giovedì 23 luglio 2009

Honduras: la resa dei conti

Il presidente legittimo dell'Honduras Manuel Zelaya ha annunciato che oggi si trasferirà da Managua in due comuni sulla frontiera honduregna per tentare di rientrare in patria, dal momento che la mediazione voluta dagli USA e portata avanti da Oscar Arias in Costarica è fallita.

La proposta è stata accettata "da noi che volevamo essere tolleranti", dice Zelaya, "ma il gruppo golpista non ha accettato l'accordo, e questo riflette la bassissima qualità e superbia di chi ha preso il potere in Honduras [...] hanno assunto una posizione assurda in questa mediazione. Abbiamo ceduto solo noi, i golpisti non sono retrocessi di un centimetro e stanno insultando il mondo".

Zelaya ha infine sottolineato che "il diritto di rientrare in Honduras non me lo possono negare, la mia famiglia ha fretta di tornare a lavorare e inoltre ho un mandato popolare di cui nessuno mi può privare" e ha assicurato che nei prossimi giorni solleciterà gli organismi internazionali e i paesi del mondo, l'ONU e l'OSA a inasprire le misure contro l'Honduras di Micheletti.

Ma il tempo stringe e il muro contro muro è ormai irreversibile.


La Chiquita in America Latina
di Nikolas Kozloff - www.counterpunch.org - 17/19 Luglio 2009
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SEBADIMA

Quando i militari Honduregni hanno abbattuto il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya 2 settimane orsono, i vertici della multinazionale delle banane "Chiquita" hanno probabilmente tirato un sospiro di sollievo.

All'inizio di quest'anno la grande compagnia ortofrutticola si è unita alla "Dole" nel criticare il governo di Tegucigalpa quando quest'ultimo ha alzato la paga base del 60%. La Chiquita ha fatto presente che la nuova regolamentazione statale avrebbe drasticamente abbassato i loro profitti, imponendo alla ditta di sostenere costi maggiori di quelli ad esempio del Costarica: 0.20$ in piu` per gli ananas e 0.10$ per le banane, per ogni 15 Kg circa, tanto per essere precisi. Chiquita si è dunque lamentata della possibile perdita di milioni di dollari se fosse passata la riforma sindacale di Zelaya, considerando che la produzione complessiva si aggira sugli 8 milioni di quintali di ananas e sui 22 milioni di quintali di banane all'anno.

Quando il decreto sulla paga minima Ë stato approvato, la Chiquita ha cercato aiuto e si Ë appellata al "Honduras National Business Council" (COHEP in spagnolo) e il COHEP si è mostrato contrario tanto quanto la Chiquita.

Amilcar Bulnes, il presidente del gruppo ha argomentato che l'aumento della retribuzione base avrebbe comportato inevitabilmente la perdita di posti di lavoro e l'aumento della disoccupazione. COHEP riunisce in Honduras circa 60 associazioni di industriali e camere di commercio, con una vasta ramificazione in ogni settore dell'economia. Secondo lo stesso sito web della organizzazione la COHEP sarebbe il braccio tecnico e politico del settore privato in Honduras, favorirebbe gli accordi commerciali e fornirebbe "supporto critico" al sistema democratico locale.

Secondo la COHEP, la comunita' internazionale non dovrebbe imporre sanzioni economiche al governo golpista di Tegucigalpa, perchè questo peggiorerebbe i gravi problemi politici del paese. Nel suo "nuovo" ruolo di portavoce del ceto povero honduregno, la COHEP dichiara che l'Honduras ha gia' sofferto abbastanza per i terremoti, le piogge torrenziali e le crisi economica globale.

Prima di punire il nuovo regime, insomma, l' ONU e l'Organizzazione degli Stati Americani dovrebbero mandare osservatori in Honduras per quantificare il danno che le sanzioni porterebbero al 70% degli honduregni che vivono sotto la soglia di povertà. Bulnes nel frattempo ha espresso il suo supporto per il regime golpista di Roberto Micheletti e rileva come le condizioni politiche del paese non siano favorevoli ad un ritorno del presidente legittimo Zelaya.

Chiquita: Da Arbenz al "Bananagate"

Non è sorprendente che la Chiquita cerchi alleanze tra le le forze conservatrici dell'Honduras. Colsiba, il sindacato degli operai agricoli honduregni, afferma che la grande corporation americana non abbia nel passato adempiuto all'obbligo di fornire abbigliamento di sicurezza ai lavoratori e abbia puntato i piedi quando costretta a firmare accordi collettivi di lavoro in tutto il centro America.

Cosliba paragona le infernali condizioni di lavoro nelle piantagioni Chiquita a quelle dei campi di concentramento. Un paragone provocatorio che potrebbe contenere degli elementi di verit‡. Lavorando dalle 6.30 del mattino alle 7.00 di sera, le mani degli operai bruciano dentro i guanti di gomma. Alcuni di loro hanno solo 14 anni. Alcuni lavoratori hanno addirittura fatto causa per danni alla multinazionale americana per averli esposti agli effetti del DBCP, un pericoloso pesticida che puo' provocare sterilità, cancro e malformazioni fetali.

La Chiquita, gia' conosciuta come "United Fruit Company and United Brands" ha avuto una lunga e poco chiara storia politica nel centro America. Guidata da Sam "Banana Man" Zemurray, la United Fruit si è lanciata nel mercato della frutta tropicale all'inizio del XX secolo. Zemurray una volta ebbe a dire in una frase rimasta celebre: "In Honduras, un mulo costa più di un membro del parlamento." Nel 1920 la United Fruit controllava 650.000 acri della migliore terra dell'Honduras e quasi un quarto della terra arabile della nazione. Inoltre la compagnia controllava importanti strade e autostrade.

In Honduras le compagnie ortofrutticole emanano la loro influenza quasi in ogni settore della vita politica e militare e per la loro strategia "tentacolare" sono state definite delle autentiche "piovre". Coloro che non avevano un atteggiamento compiacente venivano a volte ritrovati a faccia in giù nei campi.

Nel 1904 l'umorista O.Henry coniò il termine "Repubblica delle Banane" proprio per sottolineare il comportamento della United Fruits in Honduras. Nel Guatemala la United Fruit supportò il golpe, spalleggiato dalla CIA, attuato ai danni del presidente Jacobo Arbenz, un riformatore che aveva osato portare avanti un pacchetto di riforme agrarie. La cacciata di Arbenz portò a un trentennio di guerra civile nel Guatemala. Nel 1961 la United Fruit inoltre prestò le proprie navi per il tentativo di sbarco della CIA nella Baia dei Porci a Cuba.

Nel 1972 la United Fruit (ormai United Brands) appoggiò l'ascesa al potere del generale honduregno Oswaldo Lòpez Arellano. Il dittatore comunque fu costretto alle dimissioni dopo il noto scandalo "Bananagate", che mise in luce i legami di corruzione tra la corporation e il presidente Arellano.

Una corte federale accusò la United brands di avere fornito illegalmente 1.25 milioni di dollari con la promessa di altri 1.25 milioni se fossero state abbassate le tasse sull'export di frutta. Durante il Bananagate il presidente della "United" cadde da un grattacielo di New York in quello che fu definito un "suicidio".

Gli Anni di Clinton e la Colombia

La United entrò in affari anche in Colombia e nel 1928 3.000 lavoratori iniziarono uno sciopero per chiedere migliori retribuzioni e condizioni di lavoro. All'inizio la compagnia si rifiutò di trattare e solo successivamente acconsentì ad alcune rivendicazioni minori, bollando le altre richieste come "illegali" o "impossibili". Quando gli scioperanti rifiutarono di disperdersi i militari spararono sugli operai provocando delle vittime.

Magari penserete che la compagnia abbia riconsiderato il suo atteggiamento sindacale dopo questi fatti, ma già nel 1990 la compagnia strinse delle alleanze con gruppi paramilitari della estrema destra. Chiquita si spinse a pagare più di un milione di dollari il personale, sostenendo di averlo fatto solo per ottenere servizi di protezione.

Nel 2007 Chiquita sborsò 25 milioni di dollari per regolare l'inchiesta del Dipartimento di Giustizia Americano su quei pagamenti. La Chiquita ha così avuto l'onore di essere la prima compagnia accusata di stringere accordi finanziari con una organizzazione terroristica.

In un processo intentato contro la Chiquita, le vittime della violenza paramilitare affermarono che l'azienda aveva fomentato reati gravissimi come il terrorismo, i crimini di guerra e i crimini contro l'umanità. Un avvocato della parte civile affermò che le relazioni della Chiquita con i paramilitari "coinvolgevano quasi ogni apetto della vendita e della distribuzione delle banane grazie ad un autentico regno del terrore".

Tornato a Wahington Charles Lindner, presidente della Chiquita, si interessò a migliorare i suoi rapporti con la Casa Bianca. Lindner era stato un importante sostenitore del Partito Repubblicano ma saltò dall'altra parte e cominciò a finanziare la campagna di Bill Clinton e dei Democratici. Clinton ripagò Lindner diventando un accanito sostenitore del governo di Andreas Pastrana, responsabile della proliferazione degli squadroni della morte di estrema destra. In quegli anni gli USA stavano seguendo una politica di libero commercio in America Latina, una strategia portata avanti dal un vecchio amico d'infanzia di Clinton, Thomas "Mack" McLarty. Nella Casa Bianca McLarty lavorarava come inviato speciale in America Latina: si tratta di un personaggio dal profilo interessante su cui torneremo a breve.

La Holder-Chiquita "Connection"

Considerando la politica di alleanze sottobanco della Chiquita in America Centrale e in Colombia, non appare sorprendente che la compagnia abbia in seguito cercato l'appoggio del COHEP in Honduras. In aggiunta al lavoro di lobbing locale, Chiquita non trascurò neppure di stringere forti relazioni con importanti uffici legali di Washington. Secondo il "Center for Responsive Politics", la Chiquita ha pagato oltre 70.000 dollari in finanziamenti alla Covington e Burling negli ultimi tre anni.

La Covington è una importante azienda che fornisce consulenza a svariate corporation multinazionali. Eric Holder, l'attuale procuratore generale, assistente per la campagna di Obama ed ex vice procuratore generale sotto Bill Clinton, ha difeso la Chiquita come capo dei consulenti nella causa intentatale dal Dipartimento di Giustizia. Dal suo ufficio nell'elegante quartier generale della Covington a Manhattan, Holder ascoltò Fernando Aguirre, presidente della Chiquita, per una colloquio di sessanta minuti sugli squadroni della morte colombiani.

Holder apprese che la compagnia era stata accusata di "collusione con una organizzazione considerata ufficialmente terroristica". L'avvocato che già percepiva un sostanzioso salario dalla Covington (oltre 2 milioni di dollari) negoziò una transazione bonaria in cui la Chiquita pagò soltanto 25 milioni di dollari in 5 anni. Scandalosamente nessuno dei 6 dirigenti della compagnia che avevano approvato i finanziamenti fu mai arrestato.

Il Curioso Caso della Covington

Guardando un poco più in profondità scoprirete che non solo la Covington rappresenta la Chiquita, ma si fa carico di spingere il governo verso una politica aspramente conservatrice in America Latina. Covington ha cercato e ottenuto una alleanza strategica con Kissinger (Chile, 1973) e con la "McLarty e Associati" (lo stesso "Mack" McLarty dell'era Clinton), affermato studio di consulenza strategica.

Dal 1974 al 1981 John Bolton lavorò come associato alla Covington. Come ambasciatore degli USA sotto George Bush, Bolton fu un duro avversario della sinistra in America Latina, in particolare di Hugo Chavez. Inoltre John Negroponte è da poco diventato vicepresidente della Covington. Negroponte Ë un ex Vice Segretario di Stato, direttore della "National Intelligence" ["N.I.S.", ndt] e rappresentante degli USA alle Nazioni Unite.

Come ambasciatore in Honduras dal 1981 al 1985, Negroponte ebbe un ruolo chiave nell'assistere i ribelli Contras, spalleggiati dagli USA, nel tentativo di abbattere il regime Sandinista in Nicaragua. Gruppi per la difesa dei diritti umani hanno duramente criticato Negroponte per avere ignorato le violazioni dei diritti umani compiute in Honduras dagli squadroni della morte, terroristi sostenuti e parzialmente addestrati dalla CIA. Inoltre quando Negroponte servì come ambasciatore nella capitale Tegucigalpa, il suo ufficio divenne uno dei centri nevralgici della CIA in America Latina, grazie ad un cospicuo aumento degli addetti.

Seppure non vi siano evidenti legami tra la Chiquita e il recente colpo di stato in Honduras, esiste un sospetta confluenza di personaggi ambigui e pezzi grossi della politica, tale da far sperare in nuove e più accurate indagini. Dalla COHEP alla Covington a Holder a Negroponte a McLarty, la Chiquita ha sempre cercato le sue amicizie nelle alte sfere, amicizie che non hanno alcuna simpatia per il progetto politico di Zelaya a Tegucigalpa.


Il prezzo della democrazia
di Giorgio Trucchi - Peacereporter - 22 Luglio 2009

Intervista al presidente eletto dell'Honduras, Manuel Zelaya


Dopo la conclusione della conferenza stampa con il presidente dell'Honduras, Manuel Zelaya Rosales, che si è svolta nell'ambasciata honduregna a Managua, salgo sulla macchina con cui si spostano il presidente ed il suo ministro della Presidenza, Enrique Flores Lanza, diretti ad un'intervista con un canale televisivo internazionale.
Mancano pochi giorni o forse poche ore all'atteso ritorno del presidente Zelaya in Honduras, e nell'oscurità dell'auto cominciamo questa intervista in esclusiva per il Sistema informativo della UITA.

In questi giorni ha annunciato la sua intenzione di ritornare in Honduras a qualunque costo. È una decisione definitiva?
Non si tratta di qualcosa che attenta contro la stabilità del paese, al contrario è la ricerca di una soluzione e della stabilità. Speriamo che alla fine sia il modo migliore per iniziare un dialogo interno per risolvere il conflitto e porre fine alla repressione contro il popolo honduregno.

Un dialogo con chi?
Con il popolo, perché in una democrazia è il popolo che comanda. I gruppi di potere che hanno imbracciato le armi sono gruppi repressivi e devono smettere di esercitare un mandato che la popolazione non ha dato loro.

Che cosa le ha fatto più male di questo colpo di stato contro la sua persona ed il suo gabinetto di governo?
Mi fa male che stiano distruggendo il paese, che la società stia soffrendo, che stiano cercando di distruggere con l'uso delle armi i progressi fatti e gli sforzi di tante generazioni.

Il governo de facto è completamente isolato a livello internazionale ed affronta una forte ed instancabile resistenza interna da parte dei movimenti popolari. Nonostante ciò, continua a mantenere un atteggiamento intransigente. Si è domandato se si tratta solamente di irresponsabilità o se conta sul sostegno di attori esterni?
Sono come le fiere della foresta che si afferrano al loro cibo. Considerano che l'Honduras sia una propria azienda, una proprietà da sfruttare e sono un gruppo di dieci famiglie che vogliono mantenere le loro prebende economiche ed i loro privilegi. È una paura infondata perché nessuno sta attentando contro di loro, tuttavia credono che lo sviluppo democratico li possa colpire e quindi non accettano la democrazia.

Durante la conferenza stampa ha detto che ci sono settori politici della destra nordamericana che hanno sostenuto il colpo di stato e che lo continuano a fare. È convinto del coinvolgimento di questi settori?
Ci sono state manifestazioni pubbliche di queste persone schierandosi a favore del golpe, e tra di esse ci sono senatori e congressisti nordamericani.
Il signor Otto Reich è un ex sottosegretario di Stato per l'emisfero occidentale ed ha dichiarato di essere a favore del colpo di stato e lo stesso hanno fatto molte altre persone di spicco negli Stati Uniti. Ci sono quindi le prove, le evidenze, che dietro al golpe ci sono i falchi dell'ex presidente George W. Bush.

Che importanza ha avuto il movimento popolare, sociale e sindacale nell'opposizione al processo di consolidazione del colpo di stato?
Sono i protagonisti della difesa della democrazia, perché considerano che la democrazia sia lo strumento per raggiungere le conquiste sociali. Stanno combattendo contro il golpe e non smetteranno di farlo fino a quando non vengano corretti gli effetti di questo oltraggio contro del popolo honduregno e contro la democrazia.
I golpisti stanno sfidando il mondo e bisogna fermarli, creando un precedente prima che sia troppo tardi.

La UITA ha seguito gli avvenimenti a fianco dei movimenti popolari, prima, durante e dopo il colpo di stato. Per queste organizzazioni ci sono due elementi che non possono essere negoziati: il rifiuto di un'amnistia per i golpisti e che si continui con il processo della IV urna e della creazione di un'Assemblea Costituente. Che cosa ne pensa di questi due punti?
Sarebbe ridicolo premiare i golpisti per ciò che hanno fatto. Credo che la posizione dei movimenti sociali punti a una soluzione del conflitto, ma che allo stesso tempo non ci siano premi o perdono per i delitti penali e comuni che si sono commessi. Credo anche che i sette punti proposti dal presidente Oscar Arias parlino di amnistia politica, ma non per i delitti comuni e penali. Per ciò che riguarda le riforme sociali, credo che il fatto di cercare una nuova strategia per continuare con queste riforme debba fare parte di un processo di ampia discussione all'interno della società honduregna. Non bisogna frenare le riforme sociali e neanche il diritto di partecipazione diretta della popolazione, perché sono diritti costituzionali. In questo senso, i punti di Oscar Arias non sono stati discussi come ci si aspettava e questo perché i golpisti non accettano la ricomposizione del sistema democratico, ma vogliono un regime de facto che non risponde alla legge. La cosa peggiore è che lo vogliono mantenere per mezzo della violenza e questo non lo possiamo accettare.

Si è detto che ci sono due elementi fondamentali nella ricerca di una soluzione al conflitto: la posizione degli Stati Uniti ed il ruolo Forze Armate. È d'accordo?
Oggi (22 luglio) abbiamo inviato una lettera al presidente Barack Obama chiedendogli rispettosamente di intensificare le misure non solo contro lo Stato repressivo, ma anche contro le persone che hanno cospirato ed eseguito il colpo di stato. Ora aspettiamo una risposta con l'obiettivo che queste misure aiutino a ristabilire veramente l'ordine ed il sistema di diritto. Se questo non accadesse resteremmo in uno stato di estrema precarietà, non solo io che sono stato vittima di un golpe per aver difeso i diritti della società, ma tutta la popolazione. Credo che il presidente Obama non abbia solo meccanismi diplomatici per creare pressione e spero che usi tutti i mezzi necessari, come hanno già fatto gli altri paesi dell'America Latina.
Rispetto al tema delle Forze Armate, se esse servissero solo per dare colpi di stato logicamente dovremmo valutarne il ruolo. Credo comunque che in questo caso sia stata solo una cupola ad ordinare il golpe. Sono sicuro che gli ufficiali e la nuova generazione di soldati che riceveranno una Forza Armata macchiata di sangue non saranno d'accordo con quanto successo.

Si avvicina il momento del suo ritorno in Honduras. Non ha paura di essere arrestato o peggio ancora, assassinato?
Io non ho nessuna paura, ma è logico che sia prudente e che prenda le dovute precauzioni. Quando la vita ha un senso bisogna darle il senso dello sforzo e della compensazione dello sforzo. A volte il sacrificio è necessario per ottenere conquiste sociali, e sono disposto a fare questo sforzo per la libertà, la democrazia e la pace del paese.

Ha chiesto agli organi di stampa di accompagnarlo nel tentativo di ritornare in Honduras. È una proposta reale?
Ho chiesto che mi accompagnino. Sto rischiando tutto ed il mondo sta rischiando con me sostenendo il mio ritorno. Ho già detto che se dovesse capitarmi qualcosa, il generale Romeo Vásquez Velásquez sarà il responsabile della mia morte.


Il vero ruolo degli Usa nel golpe a Tegucigalpa
di Alessia Lai - Rinascita - 16 Luglio 2009

Manuel Zelaya, ha lanciato un ultimatum ai golpisti. Lunedì, in una confernza stampa offerta a Managua, in Nicaragua, il legittimo presidente honduregno, destituito con la forza militare il 28 giugno scorso, ha cercato di imprimere una forte spinta al dialogo fra amministrazione golpista e esecutivo esautorato che si sta tenendo in Costa Rica con la mediazione del presidente del Paese e nobel per la pace Óscar Arias. Zelaya ha letto un comunicato nel quale afferma che il mancato rispetto delle risoluzioni Osa e Onu da parte del governo de facto “è un modo per prendere tempo e arrivare ad elezioni in condizioni di fatto”.

“L’unico obiettivo della dittatura è quello di usare Óscar Arias”, ha ancora affermato Zelaya dando ad intendere che la volontà golpista di prolungare all’infinito il dialogo serve a mantenere Micheletti e soci alla guida illegittima dell’Honduras.
“In virtù del mancato ripristino dell’ordine costituzionale, diamo tempo fino alla prossima riunione di mediazione (annunciata da Arias per il prossimo fine settimana, ndr) perché si compiano i mandati espressi dalle organizzazioni internazionali, altrimenti fallirà la mediazione e si procederà nel prendere altre misure”, ha affermato il mandatario legittimo che ha inoltre denunciato la repressione e la persecuzione contro il popolo honduregno, contro i politici e i rappresentati del suo governo.

“I membri del mio governo sono stati oggetto di persecuzione, cancellazione di conti bancari, è evidente che il regime si sostenta attraverso le armi. Inoltre perseguitano i giornalisti stranieri e entrano nelle case di persone che hanno rifiutato il golpe”, ha accusato Zelaya.

Lo stallo, però, è un dato di fatto. I golpisti tengono in mano il Paese usando il pugno di ferro. Tra gli oppositori dell’esecutivo Micheletti si contano già numerosi morti. Come affermato da fonti vicine ai golpisti, un solo gesto concreto di Washington avrebbe messo fine in un attimo al sopruso, ma gli Usa, a parte la condanna verbale del golpe non hanno mai ritirato il loro ambasciatore da Tegucigalpa.

Lo scorso 22 giugno, il quotidiano La Prensa aveva dato notizia di una riunione tra influenti politici dell’Honduras, alcuni capi militari e l’ambasciatore Llorens sotto l’apparente proposito di “cercare una via d’uscita alla crisi” riferendosi alla questione della consulta popolare promossa da Zelaya. Il New York Times confermava poco dopo che il segretario di Stato aggiunto per le questioni dell’emisfero occidentale, Thomas A. Shanon, così come l’ambasciatore statunitense nel Paese Hugo Llorens, nella quale si era discusso “come abbattere il presidente Zelaya, come arrestarlo e quale autorità lo avrebbe potuto fare”.

A questo si aggiunge la recente notizia che il governo di fatto guidato da Roberto Micheletti, si è avvalso di consiglieri statunitensi in occasione dei colloqui di mediazione in corso in Costa Rica.
Secondo il New York Times, le proposte presentate dalla delegazione del regime golpista nelle riunioni di conciliazione sono state redatte e approvate dallo statunitense Bennett Ratcliff, che presente al primo dialogo tra le autorità de facto e i rappresentanti di Zelaya.

Ratcliff è uno specialista in relazioni pubbliche che ha realizzato lavori per l’ex statunitense presidente Bill Clinton, marito dell’attuale segretario di Stato Hillary.

Secondo la giornalista del New York Times che ha scritto l’articolo, Ginger Thompson, Micheletti è impegnato in una offensiva mediatica che usufruisce dell’apporto di avvocati statunitensi di alto livello, con stretti vincoli nei circoli di potere degli Usa.
Tra i coinvolti Lanny Davis, conosciuto per essere stato l’avvocato personale di Clinton e membro della sua campagna politica.