mercoledì 17 giugno 2009

Afghanistan: la guerra eterna, persa dall'Occidente

Dall'incontro con Berlusconi, Obama ha incassato immediatamente due sue richieste specifiche: l'Italia ospiterà 3 detenuti di Guantanamo (ma forse saranno di più) e invierà in Afghanistan altri 400/500 soldati in vista delle elezioni presidenziali afghane di agosto. Ma con ogni probabilità questo incremento verrà prorogato a tempo indeterminato.

Gli stessi tempi indeterminati che si preannunciano per questa guerra, impossibile da vincere sul terreno, come si evince anche dal video in fondo al post.

Un video che rivela quanto facciano parte della normale quotidianità gli scontri a fuoco, in cui ormai sono impegnati a pieno titolo anche gli italiani, ma che svela pure un certo grado d'improvvisazione e confusione da parte delle truppe occidentali e afghane.

La conferma quindi di una guerra già persa dall'Occidente e che ha causato oggi la morte di 3 soldati danesi a Helmand. Una lista destinata inevitabilmente a crescere.


Ecco la guerra degli Italiani

di Gianluca Di Feo - L'espresso - 11 Giugno 2009

Afghanistan: l'Italia schiera mille combattenti più 2.000 uomini di supporto. Una missione che non si può più chiamare di pace. Ecco la strategia del nostro contingente

Dalla fine di maggio la Folgore è passata all'iniziativa. Nelle province di Farah, al confine con la grande area di Helmand cuore dei talebani, e di Baghdis, al confine turkmeno strategico per il traffico di oppio, mille soldati italiani hanno cominciato a muoversi con le forze afghane per riprendere il controllo del territorio.

È la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale che l'Italia schiera una simile quantità di militari operativi: mille combattenti, altri 2000 uomini di supporto. Una missione che non si può più chiamare di pace, concordata e benedetta dall'amministrazione Obama.

Da allora, attacchi e scontri si sono moltiplicati: quasi uno al giorno. E altri rinforzi sono in arrivo: nuovi operativi, nuovi blindati, nuovi elicotteri. Ecco la strategia del nostro contingente e gli strumenti bellici per realizzarla. Con foto e video delle attività.

Americani e italiani, guerra senza quartiere al terrorismo e sostegno alla rinascita dell'Afghanistan. Fino a un anno fa erano missioni rigorosamente separate, con mandati, metodi e finalità molto diverse. Il governo Berlusconi, senza cambiare né le regole d'ingaggio né i numeri complessivi della spedizione, ha abbattuto la barriera. E l'offensiva voluta da Barack Obama renderà le due operazioni sempre più intrecciate.

Già oggi nelle mappe della regione affidata al nostro comando spicca una grande macchia ovale, con una sigla esplicita 'Operation box Tripoli'. È una zona sottratta al nostro controllo per volontà della Nato e consenso del nostro governo: territorio di caccia esclusivo dei marines della Task Force Tripoli, dal nome della prima battaglia combattuta due secoli fa dai fanti di Marina statunitensi contro i pirati musulmani. Nessuno degli alleati deve avvicinarsi a meno di 20 chilometri.

È considerata uno dei santuari dei talebani, utilizzato per organizzare le spedizioni verso Kandahar. Lì sono avvenuti alcuni degli scontri più feroci dell'ultimo anno e anche dei bombardamenti che hanno provocato decine e decine di vittime civili.
Ma anche una fetta rilevante dei rinforzi che il presidente americano sta mandando in Afghanistan prenderà posizione tra gli avamposti della Folgore. L'obiettivo è potenziare e motivare i reparti della polizia afgana, quelli che devono gestire il controllo di strade e paesi. Da giugno, 1.800 marines li affiancheranno, presidiando otto nuove postazioni nella regione 'italiana'. In particolare, stanno costruendo una grande base intorno all'aeroporto di Shindand, una struttura colossale creata dai sovietici e strategica anche per la vicinanza al confine iraniano.

Altri fortini avanzati, sempre con guarnigione mista americana-afgana, vengono edificati in tutta l'area di Farah, spesso a pochi chilometri da quelli dei nostri parà in modo da garantire appoggio reciproco in caso di attacco. La strategia del Pentagono è chiara: isolare la regione di Helmand, il cuore dell'etnia pashtun e della presenza fondamentalista. Per questo un'ala della nuova armata statunitense si muoverà dal confine pachistano; l'altra invece opererà a cavallo della regione di Herat per sigillare le vie di fuga verso Iran e Turkmenistan.

Gli scontri attesi per giugno saranno solo una prova generale della battaglia prevista per agosto, quando i fondamentalisti tenteranno di ostacolare le elezioni presidenziali. "Quella che abbiamo vissuto finora è stata la quiete prima della tempesta, legata al raccolto del papavero da oppio, ma la minaccia d'ora in poi continuerà a crescere fino alle elezioni", spiega il generale Rosario Castellano, comandante delle forze italiane e di tutto il dispositivo Nato nella regione sud-occidentale.

Anche gli italiani riceveranno altri rinforzi. Truppe scelte, per potenziare la Task Force 45: l'élite dei commandos che opera nella terra di nessuno lontano dai fortini. E un reparto di nuove autoblindo Freccia, con torrette e cannoncini per proteggere i convogli.

"L'aspetto militare è solo una componente della missione", insiste il generale Castellano, che sottolinea l'attività svolta dai centri per il sostegno alla popolazione: "Siamo qui per insegnare a pescare, non per distribuire pesci". Ma anche gli afgani chiedono più fondi, per finanziare progetti e iniziative. E a fronte di un costo che quest'anno rischia di arrivare a mezzo miliardo per la spedizione armata in Afghanistan, i finanziamenti disponibili per attività umanitarie sono di poche decine di milioni.

Una cosa è certa. Nessuno in Afghanistan parla più di missione di pace. Che si tratti di una guerra è chiaro sin dai simboli. In tutte le basi della Nato le bandiere sono sempre a mezzasta: il segno di lutto viene dedicato a ogni caduto, occidentale o delle forze governative afgane. E sono mesi che non si vedono le bandiere sventolare in alto.


Afghanistan, feriti tre soldati italiani
di Enrico Piovesana - Peacereporter - 11 Giugno 2009

Tre soldati italiani sono stati feriti, uno di loro in maniera grave, in un combattimento avvenuto questa mattina nella provincia afgana di Farah, dove operano i parà della Folgore. Nella stessa zona, durante la notte, una pattuglia di parà della Folgore era stata attaccata dopo aver condotto un rastrellamento.

"Nessuno dei tre militari è in fin di vita". "I tre militari, appartenenti al 187° reggimento paracadutisti della brigata Folgore, sono stati trasportati all’ospedale militare americano di Farah City", riferisce a PeaceReporter il capitano Vincenzo Lipari, da Kabul. "Nessuno dei tre è in pericolo di vita, anche se uno di loro è stato ferito in maniera più grave. L’attacco è avvenuto lungo la strada che collega la città di Farah alla ‘ring road’, dove da giorni è in corso un’operazione militare volta, diciamo così, a liberare questa strada di collegamento dalla presenza dei talebani".
Solo martedì, durante un combattimento a Bala Murghab, due elicotteri italiani Mangusta erano stati colpiti dai talebani: nessun militare italiano era stato ferito; ingenti invece le perdite tra i guerriglieri afgani.
La notte precedente, un’altra pattuglia della Folgore era stata attaccata dai talebani nella valle di Musahi, a sud di Kabul.

Soldati italiani più attivi ed esposti ad attacchi. Gli attacchi contro militari italiani e gli scontri a fuoco che li coinvolgono sono ormai quotidiani, non perché la guerriglia talebana li abbia presi di mira, bensì perché le nostre truppe hanno cominciato a spingersi nelle aree ribelli su ben tre fronti di combattimento: quello sud-occidentale di Farah (Bala Baluck, Pust-e-Rod, Delaram) quello nord-occidentale di Badghis (Bala Murghab) e quello orientale a sud di Kabul (Musahi).
In Afghanistan l'Italia è in guerra, con buona pace dell'articolo 11 della nostra Costituzione.
L'esitazione e l'imbarazzo del governo Prodi, che lasciava combattere solo le nostre forze speciali rifiutandosi di ammetterlo, sono stati sostituiti dall'interventismo e dall'orgoglio militare del governo Berlusconi, che ha inviato al fronte i parà della ‘Folgore' autorizzandoli al combattimento e rendendo pubbliche le notizie dei loro attacchi e perfino - novità assoluta - delle perdite inflitte al nemico.

Venticinque 'insorti' uccisi dai mortai italiani. La ‘prima volta' è stata lo scorso 29 maggio, quando il comando italiano di Herat ha dato la notizia di una violenta battaglia a Bala Murghab (provincia di Badghis) nel corso della quale i paracadutisti del reggimento ‘Nembo', reagendo a un'imboscata, hanno bombardato con l'artiglieria le postazioni talebane, uccidendo "25 insorti", precisando poi che gli avamposti nemici sono stati "neutralizzati" anche con mortai da 120 millimetri e con l'intervento degli elicotteri da attacco Mangusta. "I nostri ragazzi hanno risposto con qualità e professionalità, ricorrendo anche all'uso dei mortai", ha orgogliosamente commentato il ministro della Diefesa, Ignazio La Russa.

Forze speciali italiane fanno prigionieri. Un altro tabù è stato infranto pochi giorni dopo, il 3 giugno, quando i comandi italiani hanno dato notizia, per la prima volta, di un'operazione condotta delle forze speciali della Task Force 45: quattro capi talebani fatti prigionieri nella provincia di Farah dagli incursori del reggimento ‘Col Moschin'. Le azioni militari dei corpi d'élite italiani in Afghanistan, attivi sin dal 2006, erano sempre state coperte dal massimo riserbo.

Offensiva italiana 'pianificata' contro i talebani. Il segnale più significativo del nuovo corso interventista dell'Italia sul fronte afgano è giunto lo scorso 4 giugno, quando, anche qui per la prima volta, la Difesa ha annunciato che le truppe italiane - fino ad allora ufficialmente impegnate solo in azioni ‘difensive', cioè in reazione ad attacchi - stavano partecipando da giorni a un operazione "pianificata" nell'area di Bala Murghab, nel corso della quale "sono state individuate ed eliminate diverse postazioni di insorti grazie all'intervento congiunto e perfettamente coordinato dei mortai dell'esercito afgano con gli elicotteri italiani Mangusta".

Anche civili afgani uccisi dai nostri soldati. Come normale quando si comincia a fare la guerra, quella vera, succede che anche dei civili innocenti finiscano uccisi. Ai soldati italiani è capitato lo scorso 16 maggio, proprio a Farah, quando hanno ucciso un contadino, Abdul, che lavorava nel suo campo. E prima ancora lo scorso 3 maggio, quando a venire uccisa "per errore" è stata una bambina di tredici anni: si chimava Behnooshahr.


Contadino ucciso a Farah: sul blindato che ha sparato c'era scritto "Italia"

di Enrico Piovesana - Peacereporter - 10 Giugno 2009

Fonti della nota associazione femminista afgana Rawa (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan), contattate da PeaceReporter, hanno confermato che erano italiani, non statunitensi, i soldati che lo scorso 16 maggio hanno ucciso un contadino afgano di trent'anni, Abdul Manan, nella provincia di Farah, nel villaggio di Pusht-e-Rod.
"Abbiamo nuovamente contattato gli abitanti del villaggio - ci scrive Rawa - e ci hanno detto che sul blindato da cui hanno sparato al contadino c'era scritto ‘Italia' in caratteri persiani. Ne sono sicuri".

Già nei giorni scorsi, la stessa associazione aveva diffuso la notizia dell'uccisione di Abdul Manan riportando che, secondo i residenti del suo villaggio, a sparare erano stati soldati italiani. "La sera del 16 maggio - scriveva Rawa - Abdul Manan stava lavorando nel suo campo quando truppe straniere gli hanno sparato e lo hanno ucciso usando un'arma che gli ha provocato gravi ustioni sul volto e sul corpo. Anche se la nazionalità dei militari non è stata resa nota, la gente del posto dice che erano italiani. Il giorno dopo, gente del villaggio ha portato il cadavere davanti all'ufficio del governatore di Farah per protestare e per chiedere giustizia. Il governatore non ha voluto riceverli e loro, infuriati, hanno provato a fare irruzione nell'edificio. La polizia li ha respinti sparando in aria e così sono tornati al villaggio con il cadavere".

L'agenzia di stampa afgana Quqnoos lo scorso 19 maggio aveva riportato la notizia di un contadino ucciso nello stesso distretto, ma da soldati statunitensi. Si tratta certamente dello stesso fatto, poiché anche in quel caso si parlava di proteste davanti all'ufficio del governatore e di pesanti ustioni sul cadavere che, secondo l'agenzia afgana, erano state provocate da una granata lanciata dai soldati stranieri sul corpo del contadino dopo avergli sparato.