città controllano i grandi progetti come questo, come CityLife, servono ai soliti nomi: Pirelli, Ligresti, Cabassi, Compagnia delle Opere, Lega delle Cooperative perché il modello Milano poi è il modello che di fatto nel Paese sta andando avanti da anni. Costruire, quindi speculazione immobiliare e rendita fondiaria come unici elementi di traino del Paese e dell’economia.

E per fare questo si svende tutto, si svende la storia della città, il suo tessuto urbano, sociale, si regalano parti di questo sistema di potere, nella fattispecie milanese, alla Compagnia delle Opere, i servizi pubblici o i beni pubblici che gli enti locali devono privatizzare perché le spese di Expo qualcuno le dovrà pagare.

Tutto questo nel corso della più grande crisi che questo sistema ricordi da 80/100 anni a questa parte, quindi nella crisi Expo diventa ancora di più un catalizzatore di risorse, quindi uno strumento per guerre di potere, per spartirsi le spoglie di quel poco che resta di pubblico di questa città..
Il cemento, l’eredità di Expo 2015 (espandi | comprimi)

Se Expo è un alibi di fatto, quello che non è un alibi, che anzi sono conseguenze oggettive purtroppo sono i danni che Expo lascerà nel tempo, in eredità, Expo era l’occasione per rifare la città, era l’occasione per un rilancio dell’immagine di Milano nel mondo e soprattutto per fare tutte quelle cose che servivano alla città ma che altrimenti non si poteva fare.

Grazie a quello che ha fatto l’Amministrazione Comunale il primo atto ufficiale di Expo è stato decidere che quei terreni dopo Expo non saranno più terreni agricoli ma chi li ha di proprietà o chi li gestirà, quindi attualmente la proprietà è Fiera e Cabassi soprattutto, maturerà dei diritti volumetrici su quelle superfici, quindi un’area agricola che sparirà.

Seconda conseguenza di Expo l’abbiamo su tutte quelle opere che grazie a Expo sono diventate indispensabili, opere pensate quando ancora scrivevamo con le lettere A22, quindi i personal computer erano ancora un sogno, parlo di Pedemontana, di Brebemi, di questo gigantismo autostradale e di tangenziali ovunque che nell’epoca del riscaldamento globale, dei problemi climatici, di inquinamento, delle scarsità delle risorse petrolifere sono assolutamente anacronistici e noi nel 2015 ci fregeremo di avere realizzato qualche centinaio di chilometri in più tra bretelle, strade, autostrade, raccordi che consumeranno territorio e che saranno l’eredità delle future generazione, secoli a dimostrare quanto stupida è la razza umana quando pensa con un grande evento di risollevare le sorti di una popolazione, di un territorio.

Poi c’è il lavoro finto perché il lavoro finto di Expo che è il lavoro finto della fiera, che è il lavoro finto su cui questa città si basa sempre di più, sta prendendo il posto del lavoro vero perché ovunque nei comuni dell’hinterland si respira l’odore di soldi che potrebbero arrivare con qualche progetto legato a Expo, ecco che miracolosamente le aziende non diventano più interessanti, chiudono per lasciare spazio alla speculazione, dai casi più noti: l’Alfa di Arese, doveva essere il polo della mobilità sostenibile, probabilmente diventerà un ammasso di alberghi e centri commerciali.

Per arrivare a realtà più piccole, meno conosciute passando per Eutelia, all’Ares di Paderno Duniano, perché la cosa bella di Expo, bella chiaramente in senso ironico, è che non c’è comune che non stia trovando la scusa per fare qualcosa in nome di Expo, ma l’unica cosa che ci sembra che non venga fatta in nome di Expo è pensare seriamente a cosa vuole dire energia per il pianeta e alimentazione e cibo per tutti, questa è l’unica cosa che non verrà lasciata a seguito di Expo.
Chi paga Expo 2015? (espandi | comprimi)

C’è poi la terza bufala di Expo, quello che sarebbe un grande affare,certo è un grande affare per chi farà gli affari con Expo perché quello che ci hanno raccontato è che Expo si sarebbe ripagato da solo, che Expo l’avrebbero pagato i privati, che Expo non sarebbe costato ai cittadini, ma andiamo a vedere un attimo in realtà.

Oggi Expo cosa sta costando e cosa costerà in divenire, oggi Expo sta innanzitutto costando quei 1.400.000 di Euro, stanziati, poi che ci siano veramente è ancora tutto da dimostrare, ma a bilancio dello Stato sono stati messi con la Finanziaria 2009, la famosa legge 133 e che fanno parte di quei tanti miliardi spostati da scuola, università, ricerca scientifica, cultura e spostati dove? Cemento, grandi opere, Tav, autostrade, ponte sullo stretto e Expo, poi Expo chi lo sta pagando?

Lo stanno pagando i cittadini milanesi e i cittadini lombardi, lo stanno pagando perché? Perché comune, provincia e regione devono pagare i debiti della società Expo Spa, debiti per il momento minimi perché non avendo fatto per il momento niente, chiaramente parliamo di normali costi di gestione, ma è già qualche milione di Euro di debiti che gli enti locali dovranno ripianare e quindi giocoforza usando soldi pubblici.

Adesso poi c’è la grande bufala di Formigoni, facciamo gli affari con Expo, compriamoci l’area e per comprare l’area fa un giochino per cui crea una società, crea una società dove di fatto gli uomini al vertice saranno molto probabilmente Mondo e Compagnia delle Opere, lo stesso Mondo che esprime i vertici di ente Fiera, ossia ente Fiera il principale proprietario dell’area sito Expo, Ente Fiera che era nel Comitato promotore di Expo Milano 2015 e che ha scelto, essendo nel Comitato promotore la propria area come sito su cui realizzare l’eventuale esposizione e come poi nei fatti sta avvenendo.

Non so se questo gioco di parole ha reso l’effetto, ma credo che siamo di fronte all’ennesimo gigantesco conflitto di interesse all’italiana, che parte da Fiera e ritorna a Fiera passando per quella banda di potere chiamata Compagnia delle Opere, entourage di Formigoni che governa in questa Regione da 20 anni e che sta facendo con denaro pubblico ogni schifezza possibile, arricchendo i soliti noti e quindi il risultato è che con i soldi pubblici andremo non solo a far guadagnare Fiera ma a fargli un grosso favore perché nel frattempo la vecchia Fiera che non è CityLife ma la Fiera Milano City quella che nel 1996 era l’orgoglio di Albertini che veniva inaugurata come la vetrina con cui Milano si presentava al mondo oggi è obsoleta, non è più economica, non rende più, ecco che quindi c’è un altro regalo a Fiera perché lì sorgeranno di nuovo centro congressi, valorizzazione ennesima e i privati in questo ci stanno mettendo poco o nulla, un po’ perché le banche dei privati non si fidano e essendo gli immobiliaristi tra i più indebitati, non solo in Italia, le banche oggi agli immobiliaristi, alle società di costruzione non prestano nulla se non c’è il pubblico a farsi da garante.

In secondo luogo perché al di là di questi costi ci sono poi quelle opere connesse che dicevamo prima che anche lì sanno partendo solo con soldi pubblici, i famosi project financing, ma qui non se ne vede traccia.

Allora in buona sostanza a pagare saremo sempre noi e i profitti li faranno gli altri e pagheremo non solo soldi, ma pagheremo quelle risorse pubbliche che come dicevo inizialmente dovranno essere privatizzate per fare cassa, pagheremo i beni immobiliari svenduti per fare cassa, pagheremo il territorio consumato che è un bene comune anche quello, che non tornerà più, anche quello svenduto per fare soldi, ma alla città rimarrà ben poco, sicuramente non le metropolitane che avevano promesso e che invece guarda caso sono state tagliate quasi subito!
Expo poco democratica (espandi | comprimi)

Expo è un problema di democrazia sotto vari punti di vista, sicuramente è un problema di democrazia il fatto che tutto il percorso di scelta, di candidatura e oggi di gestione della macchina Expo è un processo che è stato tolto al controllo democratico dei cittadini, al controllo degli organi rappresentatividegli enti locali e appaltato a una società pagata con i soldi pubblici, ma gestita secondo l’aumento di privati e soprattutto su cui i controlli sono pochissimi, tutti strumenti che superano valutazioni a impatto ambientali, e norme urbanistiche diventa non probabile ma certa.

E’ un problema di democrazia perché la gestione di questa macchina è stata affidata a dei personaggi anche qui scelti al di fuori di quelli che erano gli enti locali che poi dopo li hanno foraggiati economicamente, non ultimo il caso di Stanca, catapultato qui al posto di Visenti perché il governo doveva mettere la mano su Expo, l’ennesimo conflitto di interessi di questa vicenda perché Stanca è parlamentare e Stanca nello stesso tempo Presidente di Expo Spa.

E' un problema di democrazia il fatto che in nome di Expo, in questa città si è già dimostrato, si vorrà nascondere sicuramente i problemi di questa città, si vorranno nascondere le voci che dissentono in questa città, basti pensare quello che è stato quando due anni e mezzo fa vennero per la prima volta a Milano gli ispettori del Bie, la prima cosa che si fece fu far sparire senzatetto, poveri cristi che dormivano per strada.

Se la democrazia deve essere anche sostanza e non forma, noi crediamo che Expo stia assolutamente agli antipodi, è per questo che crediamo che al di là di Stanca, Masseroli, Moratti, di tutti questi personaggi di questi nanetti come li abbiamo definiti alla corte di Crudelia Moratti, alla fine l’unica cosa seria che si può fare è evitare, che questi territori che l’interesse collettivo di questi territori perda per sempre perché come dicevamo prima la Milano post-Expo e la Lombardia post-Expo saranno molto differenti da adesso e sicuramente con meno democrazia, con meno diritti e con meno giustizia e eguaglianza sociale.

Allora secondo noi è importante continuare a battere chiodo, a diffondere, a fare controinformazione, essere presenti sui territori attaccati dall’operazione Expo e essere pronti perché prima o poi quelle che oggi fortunatamente sono solo chiacchiere tra uomini di potere, prima o poi diventeranno anche azioni e quando la macchina Expo partirà, dovremo essere pronti a saperla contrastare da subito, non solo più con le parole, ma ovviamente anche con i fatti, mettendo in gioco la partecipazione, la lotta, tutto quanto servirà per ostacolare lo scempio di questi territori, di denaro e risorse pubbliche.

Per approfondimenti, scaricare materiali, seguire la nostra attività, avere informazioni, contattarci potete fare riferimento al nostro sito noexpo.it o scrivere alla casella di posta info@noexpo.it .


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Lucio Stanca prende i soldi e scappa. Tutto da rifare per Expo 2015

di Gianni Barbacetto - www.ilfattoquotidiano.it - 25 Giugno 2010

L'ex ministro si dimette da ad dell'Esposizione universale. Tornerà alla camera Camera. Non ha risolto nessun nodo. Ha incassato 300mila euro

Dopo due anni, due mesi e 25 giorni dalla vittoria di Milano nella gara internazionale per l’Expo 2015, si torna al punto di partenza: l’amministratore delegato della società di gestione, Lucio Stanca, esce di scena.

Si ricomincia tutto da capo, con l’arrivo dell’attuale direttore generale del Comune di Milano, Giuseppe Sala. Stanca si è dimesso ieri, durante il consiglio d’amministrazione di Expo spa, ma già da tempo era manager dimezzato, sfiduciato e rimbrottato dai politici che contano nella partita (Roberto Formigoni in testa) come uno scolaretto che si applica poco e rende ancor meno. Per ultima era arrivata Diana Bracco, industriale farmaceutica e presidente di Expo, che in una letterina di nove pagine aveva dato il benservito a Stanca.

Bilancio ben scarso, quello dell’amministratore delegato, che in 14 mesi d’attività non è riuscito a sciogliere nessuno dei nodi sul tavolo, ma in compenso ha intascato un appannaggio di 450 mila euro (“Ma ho rinunciato a un terzo, perché ho ben chiaro il senso della crisi che il Paese sta attraversando”).

Ora che l’hanno fatto fuori, si capisce meglio il motivo per cui non ha rinunciato al doppio incarico, mantenendo anche il seggio alla Camera: non credeva neppure lui che ce l’avrebbe fatta a resistere ai vertici di Expo.

Ex manager Ibm, Stanca nel 2001 fu chiamato da Silvio Berlusconi, con grandi squilli di trombe, a reggere il ministero dell’Innovazione. Alle mirabolanti promesse di modernizzare l’Italia sono seguite ben misere realizzazioni, tra cui una carta d’identità elettronica annunciata ma di cui siamo ancora in attesa.

Il suo è stato un ministero così attivo, che nessuno si è accorto della sua soppressione. Ma Berlusconi è ricorso ancora a lui (diventato nel frattempo prima senatore e poi deputato del Pdl) quando ha dovuto riempire la casella dell’Expo rimasta vuota nel 2009, dopo un anno di polemiche e l’addio di Paolo Glisenti, manager di fiducia del sindaco Letizia Moratti.

L’investitura di Arcore non gli è bastata. Chi ha partecipato alle riunioni sull’Expo racconta uno Stanca non particolarmente brillante, che ogni tanto sembra addirittura assopirsi durante le discussioni.

Ma ciò che è mancato è soprattutto il suo contributo strategico. Non è riuscito a gestire i rapporti con il mondo della politica romana. Non è riuscito a convincere gli exposcettici guidati dal ministro Giulio Tremonti, impegnato più a tagliare i fondi che a finanziare l’impresa.

Non ha saputo convincere neppure Letizia Moratti, rimasta l’unica, grande sostenitrice dell’Expo. E mentre la posizione del sindaco andava via via indebolendosi, non ha saputo stringere un rapporto solido con Formigoni, che dal vertice della Regione è diventato l’uomo forte che può salvare l’operazione.

Così Expo ha divorato prima Glisenti, poi Stanca. Ora il terzo manager chiamato a portare l’esposizione 2015 fuori dalle secche è Giuseppe Sala, ex manager Pirelli e attualmente direttore generale del Comune di Milano. Ci riuscirà, o farà la stessa fine dei primi due? Sala ha fama di uomo concreto.

È considerato politicamente vicino al centrosinistra, tanto che nei giorni scorsi era stato fatto il suo nome come quello di un possibile candidato sindaco alle elezioni del 2011, contro Letizia Moratti. Il suo sponsor politico è Enrico Letta, area moderata del Pd. Ma Sala ha un rapporto consolidato anche con il gran consigliere di Silvio Berlusconi Bruno Ermolli, l’uomo a cui piace essere considerato il Gianni Letta di Milano.

È stato Ermolli a portare Sala a Palazzo Marino, 18 mesi fa, facendolo sedere sulla poltrona più importante dell’amministrazione milanese. Eppure tutto ciò non basterà a garantirgli il successo nel suo nuovo ruolo di salvatore di un Expo che, dopo due anni, due mesi e 25 giorni, deve ancora decollare.

Il nodo fondamentale da sciogliere resta quello dei terreni su cui impiantare l’iniziativa, in quell’area sghemba a nord di Milano tra Pero e Baranzate, contigua alla nuova Fiera. L’operazione era stata pensata da Formigoni proprio come l’occasione per sanare i conti in rosso della Fondazione Fiera.

Nella prima ipotesi, le aree (circa 1 milione di metri quadri, 70 per cento della Fiera di Milano, 30 del gruppo Cabassi) dovevano essere date in concessione alla società Expo per sette anni (2010-2017). Al termine, Fiera e Cabassi avrebbero dovuto tornarne in possesso, ma con alcune gradite sorprese: la possibilità di edificare.

La convenzione segreta sottoscritta nel giugno 2007 dal Comune e dai due proprietari stabiliva che nel 2017 l’area sarebbe stata restituita a Fiera e Cabassi con un indice 0,6 (ossia puoi costruire 6 metri quadri ogni 10, per un totale di 600 mila metri quadri). Indice poi addirittura innalzato a 1 dal nuovo piano di governo del territorio (Pgt) in approvazione a Milano (dunque si potrà costruire ben 1 milione di metri quadri).

Questa prima ipotesi è tramontata, perché il progetto di Expo fatto poi passare è stato quello “leggero” che prevede non grandi edificazioni, ma un immenso orto botanico planetario delle biodiversità, dei climi del mondo e delle loro tipicità alimentari. Con le coltivazioni, i prodotti, le eccellenze dei Paesi espositori.

Questa l’idea della consulta internazionale voluta da Letizia Moratti e formata da Stefano Boeri, Richard Burdett (quello che sta progettando le olimpiadi di Londra 2012), Jacques Herzog (quello dello stadio-nido di Pechino), William Mc Donough (collaboratore di Al Gore) e Joan Busquets (olimpiadi di Barcellona).

Con la collaborazione anche di Carlin Petrini, il papà di Slowfood. Ecco il nodo che Sala dovrà sciogliere. Continuare su questa strada, o tornare al progetto delle edificazioni e delle valorizzazioni immobiliari?

Scarica i documenti:

  • Conferenza stampa al termine della riunione del Coordinamento del progetto Expo 2015© Marco Merlini / LaPresse 12-03-2010 Roma Politica Palazzo Chigi, conferenza stampa dopo la riunione del Coordinamento del progetto Expo 2015 Nella foto l'ad di Expo2015, Lucio Stanca© Marco Merlini / LaPresse Rome, 03-12-2010 Politic Chigi Palace, press conference after Expo 2015 Coordination staff's meeting In the photo Expo 2015 managing director, Lucio Stanca

  • Conferenza stampa al termine della riunione del Coordinamento del progetto Expo 2015© Marco Merlini / LaPresse 12-03-2010 Roma Politica Palazzo Chigi, conferenza stampa dopo la riunione del Coordinamento del progetto Expo 2015 Nella foto l'ad di Expo2015, Lucio Stanca© Marco Merlini / LaPresse Rome, 03-12-2010 Politic Chigi Palace, press conference after Expo 2015 Coordination staff's meeting In the photo Expo 2015 managing director, Lucio Stanca