sabato 17 ottobre 2009

Video sul giudice Mesiano: esempio di uso criminoso della televisione

Il video del disgustoso servizio sul giudice del Csm Raimondo Mesiano (l'autore della sentenza Fininvest-Cir), trasmesso due giorni fa dal programma di Canale 5 Mattino 5, è stato acquisito dal Csm insieme ad un articolo uscito su Il Giornale.

Sulla questione l'Autorità garante per la privacy sta valutando la protesta dell'Associazione nazionale dei magistrati (Anm) al fine di aprire una possibile istruttoria. E per fortuna anche la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) ha protestato.

Si tratta di un video che oltre a violare palesemente la privacy di un normale cittadino, dipinge il magistrato come "stravagante" per il semplice fatto che passeggia per la città fumando qualche sigaretta e indossando dei calzini turchesi.

Quindi il messaggio subliminale inviato dal servizio, già anticipato dallo stesso Berlusconi che qualche giorno fa aveva detto che su Mesiano se ne sarebbero sentite delle belle, è che il magistrato è uno strano personaggio, un po' matto per come si veste e fuma troppo. Insomma, il ritratto di una persona inaffidabile e delegittimata.

Questo sì che è veramente un uso criminoso della televisione, puro linciaggio mediatico.

In fondo al post c'è il video del servizio su Mesiano. Dopo averlo visto mi sono chiesto se la pseudo-giornalaia che commenta le immagini sia stata assunta dopo aver partecipato a qualche festino pecoreccio in Sardegna...


Al servizio del capo
di Michele Serra - La Repubblica - 17 Ottobre 2009

Il video sul giudice Mesiano andato in onda su Canale 5 è spaventoso, e lo è qualunque sia la sua genesi giornalistica. È spaventoso se il suo impressionante effetto minatorio discende da un'intenzione consapevole. Ma è spaventoso anche se siamo di fronte a un gioco cretino, come di chi padroneggia malamente un'arma e credendo di sparare a salve esplode pallottole vere.

Il testo, di livello perfino più basso di quel sub-giornalismo che è il gossip televisivo, farebbe propendere per la seconda ipotesi: un gioco cretino sfuggito di mano. Ma la costruzione del servizio (pedinamento di un magistrato ritenuto "nemico" del proprio editore, così da indicarlo all'odio e al dileggio della propria curva tifosa), e la sua messa in onda nel programma mattutino della rete generalista di Mediaset, con tanto di commento demolitore (e "senza contraddittorio", come dice l'onorevole Gasparri quando attacca la Rai) di due giornalisti del gruppo, impedisce di credere che si tratti di un banale incidente.

Il clima di forte scontro politico non può essere un alibi. Non è il cozzo delle idee, non la polemica ideologica a dettare questo genere di colpi sotto la cintura. È la volontà di attaccare e isolare personalmente, quasi uno per uno, quelli che il leader e padrone considera gli avversari veri e presunti, e dunque esercita, sui meno sereni e meno liberi dei suoi dipendenti, una doppia attrazione, politica ed economica.

In una confusione oramai patologica, irreversibile e venefica (per il paese intero) tra patrimonio politico e patrimonio personale del Capo. È la voglia di andare a stanare dal barbiere Mesiano, sputtanarlo (verbo berlusconiano) con qualche sciatta considerazione sul suo abbigliamento del sabato mattina, dargli dello "stravagante" perché fuma (?!), evitare che anche una sola parola sia spesa in sua difesa (nel vituperato "Anno zero" i giornalisti e i politici di destra hanno una postazione fissa), perché distruggere la persona è il sistema più rapido per risolvere i contenziosi, e levare di mezzo l'ingombro.

O si trova, come nel caso del già dimenticato Boffo, qualche vecchia carta per dare fuoco alla pira, o si confeziona qualcosa di comunque infamante, per esempio spacciando una promozione pregressa per un "premio" (e di chi?) per la sentenza Cir. Il tutto, per giunta, sotto l'equivoco, ipocrita pretesto della "legittima difesa", perché l'argomento prediletto da chi pratica questo genere di pestaggio giornalistico è che anche l'attacco a Berlusconi è un attacco alla persona: come se la condotta di vita del presidente del Consiglio, i criteri con i quali dispensa le candidature, il genere di persone delle quali si circonda a palazzo, non fossero quanto di più pubblico si possa immaginare.

Ma il clima è questo. È un clima nel quale chi governa, chi comanda, chi vanta la maggioranza dei voti e il controllo del Parlamento, si rivolge agli oppositori come se fossero insopportabili oppressori del cui giogo, finalmente, liberarsi. Così da udire il leghista Castelli (da Santoro) gridare a Curzio Maltese "tu vivi nel mondo marcio di Repubblica", e in quel "marcio", anche se Castelli non lo sa, c'è tutto il puzzo del fascismo.

Così da leggere, su Libero di ieri, che "il Caimano non è un film, è una secrezione corporea di Moretti", quello stesso Moretti accusato dal Giornale di avere "dirottato" fondi europei per il suo nuovo film, tacendo che più di quaranta registi, anche italiani, ne hanno avuto ugualmente diritto. Così da imbattersi (da anni a questa parte) in vere e proprie liste di proscrizione dei "rossi" che lavorano alla Rai, ovviamente tutti miracolati politici, tutti scrocconi di soldi pubblici, tutti nel calderone indistinto delle "élite di merda" che prima o poi la pagheranno.

A furia di essere indicati con nome, cognome e stipendi (i guadagni dei "nemici" sono un'altra delle ossessioni di questo giornalismo ossesso), alcune di queste persone sono insultate per strada come "sporco comunista". Ora toccherà, probabilmente, anche al giudice Mesiano.


Contro il giudice lo squadrismo mediatico
di Emilio Randacio - www.repubblica.it - 16 Ottobre 2009

Il filmato viene rilanciato alle 10.04 di ieri da "Mattino 5", contenitore di news e approfondimenti delle reti Mediaset. Il conduttore, Claudio Brachino, annuncia ai telespettatori le immagini "in esclusiva" dei presunti comportamenti "stravaganti" del giudice civile milanese, Raimondo Mesiano.

Lo scoop si basa su un video di pochi minuti sulla vita privata del magistrato che, non più tardi di due settimane fa, ha condannato il gruppo Fininvest a risarcire alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro, per lo "scippo" di Segrate: il lodo sul controllo del pacchetto azionario della Mondadori che si è risolto nel 1990 a favore del gruppo Fininvest in cambio di mazzette versate ad alcuni giudici romani.

Il video ritrae di nascosto l'interessato, mentre esce di casa, passeggia per le vie di Milano, attende il proprio turno dal barbiere. "Nel suo weekend - spiega la voce narrante nell'illustrare le presunte "stravaganze" di Mesiano - lontano dalle scartoffie del tribunale e dagli impegni istituzionali, sveste la toga e si cala nei panni del comune cittadino. Certo, non un cittadino qualunque", spiega una voce femminile. E mentre lo spettatore pregusta scene clamorose o perlomeno inconsuete, ecco che lo zoom inquadra Mesiano fermo al semaforo.

La giornalista, per non deludere l'attesa dello spettatore, chiosa: "Alle sue stravaganze in realtà siamo ormai abituati". Quali? A cosa allude? Il filmato prosegue con il giudice davanti alla bottega del barbiere. Qui, sempre secondo la cronaca televisiva, "è impaziente e non riesce a stare fermo. Avanti e indietro... ". Atteggiamento considerato anomalo, tanto da ribadire il concetto: "È impaziente, non riesce a stare fermo: avanti e indietro". E poi ancora, in maniera insistente: "Si ferma, aspira la sua sigaretta e poi ancora avanti e indietro".

Le immagini si soffermano sul giudice seduto sul seggiolone del barbiere, con la schiuma da barba sul viso. Il reporter commenta: "Forse non sa ancora che il Csm lo sta "promuovendo" con un bel sette, che per un magistrato equivale a un 30 e lode universitario". Il riferimento è alla promozione ottenuta da Mesiano, due giorni fa, dal Csm.

Un naturale avanzamento di carriera in base all'anzianità. "Lui va avanti e indietro", ripete, ancora, la giornalista. Poi, poco prima di concludere il servizio, la scena cambia e si concentra su "un'altra stranezza: guardatelo seduto su una panchina. Camicia, pantalone blu, mocassino bianco e calzino turchese. Di quelli che in tribunale non è proprio il caso di sfoggiare".

Si torna in studio. E il conduttore sottolinea come dal video emerga come "tra la stravaganza del personaggio e la promozione del Csm, c'è qualcosa che non funziona". Il nesso sfugge, ma subito dopo è il condirettore de il Giornale, Alessandro Sallusti, a chiarire meglio il concetto, perché, per chi non se ne fosse ancora accorto, quello che sarebbe emerso "non è soltanto una questione di stravaganza fisica".

E no. Le strane attitudini del giudice che ha condannato a un maxirisarcimento il gruppo Fininvest, si spostano anche sulle sue "stravaganze professionali", rimarca Sallusti ricordando come, scavando nel passato di Mesiano, si sia scoperto che, in una causa tra vicini di casa per un tubo rotto in un appartamento, "questo giudice continui a rinviare il caso di anno e anno, fissando la prossima udienza nel 2011". "Non c'era alcuna malizia - ha spiegato ieri Claudio Brachino -, ma solo il senso televisivo di dare un volto a un personaggio che la gente non conosceva di persona".


Maccartismo
di Lorenzo C - http://www.lorenzoc.net - 17 Ottobre 2009

Il giudice dai calzini turchesi

Tutti sono avvertiti. Tutti.
Io, te, il fruttivendolo sotto casa, il barista, la parrucchiera, il fotografo.
Tutti.

Tutti quelli che possono anche solo pensare di dire o fare qualcosa che possa danneggiare lui.
Sono avvertiti. Tutti.
Perchè tutti, pensa lui... hanno qualche scheletro nell'armadio.

O al limite un paio di calzini turchesi.

Siete avvertiti.
Guardatevi le spalle e rifatevi il guardaroba.
Tutti.

10 ottobre - Berlusconi : "un giudice di cui se ne sentiranno venir fuori delle belle". (video)
16 ottobre - Canale 5 a caccia del giudice

Pedina e infanga

Pensavo che il premio Porcheria Giornalistica dell’anno lo potesse vincere in scioltezza il servizio realizzato nottetempo tra i terremotati d’Abruzzo costretti a passare una nottata in automobile, ma mi sbagliavo.

Nella giornata di ieri, la trasmissione Mattino 5 (Canale 5) ha mandato in onda un filmato inquietante realizzato per screditare, e nella peggiore delle ipotesi intimidire, il magistrato Raimondo Mesiano autore del verdetto che impone a Fininvest di versare 750 milioni di Euro alla Cir di De Benedetti per la questione del lodo Mondadori.

Il programma televisivo ha fatto pedinare il magistrato da una sua troupe televisiva alla ricerca di chissà quali scabrose evidenze, ma – nisba – Mesiano non fa nulla di particolare: fuma qualche sigaretta, attraversa un incrocio, va dal barbiere, si siede su una panchina.

Non avendo scoperto un bel niente, quelli di Mattino 5 decidono di improvvisare, di montare ugualmente il caso. Una incalzante musica di sottofondo accompagna la vocetta della giornalista, che farcisce il servizio di frasi allusive e generiche del tipo «Alle sue stravaganze siamo ormai abituati» senza specificare una singola circostanza “stravagante”. Il pezzo diventa tragicomico quando la giornalista ripete per un’infinità di volte «Non riesce a stare fermo: avanti e indietro» mentre il poveretto sta semplicemente attendendo il proprio turno dal barbiere. Una vera porcheria.

Sulla qualità infima del servizio in sé si può anche soprassedere, ma sul fine ultimo di questo teatrino certamente no. Il più grande gruppo televisivo privato del paese, di proprietà del presidente del consiglio, attraverso un proprio canale manda in onda un filmato dove un magistrato – che ha emesso un verdetto nei suoi confronti – viene pedinato e screditato sulla base di un pugno di mosche. E tutto ciò avviene, casualmente, ad alcuni giorni di distanza dall’ultima sparata del Cavaliere, che proprio su Mesiano disse: ne vedremo delle belle. Delle balle, semmai.

Ah, e naturalmente il servizio su un uomo spiato nella propria vita privata è andato in onda su una rete televisiva che delle scappatelle del suo capo ha sempre preferito non parlare, trincerandosi dietro la foglia di fico della privacy.

Non vi nascondo di essere inquieto. Anche un po’ schifato.